malattie invalidanti

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Re: malattie invalidanti

Messaggio Da jillo il Gio 18 Ott - 11:27

Avalon ha scritto:Posso capire la sua posizione, ma non è utile a nessuno come risposta... nel senso che chi ha pensato di fare un gesto gentile ci sarà rimasto male la prossima volta magari non lo fa di fronte a qualcuno che potrebbe averne più bisogno di tuo fratello.

Dire 'grazie, ma finché riesco preferisco sforzarmi e stare in piedi' con un sorriso è più funzionale all'educazione di tutti nei confronti della disabilità

A me piace quando qualcuno chiede, perché io ho la faccia come il culo e non ho problemi, e magari può servire ad aiutare qualcun altro in condizioni simili. Condividere e coinvolgere è una bella cosa.



Hai ragione. I vaffa, infatti, in questi casi nascono e muoino tra i denti... e seguono un laconico "non si preoccupi grazie" sempre accompagnati da un sorrisetto di circostanza.
Quel problema accompagna mio fratello, oggi quasi 40'enne, sin dalla nascita. Anche lui, se non avesse avuto la faccia come il c...o, ossia intelligenza e carattere, come te, avrebbe vissuto e vivrebbe la sua già difficile vita con qualche problema in più.
Sin da bambino non poteva fare cose che i coetanei facevano. Lui non sa cosa sia correre, nè saltare nè passeggiare disinvolto per strada senza che nessuno si volti a guardare quel suo modo strano di buttare giù i piedi. Non lo saprà mai. E quello che più si accendeva di rabbia anche da bambini sembravo essere io anzichè lui. I bambini sanno essere cattivi. A volte sono solo più sinceri degli adulti. Mio fratello ha subito discriminazioni, insulti, umiliazioni dai bambini, poi ragazzini suoi coetanei, dei megastronzi grandi come case. Alle provocazioni tipo "la sai quella sugli sciancati?" oppure frasi tipo "ma deve giocare anche lui?"... e porcate del genere, lui rispondeva con un chairo e tondo vaffa...
e poi finiva li. manco sembrava incavolarsi!!! Non ho mai capito come facesse. Io mi ci arrabbio ancora. Oggi è un adulto. Nessuno gli potrebbe parlare più a quel modo. ma la sua lotta contro i deficienti del mondo, quelli che delle diversità ne fanno dei problemi, continua sempre...anche nel sonno.

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Re: malattie invalidanti

Messaggio Da Rasputin il Gio 18 Ott - 17:36

jillo ha scritto:
Hai ragione. I vaffa, infatti, in questi casi nascono e muoino tra i denti... e seguono un laconico "non si preoccupi grazie" sempre accompagnati da un sorrisetto di circostanza.
Quel problema accompagna mio fratello, oggi quasi 40'enne, sin dalla nascita. Anche lui, se non avesse avuto la faccia come il c...o, ossia intelligenza e carattere, come te, avrebbe vissuto e vivrebbe la sua già difficile vita con qualche problema in più.
Sin da bambino non poteva fare cose che i coetanei facevano. Lui non sa cosa sia correre, nè saltare nè passeggiare disinvolto per strada senza che nessuno si volti a guardare quel suo modo strano di buttare giù i piedi. Non lo saprà mai. E quello che più si accendeva di rabbia anche da bambini sembravo essere io anzichè lui. I bambini sanno essere cattivi. A volte sono solo più sinceri degli adulti. Mio fratello ha subito discriminazioni, insulti, umiliazioni dai bambini, poi ragazzini suoi coetanei, dei megastronzi grandi come case. Alle provocazioni tipo "la sai quella sugli sciancati?" oppure frasi tipo "ma deve giocare anche lui?"... e porcate del genere, lui rispondeva con un chairo e tondo vaffa...
e poi finiva li. manco sembrava incavolarsi!!! Non ho mai capito come facesse. Io mi ci arrabbio ancora. Oggi è un adulto. Nessuno gli potrebbe parlare più a quel modo. ma la sua lotta contro i deficienti del mondo, quelli che delle diversità ne fanno dei problemi, continua sempre...anche nel sonno.

E dov'era il tuo dio mentre succedeva tutto questo.
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Re: malattie invalidanti

Messaggio Da jillo il Ven 19 Ott - 7:59

Rasputin ha scritto:
jillo ha scritto:
Hai ragione. I vaffa, infatti, in questi casi nascono e muoino tra i denti... e seguono un laconico "non si preoccupi grazie" sempre accompagnati da un sorrisetto di circostanza.
Quel problema accompagna mio fratello, oggi quasi 40'enne, sin dalla nascita. Anche lui, se non avesse avuto la faccia come il c...o, ossia intelligenza e carattere, come te, avrebbe vissuto e vivrebbe la sua già difficile vita con qualche problema in più.
Sin da bambino non poteva fare cose che i coetanei facevano. Lui non sa cosa sia correre, nè saltare nè passeggiare disinvolto per strada senza che nessuno si volti a guardare quel suo modo strano di buttare giù i piedi. Non lo saprà mai. E quello che più si accendeva di rabbia anche da bambini sembravo essere io anzichè lui. I bambini sanno essere cattivi. A volte sono solo più sinceri degli adulti. Mio fratello ha subito discriminazioni, insulti, umiliazioni dai bambini, poi ragazzini suoi coetanei, dei megastronzi grandi come case. Alle provocazioni tipo "la sai quella sugli sciancati?" oppure frasi tipo "ma deve giocare anche lui?"... e porcate del genere, lui rispondeva con un chairo e tondo vaffa...
e poi finiva li. manco sembrava incavolarsi!!! Non ho mai capito come facesse. Io mi ci arrabbio ancora. Oggi è un adulto. Nessuno gli potrebbe parlare più a quel modo. ma la sua lotta contro i deficienti del mondo, quelli che delle diversità ne fanno dei problemi, continua sempre...anche nel sonno.

E dov'era il tuo dio mentre succedeva tutto questo.

Se mi chiedi del mio Dio mi chiedi di risponderti da credente... insomma di darti una di quelle risposte dalle quali non può seguire alcun confronto, considerati gli inconciliabili presupposti che poniamo a fondamento del nostro credo non credo.

Riporto una riflessione (che ho tagliato per non farla troppo lunga) estratta da una lettera scritta dall'Arcivescovo Scola.

..."È troppo forte in lui il desiderio di vita per il proprio figlio martoriato e per se stesso, spettatore impotente del suo strazio. Qualcosa dentro di lui lo spinge prepotentemente a pensare che l’ultima parola non può essere la desolazione. Per questo egli grida: «Io credo!».

Ma subito aggiunge: «Tu aiuta la mia incredulità!». E questo significa che la fede non va da sé, che qualcosa spinge in un’altra direzione, che una voce crudele dal di dentro suggerisce di non farsi illusioni, di guardare in faccia la realtà, di non aspettarsi nulla. Risuona l’eco del Salmo: «Le lacrime sono il mio pane, giorno e notte, mentre mi dicono sempre: “Dov’è il tuo Dio?”».

Così è sempre. Ogni uomo che vive sperimenterà questa tensione: da un lato il desiderio di vita e la speranza di un riscatto da parte di Dio; dall’altro la paura di fidarsi di Dio e di rimanere deluso. Una cosa potrà aiutare: sapere che lo stesso desiderio di vita e di bellezza è segno in noi della presenza e della potenza di Dio.

È bene dare il giusto peso alle prove della fede, è però indispensabile riconoscere tutto il peso che ha il desiderio di bene presente in noi. Questo desiderio è più forte di ogni tentazione, perché è vero. Viene dalle origini, dal cuore stesso di Dio. Nell’incontro tra il bene desiderato da questo padre sfinito e il bene donato a lui da Gesù sta il segreto di ciò che siamo chiamati a credere: non c’è male che impedisca al bene di manifestarsi, sotto forma di un gesto d’amore che può avere anche la misura del miracolo."

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Re: malattie invalidanti

Messaggio Da alberto il Ven 19 Ott - 9:15

jillo ha scritto:Se mi chiedi del mio Dio mi chiedi di risponderti da credente... insomma di darti una di quelle risposte dalle quali non può seguire alcun confronto, considerati gli inconciliabili presupposti che poniamo a fondamento del nostro credo non credo.

Riporto una riflessione (che ho tagliato per non farla troppo lunga) estratta da una lettera scritta dall'Arcivescovo Scola.


sai jillo, questi sono momenti in cui uno DEVE trovare una soluzione, perché altrimenti è troppo dura andare avanti e vedersi di fronte un cammino di sofferenza e di disagio.
io l'ho trovata (la soluzione intendo) nella mia mente, nel mio studio, nella mia arte, ho rovistato nel ripostiglio e ho visto che c'erano TUTTI gli arnesi che mi servivano per costruire la mia vita e per "accettare" il mio handicap. A volte mi chiedo come sarei stato senza di esso, un attimo dopo sorrido e dico semplicemente "non lo so". capisco anche che in altri ripostigli la situazione possa essere o almeno sembrare diversa, che occorra chiedere in prestito parti importanti. La cosa che mi ripugna è il prezzo che viene chiesto per fornire questo servizio, assieme alla menzogna di affermare, inculcandolo fin da piccoli, che SICURAMENTE nel ripostiglio NON C'E' tutto il necessario.

in spoiler ti metto i commenti rigo per rigo alle affermazioni del cardinale.

Spoiler:
jillo ha scritto:
..."È troppo forte in lui il desiderio di vita per il proprio figlio martoriato e per se stesso, spettatore impotente del suo strazio. Qualcosa dentro di lui lo spinge prepotentemente a pensare che l’ultima parola non può essere la desolazione. Per questo egli grida: «Io credo!».

guardati intorno... l'ultima parola E' quasi sempre la desolazione. Per ipotizzare il contrario DEVI abbandonare il mondo che ti circonda e... sognare.

jillo ha scritto:
Ma subito aggiunge: «Tu aiuta la mia incredulità!». E questo significa che la fede non va da sé, che qualcosa spinge in un’altra direzione, che una voce crudele dal di dentro suggerisce di non farsi illusioni, di guardare in faccia la realtà, di non aspettarsi nulla. Risuona l’eco del Salmo: «Le lacrime sono il mio pane, giorno e notte, mentre mi dicono sempre: “Dov’è il tuo Dio?”».

dimmi solo un perché... perché mai c'è NECESSITA' di questa sofferenza? perché eva ha mangiato una mela? perché un innocente (o forse no, e comunque uno tra altre migliaia di migliaia) viene crocefisso? come mai questo dio si comporta stranamente come un uomo, si arrabbia punisce perdona ecc ecc?

jillo ha scritto:
Così è sempre. Ogni uomo che vive sperimenterà questa tensione: da un lato il desiderio di vita e la speranza di un riscatto da parte di Dio; dall’altro la paura di fidarsi di Dio e di rimanere deluso. Una cosa potrà aiutare: sapere che lo stesso desiderio di vita e di bellezza è segno in noi della presenza e della potenza di Dio.

non comprendo veramente come possiate accettare da credenti la balla del libero arbitrio per poi sentirvi ripetere a ogni piè sospinto che OGNI cosa che fate è COMUNQUE opera di dio.

jillo ha scritto:È bene dare il giusto peso alle prove della fede, è però indispensabile riconoscere tutto il peso che ha il desiderio di bene presente in noi. Questo desiderio è più forte di ogni tentazione, perché è vero. Viene dalle origini, dal cuore stesso di Dio. Nell’incontro tra il bene desiderato da questo padre sfinito e il bene donato a lui da Gesù sta il segreto di ciò che siamo chiamati a credere: non c’è male che impedisca al bene di manifestarsi, sotto forma di un gesto d’amore che può avere anche la misura del miracolo."

puro non sense, non capisco una sola parola di quello che è scritto in questo periodo.

dentro di noi c'è il desiderio di "bene" - che però c'è perché ce l'ha messo dio.
questo conta più delle prove di fede (?)
questo desiderio è vero (??) e quindi (?) più forte di ogni tentazione (che devo perciò ipotizzare essere non vera)
questo padre sfinito deve perciò rallegrarsi di tutta la sofferenza che gli è piovuta addosso. possibile ma innaturale.
e comunque il gesto d'amore deve farlo lui (può addirittura essere un... miracolo, certo, come no... ma non vedi a quali piani mentali sei costretto a scendere per poter accettare tutto il "pacchetto"?).
siamo un niente, e su questo credenti e non credenti sembrano essere d'accordo (e allora chi è che pensa il contrario? mah)
tutto sta nel decidere se siamo un niente nel senso che siamo piccoli piccoli e nel nostro piccolo facciamo del nostro meglio, o se siamo un niente passivo e manovrato, un niente davvero, un niente di niente.

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Re: malattie invalidanti

Messaggio Da silvio il Ven 19 Ott - 19:44

[quote]
jillo ha scritto:
........È bene dare il giusto peso alle prove della fede, è però indispensabile riconoscere tutto il peso che ha il desiderio di bene presente in noi. Questo desiderio è più forte di ogni tentazione, perché è vero. Viene dalle origini, dal cuore stesso di Dio. Nell’incontro tra il bene desiderato da questo padre sfinito e il bene donato a lui da Gesù sta il segreto di ciò che siamo chiamati a credere: non c’è male che impedisca al bene di manifestarsi, sotto forma di un gesto d’amore che può avere anche la misura del miracolo."

Hai fatto bene a sottolineare desiderio, tutta la fede, tutto il credere, nasce dal desiderio, desiderio di dare alla vita un'origine ed un senso, soprattutto davanti ad una realtà non a nostra misura, dove ogni sforzo, fatica, progresso viene annullato dalla solita, scontata, fine, distruzione, morte, ecc....
Quindi la necessità mentale di credere, sperare, desiderare una dimensione altra da tutto ciò che dobbiamo sopportare.
Ma dobbiamo ammetterlo è un desiderio, un comprensibile ma sempre solo un desiderio.
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