Pirati indiani

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Faria il Lun 13 Gen - 18:00

ricattati da un paese del terzo mondo, impensabile fino a pochi anni fa

Faria
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Re: Pirati indiani

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 8:12

Faria ha scritto:ricattati da un paese del terzo mondo, impensabile fino a pochi anni fa
... forse però il ricatto non è venuto da un paese del terzo mondo.

paolo1951
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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Paolo il Mar 14 Gen - 8:49

Ho sentito alla radio una intervista con una esperta di diritto internazionale che faceva presente che, anche in forza di una convenzione internazionale sottoscritta sia dall'India che dall'Italia, i militari in missione e che stanno operando per conto del loro governo non possono essere ritenuti personalmente responsabili del loro operato. Ovvero, nella ipotesi come quella in questione, che vi siano degli abusi o degli errori più o meno colposi, a rispondere deve essere lo stato per cui i militari operano. Poi lo stato deciderà se processare o meno i militari. La logica che c'è alla base di questa convenzione è che il militare deve ubbidire agli ordini e non può esimersi dal farlo. Perciò se l'ordine è sbagliato loro non possono pagare personalmente.

A me questa sembra una posizione quanto meno logica anche per i nostri Marò. Io non so come siano andate le cose ma se ipotizziamo che avessero ricevuto l'ordine anche sbagliato di sparare e hanno ucciso degli innocenti, è chi ha dato l'ordine che deve risponderne, e non loro.

A mio avviso, a prescindere da cosa di losco ci possa essere sotto, questa mi sembra la difesa migliore che loro possono portare avanti. Ma la politica/economia/malaffare se ne frega del diritto e non ho idea di come possa andare a finire l'intera vicenda.

Paolo
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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Rasputin il Mar 14 Gen - 10:51

Poveracci  crying 

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Mi dissocio espressamente da tutte le dichiatrazioni da me rilasciate a partire da un'ora fa.
Qualunque somiglianza con la realtà è puramente casuale ed involontaria.
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Rasputin
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Re: Pirati indiani

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 15:27

Paolo ha scritto:Ho sentito alla radio una intervista con una esperta di diritto internazionale che faceva presente che, anche in forza di una convenzione internazionale sottoscritta sia dall'India che dall'Italia, i militari in missione e che stanno operando per conto del loro governo non possono essere ritenuti personalmente responsabili del loro operato. Ovvero, nella ipotesi come quella in questione, che vi siano degli abusi o degli errori più o meno colposi, a rispondere deve essere lo stato per cui i militari operano. Poi lo stato deciderà se processare o meno i militari. La logica che c'è alla base di questa convenzione è che il militare deve ubbidire agli ordini e non può esimersi dal farlo. Perciò se l'ordine è sbagliato loro non possono pagare personalmente.

A me questa sembra una posizione quanto meno logica anche per i nostri Marò. Io non so come siano andate le cose ma se ipotizziamo che avessero ricevuto l'ordine anche sbagliato  di sparare e hanno ucciso degli innocenti, è chi ha dato l'ordine che deve risponderne, e non loro.

A mio avviso, a prescindere da cosa di losco ci possa essere sotto, questa mi sembra la difesa migliore che loro possono portare avanti. Ma la politica/economia/malaffare se ne frega del diritto e non ho idea di come possa andare a finire l'intera vicenda.
Ti ho dato un verde... anche se quanto dici è così lapalissiano che solo teste da ministro come i nostri governanti possono non esserci ancora arrivati... e con loro non ci sono arrivati nemmeno diversi italioti che continuano a disquisire sulla questione se i marò abbiamo o meno ucciso, se quei due fossero pirati o pescatori...

Però una facile soluzione ci sarebbe: l'italia dichiara guerra all'India, e in base alla convenzione di Ginevra evitiamo ai nostri marò almeno il rischio di una condanna a morte!

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Paolo il Mar 14 Gen - 16:34

Grazie 1951 anche se per la verità non è farina del mio sacco. Però io penso che questo sia il solo e vero argomento forte che lo stato italiano può avere in mano, e che prescinde dalle circostante contingenti. Stento a credere che i super avvocati e diplomatici vari che staranno seguendo il caso non lo sappiano.

Inoltre, sempre questa studiosa, che tra l'altro dalla voce mi sembra sia giovane, sosteneva che quando i Marò erano in Italia e proprio in forza di questa convenzione le autorità italiane avevano il dovere di arrestali per processarli. Ma ..ubi major minor cessat!! Altro che obbligatorietà dell'azione penale! Fanno quel cazzo che vogliono, e non pagano mai per i loro errori.

Però vi ricordate quando è successo il disastro del Cernis, gli aviatori americani erano stati processati negli Usa e qui da noi ci sono state mille proteste! Perciò come sempre due pesi e due misure. Però, al di la di come siano poi le responsabilità oggettive, la logica deve essere per tutti la stessa. Gli americani infatti mi sembra abbiano condannato all'ergastolo quel militare che in Afganistan ha massacrato un po' di civili senza alcuna ragione.

Paolo
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Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 17:27

... secondo verde!

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Rasputin il Mar 14 Gen - 17:40

Lo volete un altro caso di calobraghe da parte dei fantocci italocialtrogovernanti?

ok è di fronte ad una potenza mondiale, gli USA, e siamo anche un po' OT, però questo poveraccio

http://www.chicoforti.com/

http://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Forti

è in carcere, molto probabilmente innocente, da 14 anni

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da holubice il Mar 14 Gen - 19:29

Paolo ha scritto:Ho sentito alla radio una intervista con una esperta di diritto internazionale che faceva presente che, anche in forza di una convenzione internazionale sottoscritta sia dall'India che dall'Italia, i militari in missione e che stanno operando per conto del loro governo non possono essere ritenuti personalmente responsabili del loro operato. Ovvero, nella ipotesi come quella in questione, che vi siano degli abusi o degli errori più o meno colposi, a rispondere deve essere lo stato per cui i militari operano. Poi lo stato deciderà se processare o meno i militari. La logica che c'è alla base di questa convenzione è che il militare deve ubbidire agli ordini e non può esimersi dal farlo. Perciò se l'ordine è sbagliato loro non possono pagare personalmente...



"Ben detto. Ma a me perché alloren siete venuti ad acchiapparen fino a Bariloce? Voi utilizzaren vostra famosen logiken a pelle di coglionen..."


 mgreen

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Messaggio Da holubice il Mar 14 Gen - 19:34

Faria ha scritto:ricattati da un paese del terzo mondo, impensabile fino a pochi anni fa


"Zitti, luridi peones..."



holubice
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Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 20:03

holubice ha scritto:
Paolo ha scritto:Ho sentito alla radio una intervista con una esperta di diritto internazionale che faceva presente che, anche in forza di una convenzione internazionale sottoscritta sia dall'India che dall'Italia, i militari in missione e che stanno operando per conto del loro governo non possono essere ritenuti personalmente responsabili del loro operato. Ovvero, nella ipotesi come quella in questione, che vi siano degli abusi o degli errori più o meno colposi, a rispondere deve essere lo stato per cui i militari operano. Poi lo stato deciderà se processare o meno i militari. La logica che c'è alla base di questa convenzione è che il militare deve ubbidire agli ordini e non può esimersi dal farlo. Perciò se l'ordine è sbagliato loro non possono pagare personalmente...



"Ben detto. Ma a me perché alloren siete venuti ad acchiapparen fino a Bariloce? Voi utilizzaren vostra famosen logiken a pelle di coglionen..."
E infatti anche Norimberga fu solo una vendetta e non certo un atto di giustizia...
Questo non significa che si possa poi comprendere ed anche approvare certe vendette.


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Re: Pirati indiani

Messaggio Da holubice il Gio 16 Gen - 18:00

paolo1951 ha scritto:E infatti anche Norimberga fu solo una vendetta e non certo un atto di giustizia...
Questo non significa che si possa poi comprendere ed anche approvare certe vendette.
Vi invito a leggere questi due articoli di cui condivido in toto il contenuto:

Massimo Fini: Quel Tribunale internazionale somiglia tanto a Norimberga

"A Norimberga, i vincitori processarono i vinti. SI trattava di un fatto inaudito, nel senso letterale di mai udito prima, col quale, come disse coraggiosamente Benedetto Croce in un memorabile discorso all'Assemblea Costituente, «si abbandonava la diversa pratica, esente da ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni di loro e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con ciò la guerra». Con Norimberga, che era farina del sacco americano (francesi, russi e soprattutto gli inglesi erano molto più tiepidi), i vincitori non si accontentavano più di esser tali, pretendevano anche di essere moralmente migliori dei vinti tanto da poterli, appunto, giudicare. Il diritto veniva così a coincidere con la forza: la forza del vincitore. Che è esattamente il contrario di ogni diritto e di ogni giustizia, perché il diritto nasce proprio per limitare la forza del più forte. L' idea di Norimberga era talmente aberrante che è rimasta sopita per alcuni decenni. Da qualche tempo invece è tornata all'onor del mondo, prima con i Tribunali speciali per i «crimini di guerra» in Ruanda e in Bosnia e ora col progetto di un Tribunale Internazionale Penale Permanente di cui stanno . discutendo a Roma i delegati di 186 Paesi e la cui principale animatrice è la radicale Emma Bonino, donna pericolosissima perché animata da pie intenzioni. Il presupposto teorico di questo Tribunale, naturalmente, è che sia neutrale, che giudichi con uguale rigore ed equanimità i «crimini di guerra» dei vincitori e dei vinti, quelli degli Stati dominanti e quelli degli Stati marginali. Si tratta di un'utopia o, più spesso, di malafede.(continua nel link)"




Ed anche:

Fini:  E' la giustizia dei vincitori

"Slobodan Milosevic è stato arrestato. Giustizia è fatta. Ne siamo sicuri? L'accusa che i Pubblici ministeri serbi rivolgono all'ex presidente della Jugoslavia è di quelle risibili: abuso d'ufficio, l'essersi fatto vendere la villa di Dedinje a prezzi di favore. Ciò è tutto quanto la magistratura serba è riuscita finora a trovare sul conto di Milosevic. Non è cosa da giustificare un arresto e, tantomeno, un assedio alla villa presidenziale che ha per certi versi ricordato, a parti invertite, l'assedio di Salvador Allende alla Moneda circondata dai tagliagole del generale Pinochet. L'arresto è avvenuto nella notte fra il 31 marzo e il primo aprile. La data è significativa, perché è quella della scadenza dell'ultimatum che gli Stati Uniti avevano lanciato al governo jugoslavo per arrestare Milosevic, pena il ritiro degli aiuti (50 milioni di dollari) promessi dagli americani per tentare di ricostruire economicamente la Jugoslavia da essi bombardata e devastata, e, attraverso opportune pressioni sulla Banca Mondiale e il Fmi, di quegli altri aiuti che dovrebbero arrivare dagli organismi internazionali. Una giustizia «ad orologeria» diremmo in Italia. Una giustizia che si svolge sulla base di un ricatto abbastanza vergognoso (soldi in cambio di diritti) e che lascia molti dubbi sulla reale indipendenza dello Stato jugoslavo e, ancor più, della magistratura di quel Paese nei confronti del governo. È a tutti evidente, e del resto è stato anche detto «apertis verbis», che l'arresto di Milosevic per reati di poco conto è propedeutico alla sua consegna per «crimini di guerra» al Tribunale internazionale dell'Aja la cui sentenza, di natura ovviamente e squisitamente politica, è già scritta. Si profila quindi una «Norimberga dei Balcani», cioè la giustizia dei vincitori sui vinti. Perché questo fu il processo di Norimberga su cui, in un coraggioso discorso tenuto all'Assemblea Costituente nel luglio del 1947, Benedetto Croce, che non era un fascista e nemmeno un comunista, ma un liberale, si espresse con queste parole: «Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai giorni nostri (bisogna pure aver il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituito per giudicare e condannare, sotto nome di "criminali di guerra", uomini politici e generali dei popoli vinti». (continua)"




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Re: Pirati indiani

Messaggio Da paolo1951 il Gio 16 Gen - 19:32

holubice ha scritto:
paolo1951 ha scritto:E infatti anche Norimberga fu solo una vendetta e non certo un atto di giustizia...
Questo non significa che si possa poi comprendere ed anche approvare certe vendette.
Vi invito a leggere questi due articoli di cui condivido in toto il contenuto:

Massimo Fini: Quel Tribunale internazionale somiglia tanto a Norimberga

"A Norimberga, i vincitori processarono i vinti. SI trattava di un fatto inaudito, nel senso letterale di mai udito prima, col quale, come disse coraggiosamente Benedetto Croce in un memorabile discorso all'Assemblea Costituente, «si abbandonava la diversa pratica, esente da ipocrisia, onde un tempo non si dava quartiere ai vinti o ad alcuni di loro e se ne richiedeva la consegna per metterli a morte, proseguendo e concludendo con ciò la guerra». Con Norimberga, che era farina del sacco americano (francesi, russi e soprattutto gli inglesi erano molto più tiepidi), i vincitori non si accontentavano più di esser tali, pretendevano anche di essere moralmente migliori dei vinti tanto da poterli, appunto, giudicare. Il diritto veniva così a coincidere con la forza: la forza del vincitore. Che è esattamente il contrario di ogni diritto e di ogni giustizia, perché il diritto nasce proprio per limitare la forza del più forte. L' idea di Norimberga era talmente aberrante che è rimasta sopita per alcuni decenni. Da qualche tempo invece è tornata all'onor del mondo, prima con i Tribunali speciali per i «crimini di guerra» in Ruanda e in Bosnia e ora col progetto di un Tribunale Internazionale Penale Permanente di cui stanno . discutendo a Roma i delegati di 186 Paesi e la cui principale animatrice è la radicale Emma Bonino, donna pericolosissima perché animata da pie intenzioni. Il presupposto teorico di questo Tribunale, naturalmente, è che sia neutrale, che giudichi con uguale rigore ed equanimità i «crimini di guerra» dei vincitori e dei vinti, quelli degli Stati dominanti e quelli degli Stati marginali. Si tratta di un'utopia o, più spesso, di malafede.(continua nel link)"




Ed anche:

Fini:  E' la giustizia dei vincitori

"Slobodan Milosevic è stato arrestato. Giustizia è fatta. Ne siamo sicuri? L'accusa che i Pubblici ministeri serbi rivolgono all'ex presidente della Jugoslavia è di quelle risibili: abuso d'ufficio, l'essersi fatto vendere la villa di Dedinje a prezzi di favore. Ciò è tutto quanto la magistratura serba è riuscita finora a trovare sul conto di Milosevic. Non è cosa da giustificare un arresto e, tantomeno, un assedio alla villa presidenziale che ha per certi versi ricordato, a parti invertite, l'assedio di Salvador Allende alla Moneda circondata dai tagliagole del generale Pinochet. L'arresto è avvenuto nella notte fra il 31 marzo e il primo aprile. La data è significativa, perché è quella della scadenza dell'ultimatum che gli Stati Uniti avevano lanciato al governo jugoslavo per arrestare Milosevic, pena il ritiro degli aiuti (50 milioni di dollari) promessi dagli americani per tentare di ricostruire economicamente la Jugoslavia da essi bombardata e devastata, e, attraverso opportune pressioni sulla Banca Mondiale e il Fmi, di quegli altri aiuti che dovrebbero arrivare dagli organismi internazionali. Una giustizia «ad orologeria» diremmo in Italia. Una giustizia che si svolge sulla base di un ricatto abbastanza vergognoso (soldi in cambio di diritti) e che lascia molti dubbi sulla reale indipendenza dello Stato jugoslavo e, ancor più, della magistratura di quel Paese nei confronti del governo. È a tutti evidente, e del resto è stato anche detto «apertis verbis», che l'arresto di Milosevic per reati di poco conto è propedeutico alla sua consegna per «crimini di guerra» al Tribunale internazionale dell'Aja la cui sentenza, di natura ovviamente e squisitamente politica, è già scritta. Si profila quindi una «Norimberga dei Balcani», cioè la giustizia dei vincitori sui vinti. Perché questo fu il processo di Norimberga su cui, in un coraggioso discorso tenuto all'Assemblea Costituente nel luglio del 1947, Benedetto Croce, che non era un fascista e nemmeno un comunista, ma un liberale, si espresse con queste parole: «Segno inquietante di turbamento spirituale sono ai giorni nostri (bisogna pure aver il coraggio di confessarlo) i tribunali senza alcun fondamento di legge, che il vincitore ha istituito per giudicare e condannare, sotto nome di "criminali di guerra", uomini politici e generali dei popoli vinti». (continua)"




 quoto.. quoto.. quoto.. 

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Messaggio Da holubice il Ven 17 Gen - 19:19

Non c'entra quasi niente ma...



Il fiero alleaten Galeazzo Mussolesi

Click:
Il Fiero alleaten Galeazzo Musolesi: l'alleato italiano, con un nome che chiaramente è tratto da quelli di Benito Mussolini e Galeazzo Ciano (ma Mario Musolesi è anche il nome di un partigiano). È un uomo fifone ed egoista, che prova sempre a truffare e rubare ai suoi "alleati". Musolesi ha tutta l'aria di una parodia degli stereotipi sul comportamento dell'esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale. In una striscia Musolesi afferma di essere il federale di San Giovanni in Persiceto, cittadina dell'hinterland bolognese. In alcune strisce è solito mettersi in posa plastica su un cumulo di terra, dicendo di farlo per intimorire il nemico (quando il nemico è alle spalle). È perennemente in conflitto con l'altro alleato dell'esercito, il giapponese. Nella maggior parte delle strisce Galeazzo ha delle assurde fissazioni, come l'orticello di guerra, la letterina alla mamma e assumere una posa "plastiken" mostrando il petto al nemico. Da notare i baffetti tipo Hitler. La sua origine si deve a uno scherzo che nel 1965 l'allora studente di liceo Bonvi fece con altri amici al preside della sua scuola, inviando al settimanale Gente una lettera a firma di un fantomatico Galeazzo Musolesi che affermava di essere stato compagno d'armi del preside durante la Prima guerra mondiale e di averlo sentito leggere Dante sotto un furioso bombardamento.

holubice
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Messaggio Da paolo1951 il Sab 18 Gen - 8:05

holubice ha scritto:Non c'entra quasi niente ma...



Il fiero alleaten Galeazzo Mussolesi

Click:
Il Fiero alleaten Galeazzo Musolesi: l'alleato italiano, con un nome che chiaramente è tratto da quelli di Benito Mussolini e Galeazzo Ciano (ma Mario Musolesi è anche il nome di un partigiano). È un uomo fifone ed egoista, che prova sempre a truffare e rubare ai suoi "alleati". Musolesi ha tutta l'aria di una parodia degli stereotipi sul comportamento dell'esercito italiano durante la Seconda guerra mondiale. In una striscia Musolesi afferma di essere il federale di San Giovanni in Persiceto, cittadina dell'hinterland bolognese. In alcune strisce è solito mettersi in posa plastica su un cumulo di terra, dicendo di farlo per intimorire il nemico (quando il nemico è alle spalle). È perennemente in conflitto con l'altro alleato dell'esercito, il giapponese. Nella maggior parte delle strisce Galeazzo ha delle assurde fissazioni, come l'orticello di guerra, la letterina alla mamma e assumere una posa "plastiken" mostrando il petto al nemico. Da notare i baffetti tipo Hitler. La sua origine si deve a uno scherzo che nel 1965 l'allora studente di liceo Bonvi fece con altri amici al preside della sua scuola, inviando al settimanale Gente una lettera a firma di un fantomatico Galeazzo Musolesi che affermava di essere stato compagno d'armi del preside durante la Prima guerra mondiale e di averlo sentito leggere Dante sotto un furioso bombardamento.
Magari i nostri ministri fossero come Musolesi... questi oltre che imbroglioni sono anche fessi e comunque hanno la brutta abitudine di fare i finocchi con il culo degli "altri" italiani...

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da paolo1951 il Lun 10 Feb - 18:55

"... il premier Letta protesta, e il ministro Bonino non esclude il ricorso all’Onu ... "
(vedi http://espresso.repubblica.it/palazzo/2014/02/10/news/india-italia-nell-impasse-sui-maro-dietro-l-incertezza-gli-interessi-economici-1.152423)

Cristo santo! Emma Bonino "non esclude un ricorso all'ONU" !!!  carneval carneval carneval 
Dunque uno stato straniero sequestra 2 militari italiani in servizio, cioè commette un chiaro atto di guerra contro il nostro paese e dopo 2 anni, dopo la minaccia di assassinare i nostri soldati prigionieri in barba alla Convenzione di Ginevra... la signora Emma Bonino non esclude che si possa far ricorso all'ONU... e il presidente del consiglio Letta addirittura "protesta"!

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da silvio il Lun 10 Feb - 22:19

E' stato il governo monti a mettersi in questo ginepraio, con la continuità di letta, infondo hanno seguito un percorso logico sbagliato, cioè fare i coerenti ed i corretti con un governo ed una nazione di incivili, lo stesso errore che abbiamo fatto con tanti stati fantoccio e buffoni del terzo mondo.
Avevano avuto dall'India il permesso di portare i soldati in italia, ma li hanno rispediti in india per dare fede alla parola, fede alla parola data ad uno stato retrogrado e nazionalista, con mentalità medievali.
Si sono spaventati perché minacciavano di prendere in ostaggio l'ambasciatore italiano, cosa folle il solo ipotizzarlo.
Ora come ne escono ? Stante il fatto di avere a che fare con dei buffoni, stato indiano che si vanagloria di mettere sotto botta uno stato europeo ? I due rischiano veramente di finire in galera.

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da ToninoScalzo il Mar 11 Feb - 3:36

paolo1951 ha scritto:Dunque uno stato straniero sequestra 2 militari italiani in servizio, cioè commette un chiaro atto di guerra contro il nostro paese e dopo 2 anni, dopo la minaccia di assassinare i nostri soldati prigionieri in barba alla Convenzione di Ginevra... la signora Emma Bonino non esclude che si possa far ricorso all'ONU... e il presidente del consiglio Letta addirittura "protesta"!
Per credere nella politica e nelle religioni ... ci vuole fedefrusta

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Minsky il Mer 12 Feb - 12:48

AGI ha scritto:07:34 12 FEB 2014

Marò, doccia fredda dall'Onu: "È una vicenda tra Italia e India"

New York, 12 feb. - Martin Nesirsky, portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-monn ha gelato le speranze dell'Italia di coinvolgere ed ottenere il sostegno anche dell'Onu sul caso dei Marò. "È una questione bilaterale", ha dichiarato nel briefing quotidiano con la stampa accreditata Nesirsku secondo quanto emerge dalle trascrizioni dell'uffico stampa del Palazzo di Vetro. Ai giornalisti che, insistendo, gli hanno chiesto di commentare la notizia che il ministro degli Esteri italiano si è rivolto all'Alto Commissariato per i Diritti Umani, Nesirsky ha replicato: "È stata un'iniziativa del ministro Bonino, di cui prendiamo atto ma che non cambia i termini della questione che resta bilaterale" Stamane Bonino, che ha già ottenuto ieri il sostegno dell'Ue, un'audizione alla Camera ha ricordato che il governo italiano ha, "aperto anche un dialogo, che speriamo maturi velocemente, sia in ambito Nato che alle Nazioni Unite vere e proprie, ma non è così scontato avere delle solidarietà solide".
Traduz.: inchiappettati.

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Rasputin il Mer 12 Feb - 13:27

Martin "Ponzio" Nesirsky?

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Mi dissocio espressamente da tutte le dichiatrazioni da me rilasciate a partire da un'ora fa.
Qualunque somiglianza con la realtà è puramente casuale ed involontaria.
La pena di morte andrebbe applicata immediatamente e senza processo a chiunque, anche in tenera età, esprimesse il mero desiderio di diventare giudice o funzionario di qualsiasi categoria.

Rasputin
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Re: Pirati indiani

Messaggio Da paolo1951 il Mer 12 Feb - 15:27

La soluzione in fondo ci sarebbe e anche molto semplice. Per Per prima cosa attacchiamo davvero a cannonate qualche nave indiana... a questo punto diventeranno evidenti alcune cose:
1. che la responsabilità è dello stato italiano e non dei suoi militari individualmente.
2. che l'ONU dovrà interessarsi della questione, se non altro per condannare la nostra aggressione.
3. che i due marò devono godere dello status di prigionieri di guerra, quindi non possono essere sottoposti a giudizio penale e men che mai uccisi.

PS: se proprio non vogliamo sparare, se pensassimo che questo costerebbe "troppo"... o avessimo remore morali a farlo, potrebbe anche bastare una dichiarazione formale del presidente della repubblica (quale capo delle forze armate) che i nostri marò hanno sparato a seguito di un preciso ordine impartito dai loro superiori dall'Italia.

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da silvio il Mer 12 Feb - 20:15

Comunque per il momento li vedo messi male, poveracci

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Minsky il Dom 3 Ago - 10:39

il Giornale ha scritto:L'ambasciatore chiede i danni ai marò

Mancini vuole 400 euro dalla Farnesina: i fili per stendere i panni dei fucilieri avrebbero rovinato la recinzione della sua residenza in India. La riverniciatura costa un terzo dello stipendio annuo di un indiano

Fabrizio Ravoni - Dom, 03/08/2014 - 11:36

Roma - Alla Farnesina quando hanno letto il dispaccio targato «Nuova Delhi» quasi non volevano credere a quel che c'era scritto.

L'ambasciatore Daniele Mancini chiedeva 400 euro all'amministrazione degli Esteri per «lavori straordinari».

E fin qui, nulla di nuovo. La prima considerazione fatta dagli uffici è stata: con quel che guadagna (si parla di 20mila euro netti al mese), magari, poteva non presentare il conto al ministero. Ma a far saltare sulla sedia i vertici del ministero (dal segretario generale, Michele Valensise, in giù) sono state le motivazioni della richiesta di rimborso economico.

I 400 euro - spiegava l'ambasciatore nella nota - sono serviti a pagare gli operai che hanno ridipinto una parte della recinzione della residenza del diplomatico a Nuova Delhi. Recinzione - spiegava la nota - rovinata (a dire dell'ambasciatore e della sua signora) dai fili dei panni utilizzati da Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per stendere la propria biancheria.

I due fucilieri di Marina sono infatti «ospiti» dell'ambasciata da quando sono rientrati in India. Una soluzione accettata a denti stretti dall'ambasciatore e dalla moglie. Tant'è che, a quanto pare, non è la prima volta che la Farnesina si vede recapitare conti della spesa a loro carico. La residenza diplomatica di Nuova Delhi ha un parco enorme e loro sono stati collocati in una dépendance nascosta da una grata di legno con rampicanti.

Ospiti non proprio graditi, insomma. Soprattutto alla signora ambasciatrice. Tant'è che per giustificare e legalizzare la loro presenza in ambasciata, i due marò sono stati messi sotto le dipendenze dell'addetto militare. Una formula scelta per metterli al riparo dalle ugge della famiglia Mancini.

E pensare che proprio l'ambasciatore italiano a Nuova Delhi ha avuto un ruolo non secondario sul loro rientro in India. Le autorità indiane avevano paventato la possibilità di togliere l'immunità diplomatica a Mancini: immunità regolamentata dal Trattato di Vienna del 1961. E l'ambasciatore, intimorito da questa minaccia, fece enormi pressioni sul suo principale sponsor dell'epoca, Corrado Passera; del quale era stato consigliere diplomatico al ministero dello Sviluppo economico.

E fu proprio Passera - come ha ricostruito Giulio Terzi di Santagata, dimessosi da ministro degli Esteri ad una settimana dalla fine del governo Monti - a sostenere l'opportunità di far tornare in India i marò. Proprio per evitare - spiegava Passera a Palazzo Chigi - possibili ripercussioni al nostro ambasciatore.

Per essere più convincente raccontò di aver saputo attraverso i propri canali diplomatici (Mancini?) di una lettera che la Confindustria aveva in animo di scrivere. Lettera nella quale gli imprenditori facevano il punto del danno economico che sarebbe stato determinato da un mancato ritorno dei marò in India. Inutile dire che questa lettera non è mai stata recapitata a Palazzo Chigi.

Ma si tratta di gossip. Quel che resta è la richiesta di rimborso di 400 euro presentato da Daniele Mancini & signora alla Farnesina per ridipingere una balaustra.

Al ministero degli Esteri hanno fatto due conti. Tradotto in dollari, fa qualcosa più di 500 dollari. Per avere un termine di paragone, il reddito pro capite medio indiano è di 1.500 dollari all'anno. Ne consegue che l'operaio impegnato a ridipingere la recinzione, in pochi giorni, ha guadagnato un terzo di quel che incassa in dodici mesi.

http://www.ilgiornale.it/news/politica/lambasciatore-chiede-i-danni-ai-mar-1042589.html

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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Minsky il Lun 8 Giu - 16:54


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Re: Pirati indiani

Messaggio Da Minsky il Dom 13 Set - 17:52


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