una domanda da un giovane ateo.

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da federico00 il Dom 22 Gen 2012 - 19:41

Liceo scientifico 3anno in particolare.
Il mio progetto si chiama A.A.A. FUTURO CERCASI e ho scelto personalmente la filosofia chiedendo di poter parlare di popper, cont e del positivismo come idea fondamentale dell'innovazione umana.

E in questo che ho fatto questa ricerca per spiegare inizialmente il concetto di progresso e regresso, e lo sbaglio in cui cadono i molti i quali si riferiscono impropriamente a essi.
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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da Avalon il Dom 22 Gen 2012 - 19:43

Accipicchia! Formidabile.

Cont... Comte?

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da federico00 il Dom 22 Gen 2012 - 19:46

si ;) mi da problemi quel nome da ricordare e spesso lo scrivo come lo dico in italiano.
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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da Avalon il Dom 22 Gen 2012 - 20:03


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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da alberto il Dom 22 Gen 2012 - 20:04

federico00 ha scritto:
Niente è possibile definirlo un progresso o un regresso da un punto di vista ateo e oggettivo.

ehm... chi l'ha detto? se la biologia e la genetica provano senza ombra di dubbio che tutti gli esseri umani sono uguali e non ce ne sono di "migliori" e di "peggiori" ho la più solida delle basi per cancellare il concetto di schiavitù. io questo lo chiamo progresso.

federico00 ha scritto:
L'unica cosa di cui puoi parlare è un'innovazione che è un termine molto piu neutrale e discutibile. (anche se prima ho utilizzato termini come progresso e regresso con leggerezza non pensando ci saremmo ritrovati a discutere su questo)

la conoscenza porta continuamente alla luce nuovi elementi della realtà fisica (compreso altre cose che poi da essa possono anche discostarsi, ad esempio l'elaborazione di emozioni da parte del cortex cerebrale), e l'uomo si trova nel paniere molti più alimenti di cui nutrirsi. ripeto, io questo lo chiamo progresso. Che poi la realtà che via via si disvela possa essere meno "gradevole" di quella che vorremmo fosse è un altro discorso.

federico00 ha scritto:
Io condivido il pensiero che la conoscenza sia un'innovazione, ma questo non è completamente vero al 100% e la spiegazione è fin troppo semplice, la conoscenza ci pone davanti a dei bivi morali xche spesso nemmeno la conoscenza stessa sa cosa dirci perche ha piu risposte.

non ti seguo. la conoscenza non ci pone di fronte a bivi morali. Noi ci poniamo dei dubbi di natura etica di fronte a ciò che di nuovo conosciamo. io anche questo lo chiamo progresso. tu no? vorresti essere ancora a chiederti se i fulmini li scaglia Zeus?

federico00 ha scritto:
Tutto questo non è fumo negli occhi, perchè se lo fosse tutto sarebbe cosi relativo da scambiare il pensiero alla razionalità e si cadrebbe in paradossi ben piu grandi di quelli che possiamo dare al dio cristiano a cui noi non crediamo.
Secondo me un'ateo è un credente del pensiero logico e razionale non bisogna scordarci di questo se non vogliamo cadere in dogmi come quello detto da alberto

ti rassicuro: io non sono credente in niente. a meno che non sia anche un credente del prosciutto o della fica o della musica. Applico e utilizzo il pensiero logico e razionale, lo trovo un modo onesto e obbiettivo di vivere e di effettuare scelte che vadano al di là dell'emotività e della convenienza contingente.
io paradossi non ne vedo, me ne puoi mostrare alcuni per favore?

vedo benissimo intorno a me persone che fooooorse si godono (A MODO LORO) maggiormente la vita abbracciando il principio "beata ignoranza". credo che su questo però darrow ti abbia già risposto perfettamente.

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da loonar il Dom 22 Gen 2012 - 20:17

alberto ha scritto:
federico00 ha scritto:
Tutto questo non è fumo negli occhi, perchè se lo fosse tutto sarebbe cosi relativo da scambiare il pensiero alla razionalità e si cadrebbe in paradossi ben piu grandi di quelli che possiamo dare al dio cristiano a cui noi non crediamo.
Secondo me un'ateo è un credente del pensiero logico e razionale non bisogna scordarci di questo se non vogliamo cadere in dogmi come quello detto da alberto

ti rassicuro: io non sono credente in niente. a meno che non sia anche un credente del prosciutto o della fica o della musica. Applico e utilizzo il pensiero logico e razionale, lo trovo un modo onesto e obbiettivo di vivere e di effettuare scelte che vadano al di là dell'emotività e della convenienza contingente.
io paradossi non ne vedo, me ne puoi mostrare alcuni per favore?
quoto..
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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da federico00 il Dom 22 Gen 2012 - 20:42

ehm... chi l'ha detto? se la biologia e la genetica provano senza ombra
di dubbio che tutti gli esseri umani sono uguali e non ce ne sono di
"migliori" e di "peggiori" ho la più solida delle basi per cancellare il
concetto di schiavitù. io questo lo chiamo progresso.

Apparte che anche sotto questa base la schiavitu comunque continuerebbe.
Comunque visto che voglio risponderti in maniera completa ti iniziero a prendere come ad esempio l'eliminazione della schiavitu.
L'eliminazione della schiavitu ha sicuramente portato a un progresso sociale ma al tempo stesso ha portato un regresso economico immediato, perche magari i padroni non riuscivano a pagare gli stipendi di molti operai mentre prima riusciva con i guadagni a comprarsi uno schiavo ogni tanto e a dargli da mangiare dai ricavati del loro lavoro.

la conoscenza porta continuamente alla luce nuovi elementi della realtà
fisica (compreso altre cose che poi da essa possono anche discostarsi,
ad esempio l'elaborazione di emozioni da parte del cortex cerebrale), e
l'uomo si trova nel paniere molti più alimenti di cui nutrirsi. ripeto,
io questo lo chiamo progresso. Che poi la realtà che via via si disvela
possa essere meno "gradevole" di quella che vorremmo fosse è un altro
discorso.

Si ma spesso sono i dettagli che la rendono meno gradevole a far capire bene il discorso.
Se io facessi un'esempio farei quello calzante del motore... il motore fu un vero è proprio progresso sociale e economico... ma non ambientale, infatti l'inquinamento provocato dalle polveri sottili avvelena l'uomo.

non ti seguo. la conoscenza non ci pone di fronte a bivi morali. Noi ci
poniamo dei dubbi di natura etica di fronte a ciò che di nuovo
conosciamo. io anche questo lo chiamo progresso. tu no? vorresti essere
ancora a chiederti se i fulmini li scaglia Zeus?

No, la conoscenza stessa si fa domande su quello che conosce. Non è certo un caso che l'uomo inizio a farsi domande di carattere gnoseologico gia durante l'eta classica.

ti rassicuro: io non sono credente in niente. a meno che non sia anche
un credente del prosciutto o della fica o della musica. Applico e
utilizzo il pensiero logico e razionale, lo trovo un modo onesto e
obbiettivo di vivere e di effettuare scelte che vadano al di là
dell'emotività e della convenienza contingente.
io paradossi non ne vedo, me ne puoi mostrare alcuni per favore?

Il primo esempio (anche se non un paradosso perche non lo trovo) lo fece aristotele con la prima petizione di principio della storia se non sbaglio. Lui disse che l'universo era finito poiche i sensi glielo dicevano.
Da qui si cadde appunto nella petizione di principio e alla fine si è giunto che il pensiero è reale solo quando si giunge ai sensi tramite la razionalità senno si cadrebbe in situazioni come i paradossi di zenone.
In tal caso direi che un paradosso potrebbe essere una persona che non crede e che crede contemporaneamente. Dopotutto noi stessi non siamo gli dei della nostra mente?

(è UN DISCORSO UN PO CONTORTO)
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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da lupetta il Dom 22 Gen 2012 - 22:01

l'ateismo è l'evoluzione del pensiero teologico (molti dei/un dio/nessun dio).
oltre a questo non è nient'altro nel senso che un ateo può essere ugualmente superstizioso, sessista, omofobo, razzista ecc...
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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da JACK_JOHN il Dom 22 Gen 2012 - 22:16

federico00 ha scritto: Sono un giovane ragazzo sconvolto dalla presenza di una religione che fa "muro all'innovazione" e alle sue idee... C'è una ragione per cui l'ateismo possa essere visto veramente come un regresso della mentalità umana? E se si, sapreste anche darmi un esempio in cui la mentalità di un'ateo in particolare abbia peggiorato l'etica e la morale umana?

Non so esattamente cosa risponderti riguarda alla tua domanda, perché non riesco a capirla esattamente. Non so per esempio se ti riferisci all'ateo (cioè alla persona) oppure all'ateismo (alla filosofia). Una filosofia può essere in un modo senza che la persona che la confessi lo sia altretanto; oppure detta diversamente una persona che confessa una filosofia può essere in un modo, senza che lo sia anche la filosofia in se stessa.

Io qui ti vorrei rispondere per quanto riguarda l'ateismo in se stesso, cioè la filosofia. Penso che l'ateismo come filosofia, se fosse vera, toglie molto alla vita delle persone, in confronto per esempio al teismo cristiano che, se fosse vero, offre molto alla vita delle persone. Quindi penso di si, che in se stesso l'ateismo è una regressione.

Ti spiego perché facendo un un breve paragone tra esso e il cristianesimo (questo è basato sul scritto del filosofo William Lane Craig: “The Absurdity of Life Without God”):

L'ateismo
L'uomo, scrive Loren Eiseley, è l'Orfano Cosmico. Lui è l'unica creatura nell'universo che chiede, “Perché?”. Gli altri animali hanno gli istinti che li guidano, ma l'uomo ha imparato a porre domande. “Chi sono?” chiede l'uomo. “Perché sono qui? Dove sto andando?”. Fin dall'Illuminismo, quando si è sbarazzato delle catene della religione, l'uomo ha provato a rispondere a queste domande senza riferimento a Dio. Ma le risposte che venero dietro non furono esilaranti, ma cupe e terribili. “Tu sei un sottoprodotto incidentale della natura, il risultato della materia più tempo più caso. Non c'è ragione della tua esistenza. Il tuo destino è la morte”.

Non c'è miglior modo di descrivere questa visione di vita se non con le parole del ben noto filosofo ateo del secolo scorso, Bertrand Russell, il quale scrisse: “L’uomo è il prodotto di cause che non avevano nessuna previsione della fine che stavano realizzando; le sue origini, la sua crescita, le sue speranze e paure, il suo amore e le sue credenze, non sono altro che il risultato di una collocazione incidentale degli atomi; nessuno fuoco, nessun eroismo, nessuna intensità di pensiero e sentimento, può preservare una singola vita oltre la tomba; tutto il lavoro dei secoli, tutta la devozione, tutte le inspirazioni, tutte le scintille della genialità umana, sono destinate all’estinzione nella vasta profondità del sistema solare, e tutto il tempio dell’operato Umano deve essere inevitabilmente seppellito sotto la polvere di un universo che va in rovina... Breve e impotente è la vita dell'uomo, su di lui e su tutta la sua razza la lenta, sicura rovina cade cupa e senza pietà.

Non c'è Dio e non c'è immortalità. E qual è dunque la conseguenza di tutto ciò? Significa che la vita stessa diventa assurda. Significa che la vita che abbiamo non ha un significato, valore o scopo ultimo o oggettivo. Vediamo brevemente ciascuno di questi punti.

Perdita del significato della vita. Se ogni individuo esce fuori dall'esistenza con la morte, allora che significato ultimo può avere la sua vita? C'è forse una differenza se non fosse mai nato? Si può dire che la sua vita era importante perché ha influenzato quella degli altri o il corso della storia. Ma questo mostra solo un significato relativo, non un significato ultimo. La sua vita potrà aver influenzato diverse persone o eventi, ma qual è il significato ultimo di ogni uno di quei eventi? Se tutti gli eventi sono in ultima analisi senza senso, allora quale può essere il fine ultimo di influenzare qualcuno di essi? In ultima analisi, non farà alcuna differenza.

Perdita del valore della vita. Se la vita finisce alla tomba, allora non fa nessuna differenza se uno è vissuto come un Stalin o come un santo. Dato che il destino di ogni uno di noi non è correlato con il proprio comportamento, allora tanto vale vivere come ci pare. Come ha detto Dostoevskij, “Se non c'è immortalità allora tutto è permesso”. Non solo. Se non c'è Dio, allora non possono esserci dei standard oggettivi di giusto e sbagliato. Un filosofo umanista ha detto: “I principi morali che guidano il nostro comportamento sono radicati nell'abitudine e tradizione, sentimento e moda.” In un mondo senza Dio chi può decidere quali valori sono giusti e quali sono sbagliati? Chi decide per esempio che i valori di un Hitler sono inferiori a quelli di un santo? Su che base? In un mondo senza Dio “giusto e sbagliato” si riducono a semplici convenzioni sociali o gusti personali, alla pari logicamente, a guidare l'auto a destra piuttosto che a sinistra oppure a scegliere la vaniglia piuttosto che il coccolato.

Perdita dello scopo della vita. Se la morte ci aspetta tutti a braccia aperte alla fine della vita, allora qual è stato lo scopo della vita? A quale fine è stata vissuta? E' veramente tutto per nulla? Non c'è una ragione per la vita? E l'universo? E' completamente vano? Se la risposta è che il suo destino, escludendo un intervento divino, è la distruzione predetta dalla scienza, allora la risposta dev'essere si – è tutto vano. Non c'è più scopo per la vita umana di quanto ne possa esserne per una specie di insetti; poiché entrambi sono il risultato di interazioni cieche di caso e necessità, ed entrambi saranno estinte in un tempo relativamente breve.

Che soluzione offre allora l'ateismo di fronte a tale agghiacciante visione della vita? L'unica soluzione che l'ateo può offrire è che noi dobbiamo fronteggiare l'assurdità della vita e vivere con coraggio. Il problema alla base di questa soluzione è, tuttavia, che è impossibile vivere in modo coerente e felice all'interno di questa visione del mondo. Se uno è coerente, non sarà felice; se uno vive felicemente è solo perché non è coerente. Infatti come si può vivere in modo felice una vita che si crede sia senza un vero significato, valore o scopo? Si può essere felici solo se si ignorano le conclusioni logiche dell'ateismo, e si creano significato, valore e scopo della vita anche se oggettivamente nell'ateismo non ce ne sono. Il prezzo dunque che l'ateo deve pagare per la felicità è quello di sacrificare la coerenza; oppure il prezzo che deve pagare per la coerenza è quello di sacrificare la felicità. Ma non può averle entrambe.

In ultima analisi quindi, l'ateismo non offre reali soluzioni.
Lev Tolstoj, descrivendo la crisi spirituale che lo portò dall'ateismo al teismo scrive: "A un tratto mi veniva in testa questa domanda: "E va bene, avrai 6000 desiatiny nel gevernatorato di Samara, 300 capi di cavalli, e poi?..?. Ed io rimanevo del tutto sconcertato e non sapevo cosa altro pensare. Oppure, se cominciavo a pensare come educare i figli, mi dicevo: "Perché?". Oppure, quando mi domandavo come potesse il popolo raggiungere il benessere, a un tratto mi dicevo "E a me che me ne importa?". Oppure, pensando alla gloria che mi avrebbero procurato le mie opere, mi dicevo: "E va bene, sarai più famoso di Gogol', di Puskin, di Shakespeare, di Molière, di tutti gli scrittori del mondo, bè e poi..?". E nulla, nulla io potevo rispondere." (Lev Tolstoj, La confessione)

Il Cristianesimo
Ma se l'ateismo fallisce sotto questo aspetto, cosa si può invece dire del cristianesimo biblico?

Secondo la visione cristiana del mondo Dio esiste e la vita dell'uomo non finisce nella tomba. Sul sfondo buio della disperazione dell'uomo moderno, la proclamazione cristiana della resurrezione e della vita eterna è una radiosa luce di speranza. Infatti nella Bibbia è scritto: “Perché Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia la vita eterna” (Vangelo di Giovanni 3:16).

Il cristianesimo biblico dunque fornisce le due condizioni necessarie per una vita con significato, valore e scopo ultimo: Dio e l'immortalità. Con questa visione e filosofia di vita non dobbiamo sacrificare né la coerenza né la felicità, ma possiamo averle entrambe; possiamo vivere in modo coerente e felice. Il cristianesimo pertanto ha successo proprio dove l'ateismo fallisce.

L'alternativa
Non capite dunque la gravità delle alternative davanti a noi? Perché se Dio esiste, allora c'è speranza per l'uomo. Ma se Dio non esiste, allora tutto ciò che ci rimane è la disperazione. Capite perché la questione dell'esistenza di Dio è di cosi vitale importanza per l'uomo?

Certamente tutto quello che si è detto finora non dimostra che il cristianesimo sia vero. Pero rende chiare le quello che offrono le due visioni di vita. Se Dio non esiste allora la vita diventa futile. Se il Dio della Bibbia esiste, allora ha vita ha senso. Solo la seconda di queste alternative ci permette di vivere in modo coerente e felice.

Dunque, penso che anche se le evidenze per queste due opzioni fossero assolutamente uguali, la persona razionale dovrebbe scegliere il cristianesimo biblico. Cioè mi sembra irragionevole preferire la morte, la futilità, e la distruzione alla vita, al significato e alla felicità.


Quindi secondo me, la risposta alla tua domanda è “Si”. L'ateismo è una regressione. E' una regressione da tutto quello che consideriamo importante nella nostra vita.

Non farti distrarre da questioni “politiche”, come per esempio scandali della chiesa cattolica, oppure questioni relativamente secondarie al discorso “ateismo-teismo” quali l'uso o meno di contraccettivi, l'aborto etc. Tutte queste sono domande molto importanti e giuste in se stesse, ma sono irrilevanti alle questioni che stiamo trattando qui.
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Messaggio Da Avalon il Dom 22 Gen 2012 - 22:17

Osantapatata che cumulo di nonsense!

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Messaggio Da loonar il Dom 22 Gen 2012 - 22:20

JACK_JOHN ha scritto:
L'alternativa
Non capite dunque la gravità delle alternative davanti a noi? Perché se Dio esiste, allora c'è speranza per l'uomo. Ma se Dio non esiste, allora tutto ciò che ci rimane è la disperazione. Capite perché la questione dell'esistenza di Dio è di cosi vitale importanza per l'uomo?

Certamente tutto quello che si è detto finora non dimostra che il cristianesimo sia vero. Pero rende chiare le quello che offrono le due visioni di vita. Se Dio non esiste allora la vita diventa futile. Se il Dio della Bibbia esiste, allora ha vita ha senso. Solo la seconda di queste alternative ci permette di vivere in modo coerente e felice.
Hey Jackjohn, hai dimenticato di aggiungere alla fine (o all'inizio) un bel "per me".
Di oggettivo infatti la tua prolegomena non ha un bel niente!

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da federico00 il Dom 22 Gen 2012 - 22:23

Questo è vero....

Ma una persona come me pero non puo capire una cosa simile...
io come ho scritto e lo posso giurare sul mio onore, non sono mai stato credente. A nessuna eta nemmeno con i miei che mi portavano a forza in chiesa, io li ho sempre mandati in culo anche a 5 anni piangevo per non entrare.

Io vedo nella fine della vita qualcosa di stupendo, anche se dopo c'è il nulla; piu che altro ne sono felice perche non sopporterei per mentalita sia l'inferno sia il paradiso.
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Messaggio Da JACK_JOHN il Dom 22 Gen 2012 - 22:25

Darrow ha scritto: Hey Jackjohn, hai dimenticato di aggiungere alla fine (o all'inizio) un bel "per me".
Di oggettivo infatti la tua prolegomena non ha un bel niente!

No non l'ho dimenticato.

Non l'ho messo perché oggettivamente è cosi .

Anche se fossi ateo penserei esattamente la stessa cosa.

Se l'ateismo fosse vero, la vita non ha oggetivamente nessuno scopo, nessun perché, nessuna ragione d'essere. E' venuto in esistenza senza una ragione e andrà fuori dall'esistenza senza nessuna ragione.

Noi possiamo darle un senso soggettivo, ma nella realtà non nè avrà nessun senso.

Questo può non piacere. Ma ciò non toglie che questo sia l'implicazione della filosofia stessa.
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Messaggio Da Avalon il Dom 22 Gen 2012 - 22:27

federico00 ha scritto:Questo è vero....

Ma una persona come me pero non puo capire una cosa simile...
io come ho scritto e lo posso giurare sul mio onore, non sono mai stato credente. A nessuna eta nemmeno con i miei che mi portavano a forza in chiesa, io li ho sempre mandati in culo anche a 5 anni piangevo per non entrare.

Io vedo nella fine della vita qualcosa di stupendo, anche se dopo c'è il nulla; piu che altro ne sono felice perche non sopporterei per mentalita sia l'inferno sia il paradiso.

Ti sei meritato il primo verde e i primi due punti, con l'ultima frase

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Messaggio Da JACK_JOHN il Dom 22 Gen 2012 - 22:28

Avalon ha scritto:Osantapatata che cumulo di nonsense!

Mi sorprendo che lo avete già letto... non erano passattami pare neanche un minuto che già lo stavate negando... ma veramente lo avete letto attentamente? Mi sembra molto strano, considerando il poco tempo a disposizione.

Ciononostante, perché dici che è un nonsense? Dove sta il nonsense?
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Messaggio Da Avalon il Dom 22 Gen 2012 - 22:33

Si fa prima a dire dove non sta.

(io leggo molto veloce, non ti dico quanto ci metto a seccare un libro )

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Messaggio Da JACK_JOHN il Dom 22 Gen 2012 - 22:33

federico00 ha scritto:Questo è vero....

Ma una persona come me pero non puo capire una cosa simile...
io come ho scritto e lo posso giurare sul mio onore, non sono mai stato credente. A nessuna eta nemmeno con i miei che mi portavano a forza in chiesa, io li ho sempre mandati in culo anche a 5 anni piangevo per non entrare.

Io vedo nella fine della vita qualcosa di stupendo, anche se dopo c'è il nulla; piu che altro ne sono felice perche non sopporterei per mentalita sia l'inferno sia il paradiso.

Se mi dai ragione (Questo è vero...) allora penso che il discorso sulla tua domanda, quello con cui è iniziato questa discussione, sia finito.

Potremo passare a parlare di altro, come per esempio se è veramente preferibile che la vita non abbia un senso o scopo oggettivo (come implica l'ateismo), oppure se è meglio invece che l'abbia (come implica il cristianesimo). Ma magari per questo ci vorrà un nuovo titolo... quando trovo un pò di tempo aprirò questa discussione (se non c'è già... non ho controllato)
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Messaggio Da JACK_JOHN il Dom 22 Gen 2012 - 22:35

Avalon ha scritto:Si fa prima a dire dove non sta.

(io leggo molto veloce, non ti dico quanto ci metto a seccare un libro )

Allora dove non sta?
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Messaggio Da Fux89 il Dom 22 Gen 2012 - 22:36

JACK_JOHN ha scritto:Non capite dunque la gravità delle alternative davanti a noi? Perché se Dio esiste, allora c'è speranza per l'uomo. Ma se Dio non esiste, allora tutto ciò che ci rimane è la disperazione.

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Messaggio Da Tomhet il Dom 22 Gen 2012 - 22:36

La vita non ha oggettivamente nessuno scopo, nessun perché, nessuna
ragione d'essere. E' venuto in esistenza senza una ragione e andrà fuori
dall'esistenza senza nessuna ragione.

Quotata fuori contesto non fa una piega, dato che è proprio così, si chiama realtà, conosci?

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Messaggio Da loonar il Dom 22 Gen 2012 - 22:37

JACK_JOHN ha scritto:
Darrow ha scritto: Hey Jackjohn, hai dimenticato di aggiungere alla fine (o all'inizio) un bel "per me".
Di oggettivo infatti la tua prolegomena non ha un bel niente!

No non l'ho dimenticato.

Non l'ho messo perché oggettivamente è cosi .

Anche se fossi ateo penserei esattamente la stessa cosa.

Se l'ateismo fosse vero, la vita non ha oggetivamente nessuno scopo, nessun perché, nessuna ragione d'essere. E' venuto in esistenza senza una ragione e andrà fuori dall'esistenza senza nessuna ragione.

Noi possiamo darle un senso soggettivo, ma nella realtà non nè avrà nessun senso.

Questo può non piacere. Ma ciò non toglie che questo sia l'implicazione della filosofia stessa.
Mi spiace darti questa brutta notizia: l'ateismo è vero! Puoi constatarlo venendomi a trovare dove abito. Io sono ateo da sempre, esisto, scrivo su un pc. Non ti do l'indirizzo solo perchè adoro la mia privacy, ma conosco molte persone che possono testimoniare sulla mia effettiva esistenza e sul fatto che io sia ateo, il che basta e avanza per concludere che l'ateismo esiste!

Per il resto: Mi dici che la vita senza dio non ha senso! Io ti do ragione! E aggiungo: perchè dovrebbe avere senso la vita?
Come dici giustamente: Noi possiamo darle un senso soggettivo. Tu lo fai inventandoti dio, io cercando una donna che oltre a trombare sappia anche parlare, un altro ancora buttandosi dal paracadute, per non tacere di chi lo fa strafogandosi di merendine o di chi trova senso nella vita aspettando il Grande Cocomero.
Quindi?
Siamo sempre lì: dio esiste perchè me lo dici tu e perchè da senso alla tua vita.
Io la mia vita me la vivo spesso e volentieri senza senso, poi ogni tanto cerco di darglielo se qualcuna collabora, se no...amen! wink..

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da Minsky il Dom 22 Gen 2012 - 22:39

JACK_JOHN ha scritto: ...
Jack (o John), mi hai quasi convinto. Bella dissertazione, dico sul serio!
Senti, spiegami un piccolo dettaglio. Immagino che tu farai tutto il possibile per essere ligio alla religione cristiana "biblica" (?) e meritarti il paradiso. Quando - presto! la vita è un lampo! - sarai nell'eterna bacheca cosmica, dopo un legittimo sospiro di sollievo per aver scansato il peggio, come ti accingerai a passare "tutta" l'eternità?

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da teto il Dom 22 Gen 2012 - 22:40

Jack, credere per fede a qualcosa di illogico, contradditorio, basato solo su un libro, senza nessun metodo opportuno di indagine è regresso, non è progresso
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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da loonar il Dom 22 Gen 2012 - 22:46

Ah se poi parliamo di progresso e regresso, mi tengo stretto il regresso scientifico e lascio a Jackjohn il progresso religioso fideistico!

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Re: una domanda da un giovane ateo.

Messaggio Da Avalon il Dom 22 Gen 2012 - 22:46

JACK_JOHN ha scritto:
Avalon ha scritto:Si fa prima a dire dove non sta.

(io leggo molto veloce, non ti dico quanto ci metto a seccare un libro )

Allora dove non sta?

Ovunque, nel tuo post

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