La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

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La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Masada il Mer 27 Giu - 14:54

Spero di non aprire un doppione, ma considero la dichiarazione del 1948 più un'opera d'arte da conoscere, capire, contemplare, provare a vivere che uno step di riflessione filosofica.

Apro il dibattito con questa "interpretazione" trovata in internet che contiene già spunti di discussione accennati in altri 3D (cammino-frutto dei vincitori-natura umana-...):

La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo (1948) esordisce così: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti". Queste parole riecheggiano i documenti più solenni della Rivoluzione americana (1776) e francese (1789) e ribaltano il tradizionale rapporto fra governanti e governati, là dove si voleva che i primi fossero titolari di diritti e i secondi destinatari di doveri. Qui, invece, si stabilisce che ai governati appartengono diritti che i governanti hanno il dovere di riconoscere. Riconoscere, non creare. Si tratta di diritti, infatti, che sono scolpiti nella natura umana e che gli uomini perciò possiedono fin dalla nascita. E poiché non li ha creati nessun potere, nessun potere può distruggerli ma deve riconoscerli, come appunto recita la nostra Costituzione: "La Repubblica riconosce […] i diritti inviolabili dell'uomo" (art. 2).
Una volta proclamati nelle carte costituzionali, i diritti umani mutano natura: da semplici aspirazioni di filosofi, quali erano all'inizio, essi ascendono al rango di vere e proprie leggi positive, con tanto di sanzioni che ne assicurano l'osservanza. Questo è il fenomeno della positivizzazione delle libertà naturali.

La lunga marcia dei diritti umani

Oltre che positivizzati, i diritti dell'uomo si sono anche moltiplicati e arricchiti. Ed è così che agli originari diritti civili della tradizione liberale (la libertà di circolazione, l'inviolabilità del domicilio, la libertà religiosa ecc.), si sono aggiunti prima i diritti politici del pensiero democratico (il suffragio universale, innanzitutto) e poi i diritti sociali del movimento operaio (il diritto al lavoro, all'istruzione e alla salute). In tal modo si è prodotto un secondo fenomeno, conosciuto come progressione dei diritti dell'uomo.


http://www.treccani.it/enciclopedia/diritti-dell-uomo/

Qui invece un riassuntino veloce:
http://www.unric.org/html/italian/humanrights/quiz.html

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Masada il Mer 27 Giu - 15:33

Un esempio di spunti e interpretazioni, provenienti da diversi ambienti culturali, della base della dichiarazione, il concetto di natura umana, quasi un "universale", un "oggettivo", un qualcosa non così facile da indagare :

Esiste una natura umana individuabile attraverso criteri razionali universali, oppure intenderla come "un'essenza definita una volta per tutte è l'ultima delle superstizioni"? Argomentare attorno alla natura umana quale fondamento dei diritti dell'uomo giova alla creazione di condizioni civili che rispettino i diritti umani, o è più vantaggioso mostrare le conseguenze cui inevitabilmente conduce la negazione dei diritti dell'uomo? Queste alcune delle persistenti domande attorno a cui si svolge il dibattito contemporaneo sulla natura umana, oggetto di discussione dei saggi qui raccolti. Questo inestricabile dibattito, accentuatosi negli ultimi decenni per motivi socio-politici (riconducibili al fenomeno dell'immigrazione e del multiculturalismo) ma anche per gli straordinari obiettivi raggiunti dalla ricerca biologica, dalle neuroscienze e dalla tecnologia, vela questioni etiche e civili oggi fortemente avvertite, specialmente per le conseguenze morali, sociali e giuridiche, spesso valutate con criteri non unanimi, derivabili dallo stabilire i confini entro cui può essere definita la natura dell'uomo.
http://www.ibs.it/code/9788861292345/fabriziani-anna-v-/natura-umana-diritti.html

http://www.parodos.it/filosofia/noamchom.htm
http://www.filosofico.net/Antologia_file/AntologiaB/Bobbio_02.htm
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_con_cfaith_doc_20090520_legge-naturale_it.html
http://web.tiscalinet.it/umanesimo/Sartre.htm

Auguri!


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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 15:37

Sull'argomento ho apprezzato (no, proprio amato) il libro di Jeanne Hersch 'I diritti umani dal punto di vista filosofico' che si diffonde proprio sul lavoro 'a monte' della Dichiarazione, a cui lavori ella partecipò, sulla definizione del concetto di diritto umano e sulle modalità della sua applicazione.

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Masada il Mer 27 Giu - 15:46

Avalon ha scritto:Sull'argomento ho apprezzato (no, proprio amato) il libro di Jeanne Hersch 'I diritti umani dal punto di vista filosofico' che si diffonde proprio sul lavoro 'a monte' della Dichiarazione, a cui lavori ella partecipò, sulla definizione del concetto di diritto umano e sulle modalità della sua applicazione.

Se hai tempo magari lasciaci qualche spunto che ti ha lasciato il libro!!
Hai notato quanto le donne siano "protagoniste" in questo dibattito ora e nel comporla allora (come Eleanor roosevelt)?

http://www.liberilibri.it/mary-ann-glendon/139-verso-un-mondo-nuovo.html
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da jessica il Mer 27 Giu - 15:46

scusa ma (al solito) non ho capito cosa stai chiedendo, se qualcosa stai chiedendo...
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 15:49

Non chiedendo, quanto lanciando spunti per aprire un discorso. Domande non ce n'erano, dirette.

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 15:51

Masada, mi piacerebbe ma in questo momento sto vivendo il dramma del trasloco e ho tonnellate di libri imballati e inscatolati, e quello che cerco non salta fuori mai.

Quello che senza tornare a rifletterci sopra posso dirti che mi ha colpito molto, inaspettatamente, è la straordinaria vicinanza del tema al pensiero libertario/anarchico.

Dopotutto, i diritti umani non s'impongono, esattamente come la libertà.

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da mix il Mer 27 Giu - 16:02

Masada78 ha scritto:Hai notato quanto le donne siano "protagoniste" in questo dibattito ora e nel comporla allora (come Eleanor roosevelt)?

http://www.liberilibri.it/mary-ann-glendon/139-verso-un-mondo-nuovo.html
sarà per l'investimento fisico ed emozionale del fare i figli? e desiderare il loro benessere sopra tutto il resto, ottenibile con relazioni più rispettose che allontanano da soluzioni violente, che tanto piacciono invece agli esemplari meno evoluti della specie?
so che le donne non avranno dubbi su chi siano i soggetti di quest'ultima frase
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 16:04

Io ne ho parecchi invece.

Tanto è vero che il fatto che le *donne* in quanto categoria come protagoniste del dibattito mi colpiscono poco. E' giusto, semplicemente.

Ma non credo che la parte femminile dell'umanità abbia maggiore interesse di quella maschile alla libertà, alla felicità e alla dignità per se stessi e per i propri figli.


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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da mix il Mer 27 Giu - 16:22

Avalon ha scritto:Io ne ho parecchi invece.

Tanto è vero che il fatto che le *donne* in quanto categoria come protagoniste del dibattito mi colpiscono poco. E' giusto, semplicemente.

Ma non credo che la parte femminile dell'umanità abbia maggiore interesse di quella maschile alla libertà, alla felicità e alla dignità per se stessi e per i propri figli.

non è maggiore, è solo più forte e più focalizzato (mediamente, e per ragioni oggettive, immagino: nove mesi di contatto fisico ininterrotto e i successivi anni di legame preferenziale non possono non lasciare conseguenze nel modo di "sentire" della "categoria"; pur con tutto il bene che voglio ai miei figli ed anche agli altri cuccioli della specie - ed anche oltre- )
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 16:43

Sai che non so se e quanto questo sia un luogo comune. Diamolo per buono ...io però mi chiamo fuori, quando distribuivano l'istinto materno era andata a prendere la merenda

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Masada il Mer 27 Giu - 16:47

mix ha scritto:


sarà per l'investimento fisico ed emozionale del fare i figli?

e magari del vederli andare in guerra, perdere mariti e figli, curarli negli ospedali, assisterli mutilati, dover tirare avanti la baracca da sole...

i maschietti han fatto il danno
e le femminucce han messo il cerotto

ovviamente è una riduzione... anche perchè le donne protagoniste sui palcoscenici, ai tempi e ora, son ancor troppo minoranza.

un tempo c'era gente che diceva che le donne non si interessano di "filosofie"...
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 16:51

Sul fatto che siano in minoranza, hai purtroppo ragione. Non abbiamo (noi come genere umano, non come donne) ancora recuperato tanti secoli di esclusione dalla soggettività civile.

Sì, e anche che le donne non sono in grado di capire la matematica

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da mix il Mer 27 Giu - 16:58

Avalon ha scritto:Sai che non so se e quanto questo sia un luogo comune. Diamolo per buono ...io però mi chiamo fuori, quando distribuivano l'istinto materno era andata a prendere la merenda
mediamente sento parlare del benessere dei figli molto più le madri/donne che i padri/uomini
poi, chiaramente, all'interno dell'insieme degli elementi dei gruppi [maschile] e [femminile] c'è di tutto
come singola personalità.

forse io, o forse tu, o forse entrambi, abbiamo una visione distorta della realtà complessiva, (concetto discutibile) che magari non è né come percepita da me, né come da te.
necessiterebbe un campione più ampio di informazioni, per poter essere un po' più obiettivi.
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da SergioAD il Mer 27 Giu - 17:10

Fuori tema - Non posso uscire fuori tema ma non resisto a non dire che sono arrivati dagli Emirati 163 scatoloni del door to door, ci sono due gruppi di lavoratori per chiusura di un portico, parzialmente una loggia, sostituzione di uno studio/camera da letto, allargamento di uno stagnetto da 36 a 80 metri cubi. Passo molto tempo da OBI, Roy Merlin, Brico qua e Brico la!

Tornando ai diritti dell'uomo. Poi leggero i dettagli.

Sono rigorosamente società secolariste in cui c'è eguaglianza, equità e libertà. Hanno l'obbligo di garantire la libertà religiosa ma il dovere di confinarle in modo che non ci sia nessuna ingerenza nella laicità.

Dopo la Rivoluzione francese mai nessuno stato si deve basare sulla retta via religiosa. Vuol dire che sono liberi tutti di criticare qualunque cosa senza finire in prigione poi se sono troppo antipatici li potremmo mandare a fare in culo, litigiosi come sono.

Ma la cosa seria c'è. Si deve evitare che con qualche referendum i cittadini riescano a portare dentro robe come la pena di morte, la riduzione della libertà di culto, il razzismo, etc...

Questo si fa con l'educazione, il dialogo e le giuste attrazioni umaniste - la cosa è venuta fuori con la "primavera araba" perché chissà se non era meglio lasciarci i militari al potere che la democrazia si deve bilanciare con le minoranze e per questo ci vuole maturità.

Ogni moto inizia e si segue con incertezza, poi gli errori si riducono ed va a regime alla fine sarà così senza dubbio.

SergioAD
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 17:35

Sergio, evviva! Bella cosa quando la casa nuova comincia a sistemarsi un po' alla volta; anche a me non manca molto a questa fase, spero...

Questa tua frase mi piace molto, condivido e apprezzo:

Hanno l'obbligo di garantire la libertà religiosa ma il dovere di confinarle in modo che non ci sia nessuna ingerenza nella laicità.



Avalon
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da mix il Mer 27 Giu - 17:43

Avalon ha scritto:Sergio, evviva! Bella cosa quando la casa nuova comincia a sistemarsi un po' alla volta; anche a me non manca molto a questa fase, spero...

Questa tua frase mi piace molto, condivido e apprezzo:

Hanno l'obbligo di garantire la libertà religiosa ma il dovere di confinarle in modo che non ci sia nessuna ingerenza nella laicità.


far diventare il "confinamento" un valore anche agli occhi di una persona religiosa sarebbe un ottimo successo di "marketing ateo".
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 17:47

Io ne conosco parecchie che pur credenti sono laiche, ovvero ritengono questo confinamento un valore e un impegno.

Penso che la percezione di questo come valore positivo in Italia negli ultimi anni si sia molto indebolita, rispetto ad una situazione già piuttosto deludente.

Avalon
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Messaggio Da mix il Mer 27 Giu - 18:04

Avalon ha scritto:Io ne conosco parecchie che pur credenti sono laiche, ovvero ritengono questo confinamento un valore e un impegno.
con che parole lo esprimono, dal "loro" punto di vista?

credo che non ci sia nulla di più efficace che un argomento che scaturisce da dentro l'esperienza reale di un credente con sensibilità per quel valore per esprimere ancor più positivamente il concetto offerto da SergioAD.
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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 19:13

Necessità di separazione tra istituzione civile e religione organizzata... mi è capitato più volte di sentirmi dire che le regole date dalla religione devono essere vissute a livello personale dal credente e non imposte a livello sociale - laddove poi verrano regolarmente trasgredite.

Il 'buco' in questo concetto si rivela (spesso, non sempre onestamente) nella traduzione in pratica... a volte chi è più combattivo degli atei circa i privilegi economici della chiesa cattolica, quando gli si parla di pari diritti civili a prescindere dall'orientamento sessuale fa intravedere i primi tremori... oppure trovi disponibilità assoluta alla liberta di sceltà nel fine vita e ti senti dire che la religione a scuola insegna a essere buoni e non è una cosa negativa.., Insomma, tante teste tante idee più o meno sensate.

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Messaggio Da Rasputin il Mer 27 Giu - 19:47

Avalon ha scritto:Non chiedendo, quanto lanciando spunti per aprire un discorso. Domande non ce n'erano, dirette.

Ne faccio una io. Cosa pensate dell'art. 18?

Avalon ha scritto:
Questa tua frase mi piace molto, condivido e apprezzo:

Hanno l'obbligo di garantire la libertà religiosa ma il dovere di confinarle in modo che non ci sia nessuna ingerenza nella laicità.



Da dove deriva tale obbligo? Esiste un obbligo di garantire la libertà di stupidità?

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 20:02

Esiste l'obbligo di garantire la libertà, per coloro che pensano ch'essa sia il maggior bene al mondo. Non importa che possa essere usata male, se non la riconoscessi a chiunque non sarei degna di averla.

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da SergioAD il Mer 27 Giu - 20:03

Ora come ci dobbiamo difendere da questa affermazione del Ministero del Lavoro che per voce del suo rappresentante la Sig.ra Elsa Fornero dichiara che "il diritto al lavoro è da guadagnare"?

Uno stato che ammette una dichiarazione come questa sa che deve investire di più sullo stato sociale... insieme alla garanzia dell'aria, dell'acqua per forza c'è ciò che serve per la sopravvivenza.

Altrimenti questa signora suggerisce che sopravviva chi può e con quella carta forse il valore di equità o non l'ha compreso o per qualcuno non esiste. La chiesa parla di elemosina non di diritti.

Ho nominato la chiesa perché mi è venuta in mente la Rerum Novarum, da una parte parlava di dignità del lavoro e dall'altra manteneva invariata la classe sociale dell'operaio in barba all'equità.

E' una strada lunga e tortuosa quella che porta allo stesso benessere di tutti gli uomini qualunque esso sia. Di certo si schierano dalla stessa parte per classe sociale più che per fede/non fede.

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Re: La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo 1948

Messaggio Da Avalon il Mer 27 Giu - 20:08

Per praticità.



Articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.



Penso che non tutto quel ch'è giusto mi piace, e che questa sia l'espressione quasi perfetta di questo aspetto della libertà, per quanto non mi piaccia.

Penso che sia giusto così, che così dovrebbe essere anche in pratica, e penso che lo spazio per fare sì che la libertà di pensiero e di coscienza renda inutile quella di religione è a monte, ed è nell'educazione, nella cultura, nella responsabilità, nell'esempio di valori che dal teismo prescindono.

Penso che siamo noi e ciascuno di noi a rendere la necessità di parte di questo articolo un ricordo nel futuro.

Avalon
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Messaggio Da Rasputin il Mer 27 Giu - 20:12

Avalon ha scritto:Per praticità.



Articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.



Penso che non tutto quel ch'è giusto mi piace, e che questa sia l'espressione quasi perfetta di questo aspetto della libertà, per quanto non mi piaccia.

Penso che sia giusto così, che così dovrebbe essere anche in pratica, e penso che lo spazio per fare sì che la libertà di pensiero e di coscienza renda inutile quella di religione è a monte, ed è nell'educazione, nella cultura, nella responsabilità, nell'esempio di valori che dal teismo prescindono.

Penso che siamo noi e ciascuno di noi a rendere la necessità di parte di questo articolo un ricordo nel futuro.

http://atei.forumitalian.com/t3696-la-liberta-di-religione-e-un-diritto-umano

Solo l'inizio, poi se hai voglia scorri. Internventi di Minsky, che ha rilevato a mio parere perfettamente i vizi di fondo dell'art. 18.

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