Senza dio ci resta una cosa. La morte.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da loonar il Lun 14 Gen - 20:41

Comunque il titolo di questa discussione è sbagliato.
Senza dio ci resta anche la vita con tutto quello che contiene la vita. La morte è solo l'ultima (in ordine cronologico) delle cose.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da BestBeast il Lun 14 Gen - 20:44

Si arriva alla conclusione che il Padre Eterno non esiste esclusivamente perché si vogliono fare i propri comodacci.

Questa ca$$ata la dici spesso.

1) Quale padreterno? Teutates?
2) Quali comodacci? Quelli del non sacrificare annualmente due tori bianchi, come Egli prescrive?

La sequenza logica corretta è: Giungo alla conclusione che dio non esiste e quindi faccio "i miei comodacci", non il contrario.

Altrimenti, pensateci bene, che fastidio vi avrebbe dato l'idea di quel Signore, con o senza lunga barba candida, che vi osserva da sopra una nuvola?

Questa è la scommessa di Pascal in chiave fiabesca, ma semplicemente quello che dici, non corrisponde alla realtà. Il tuo amico non si limita a fare lo stalker da sopra una nuvola, ma arde gente per l'eternità per dirne soltanto una.
La sua idea comincia a diventare fastidiosa quando pretende superiorità, ergendosi a modello unico di moralità.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Minsky il Lun 14 Gen - 20:47

mix ha scritto:la paura della morte: non so se mettere prima una e poi l'altra delle due seguenti, o scambiar loro l'ordine:


  • ogni volta che mi risveglio dico "oggi è un bel giorno per morire" (cit. Nativi americani, in particolare Tashunka Uitko - il suo cavallo è pazzo - o erroneamente, Cavallo Pazzo, capotribù Sioux Oglala)


  • "chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola" (Paolo Borsellino)

la soluzione religiosa è buona per omuncoli oppure donnette paurose,
non per uomini & donne integre/i e coraggiosi/e.
Belle citazioni. Questa è di un giapponese:

  • "Un giorno certamente morirò, ma non oggi."

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da *Valerio* il Lun 14 Gen - 21:00

in tema.....conoscete questa minchiata?
Ai credenti piace tanto tanto... ahahahahahah


''Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all’altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto? >

- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi.

- Sciocchezze! Non c’è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita? >

- Non lo so, ma sicuramente... ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre gambe e ci ciberemo dalla bocca.

-Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d’alimentazione … Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto. >

- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.>

- Però nessuno è tornato dall’aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un’angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla. >

- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.

- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora? >

- Dove? Tutta intorno a noi! E’ in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe. >

- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.

- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai? ... Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa ...> “

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da delfi68 il Lun 14 Gen - 21:01

La religione? Non è credibile.

-- Woody Allen

Non credo in una vita ultraterrena; comunque porto sempre con me la biancheria di ricambio.

-- Woody Allen

ma questa e' la migliore..

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d'oro. Lavori quarant'anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro dalla vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo!

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da delfi68 il Lun 14 Gen - 21:03

..bella..

Ma io ne conoscevo un'altra e i gemelli erano tre:

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Fux89 il Lun 14 Gen - 21:15

holubice ha scritto:Fatevene una ragione...




... la webcam che registra costantemente tutte le ca%%ate che fate c'è.
Il tuo dio è un guardone?

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Akka il Lun 14 Gen - 23:37

leggendo l' ultima delle 3 citazioni di W.Allen, mi è venuto in mente un verso contenuto nel nuovo album di Battiato:''quanto è bella giovinezza, che per fortuna passa infretta'', o una roba simile comunque...
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da holubice il Mar 15 Gen - 8:55

delfi68 ha scritto:
Lo capite benissimo anche voi a che cosa ci ha portato questo rimuovere di sana pianta l'Amico (Erroneamente) Immaginario.

Read more: http://atei.forumitalian.com/t4848p40-senza-dio-ci-resta-una-cosa-la-morte#ixzz2HyxYv8Tb

Si.
Noi atei abbiamo capito benissimo che rimuovendo dio, ci appare l'umanita' semplice e biologica del Re.

Abbiamo risolto l'inganno di Mose', il quale attribuiva le sue leggi a dio, rendendo se stesso immune dall'assassinio da parte dei congiurati e immune il suo sistema dalle rivoluzioni popolari.

Dio serve al governo per mantenere vivo il trabochetto mosaico, serve affinche' in pochi comprendano l'imbroglio che subiscono ogni volta che vanno a pagare le tasse e versano importi decine di volte superiori a cio' che ricevono in cambio di quelle tasse..

Dio serve a far credere alla gente che poi, un giorno, un giorno del giudizio qualsiasi, riavranno indietro il maltolto..e quindi non serve riprenderselo adesso e in questa vita..
E' un'ottima scusante dei pavidi. Dio e' la scusa perfetta per i vigliacchi. Quelli che trovano una spiegazione e una giustificazione per la schiavitu' in cui milioni di uomini sono ridotti dalle nostre societa' capitalistiche.
Dio serve a non pretendere che i nostri governi, le nostre banche, noi stessi e i nostri figli si sentano in dovere di tutelare l'umanita' a dispetto degli interssi degli azionisti, del capitale e del mercato...

Noi, caro holu, capiamo benissimo che senza dio sarebbe, la nostra, una societa' di mostri da abbattere e distruggere...senza dio, capiamo benissimo che i cattivi siamo noi, come societa'. Non gli altri..

Il nemico del pianeta sono le nostre societa' basate sul profitto, che distrugge genti e fiumi e laghi e mari..dio e' la droga che non ci fa pensare a cio' che facciamo noi e che lasciamo fare agli altri...
Quoque tu Delfi, parusky mii...

Tu sei stato fino a ieri nell ex paradiso del proletariato. Penso che qualche babuska ti avrà spiegato la vita in un luogo finalmente libero dalla superstizione religiosa...


E' l'essere umano, in sè, che ha delle tare...
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da BestBeast il Mar 15 Gen - 9:13

Parla per te, per favore.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Multiverso il Mar 15 Gen - 11:27

holubice ha scritto:
Ne sei proprio sicuro? Nel mio caso non ho mai vissuto così bene da che me ne sono tornato dal mio 'trip'. Quest'orizzonte sconfinato, lo scomparire della scritta 'Game Over' mi riempe tutte le mie giornate, tutte le mie ore, di una gaiezza onnipresente.

Sicurissimo... Tu, come tutti i credenti, usi dio per solo per far scomparire l'idea della morte come fine, la tua gaiezza onnipresente è per quello che immagini dio possa fare per te e non per dio stesso. Se la vita biologica fosse immortale, te ne fotteresti di dio perchè non servirebbe più a far scomparire la scritta "Game Over", che tanto di angosica al punto da svuotare tutte le tue giornate.

holubice ha scritto:
Questa analisi, permettimi Multi... Non mi sembra consolare un gran che...

Sicuramente, se l'unica consolazione deriva dal bisogno di immaginare un paradiso con prato all'inglese, ruscelli, parenti, amici e angioletti.


holubice ha scritto:
Questo approccio è il peggiore: dopo poco, o dopo pochissimo, ti fa divenire un egoista ed un butta in @u|o... Sempre, è sempre così. Un premere continuamente sull'acceleratore della propria angoscia. Si arriva alla conclusione che il Padre Eterno non esiste esclusivamente perché si vogliono fare i propri comodacci. E' la nostra cattiva coscienza che non aspetta altro che questo pretesto. Altrimenti, pensateci bene, che fastidio vi avrebbe dato l'idea di quel Signore, con o senza lunga barba candida, che vi osserva da sopra una nuvola?

Nessuno...

L'approcci peggiore è solo quello del credente, un grandissimo egoista che sfrutta l'idea di dio per illudersi di campare in eterno. Il non credente dà il giusto peso e valore alla vita, vive da uomo mentalmente libero (attenzione alla differenza tra libertà e libertinismo), posside una propria morale laica che lo porta a compiere il bene non nella speranza di ottenere in cambio qualcosa dopo la morte. Questo significa vivere bene, da uomo consapevole, virtuoso e libero. Come giustamente affermi, il vecchio con la barba serve esclusivamente per fare i propri comodacci, ossia per assecondare un bisogno psicologico di immortalità, e non per fare tutto quello che si desidera in quest'unica vita, dal momento che i credenti sono i primi a fare gli stac...i loro (tanto poi basta una confessione per sentirsi di nuovo puliti).
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da oddvod56 il Mar 15 Gen - 16:20

Sorel1980 ha scritto:Buonasera a tutti,
sono ateo da quando avevo 14 anni e attualmente ne ho 32... mi chiedo spesso perchè un credente sia meno felice di me. E' meno consapevole certamente, accetta soluzioni infantili certamente, ma almeno non ha il terrore della morte.
Per chi è ateo come me e come molti di voi, come può essere sopportato il pensiero della propria fine o della fine dei propri genitori o della propria amata? Come si può accettare, seppur atei, la propria distruzione e la fine di tutto ciò che conosciamo? Come si può accettare questo dolore, anche solo dicendo "è una cosa naturale"? La naturalità della morte può forse risparmiarci l'agghiacciante pensiero della nostra inesistenza?
Siamo una nave in fiamme che si dirige verso un gorgo... perchè dobbiamo sopportare il peso dell'ateismo? Se potessi vorrei credere in dio, una bella favola infantile... tuttavia non posso quindi sono condannato a questo pensiero... voi no?

ciao sorel ti pongo una domanda ... se anche tu ci pensi o hai un "conforto morale" (il paradiso) comunque non piangeresti nel momento in cui un tuo familiare muore?
i credenti stessa cosa, credono nel paradiso però piangono se muore un loro familiare o un amico eppure questo qui che muore è fortunato,va in un posto migliore
il mio unico timore è di morire presto senza almeno passata la 60 di anni e quindi di non aver occasione di fare alcune cose , alla fine conforto o non conforto le persone muoiono è parte naturale dell' esistenza inchino
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da jillo il Mar 15 Gen - 16:24

Multiverso ha scritto:
holubice ha scritto:
Ne sei proprio sicuro? Nel mio caso non ho mai vissuto così bene da che me ne sono tornato dal mio 'trip'. Quest'orizzonte sconfinato, lo scomparire della scritta 'Game Over' mi riempe tutte le mie giornate, tutte le mie ore, di una gaiezza onnipresente.

Sicurissimo... Tu, come tutti i credenti, usi dio per solo per far scomparire l'idea della morte come fine, la tua gaiezza onnipresente è per quello che immagini dio possa fare per te e non per dio stesso. Se la vita biologica fosse immortale, te ne fotteresti di dio perchè non servirebbe più a far scomparire la scritta "Game Over", che tanto di angosica al punto da svuotare tutte le tue giornate.

.Quello che scrivi è quanto pensano molti atei. Una convinzione che non sta in piedi. Sostieni che il credente usa il concetto di Dio per…
Nel momento stesso in cui consapevolmente il credente usa dio per... significa che il credente non è più tale, in quanto concepisce dio come un mezzo pretestuoso finalizzato al conseguimento di un fine. Poteremmo cercare di prendere in giro gli altri. Non noi stessi. Nessuno potrebbe credere seriamente nel mezzo (dio), concepito (o come meglio scrivi tu, “usato”) esclusivamente per quel determinato fine (rimozione del concetto di morte definitiva).
Evidentemente chi crede non può fondere la propria fede su ragioni di opportunità.


Multiverso ha scritto:

L'approcci peggiore è solo quello del credente, un grandissimo egoista che sfrutta l'idea di dio per illudersi di campare in eterno. Il non credente dà il giusto peso e valore alla vita, vive da uomo mentalmente libero (attenzione alla differenza tra libertà e libertinismo), posside una propria morale laica che lo porta a compiere il bene non nella speranza di ottenere in cambio qualcosa dopo la morte. Questo significa vivere bene, da uomo consapevole, virtuoso e libero. Come giustamente affermi, il vecchio con la barba serve esclusivamente per fare i propri comodacci, ossia per assecondare un bisogno psicologico di immortalità, e non per fare tutto quello che si desidera in quest'unica vita, dal momento che i credenti sono i primi a fare gli stac...i loro (tanto poi basta una confessione per sentirsi di nuovo puliti).

Dalle. Come si fa a credere in qualcosa arbitrariamente concepito per…
Non tirarmi fuori discorsi sul bisogno subcosciente di trovare risposte appaganti e cavolate del genere.
Siamo tutti adulti e consapevoli. Collocare sul comodino la propria divinità per superare la paura della morte… e poi adorare quella divinità sarebbe a dir poco da dementi!!! Eppure questa è la spiazzante opinione che l’ateo medio ha del credente!!!
Poi, che c’entra l’egoismo? Sorvolo sullo slogan “il giusto peso alla vita” e su quel senso di libertà che da ateo sembri percepire con appagante convinzione.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da loonar il Mar 15 Gen - 16:37

Allora diccelo tu Jillo a che serve 'sto tuo dio.
Il bisogno subcoscente del dio è stato ben sviscerato da illustri psicologi e psicanalisti, meglio che lasciamo perdere per te. wink..

Tieni conto che chi ha inventato gli dei erano persone che non avevano i nostri mezzi culturali, probabilmente se ne incontrassi per strada uno lo scambieresti per un demente anche tu.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da jillo il Mar 15 Gen - 18:12

Darrow ha scritto:Allora diccelo tu Jillo a che serve 'sto tuo dio.
Il bisogno subcoscente del dio è stato ben sviscerato da illustri psicologi e psicanalisti, meglio che lasciamo perdere per te.

quache annetto fa, il risultato di questo illustre svisceramento fu oggetto delle mie letture... non credo di aver mai riso tanto di gusto come allora. su questo forum ho letto, e leggo, cose mediamente molto più sensate e intelligenti di quelle generate dalla fantasia degli illustri psicologi.

Darrow ha scritto:
Tieni conto che chi ha inventato gli dei erano persone che non avevano i nostri mezzi culturali, probabilmente se ne incontrassi per strada uno lo scambieresti per un demente anche tu.
gli dei non si inventano dal nulla e senza una ragione. sono la risposta che l'uomo ha da sempre attribuito a quella sua connaturata percezione di non essere egli stesso al di sopra di ogni cosa.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Rasputin il Mar 15 Gen - 19:00

jillo ha scritto:
gli dei non si inventano dal nulla e senza una ragione. sono la risposta che l'uomo ha da sempre attribuito a quella sua connaturata percezione di non essere egli stesso al di sopra di ogni cosa.

Ehm a me pare la stessa roba eh

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Sorel1980 il Mar 15 Gen - 20:16

oddvod56 ha scritto:
Sorel1980 ha scritto:Buonasera a tutti,
sono ateo da quando avevo 14 anni e attualmente ne ho 32... mi chiedo spesso perchè un credente sia meno felice di me. E' meno consapevole certamente, accetta soluzioni infantili certamente, ma almeno non ha il terrore della morte.
Per chi è ateo come me e come molti di voi, come può essere sopportato il pensiero della propria fine o della fine dei propri genitori o della propria amata? Come si può accettare, seppur atei, la propria distruzione e la fine di tutto ciò che conosciamo? Come si può accettare questo dolore, anche solo dicendo "è una cosa naturale"? La naturalità della morte può forse risparmiarci l'agghiacciante pensiero della nostra inesistenza?
Siamo una nave in fiamme che si dirige verso un gorgo... perchè dobbiamo sopportare il peso dell'ateismo? Se potessi vorrei credere in dio, una bella favola infantile... tuttavia non posso quindi sono condannato a questo pensiero... voi no?

ciao sorel ti pongo una domanda ... se anche tu ci pensi o hai un "conforto morale" (il paradiso) comunque non piangeresti nel momento in cui un tuo familiare muore?
i credenti stessa cosa, credono nel paradiso però piangono se muore un loro familiare o un amico eppure questo qui che muore è fortunato,va in un posto migliore
il mio unico timore è di morire presto senza almeno passata la 60 di anni e quindi di non aver occasione di fare alcune cose , alla fine conforto o non conforto le persone muoiono è parte naturale dell' esistenza

E' vero, infatti l'atteggiamento coerente con la fede in Dio sarebbe quello di goire e festeggiare per ogni decesso e considerare la propria morte come la più bella delle cose, come un risultato che si consegue dopo anni di attesa. In effetti nella mia esperienza non è affatto così... diciamo che se invece così fosse (cioè se il credente fosse in grado di gioire della morte che si avvicina) allora la fede otterrebbe la superiorità sull'ateismo... io invece, non potendo credere a dio ed essendo fin troppo ateo non posso che pensare di essere un essere divorato dal nulla, che porta la propria condanna su di sè... l'ateismo non basta come risposta, ma l'alternativa non c'è... Anche ciò che afferma Epicuro (la morte non è esperibile quindi non deve farci paura) è solo un gioco dialettico: per il soggetto non può non fare paura l'assoluto nulla, che quando si manifesterà (sempre che si possa dire che il nulla si manifesti) annullerà tutto, compreso la validità della scienza, che è valida unicamente per il soggetto (una scienza presuppone che qualcuno la pensi, senza soggetto nessuno la pensa e non è valida)

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Multiverso il Mar 15 Gen - 21:25

jillo ha scritto:

.Quello che scrivi è quanto pensano molti atei. Una convinzione che non sta in piedi. Sostieni che il credente usa il concetto di Dio per…
Nel momento stesso in cui consapevolmente il credente usa dio per... significa che il credente non è più tale, in quanto concepisce dio come un mezzo pretestuoso finalizzato al conseguimento di un fine. Poteremmo cercare di prendere in giro gli altri. Non noi stessi. Nessuno potrebbe credere seriamente nel mezzo (dio), concepito (o come meglio scrivi tu, “usato”) esclusivamente per quel determinato fine (rimozione del concetto di morte definitiva).
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.



Ma per favore, quello che affermi tu non sta affatto in piedi! Il credente non usa dio consapevolmente per allontanare la paura della morte, ma crede in dio perchè quest'ultimo asseconda un suo bisogno fondamentale di immortalità, che in soldoni significa che credere in dio serve, inconsciamente, ad accettare l'idea della morte fisica quale passaggio verso una nuova vita, e la morte delle persone care come un momentaneo distacco in attesa di un ricongiungimento eterno . Ma tu davvero sei convinto che tutti i credenti sono mossi da fede pura e autentica? La religione è un fatto sociale che riscuote tanto consenso perchè in fondo dice quello che la gente vorrebbe sentirsi dire. Conosci una religione che non promette la vita eterna? Cambiano le dottrine, gli insegnamenti, le verità rivelate, ma esiste un comune denominatore di ogni religione, ossia la vita dopo la morte attraverso paradisi o reincarnazioni. Se scoprissero un elisir di immortalità, mi dici chi avrebbe più bisogno di credere in dio, farsi due palle la domenica a messa, sentirsi i sermoni del papa e le continue richieste di offerte dal parroco? Chiaramente nessuno, adesso trai tu le dovute conclusioni...









jillo ha scritto:


Dalle. Come si fa a credere in qualcosa arbitrariamente concepito per…
Non tirarmi fuori discorsi sul bisogno subcosciente di trovare risposte appaganti e cavolate del genere.
Siamo tutti adulti e consapevoli. Collocare sul comodino la propria divinità per superare la paura della morte… e poi adorare quella divinità sarebbe a dir poco da dementi!!! Eppure questa è la spiazzante opinione che l’ateo medio ha del credente!!!
Poi, che c’entra l’egoismo? Sorvolo sullo slogan “il giusto peso alla vita” e su quel senso di libertà che da ateo sembri percepire con appagante convinzione.

Il credente non è un demente ma, ti ripeto, una persona che crede per assecondare, inconsapevolmente, un proprio bisogno di immortalità. Chi crede in dio non lo fa perchè realmente ama dio, ma perchè dio gli ha promesso quello che lui vorrebbe. Anche se il credente ama dio, lo ama per se stesso, perchè quell'amore, quell'obbedienza gli farà ottenere la vita eterna. C'è gente che quando prega sta bene, quando è convinta di parlare con dio si sente felice e appagata, ma dovresti sapere che la preghiera è stata oggetto di approfonditi studi scientifici, e pregare aiuta anche a guarire più in fretta da alcune patologie in alcuni casi, libera endorfine, ingenera nel soggetto la convinzione di essere nella grazia di dio. Ti ripeto che se l'uomo fosse immortale su questa Terra, se ne fotterebbe di dio e delle preghiere, la religione non esisterebbe perchè verrebbe meno lo stesso ruolo di dio. Guarda caso tutti pregano soprattutto per la propria salute, per quella dei familiari, o per guarire da qualche malattia. Se io do l'elemosina ad un povero per strada lo faccio senza aspettarmi nulla in cambio, se lo fa il credente è convinto di aver compiuto un gesto buono agli occhi di dio, che saprà tenerne conto al momento opportuno. Come vedi il credente ama dio e compie gesti a lui graditi solo per se stesso, e questo che ti piaccia o no si chiama egoismo, sicuramente inconscio, ma pur sempre egoismo.
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da delfi68 il Mar 15 Gen - 21:32

..pensando un po su a quello che scrivetre mi vien voglia di ripostare questo..

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da iosonoateo il Mar 15 Gen - 22:02

si può correggere il titolo? io penso che il titolo piu appropriato sia: senza dio ci resta solo il porco uahh uahh uahh uahh uahh uahh uahh uahh
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Minsky il Mar 15 Gen - 22:37

iosonoateo ha scritto:si può correggere il titolo? io penso che il titolo piu appropriato sia: senza dio ci resta solo il porco

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da lupetta il Mar 15 Gen - 22:49

iosonoateo ha scritto:si può correggere il titolo? io penso che il titolo piu appropriato sia: senza dio ci resta solo il porco
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Prece il Mar 15 Gen - 22:52

Qualche anno fa un'anziana vicina di casa atea venne "agganciata" dai TdGeova, appena me lo confidò le chiesi perchè lo aveva fatto; essa candidamente mi rispose: " mi danno una certezza, quella di risorgere un giorno". Vedete come la paura della morte porta l'essere umano ad inventarsi una religione. Comunque quoto il post che invita sorel1980 a cercare in sè la gioia di vivere perchè nessuna religione accolta per vincere una paura può dare felicità. La felicità di vivere è data dalla nostra umanità vissuta con dignità, con impegno, con persone che amano la vita senza porsi domande a cui non riusciremmo a rispondere.
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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da teto il Mar 15 Gen - 23:08

Prece ha scritto:Qualche anno fa un'anziana vicina di casa atea venne "agganciata" dai TdGeova, appena me lo confidò le chiesi perchè lo aveva fatto; essa candidamente mi rispose: " mi danno una certezza, quella di risorgere un giorno". Vedete come la paura della morte porta l'essere umano ad inventarsi una religione. Comunque quoto il post che invita sorel1980 a cercare in sè la gioia di vivere perchè nessuna religione accolta per vincere una paura può dare felicità. La felicità di vivere è data dalla nostra umanità vissuta con dignità, con impegno, con persone che amano la vita senza porsi domande a cui non riusciremmo a rispondere.

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Re: Senza dio ci resta una cosa. La morte.

Messaggio Da Prece il Mar 15 Gen - 23:57

sorel1980 mi sono ricordato ora che Bertrand Russell in "Perchè non sono cristiano" ha scritto tra l'altro:

"Nell'uomo c'è il desiderio ci credere in Dio per bisogno di sicurezza e di protezione" (p. 11)
"Il mio concetto di religione è simile a quello di
Lucrezio: la considero una specie di malattia, frutto della paura e
fonte di indicibile sofferenza per l'umanità"
(p. 18) Merita concentrarsi su questo secondo concetto perchè credo sia la migliore risposta ai tuoi dubbi, considerando che egli accomuna tutte le religioni nello stesso concetto,"Penso che tutte le grandi religioni del mondo: buddismo, induismo,
cristianesimo, islamismo e comunismo, siano, ad un tempo, false e
dannose."
(p. 1)"
Egli parla di religioni, cioè le pratiche convenzionali della maggioranza degli uomini che aderiscono ad una religione, cioè l'esteriorità, la pratica del calcolo di un beneficio in cambio o la liberazione dalla paura di una condanna post mortem e per onestà intellettuale non va confusa con la fede di pochi "eletti" che è un'altra cosa e viene praticata senza calcoli, con abnegazione, amore verso l'umanità (madre Teresa di Calcutta), ma costoro sono veramente pochi e sono reperibili anche tra i non credenti.
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