Diario di bordo (Copyright Diva)

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Messaggio Da Rasputin il Mar 22 Dic - 20:53

Mi permetto di aprire un Thread dedicato ai racconti dei forumisti giramondo.
Ho notato che ci sono tanti di noi che vivono o semplicemente visitano luoghi interessanti e spesso condividono le loro esperienze postando qua e la' nel forum storie, aneddoti, fotografie...
Questo Thread e' per il piacere di chi ama raccontare, ma soprattutto per il piacere di chi ama leggere... per potersi permettere una passeggiata in un luogo incantevole, standosene comodamente seduti in poltrona...

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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da AK il Mar 22 Dic - 21:39

Quest'anno ho fatto il mio sesto viaggio in moto lungo l'Europa (e stavolta anche un po' d'Asia)

Vedrò di raccontare qualche episodio quanto prima.
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mer 23 Dic - 9:26

..amici miei..e' una vita che mi spelo le mani e spacco le teste vuote nelle cucine di mezzo mondo...adesso sono riuscito a entrare in uno dei tempi sacri della ristorazione d'elite'..Mosca in questo momento e' il centro del mio mondo (lavorativo) un po con le buone e un po con le cattive sono riuscito a piazzare il culo al caldo...

Il mio ristorante si chiamera' Trattoria "Olivetta" di: seguito dal mio nome in Malaja dimitriskaja..a due passi da Bolshoj Sadovaja..la casa del demone di Bulgakov...(maestro e Margherita)
La company e' stata premiata da Putin, e una delle mie clienti piu' affezionate e' tale Galina Visnieskava..una specie di Pavarotti Russa...insomma lasciatemi Gasare un po!!!

..adesso sto solo progettando il menu', le grammature e le tecniche di produzione, conservazione e ripresa..significa che sto al computer tre o quattro ore al giorno...e basta! Dal 25, con lo svuotamento dei cuochi, per effetto delle vacanze, iniziero' con le preparazioni di prova, le reazioni e rese dopo le conservazioni...insomma una fase di messa a punto. Comunque sia almeno mezza giornata ce l'ho libera...e Mosca e' cosi grande che non bastera' un anno a farmene un'idea precisa...

..Comunque... un posto sicuramente fantastico per Diva e amici sensibili, e' la casa\museo di Bulgakov..scusate ma e' il mio mito....e' un vero e normale appartamento in edilizia socialista, un modello standard dell'epoca Staliniana..due camere, cucina, salotto e bagno...adesso, in quel tri locale palchettato e dalle finestre in legno verniciato, c'e' una raccolta di foto ed effetti del vecchio scrittore..i suoi alambicchi e strumenti di medico, B. era dottore in medicina, vecchie foto e pastrani militari...
In salotto c'e' un vecchio pianoforte a muro e due divani, tre tavolini tondi in stile parigino e un piccolissimo angolo bar...dove ribolle un samovar e su dei vassoi laccati in argento sonnecchiano dei tramezzini..comunque dignitosi...
..La festa inizia con qualche stravagante intellettuale che incalza una lettura ad alta voce..poesie di Pushkin..lettere di Ceckov o qualche passo della Guardia Bianca...in un russo sontuoso e antico..che anche a non capirlo emoziona per la sonorita' e l'eleganza...
Poi attacca una dama al pianoforte, di solito cicciottella e rigogliosa tra le sue guance rubiconde, ..pezzi focosi, come era focoso il patriottismo partigiano della russia sotto assedio, per poi ammorbidirsi con arzigogoli francesi e marcette tardo rivoluzionarie...non mancano i pezzi forti...le opere verdiane sono un cult qui a mosca...
In questi locali si fuma..narghile' o sigarette, toscani e sigari cubani..cosi l'aria e' azzurina e l'atmosfera retro', si confonde l'aroma del the' con quello del tabacco armeno alla frutta...una macedonia di colori, odori, musica e poesia...
..sicuramente non fara' bene ai polmoni..ma vi assicuro, fa' un gran bene all'anima...
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mer 23 Dic - 9:27

..l'importante e' il viaggio e non la meta...si dice cosi mi pare...

Un viaggio entusiasmante e' il treno della notte che da Venezia porta a Belgrado...
Il treno, nel suo insieme, sale su per Budapest, Kiev e infine Mosca; ma quello di cui mi occupero' io invece e' il vagone singolo delle ferrovie serbe..l'ultimo, agganciato in coda.

Il colore e' di per se' gia' abbastanza inquietante, di un verdone militare opacizzato dal sole, scrostato dal freddo e ossidato dalla sabbia e sale con cui sghiacciano i nodi di interscambio ferroviari, laggiu' nei balcani...
Dentro, appena si salgono i gradoni di ghisa, che mi ricordano la terza classe delle vetturine che da bambino mi portavano a Como, con le ferrovie Nord da Milano, si viene rapiti dalla scenografia di un trenino da luna park..inserti in legno lisciato da milioni di mani che l'hanno accarezzato negli ultimi 40 anni; una moquette grigio topo, sollevata negli angoli a lasciare intravedere un pavimento in lineoleum al quale non e' attaccata..ma solo appoggiata, un po come i tappetini della macchina.
Sul vagone serbo si puo' fumare! ..non vige il divieto, e cosi l'odore principale e' quello dell'osteria..odore di fumo e di migliaia di pranzi al sacco, pane e salumi, formaggi e vino casereccio...i pasti di impavidi viaggiatori, emigranti e sognatori.
Imperdibile la toilette..pulitissima, davvero tenuta con cura, sebbene consumata e lisa come tutto il vagone. Un odore di infermeria militare, varechina e alcol..imperdibile la saponetta palmolive, mica c'e' un erogatore a pressione, no..c'e' la saponetta, con buona pace del sapone monouso..alla fine del viaggio, la saponetta e' consumata dalle decine di mani dei passeggieri..una saponetta per tutti, tutti per una saponetta!! sarebbe il motto della toelletta..
Un paragrafo a parte merita la contemplazione del rotolo di carta igenica..rosa, ruvida, quella del dopoguerra..quella che aveva in bagno mia nonna, sorretta da un fil di ferro fissato alla parete con due rivetti poco in squadra...

..le cuccette..4 per ogni scompartimento, dignitose nei loro giacigli in vinil pelle marrone, sui quali si accomodano in qualche modo le lenzuola di cotone che passa il capotreno, lenzuola spesse, uscite da una lavanderia industriale di Mestre o di Belgrado a seconda della direzione del convoglio.. lenzuola che sono sempre le stesse che girano da almeno un paio di anni..meravigliosiamente rattoppate con bel filo bianco, giuro: rattoppate...mica ci sono le monouso imbustate, qui e' come a casa della babuska..cotone spesso..bianco e profumato di pulito...
..attira l'attenzione quella lampadina da 40 Watt, ad incandescenza che brilla nella plafoniera..non al neon, ad incandescenza, mi fa sentire un po come a casa, quando leggo un lilbro alla luce della mia vecchia lampada...

..al confine tra croazia e serbia, sono da ammirare le casupole ferroviarie, i piccoli depositi di sabbia e sale, che scorrono ai bordi della strada ferrata, crivellati dalle pallottole della guerra, quella recente, quella delle infamie...
La mattina il caffe' e' fatto con la moka, si quella di casa, appoggitata su un fornelletto da campeggio, prodotti e attrezzature di proprieta' del capotreno, che con un euro o pochi dinari ti serve un espresso in tazzina di ceramica, cucchiaino d'acciao e zucchero sfuso di una zuccheriera d'altri tempi...sorseggio il mio caffe', fumo la mia sigaretta di tabacco arrotolato e mi coccolo tra sussulti e tam tam...il paesaggio scorre piano, il treno non ha fretta...

..Belgrado compare all'improvviso..

Ma l'importante non e' la meta...
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mer 23 Dic - 9:41

Leggete cosa scrive la meravigliosa Diva...
..io ho visto lo sceriffo, assaggiato il gelato Klondike e sentito l'odore della sabbia...

Diva ha scritto:
Ci provo. Anche se e' indubbio: non sono una narratrice da pelle d'oca come il nostro Delfi.
Pero' voglio raccontarvi un tragitto che ho percorso mille volte, dove piu' che la meta, mi govedo il viaggio.

Da Columbus (Georgia) a Pensacola (Florida). Sono 6 ore di macchina. Si attraversano 3 stati: Georgia, Alabama e Florida.

Abitavo in McFall Street numero 215. Una casa a 2 piani dalle pareti giallo sbiadito, il tetto marrone e la zanzariera sulla porta.
40 gradi. Il caldo umido di quelle zone fa si che anche se non ha piovuto le strade siano ugualmente bagnate. Uscendo di casa respiri l'aria e senti l'umidita' entrarti nei polmoni, cosi da non riuscire a completare il respiro. L'atmosfera e' densa di odori, odori di vegetazione, di fiori esotici, di erba appena tagliata. Infatti giri l'angolo e il vicino di casa in polo bianca e cappellino da baseball, ti saluta con la mano alzata e il sorriso caloroso dall'alto del suo tosaerba a quattro ruote motrici.
Ricordo che la prima tappa, subito appena fuori dalla citta' era il benzinaio. Pacchetto di sigarette e gelato Klondike, quello nella carta bianca con l'orso polare che cammina sulla scritta azzurra.
Semplice come la panna e il cioccolato.
E via in auto sulla strada dritta, di quelle che non vedi l'inizio e non vedi la fine, dove non capisci se stai per arrivare o se ancora devi partire.
Ogni tanto incroci un altro autista. Un cassonato Dodge rosso. Oppure un tir che trasporta tronchi di alberi lunghissimi che non stanno nemmeno sul rimorchio.
Il paesaggio della Georgia e' fatto di boschi, alberi a foglia larga, felci, pini simili a quelli marittimi. E tutto e' ricoperto da certi licheni color verde argentato che i locali chimano "moss". Sembrano capelli di sirena che pendono immobili dai rami delle piante. Alberi verdi, strada nero brillante e terra rossa. Rossa come un campo da tennis. Ogni tanto due strade si incrociano. NORD-SUD incontra EST-OVEST. E' un paese rotonda-free. Solo incroci. Impossibile sbagliare.
E ad un certo punto arrivi sul lago Eufala. Si apre all'improvviso, cosi azzurro e cosi placido che sembra un pezzo di cielo caduto a terra. E la cittadina che prende il nome da lago, con le sue case bianche in stile coloniale, con le colonne e la bandiera americana che non manca mai di sventolare sul portico. In alternativa spesso sventola la bandiera dei Confederati, quella con la croce blu su sfondo rosso. Si, ancora c'e' chi e' fermo ai tempi della guerra civile. Due sedie a dondolo in veranda. Una occupata da un vecchio col cappello che sonnecchia. Un occhio chiuso sogna il passato da ragazzino. Un occhio aperto scruta sospetto le poche auto che attraversano la citta'.
Le case di legno laccato, ordinate e sistemate ad intervalli regolari, lasciano il posto a stabili bassi di mattoni rossi. E' il centro della citta'. Immancabilmente si scorge il negozio di pistole e televisori che espone una vecchia insegna sbiadita. Il negozio del barbiere. E la stazione di servizio che vende un po' di tutto. Col suo piccolo ristorante che serve tutti i giorni maiale al barbecue con salsa agrodolce o piccante. Basta un insegna per intendersi. Vero barbecue del sud. BBQ. Sovrana regna la macchina dispensatrice di sacchi di cubetti di ghiaccio. Si, gli americani comperano il ghiaccio gia' fatto. A sacchi di 10 kg alla volta. Cosa ne facciano e' per me ancora un mistero. Passando attraverso queste piccole cittadine, si ha l'impressione di tornare indietro nel tempo. Ci si aspetta da un momento all'altro di vedere il famoso sceriffo col cappello e la stella appuntata sul petto che esce dal saloon con l'aria tronfia di chi ha appena arrestato un bandito.
Ma la civilta' lascia ancora una volta spazio alla natura. Campi di cotone. Cosi vasti e cosi bianchi che stenti a credere sia davvero estate. Sembra neve immacolata, appena scesa a fiocchi soffici per regalare un po' di sollievo dalla calura estiva.
E ad un tratto sei in Florida. Lo capisci dal fatto che i campi di cotone lasciano il posto alle paludi. Con alberi spettrali dai fusti neri che sprofondano le loro radici nell'acqua stagnante. Paesaggi cosi surreali che sembra di essere stati catapultati nella preistoria. Ma anche la palude puo' sorprendere. Alcuni acuqitrini sono dei piccoli scrigni che contengono meraviglie preziosissime. Cosi capita di imbattersi in una palude fiorita di ninfee bianche che galleggiano leggadre sulla superficie dell'acuqa.
Avvicinandosi alla costa si riesce a percepire la vicinanza del mare dal colore del cielo che cambia. Cielo blu, oceano argento e spiaggia bianca. Un pellicano che se ne sta appollaiato sul parapetto del molo, i gabbiani che svolazzano attorno ad un bimbo che mangia le patatine fritte. E l'odore della salsedine si mischia a quello della sabbia calda. Parcheggiamo l'auto dietro alle dune, dove i ciuffi di giunchiglie crescono per magia. Dopo un lungo viaggio e' ora di concedersi una nuotata estemporanea. E' impagabile la sensazione dell'acqua fresca sulla pelle, del sole caldo che asciuga i capelli separandoli a ciocche e che scotta la pelle tanto da non riuscire piu' ad infilarsi la camicetta.

fantastico....
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da Rasputin il Mer 23 Dic - 11:33

1. puntata

10 ottobre 1989, dopo una notte passata a bere con gli amici mi presento a casa e prelevo le 2 borse già riempite con vestiario e pochi effetti personali, tutto il resto (Altri vestiti, impianto stereo, circa 160 dischi, i miei sci ecc) sarebbe rimasto lì. Dico "Ciao" alla fidanzata ancora incredula e scendo al parcheggio, dove l'auto con a bordo 3 amici mi avrebbe portato all'aeroporto di Monaco di Baviera, volo MUC > ACE.

Oltre a casa e fidanzata, lasciavo un lavoro sicuro (Da 7 anni) nell'amministrazione di una provincia autonoma, una montagna di parenti che mi stavano (E stanno) tutti sulle balle, e l'Italia, per sempre. Da allora è stata davvero un'avventura, e l'unica cosa che ho rimpianto della scelta fatta è di non averla fatta prima.

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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mer 23 Dic - 19:01

..sei uno zingaro..

..ma com'e' che nessun'altro ha voglia di raccontarci un viaggio?? ..non si viaggia da queste parti???
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da Rasputin il Mer 23 Dic - 20:30

delfi68 ha scritto:..sei uno zingaro..

..ma com'e' che nessun'altro ha voglia di raccontarci un viaggio?? ..non si viaggia da queste parti???

Abbi pazienza, vedrai che qualcuno viene wink..

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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da AK il Gio 24 Dic - 8:54

Guido la moto da quando avevo 14 anni (vabbé, 13 e mezzo) anche se allora era un semplice cinquantino (seppur con le marce!) e quindi il nome "moto" gli stava largo. Già a 14 anni avevo l'abitudine di partire e passare qualche pomeriggio in giro per le strade intorno al mio paese, in particolare quelle che non avevo mai fatto, col solo scopo di "vedere dove portano, cosa c'è".

Crescendo io e crescendo la cilindrata dei miei mezzi, l'abitudine di seguire una strada sino a vedere dove porta non mi è passata. Solo che una volta prendevo a casaccio le strade del mio paese, oggi faccio lo stesso con la cartina dell'Europa.

Ogni volta che mi metto a parlare dei miei viaggi, tutti mi fanno sempre la stessa domanda: "Ma viaggi da solo? Come mai?"

Allora io rispolvero un episodio di viaggio, sempre lo stesso per la stessa domanda, che trovo alquanto esaustivo nella risposta.

Ero sui Pirenei, avevo passato la notte ad Andorra. Il programma di viaggio era attraversare in moto tutta la catena montuosa in strada normale e raggiungere Pamplona per la notte, passando per Roncisvalle. Mi ero però reso presto conto che non sarei mai riuscito a raggiungere Pamplona solo in strada normale, quindi mi sono rassegnato a fare un lungo tratto in autostrada.
A un certo punto mi sono stufato: non era per vedere una grigia autostrada che mi ero fatto tutti quei chilometri, ma per attraversare in moto i Pirenei e per avere di questi un'immagine più concreta dei cartoni di Belle et Sebastien. Sono quindi uscito dall'autostrada e ho deciso di fare un altro passo prima di quello di Roncisvalle, uno scelto a caso sulla mia volutamente approssimativa cartina.

Dopo qualche chilometro mi trovo di fronte a un cartello che indica il passo che volevo attraversare come chiuso per neve.
Ora, devo fare una premessa. Nella mia fantasia i Pirenei sono sempre stati i fratelli minori delle Alpi, le vere montagne. Non ho mai pensato che i Pirenei potessero essere un problema per il freddo: sono bassi, sono a sud ed era maggio. Quindi, anche se tutto sembrava presagire il contrario, mi dissi "chiuso per neve un monte dei Pirenei a Maggio? Ma non diciamo sciocchezze! Si saranno scordati un cartello!" e partii ugualmente, sino a trovarmi di fronte a una transenna che non permetteva ripensamenti.

Mi ritrovai quindi completamente fuori strada, senza poter proseguire se non attraverso una strada che non avevo in cartina, per di più si stava facendo tardi ed ero stanco essendomi smazzato un bel po' di chilometri. Scesi dunque per una piccola vallata appena segnata e raggiunsi mi pare Oloron, dove trovai un campeggio per la notte, senza raggiungere quindi la Spagna come avevo programmato. Avevo mancato una tappa sul mio programma di viaggio, avevo fatto un giro di 200 km di troppo come minimo e avevo rischiato di perdermi completamente sulle montagne (se non ricordo male quel giorno non trovai ristori aperti, nemmeno in campeggio, e mangiai solo un pacco di biscotti in tutta la giornata).

Ma, ecco, la discesa non programmata di quella piccola vallata, coi suoi paesini, il suo torrente e i gheppi che mi volavano sulla testa radunandosi prima della serata è uno dei ricordi migliori che ho di quella vacanza, e oggi pensando a quando mi sono perso sui Pirenei sorrido sempre.

Ora: provate a immaginare la stessa situazione con una persona sul sellino posteriore che ripete "Non dovevi prendere quella strada, te l'avevo detto!" ad libitum.

Questo è il motivo per cui viaggio da solo.
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Messaggio Da Rasputin il Gio 24 Dic - 10:27

"Ora: provate a immaginare la stessa situazione con una persona sul sellino posteriore che ripete "Non dovevi prendere quella strada, te l'avevo detto!" ad libitum.

Questo è il motivo per cui viaggio da solo".

Non posso che quotare.

Ma procedo, 2. puntata: dopo i saluti degli amici, che me lo leggevano in faccia e sapevano meglio di me che non sarei più tornato, atterro puntualmente alle 15:30, aeroporto ACE, una vampata calda mi colpisce e mi illumina la faccia. Ad aspettarmi fuori dalla zona di ritiro bagagli, quella che sarebbe poi stata la mia seconda moglie...Prima cosa da fare, affittare un'auto. Lei dice, conosco uno che ha un autonoleggio, io dico, ok, prendiamo un taxi fin lì. Noleggio una Fiesta scassata per una settimana, ad un prezzo superiore del 25 % a quello che una settimana dopo avrei pagato per una Panda in condizioni migliori presa in un autonoleggio di mia scelta (Il tipo che lei conosceva non solo non era il titolare bensí un semplice impiegato, ma alla sua richiesta al capo di farmi uno sconticino gli era stato dato un secco "NO").

La sera, ospite provvisorio in casa di un'amica di lei. Sarebbe durato due settimane prima che io, attraverso il gestore di un villaggio turistico conosciuto in vacanza (Avevo fatto vacanza lì per due anni di fila) ottenessi insieme alloggio (Monolocale bello nel villaggio con vista su piscina), lavoro ed auto. Il lavoro consisteva nell'organizzare una competizione di windsurf per professionisti con premi in denaro che lì aveva tradizionalmente luogo a Natale, finanziata in gran parte dall'azienda turistica locale. Io avevo esperienza sia nel campo specifico (A quel tempo andavo col WS già da 9 anni) che in quello organizzativo (Gli ultimi 2 anni in Italia avevo lavorato in un ufficio relazioni pubbliche). Era la fine di ottobre, cominciai a preparare i comunicati stampa per le riviste specializzate europee.

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Messaggio Da Sally il Ven 25 Dic - 0:50

Ringrazio Blush per aver aperto questo Thread.
E ringrazio Delfi per aver postato il mio racconto.

La notte di Natale mi piace scrivere... e allora vi racconto un altro viaggio. Non e' un viaggio lontano nello spazio, ma e' lontano nel tempo.

"Come Delfi ci ha parlato di uno scrittore che ama e la cui casa e' poco distante da dove vive, anche io voglio parlarvi di una casa e del suo scrittore. Uno scrittire che amo.
Gabriele d' Annunzio, che a Pescara e' nato per caso e a Brescia e' morto per scelta.
La tenuta ora non e' piu' sua. Alla sua morte l'ha voluta donare al popolo Italiano. Porta il nome di Vittoriale Degli Italiani, si trova a Gardone Riviera. Sul Lago di Garda.
La casa del Vate e' uno dei miei posti preferiti in assoluto. Ogni volta che vado a trovarlo e' come se fosse la prima. Ancora sento quella gioia infantile che mi pervade e che preannuncia le esperienze piacevoli per lo spirito.
All'entrata della residenza si e' accolti da un grande arco. "IO HO QVEL CHE HO DONATO". Mette subito le cose in chiaro, il Vate.
Prego compatrioti, entrate, e' casa vostra, ve la siete guadagnata.
Nel piccolo cortile c'e' una fontana. E' curioso come le fontane siano la colonna sonora dei posti piu' belli che io abbia mai visitato. Un portico e delle scale portano in un anfiteatro e da qui nel giardino privato. Subito si e' investiti dalla dolce brezza del lago. Un misto di odore lacustre, di profumo di roseto antico. "Rosam Cape, Spinam Cave". Cogli la rosa, temi la spina. Ci sono magnolie, faggi, piante da frutto, agrumi. Tra la vegetazione si scorgono busti di statue antiche, colonne, capitelli, sedili in pietra che si mescolano in una bizzarra armonia con i cimeli della Grande Guerra, della Battaglia di Fiume e con le lapidi bianche dei suoi amati levrieri.
Salendo per il Viale degli Aligi, ricoperto di edera, si arriva alla Nave Puglia. Donata dalla Marina Militare Italiana... Si, una nave piazzata nel bel mezzo del giardino. Una stranezza tipica del Vate... e io lo adoro per questo. L'effetto e' stupefacente. Dall'alto della collina, sporgendosi dalla prua sembra di star per salpare, tanto il lago appare vicino.
Salendo ancora un poco sia arriva al Mausoleo. La sua tomba. Edificio circolare di marmo bianco che sovrasta tutta la tenuta. E' difficile pensare che all'interno di quel sarcofago solitario ci siano le ceneri di un uomo. Le SUE ceneri. Assurdo immaginare la morte di uno scrittore. Ogni volta che lo leggo mi sembra cosi vivo. Cosi vivo.
Passeggio con deferenza attorno alla colonna centrale. Strano essere innamorati di qualcuno che non si e' conosciuto. Non gli ho mai nemmeno stretto la mano, ma attraverso le sue poesie, attraverso i suoi racconti sento che qualcosa mi lega a lui, a quel posto che lui ha scelto come ultima dimora. E le lacrime immancabilmente mi salgono agli occhi. Lacrime di gioia, di gratitudine per quello che le sue parole hanno significato nella mia vita. Lacrime di dolore per l'impossibilita' ineluttabile di dirgli quello che lui rappresenta per me.
E allora ridiscendo. Ed entro nella sua casa. L'ingresso e' piccolissimo, scuro e angusto. Ha un odore acre, di legno, di polvere, di antico, di chiesa, di lui.
Si sale qualche gradino e ci si trova davati a due porte. Una riservata agli ospiti graditi e l'altra a quelli indesiderati. Mussolini nel maggio del 1925 si reco' in visita e fu fatto entrare attraverso la stanza degli ospiti indesiderati, dove il Vate lo fece aspettare per ore davanti ad una specchiera, prima di riceverlo per un colloquio di dieci minuti. Ci sono molte stanze, tutte arredate in maniera bizzarra, eccentrica. Mille oggetti, parecchi inutili, ma geniali nella loro inutilita'. Perche' come lui stesso disse "l'incoerenza e' la prerogativa dell'artista". Statue, libri, lampade, ancora libri, strumenti musicali, un' elica di un aereo, un mappamondo gigante, libri ovunque, cuscini e divani di damasco scuro e argento, tende pesantissime, manoscritti, vasi, maschere, e ancora, ancora libri. La sua camera da letto merita una nota particolare. Il letto e' un giaciglio stretto e lungo, a meta' tra una culla e una bara, dove il Vate si sdraiava per giorni a riflettere. A riflettere sulla Vita. A riflettere sulla Morte.
E' un viaggio nell'intimita' di un uomo, tra gli oggetti sui quali il suo sguardo e le sue mani si sono posati. Nelle stanze dove ha vissuto. Dove ha gioito e sofferto. Dove ha custodito i suoi ricordi. Dove ha fatto l'amore con le sue donne. Dove ha scritto quelle parole in grado di arrivare cosi in profondita'. Dove e' morto il primo marzo 1938 per emorragia cerebrale. Dove giace nella sua notte eterna. Una notte che non piange tutte le sue stelle."

Sally
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Messaggio Da delfi68 il Sab 26 Nov - 4:51

Non serve un lungo viaggio per ricavare un appunto da scrivere sul diario della memoria.

Gli appunti di viaggio sono spesso schegge, lampi, attimi in cui si muove qualcosa nella pancia e si sente una girandola di emozioni sollevarsi come il mare verso la luna..

La mattina, per andare all'aereoporto, da Sochi verso Adler, bisogna partire prestissimo, la strada..l'unica strada e' stretta, invasa dai cantieri e da un'arcobaleno di macchine incredibili, giunte direttamente dal tunnel spaziotemporale che sembra collegare certi posti del pianeta con il passato.

Le ziguli..le volga..




Auto con qualche mezzo milione di chilometri, che dicono chiaro e tondo che qui la roba..e' importante, si cura, si aggiusta, si tiene assieme con la corda se serve..ma si butta solo quando si spezza almeno in tre pezzi, se si tratta di auto..molti di piu' se si tratta di altro..

Non sono poveri! ..provengono da una cultura e una societa' in cui ogni piccola cosa ha un valore enormemente piu' grande della cosa stessa..
Sono stati "diversamente" poveri..una poverta' dovuta a un sistema particolare, una poverta' in cui tutti avevano il minimo necessario, nessuno nulla, pochissimi qualcosa in piu'.

E quella tradizione, quella cultura di conservazione ed esaltazione dei beni piu' semplici la si ritrova fino ad oggi..

Come questo tassi' che mi porta in aereoporto, sfrecciando come uno skateboard in mezzo ai camion scassi che sembrano fumogeni da stadio..

Io osservo, nello specchietto, la faccia schiacciata e larga dell'autista, un viso che starebbe benissimo al polo nord ad occhieggiare il buco nel ghiaccio aspettando l'emergere della foca.
Un eschimese..un tassista eschimese..certamente arriva, da un paio di generazioni fa, direttamente da qualche repubblichina sperduta del nord..
Quest'omino e' del tutto fuori luogo dietro al volante consumato di questa Lada...con una faccia cosi, me lo aspetterei a smaneggiare con coltelli e canne da pesca in un Igloo...

Ma eccoci qui..un calabrese e un eschimese, in una Lada scassata, su una strada sghemba, a zigzagare tra vecchi camion russi sulla strada costiera..a destra il Mar Nero, a sinistra le montagne di Krasna Poliana..alle sei e mezzo del mattino, nere anche loro..

Ma in tutte le scene assurde che si rispettino e che ci fanno spesso chiedere.."..ma com'e' che sono finito qui.." ecco il tocco del grande artista. L'eschimese smanetta un po nel cassettino e cosa tira fuori??..una musicassetta a nastro..di quelle che oramai s'e' persa memoria.

..e mette questa...questa esattamente questa..



E io qui..sul sedile mezzo sfondato..il traffico della statale, il mare che inizia a ingiallire per un sole spompo che tra poco sale su..l'eschimese che ondeggia piano la testa al ritmo della musica, lui..che mi ha visto in faccia che sono italiano..che mi ha fatto l'omaggio che di rito si fa all'italiano... sorride, e sorride, con una miriade di piccolissime rughe che irraggiano tutta la sua faccia piatta..un piccolo sole che riempie la macchina e una colonna sonora che gracida di sottofondo.
Io guardo fuori..ed ecco che la marea sale, monta l'emozione, una commozione profonda..e ci sta bene la canzone di Pupo.."..un amore grande.." Un amore per questa vita che mi e' toccato di vivere..per fortuna.
Che alba oggi..che alba..il sole che sorge e' il tocco finale, l'applauso al momento del bacio.

Un altro piccolo appunto di viaggio da riporre nella mia scatola dei ricordi..
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Messaggio Da delfi68 il Sab 17 Nov - 18:20

oopss
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Messaggio Da iosonoateo il Sab 17 Nov - 19:17

io ho sempre avuto paura di viaggiare(non ho mai capito il perche) ma ultimamente ho una voglia incredibile di prendere quelle poche cose che ho e levarmi dal cazzo il piu in fretta possibile
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Sab 17 Nov - 20:44

..sul mio profilo facebook c'e' un bel lungo giro..

Sta notte ho fatto panama/rio ..adesso riparto per roma..domani cerco di spostare tutte (o un po) di foto qui..
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Messaggio Da Sally il Mar 20 Nov - 16:59

Eccazzarola, allora perche' non mi aggiungi di la', cosi ti tengo d'occhio dove vai??? wink..

Sally
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mar 20 Nov - 17:06

ehh..ti mando il link in mp..
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Messaggio Da delfi68 il Mer 21 Nov - 19:40

Abbrivio sul canale..

qualche scatto del canale di panama che ho navigato pochi giorni fa..






























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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mer 22 Mag - 0:00

Ciao ale strano ti chiamo conn il tuo nome cche sia chiaro non voglio sconvolgerti la vita ma essendo tu parte della mia ed avendo passato un periodo infernale 3 interventi tosti in 4 mesi e sto andando verso il 4. Vorrei solo ricomporre il puzzle della mia vita e tu sei il pezzo mancante....

Il diario di bordo di una vita, come in tutti i diari di bordo vi si annotano anche i passeggeri..i compagni di viaggio.
Un pezzo di mare attraversato assieme..

Quante persone sono salite a bordo della vita assieme a me..alle volte piccoli dettagli riportano alla mente una di quelle tratte di mare. Ci si ricorda del mare e di quant'era mosso, o tranquillo.
Delle cose successe, di quelle dette e di quelle fatte..

Il diario di bordo di una vita si scrive ogni giorno, pagine e pagine quasi tutte uguali e di pochissimo interesse, nulla di strano. Viaggio tranquillo, tutto va bene, niente da segnalare.
Alle volte invece si annotano tragedie, tempeste, secche improvvise in acque poco profonde che incagliano, spaventano.

Si annotano atti eroici, sacrifici, qualcuno durante quel viaggio s'e' sposato, s'e' lasciato..capita persino il dover annotare lo strillo di "uomo in mare"..poi fortunosamente ripescato dalle onde.

Asciugamani e coperte, fazzoletti e cerotti..

Una vita inizia ad assomigliare ad una nave di lungo corso, tante annotazioni e un diario di bordo che si ispessisce di migliaia di pagine, notule.

Imbarche e..poi degli sbarchi. Qualcuno muore, qualcuno nasce..

A bordo della mia vita, fin'ora abbastanza breve si sono annotate le nascite e i tormenti..ma poi arriva anche il momento che le note marcano di chi scende e scompare..
Una vita abbastanza lunga inizia ad annotare la fine e la scomparsa di tutti i compartecipi dell'era in corso..muoiono i nonni, i genitori..e poi gli amici cresciuti nel tuo stesso tempo..come un foglio fotocopiato troppe volte dal quale scompaiono delle lettere, poi delle frasi, fino a quando tutto il testo diviene illegibile..

E' doloroso quello che succede a bordo..

Antonella.

Cara e dolce amica mia..amica e amore della mia adolescenza, irriconoscibile in queste foto di una donna di quasi cinquant'anni, tanto diversa dalla ragazzina diaciassetenne di tanti anni fa..
L'odore di saponetta che mi ricorda i tuoi capelli neri..le smorfie liceali da bambina innamorata.

Sono un pezzo della tua vita e tu della mia, ognuno manchera' all'altro. E fa cosi male..
Ricordi di mattine in un parco, con l'erba bagnata dalla notte di Marzo. Il sapore inaspettato dei primi baci, l'emozione di sentire, per la prima volta, il respiro di una ragazza sulle mie labbra..


Ti prego, non dirmi che muori.
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Messaggio Da *Valerio* il Mer 22 Mag - 18:51

E niente, con te devo abituarmi a mettere in preventivo che da qualche parte possa comparire un post che ti lascia con un nodo alla gola.

Falle gli auguri Delfi.

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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da Griiper McCloubit il Mer 22 Mag - 19:33

Delfi & Diva, il solo fatto di poter leggere i vostri racconti/esperienze dà un valore particolare al tempo speso a cazzeggiare su questo forum. Invidio un po' (in senso buono) la complicità che traspare tra di voi e come sapete emozionare chi vi legge.
Grazie.
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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da delfi68 il Mer 22 Mag - 21:20

Griiper McCloubit ha scritto:la complicità che traspare tra di voi e come sapete emozionare chi vi legge.
Grazie.

da qualche parte possa comparire un post che ti lascia con un nodo alla gola.

Read more: http://atei.forumitalian.com/t1092p10-diario-di-bordo-copyright-diva#ixzz2U3hXb000

Piangere e' una cosa cosi dolorosa, che cerco sempre di farlo in compagnia..
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Messaggio Da Niques il Mer 22 Mag - 21:25

che bel cuoricino, piccolo delfi...
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Messaggio Da loonar il Mer 22 Mag - 21:27

non mi arrischio nemmeno a leggerli certi thread
potrei sentirmi ancora più infimo di quello che sono

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Re: Diario di bordo (Copyright Diva)

Messaggio Da silvio il Mer 22 Mag - 22:04

Non ho un soldo per un viaggio serio, mi accontento di povere scampagnate fuori porta, ma sono così importanti per tenere legata la famiglia e fargli respirare l'aria buona come ai vecchi tempi flower .
Così ogni domenica si parte, un po di gasolio, 50 euro in tasca, se va bene 100 euro, e via.
Una domenica siamo arrivati in un posto di montagna, non troppo alta, il bello è andare sempre in posti nuovi, ogni luogo regala sempre qualcosa.
Farsela a piedi è come sudarsi un emozione, conquistarsela e memorizzarla salda nel corpo, nelle ossa, non la dimentichi più.
Cerco di far capire a mia moglie ai miei figli che le cose non sono scontate, dietro ogni muro a secco, dietro ogni terrazzamento c'è sempre la fatica di un uomo, di una donna, qualche mano callosa l'ha lavorato.
Mi piacerebbe sempre piacere chi è, come ha vissuto, che fine ha fatto.
Poi ci sono le piante, anche quelle non sono scontate, ad esempio un pruno selvatico, con i suoi frutti, fargli riconoscere piante come le fragole, i lamponi, per poi tornarci a tempo debito e mangiarle.
Non mi dilungo, ma siamo arrivati ad un piccolo laghetto, anche li è stata una festa di forme viventi, rane, pesci, invertebrati, è bello guardare, curiosi.
Il finale è stato uno scheletro di volpe, i bambini sono stati un'ora ad osservarlo, erano affascinati.

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