Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Minsky il Mar 19 Feb - 23:34

Cosworth117 ha scritto:
Minsky ha scritto:Si favoleggia che ci siano alcune persone che sono naturalmente immuni all'AIDS, ma come si fa a saperlo?

Richard Dawkins ne parla in "Il Genio di Charles Darwin", il documentario. Non ricordo il luogo preciso, in Africa, alcune donne hanno un gene che le rende immuni all'AIDS.
Ci sono ben poche informazioni attendibili al riguardo. Anche lo scrittore Aldo Busi nella sua autobiografia "Sodomie in corpo 12" si vanta di essere naturalmente immune all'AIDS, ma francamente non mi sento di considerarlo una fonte attendibile.

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Pialbo il Mar 19 Feb - 23:35

Camus è una lettura interessante per un ateo.

Camus analizza l'assurdo dell'uomo come condizione alienante e reale, non come necessità o unica via. Egli opera una diagnosi di tale problema esistenziale per risolvere il quale serve una cura che solo la solidarietà umana è in grado di produrre.

L'uomo scopre la sua inconsistenza e la sua assurdità intuendo che solo attraverso la presa di coscienza di questo stato di cose si aprono nuovi orizzonti, il difficile è entrarci. L'assurdo è penoso e la presa di coscienza di esso frustra e macera, ma è uno stimolo intellettuale importante ed è nel Mito di Sisifo che viene posto in maniera chiara il problema.

Ma il tema della solidarietà umana è uno sbocco che è convincente solo in parte e che per alcuni versi pare addirittura forzoso e non privo di derive moralistiche. Ben diverso l'atteggiamento che sta alla base del grande e profondo tormento esistenziale molto esplicito sino all'inizio degli anni '40. Un tormento che si esprime nell'ateismo esistenziale espresso nelle prime parole con cui si apre il saggio Il mito di Sisifo, pubblicato nel 1942 da Gallimard, dove egli scrive:
« Vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia »
(Il mito di Sisifo, Bompiani, Milano 1947, p.7)

Per Camus, la strada maestra dell'uomo che pensa è quella di combattere contro l'assurdo e la mancanza di senso dell'esistere. Un assurdo che non è nella natura dell'uomo in quanto tale, ma nei "modi" con cui l'uomo struttura negativamente il proprio esistere e il proprio convivere.

Far fronte alla Peste (che nella sua opera simboleggia anche la dittatura) è possibile nella solidarietà e nella collaborazione. Gli uomini, se uniti da ideali positivi perseguiti con determinazione e forza, devono sempre rimanere vigili in attesa che «...la peste torni ad inviare i suoi ratti». Ma tutto questo deve fare i conti con lo stato personale di attività e con i propri limiti: l'artista (così come l'uomo comune) è sempre in bilico fra solidarietà e solitudine (solidaire ou solitaire), e spesso si trova di fronte a situazioni che avrebbe potuto evitare se avesse approfittato di un'occasione passata [vedi La caduta (La chute)].
Camus rifiutava l'appellativo di "pessimista" attribuitogli da alcuni suoi contemporanei e in un articolo apparso il 10 maggio 1951, sulla rivista Les Nouvelles Littéraires, scriveva: «Non ho disprezzo per la specie umana... Al centro della mia opera vi è un sole invincibile: non mi sembra che ciò formi un pensiero triste». Non è per nulla che così egli chiuda Il mito di Sisifo:
« Lascio Sisifo ai piedi della montagna! Si ritrova sempre il proprio fardello. Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch'egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice. »
(Il mito di Sisifo, cit., p.121)
Se Sisifo, una volta negato Dio, vede un mondo in ogni parte di esso e può sentirsi felice per il solo fatto di lottare contro il Dio-padrone, il nichilismo è già vinto anche se la sofferenza e l'ingiustizia continueranno ad imperversare. Nell Uomo in rivolta si legge:
« Oggi nessuna saggezza può pretendere di dare di più. La rivolta cozza instancabilmente contro il male, dal quale non le rimane che prendere un nuovo slancio. L'uomo può signoreggiare in sé tutto ciò che deve essere signoreggiato. Deve riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato. Dopo di che i bambini moriranno sempre ingiustamente, anche in una società perfetta. Nel suo sforzo maggiore l'uomo può soltanto proporsi di diminuire aritmeticamente il dolore del mondo »
(L'uomo in rivolta, Bompiani, Milano 1951, p.331)

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Sally il Mar 19 Feb - 23:40

Paolo ha scritto:
Si beh ho capito. Ma pensavo intendessi qualcosa d'altro perchè quello che dici mi sembra una ovvietà!

Ma e' la religione ad essere banale, questo non dovrebbe stupirci! mgreen

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Pialbo il Mer 20 Feb - 0:49

Minsky ha scritto: Anche lo scrittore Aldo Busi nella sua autobiografia "Sodomie in corpo 12" si vanta di essere naturalmente immune all'AIDS, ma francamente non mi sento di considerarlo una fonte attendibile.

Mi sembra una gran cazzata. Se ne è tanto sicuro potrebbe provare con una siringa infetta, così ce lo dimostra.

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Pialbo il Mer 20 Feb - 2:58

ho scoperto che il test hiv dà falsi positivi in quasi il 10% dei casi... tacci loro fanno preoccupare la gente a sta maniera dovrebbero scriverlo grosso

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Minsky il Mer 20 Feb - 9:46

Pialbo ha scritto:
Minsky ha scritto: Anche lo scrittore Aldo Busi nella sua autobiografia "Sodomie in corpo 12" si vanta di essere naturalmente immune all'AIDS, ma francamente non mi sento di considerarlo una fonte attendibile.

Mi sembra una gran cazzata. Se ne è tanto sicuro potrebbe provare con una siringa infetta, così ce lo dimostra.
Bhé, se quello che racconta è vero anche solo in parte, deve avere un "culo" incredibile per non essersi ancora beccato l'AIDS...

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Lyallii il Mer 20 Feb - 11:14

Io prima di avere mio figlio ho Avuto tre aborti, e una volta ho dovuto pure fare un aborto terapeutico al quarto mese... Ero ancora cattolica e ricordo che la prima volta pregai che dio mi facesse avere un figlio al prossimo tentativo, la seconda volta non ci speravo piu molto e mi domandavo solo se i miei piccolini avessero un anima e dove fossero finiti... Ma non pregai piu, quando son rimasta incinta di mio figlio avevo già le idee molto chiare sul non credere e per rispetto a me stessa e al figlio che avevo in grembo non ho mai pensato di pregare per noi, innanzi tutto è una presa in giro e poi quando capisci che cmq sia le preghiere non vengono ascoltate ti senti ancora peggio, la religione non è consolazione secondo me, al massimo è un illusione... Avrei potuto pensare... Beh dio Mha dato un figlio, ha risposto alle mie preghiere... Ma le altre donne allora che non ne possono avere?
Cmq son felice per te, specialmente del fatto che non creda che non hai l AIDS grazie alle preghiere... Ma forse non è che non eri pronto a donare la tua sofferenza al signore????? Forse era la tua occasione perche la tua anima venisse salvata dall inferno a causa dei tuoi peccati, come tradire la tua ragazza?? Che fosse l unica occasione che avevi del paradiso?? Forse hai pregato per la cosa sbagliata! E ora??? Oddio non voglio nemmeno pensarci...

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da alberto il Mer 20 Feb - 11:34

ho avuto una esperienza simile, ma è inutile portare l'ennesimo esempio nei dettagli, mi hanno diagnosticato un tumore che poi invece non era, stavo "solo" avendo la fase acuta della sindrome post-polio. posso solo dire che forse per l'età (40), forse per un ragionamento molto più "radicato" in me, non ho né pregato né bestemmiato, dio e il suo carrozzone erano l'ultima cosa a cui mi veniva in mente di pensare. pensavo alla mia compagna, a mia madre, ai miei amici più cari. a non far loro pesare la mia situazione. pensavo che la meraviglia della mia vita stava finendo, e che era un gran peccato cazzo ma che in fondo poteva andare anche così, ero già stato un privilegiato agglomerato di atomi, avevo potuto vivere e capire che vivevo, amare e appassionarmi, meravigliarmi e giocare. avevo molto dolore fisico e quello mi fece pensare che se fosse continuato così mi sarei tolto di mezzo da me, lo riferisco solo perché a posteriori ho realizzato che al momento l'idea era lucidissima e logica, priva di qualsiasi connotato di eroismo o , al contrario, di vigliaccheria. accanto a me, al di là dei tangibilissimi ed essenziali affetti terreni, non ho MAI percepito la benché minima traccia di un qualcosa. ogni emozione partiva e arrivava da qualcosa di perfettamente tangibile, compreso il gatto che non si è staccato da me per tre mesi, non mi voleva lasciare mai solo.
quando alla fine il peggio è passato, e sono potuto ritornare alla vita normale, ripensando a quel periodo mi sono detto: questo dio di cui parlano vale assai meno di un gatto; anzi, meno di quella mosca che nelle giornate passate a letto mi illudevo di aver addestrato ad andare a destra o a sinistra al mio comando... quella almeno, anche se involontariamente, mi faceva compagnia.

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Re: Ho l'aids? Tra preghiera e Camus

Messaggio Da Elima il Mer 20 Feb - 13:47

Mi spiace di non rispondere su Camus, ne ho solo un vago ricordo scolastico....
Per il resto, sono stata più volte sospesa ad un filo, ma Dio è l'ultima cosa che mi è venuta in mente, anche quando mi hanno diagnosticato un cancro all'utero (inesistente).
Ammetto d'aver pregato durante il terremoto dell'80, ma ero piccola e se preghiera si può chiamare una cosa tipo: senti, se esisti quello che ho fatto l'ho fatto secondo coscienza.. quindi vedi un pò tu, io non mi pento di niente.
In compenso prego spesso nelle situazioni più disparate:
Tamponamento: Mio dio fà che sia cosa da niente...
Incidente in mare: Mio dio fà che riusciamo a venirne a capo...
Pollo dimenticato in forno mentre corro a casa a 200 all'ora: Mio dio fà che non si sia bruciato del tutto .....
E poi: deo gratias ( o alla napoletana: 'assa fa a' maronna) se si è risolto tutto per il meglio, altrimenti : 'orco dio lo sapevo che finiva così !!!
Deforma mentis ?

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