Dialogo tra un'atea e un prete

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Ari_ il Gio 31 Ott - 23:28

Bè tanto per cominciare si potrebbe chiedere come si può ri-entrare in sè se prima non si è usciti da sè. Detta beceramente il movimento di ritorno implica l'andata. 
Io attendo Don Alberto.

Ari_
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Gio 31 Ott - 23:34

Ari_ ha scritto:Bè tanto per cominciare si potrebbe chiedere come si può ri-entrare in sè se prima non si è usciti da sè. Detta beceramente il movimento di ritorno implica l'andata. 
Io attendo Don Alberto.
Attendiamo ma non risponderà

silvio
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Ari_ il Gio 31 Ott - 23:43

Silvio, che uomo di poca fede.mgreen

Ari_
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Gio 31 Ott - 23:49

Ari_ ha scritto:Silvio, che uomo di poca fede.mgreen
Si lo so, ma la fede è una grazia, che ne possiamo capire noi

silvio
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da primaverino il Ven 1 Nov - 1:50

Il Distruttore Hara ha scritto:Come mi pare di aver premesso trattasi un mio post precedente, che mi sembrava appropriato rispetto al tema da te sollevato.
1) Non l'ho rielaborato abbastanza, lo ammetto, ma non sono d'accordo che il gesu barabba ha la sua rilevanza, almeno per chi si interessa, per qualsivoglia ragione, all'argomento della natura del NT. Anzi di più è uno dei temi "caldi" dei quali vi sono discussioni in contemporanea in vari luoghi.
2) Il punto è, e non mi sembrava complesso da cogliere, come una apparentemente imprecisione di traduzione porti a prospettive decisamente diverse.
Aggiungo che dai tuoi post non mi sei sembrato così semplice come ti stai descrivendo
Premesso che non intendo polemizzare in maniera pretestuosa, permettimi di farti notare che le tue risposte in merito al mio "che vuoi da noi?" (tarallucci e vino?) e al concetto di "sfuggente" (che tutto mi pari tranne che ingenuo...) mi sanno un poco di presa per i fondelli (sintetica nota di Mix a mio riguardo inclusa...). Transeat...

Ciò (doverosamente) detto, partiamo dalla fine: essere "di mente semplice" non implica il non riuscire (ma anche questo l'avevo già detto) ad imbastire un discorso usando (e pure abusando [di]) termini forbiti o presunti tali... Vedi, gentilissimo, mi pare normale adeguare il proprio stile comunicativo a seconda di quello utilizzato dal proprio interlocutore nel mentre. In qualsiasi "mentre", mi spiego?
Se ti proponi in guisa di tuttologo (termine che nella contemporaneità equivale a "parolaio" ma che io viceversa intendo quale "esperto di un sacco di cose") affermando di tutto e di tutto il suo contrario, mi pare naturale ricavarne un'impressione che sfocia nella mera diffidenza, data la mole di citazioni proposte (magistrale uso del copia&incolla incluso) in considerazione della profondità e varietà dei temi trattati. Ma poi lasciati in sospeso... Tralasciando o parafrasando, se preferisci, la già citata "teoria della montagna di merda", ci stai facendo la figura (se mi permetti una considerazione personale) della brava mucca che riempie il secchio di buon latte, ma poi gli da un calcio... Inconcludente, comprendi? E' stato così, in modo inequivocabile direi,  riguardo al tema dell'essenza ebraica... Cosa significa essere ebreo? E' una religione? Si, ma anche no, ma si va oltre, ma siamo perseguitati, ma la Shoah, ma i ghetti, ma siamo il Popolo Eletto, ma io non sono ebreo, ma il sionismo è altra cosa, ma le scritture dicono "così e cosà", ma Israele è uno Stato laico (e pure io sono una carriola...) ma voi non capite, ma non sapete l'aramaico, e se devo tradurre dal cinese mi serve un cinese, ma in ebraico non esiste il concetto di "dio", ma poi il legislatore "era dio" e se "non era dio" non ci capite un cazzo eccetera, eccetera... E poi? Puff!... Basta parlare d'ebraismo. Si parla del Buddha! Anzi del buddismo. Anzi (e qui arrivano i supporter logistici...) delle varie declinazioni del buddismo (e lo Yang e lo Tze e il Buddadharma e il Brahmaputra e il Qying-song-Zu e quante cose voialtri ignoranti non sapete???).
Penso risulti evidente anche al più ingenuo tra i lettori (tutti ignoranti, come pare ovvio... Alzi la mano chi conosce alla perfezione latino, greco antico, sanscrito, cinese [quale? Mandarino, Cantonese o la lingua della dinastia dei Ming?... O dei Tong?... O dei Wu?... O lo slang di Hong-Kong?...] Hindi, Urdu, Bangla, Thai?...).
No problem! Ecco il trio Meraviglia pronto ad illuminarci, ancorché esprimendosi in un italiano "per eletti/istruiti/colti" (ma andare a lavorare, no?... A proposito: ma non dovevi sistemare cento quintali di legna?... Gentile amico, ancora un po' che aspetti e vien buona per l'anno prossimo!...) in un susseguirsi di ragionamenti (si fa per dire, perdona la terminologia) circolari e del tutto inconcludenti a beneficio di pura chiacchiera (vabbè, sempre meglio che parlare dell'Inter, ne convengo) e che "stringi-stringi" non addivengono ad alcunché. Porca puttana! (antica espressione bretone-celtica liberamente tradotta ed interpretata...) ma stamo a pparlà de tutto e de gnènte... (cit.). E mi scuso per la "chiusa" che peraltro non è tale, dato che rimango a disposizione per ulteriori confronti, sempre che la cosa ti aggradi ma soprattutto che ne valga la pena ("pena" si fa per dire, dato che è un piacere, ancorché dubbio al momento...).

1) Posto che nella fretta (perché presumo che di fretta si sia trattato) ti sei espresso da cani, dato che sostanzialmente la frase che ho contrassegnato non significa nulla in italiano (perché come ho già detto non conosco il greco, né il latino, né l'aramaico, né l'arabo, né il cinese [facendo finta che ne esista uno solo] e nemmeno i geroglifici egizi) semplicemente rimarcavo che l'appellarsi alle false o erronee traduzioni tendenti alla spiegazione/interpretazione del Nuovo Testamento in mancanza di precise puntualizzazioni (che data la carenza/stitichezza tua nel merito un poco mi deludono, permettimi l'appunto) ritornano a configurare quella circolarità di ragionamento che (su questi lidi) ben scarso successo riscuotono e non da oggi.

2) E qui siamo al trionfo dell'ovvietà, se me lo concedi... Pare chiaro che qualsiasi errore di traduzione possa evolvere in interpretazioni scorrette... E ok... Ma quali sono (o sarebbero) quelle corrette? E torniamo "punto e a capo" (la circolarità di cui parlavo e che peraltro personalmente non m'infastidisce, ma che non può al contempo essere strumento discorsivo ed oggetto di reprimenda... Chiaro?).

Da ultimo permettimi di rimarcare una cosa (risaputa ai più) al fine di dipanare eventuali dubbi (da parte tua e delle sapienti che ti tengono bordone) in riferimento alla mia modesta persona; ovvero che sono un modesto ragioniere (proprio nel senso che sono diplomato in ragioneria) prestato alla ristorazione (proprio nel senso che sono titolare di un ristorante-pizzeria, peraltro piuttosto sfigato, anzichenò).
Il tutto a scanso di equivoci futuri.
Alla prossima, carissimo (senza ironia).
Ci aggiorniamo, che l'ora è tarda quantunque la compagnia sia piacevole.
Cordialmente Tuo.
wink..

primaverino
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Ari_ il Ven 1 Nov - 8:59

Silvio ha scritto:Si lo so, ma la fede è una grazia, che ne possiamo capire noi
Non ne sarei così certa, che la fede sia una grazia potrebbe essere null'altro che sedimentazione culturale operata da una tradizione e non altre.

Ari_
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 9:02

primaverino ha scritto:1)Premesso che non intendo polemizzare in maniera pretestuosa, permettimi di farti notare che le tue risposte in merito al mio "che vuoi da noi?" (tarallucci e vino?) e al concetto di "sfuggente" (che tutto mi pari tranne che ingenuo...) mi sanno un poco di presa per i fondelli (sintetica nota di Mix a mio riguardo inclusa...). Transeat...

2)Ciò (doverosamente) detto, partiamo dalla fine: essere "di mente semplice" non implica il non riuscire (ma anche questo l'avevo già detto) ad imbastire un discorso usando (e pure abusando [di]) termini forbiti o presunti tali...

3.Vedi, gentilissimo, mi pare normale adeguare il proprio stile comunicativo a seconda di quello utilizzato dal proprio interlocutore nel mentre. In qualsiasi "mentre", mi spiego?

4)Se ti proponi in guisa di tuttologo (termine che nella contemporaneità equivale a "parolaio" ma che io viceversa intendo quale "esperto di un sacco di cose") affermando di tutto e di tutto il suo contrario, mi pare naturale ricavarne un'impressione che sfocia nella mera diffidenza, data la mole di citazioni proposte (magistrale uso del copia&incolla incluso) in considerazione della profondità e varietà dei temi trattati. Ma poi lasciati in sospeso...

5).Tralasciando o parafrasando, se preferisci, la già citata "teoria della montagna di merda", ci stai facendo la figura (se mi permetti una considerazione personale) della brava mucca che riempie il secchio di buon latte, ma poi gli da un calcio... Inconcludente, comprendi?

6)E' stato così, in modo inequivocabile direi,  riguardo al tema dell'essenza ebraica... Cosa significa essere ebreo? E' una religione? Si, ma anche no, ma si va oltre, ma siamo perseguitati, ma la Shoah, ma i ghetti, ma siamo il Popolo Eletto, ma io non sono ebreo, ma il sionismo è altra cosa, ma le scritture dicono "così e cosà", ma Israele è uno Stato laico (e pure io sono una carriola...) ma voi non capite, ma non sapete l'aramaico, e se devo tradurre dal cinese mi serve un cinese, ma in ebraico non esiste il concetto di "dio", ma poi il legislatore "era dio" e se "non era dio" non ci capite un cazzo eccetera, eccetera... E poi? Puff!... Basta parlare d'ebraismo. Si parla del Buddha! Anzi del buddismo.


7)Anzi (e qui arrivano i supporter logistici...) delle varie declinazioni del buddismo (e lo Yang e lo Tze e il Buddadharma e il Brahmaputra e il Qying-song-Zu e quante cose voialtri ignoranti non sapete???).
Penso risulti evidente anche al più ingenuo tra i lettori (tutti ignoranti, come pare ovvio... Alzi la mano chi conosce alla perfezione latino, greco antico, sanscrito, cinese [quale? Mandarino, Cantonese o la lingua della dinastia dei Ming?... O dei Tong?... O dei Wu?... O lo slang di Hong-Kong?...] Hindi, Urdu, Bangla, Thai?...).
No problem! Ecco il trio Meraviglia pronto ad illuminarci, ancorché esprimendosi in un italiano "per eletti/istruiti/colti"

8)(ma andare a lavorare, no?... A proposito: ma non dovevi sistemare cento quintali di legna?... Gentile amico, ancora un po' che aspetti e vien buona per l'anno prossimo!...)

9)in un susseguirsi di ragionamenti (si fa per dire, perdona la terminologia) circolari e del tutto inconcludenti a beneficio di pura chiacchiera (vabbè, sempre meglio che parlare dell'Inter, ne convengo) e che "stringi-stringi" non addivengono ad alcunché.

10)Porca puttana! ma stamo a pparlà de tutto e de gnènte... (cit.). 

11) Posto che nella fretta (perché presumo che di fretta si sia trattato) ti sei espresso da cani, dato che sostanzialmente la frase che ho contrassegnato non significa nulla in italiano (perché come ho già detto non conosco il greco, né il latino, né l'aramaico, né l'arabo, né il cinese [facendo finta che ne esista uno solo] e nemmeno i geroglifici egizi) semplicemente rimarcavo che l'appellarsi alle false o erronee traduzioni tendenti alla spiegazione/interpretazione del Nuovo Testamento in mancanza di precise puntualizzazioni (che data la carenza/stitichezza tua nel merito un poco mi deludono, permettimi l'appunto) ritornano a configurare quella circolarità di ragionamento che (su questi lidi) ben scarso successo riscuotono e non da oggi.

22) E qui siamo al trionfo dell'ovvietà, se me lo concedi... Pare chiaro che qualsiasi errore di traduzione possa evolvere in interpretazioni scorrette... E ok... Ma quali sono (o sarebbero) quelle corrette? E torniamo "punto e a capo" (la circolarità di cui parlavo e che peraltro personalmente non m'infastidisce, ma che non può al contempo essere strumento discorsivo ed oggetto di reprimenda... Chiaro?).


wink..
Nota tecnica. Mix ha aperto il 3Dhttp://atei.forumitalian.com/t5638-replica-senza-produzione-di-scorie nel quale col suo permesso, e col vostro, sposterei ogni attacco e ogni difesa in merito a agli OT sullo stile, il come ci si rapporta ecc. 
Questo se Mix permette, altrimenti ne apro un'altro simile. Questo per cercare un po' di scorrevolezza nei diversi argomentare....




Nel tuo intervento ho aggiunto i numeri, non me ne volere.



1.Vada che un po' di presa per in fondelli reciproca e di terzi ci sta eccome, e non fa male, tu non hai scritto "che vuoi da me?" avvolta la parola "cazzo" crea una  differenza rilevante del senso. E poi l'uso del noi..., capisci da te
Cmq vedi nota tecnica


2.Apparte il gioco di girare il rilievo

Spoiler:


Sostanzialmente (se non ho sbagliato a capire) stai sostenendo che il buddismo anticipa l'indifferentismo/ecumenismo che pervade una certa parte di credenti (o presunti tali o sedicenti) occidentali contemporanei?
Ovvero che la parcellizzazione della società occidentale si appalesa anche attraverso questo tramite?
Che ancora non inteso il  discorso. Sì è chiaro, ma siccome vengono citate, non fa male ripeterlo. Quelle che io ho riferito sono accettate all'unanimità perchè non paiono più contestabili agli studiosi che se ne occupano, poi le interpretazioni variano, chiaro.

3.Mica bene. Cioè uno dovrebbe variare lo stile intuendo il "livello" di ciascun interlocutore? Ti faccio notare che nella mia prolissità raramente avviene che io usi termini tecnici o cmq complessi.

4)se guardi io sono entrato nei 3D che riguardano le religioni, poi certo anche in altri ed altri glio ho aperti, ma l'appunto che mi fai si riferisce ai primi 3, confesso che un po' li conosco, che ora e in passato faccio uso del copia incolla (ovviamente, che altrimenti passerei le giornate a riscrivere cose già scritte e pure meglio)

5.Vedi sotto, e anche un po' sopra

6)Purtroppo i miei interlocutori, come inevitabile, tiravano fuori ogni argomento, spesso volendo confondere israele, la tradizione, la religione, la storia, il la torah e i commentari medievali...ed hai ragione, per eventuali altre considerazioni c'è apposito/i 3D

7)Mah! Forse è vero che ciò sembra esoterico ed incomprensibile, ma basta u poco di interesse e diventa tutto più chiaro, se uno legittimante non ci vuole perdere tempo si può anche astenere, e se vuole leggiucchiare le nostre sciocchezzuole.

8)Cazzi mia, cmq nota tecnica

9)Sulla questione circolare, è una tua opinione, che non capisco neanche bene, se intuisco giusto(ma non ne sono affatto sicuro) sempre nota tecnica.

10)Perche non proponi argomenti migliori?

11) e qui mi perdo irrimediabilmente nella valanga di post di 3D e pure di forum. Se credi ne valga la pena, puoi farmi una succinta ricostruzione?

12)infatti mi sembrava di aver già risposto (lol e dopo 5 minuti non lo trovo più). Le traduzioni "corrette" (di testi dubbi comunque, sono quelle che allo stato dell'are vengono riconosciute tali dall'opinione prevaklente di studiosi di diverse nazioni, culture e talvolta fedi e religioni.

Alla prox

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Ven 1 Nov - 11:25

Ari_ ha scritto:
Silvio ha scritto:Si lo so, ma la fede è una grazia, che ne possiamo capire noi
Non ne sarei così certa, che la fede sia una grazia potrebbe essere null'altro che sedimentazione culturale operata da una tradizione e non altre.
Io dico che per loro è così.

silvio
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 11:32

silvio ha scritto:
Ari_ ha scritto:
Silvio ha scritto:Si lo so, ma la fede è una grazia, che ne possiamo capire noi
Non ne sarei così certa, che la fede sia una grazia potrebbe essere null'altro che sedimentazione culturale operata da una tradizione e non altre.
Io dico che per loro è così.
Beh, ma molti la intendono come una specie di (divina)tegolata in testa o ti capita questa sfiga(che loro  leggono buona sorte) oppure no. 
Che poi il dio di turno cambia pure secondo dove nasci.
Questo vale anche per l'argomento "se cerchi dio con animo sincero lo troverai" 
Perche non inizia lui a cercarmi? Che un paio di domandine mi ci scapperebbero pure...

Rimango in speranzosa attesa, che non si può mai dire...wall2

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Ven 1 Nov - 11:57

Il Distruttore Hara ha scritto:
silvio ha scritto:
Ari_ ha scritto:
Silvio ha scritto:Si lo so, ma la fede è una grazia, che ne possiamo capire noi
Non ne sarei così certa, che la fede sia una grazia potrebbe essere null'altro che sedimentazione culturale operata da una tradizione e non altre.
Io dico che per loro è così.
Beh, ma molti la intendono come una specie di (divina)tegolata in testa o ti capita questa sfiga(che loro  leggono buona sorte) oppure no. 
Che poi il dio di turno cambia pure secondo dove nasci.
Questo vale anche per l'argomento "se cerchi dio con animo sincero lo troverai" 
Perche non inizia lui a cercarmi? Che un paio di domandine mi ci scapperebbero pure...

Rimango in speranzosa attesa, che non si può mai dire...wall2
Ma secondo la religione Dio è in noi, nella nostra coscienza e noi lo cerchiamo, ma lui si fa trovare per oscure vie solo da alcuni, che non sono necessariamente brave persone, ma possono essere anche dei bastardi.

silvio
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Ari_ il Ven 1 Nov - 11:59

silvio ha scritto:
Ari_ ha scritto:
Silvio ha scritto:Si lo so, ma la fede è una grazia, che ne possiamo capire noi
Non ne sarei così certa, che la fede sia una grazia potrebbe essere null'altro che sedimentazione culturale operata da una tradizione e non altre.
Io dico che per loro è così.
Io suggerisco che come per loro è non è detto sia come realmente è.
Insomma un atteggiamento propriamente umano - qual'è la fiducia - venga ridotto a grazia elargita da una qualche divinità la ritengo essere una prospettiva assai limitante.

Silvio ha scritto:Ma secondo la religione Dio è in noi, nella nostra coscienza
No, secondo alcune dottrine elaborate è cosí.
 

Ari_
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 12:12

Una eminente opinione:


Difendere la patologia nella sua manifestazione da onnipotenza ad ogni costo: voi siete onnipotenti perché riempiti dell’onnipotenza del cristo che è onnipotente in quanto capo di tutti i capi. Il delirio di onnipotenza che caratterizzerà il cristiano nelle sue relazioni con il mondo. E sarà quel delirio a distruggere il mondo nel tentativo ossessivo di placare la sete di onnipotenza. L’altro, per il cristiano, deve sottomettersi al suo delirio, alla sua fede, altrimenti va “convertito” a forza  o ammazzato perché, anche lui, deve riconoscere la “vera fede”. Piegheranno le società civili al loro delirio di onnipotenza; ne distruggeranno le difese; distruggeranno le biblioteche; distruggeranno le scuole e la cultura; macelleranno filosofi e l’arte. Con l’avvento del cristianesimo, per la prima volta nella sua storia, Roma avrà dei capi, degli Imperatori, completamente analfabeti che imporranno deferenza per l’analfabetismo.





Psychopathology of obsessive-compulsive disorder:


“Il quadro clinico prevede: a) un’alterazione profonda nella percezione della realtà esterna, spesso deformata, con mancanza totale o parziale di rapporto cognitivo con la medesima: ne deriva un comportamento rigido, insicuro o contraddittorio; ...a tutto ciò si accompagna una grave alterazione del pensiero logico e della capacità linguistica e non linguistica di comunicare; ...

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 12:46

Comunque avverto la mancanza dell'altro punto di vista, e sì che su internet ce ne sono davvero tanti, TDG e evangelisti vari compresi.

Dovessi proprio scegliere preferirei un mormone, che in fondo sono i meno invasivi, se solo si decidessero a far saltare in aria  i vari tempi di Salt Lake City (e non solo)


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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da don alberto il Ven 1 Nov - 16:00

silvio ha scritto:Su questo Don Alberto deve essere chiaro, dove si incontra il Cristo, in quale dimensione, dove sta ?
nella liturgia

SC 7
Per realizzare un'opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, « offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso:
« Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro » (Mt 18,20).
Effettivamente per il compimento di quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l'invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'eterno Padre. Giustamente perciò la liturgia è considerata come l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.

in alternativa è in "ognuno di questi miei fratelli più piccoli"
Matteo 25

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 16:13

don alberto ha scritto:nella liturgia
Ok il valore della liturgia credo di comprenderlo, soprattutto se antica e piena di simboli come quella in questione.
Sul resto per una volta mi taccio che discutere  nel merito di una fede per me non ha nessun senso.

Pace

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da primaverino il Ven 1 Nov - 16:36

Il Distruttore Hara ha scritto:Una eminente opinione:
1)
Spoiler:

Difendere la patologia nella sua manifestazione da onnipotenza ad ogni costo: voi siete onnipotenti perché riempiti dell’onnipotenza del cristo che è onnipotente in quanto capo di tutti i capi. Il delirio di onnipotenza che caratterizzerà il cristiano nelle sue relazioni con il mondo. E sarà quel delirio a distruggere il mondo nel tentativo ossessivo di placare la sete di onnipotenza. L’altro, per il cristiano, deve sottomettersi al suo delirio, alla sua fede, altrimenti va “convertito” a forza  o ammazzato perché, anche lui, deve riconoscere la “vera fede”. Piegheranno le società civili al loro delirio di onnipotenza; ne distruggeranno le difese; distruggeranno le biblioteche; distruggeranno le scuole e la cultura; macelleranno filosofi e l’arte. Con l’avvento del cristianesimo, per la prima volta nella sua storia, Roma avrà dei capi, degli Imperatori, completamente analfabeti che imporranno deferenza per l’analfabetismo.



2)
Spoiler:

Psychopathology of obsessive-compulsive disorder:


“Il quadro clinico prevede: a) un’alterazione profonda nella percezione della realtà esterna, spesso deformata, con mancanza totale o parziale di rapporto cognitivo con la medesima: ne deriva un comportamento rigido, insicuro o contraddittorio; ...a tutto ciò si accompagna una grave alterazione del pensiero logico e della capacità linguistica e non linguistica di comunicare; ...
1) Con la quale ci facciamo la birra.
2) Non è il primo (e penso non sarà l'ultimo) tentativo di spacciare il senso religioso, comunque lo si intenda, per "malattia mentale".
Naturalmente dipende dalle qualità individuali delle persone ma è certo che se si continua a procedere per "copincolla compulsivi" ed ipse dixit non si va da nessuna parte (oltre che a fare la figura delle marionette). mgreen

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 17:17

primaverino ha scritto:
1) Con la quale ci facciamo la birra.
2) Non è il primo (e penso non sarà l'ultimo) tentativo di spacciare il senso religioso, comunque lo si intenda, per "malattia mentale".
Naturalmente dipende dalle qualità individuali delle persone ma è certo che se si continua a procedere per "copincolla compulsivi" ed ipse dixit non si va da nessuna parte (oltre che a fare la figura delle marionette). mgreen
1)Facci un po' quel che ritieni meglio. E chi se ne frega?
2)A pensar male a volte ci si azzecca mgreen 

Sui copiaincolla compulsivi o meno è gia stato detto, sei deludente . 
Non puoi essere un po' più provocatorio? 
Fallo almeno per haruccio tuo ...

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Ven 1 Nov - 20:44

don alberto ha scritto:
silvio ha scritto:Su questo Don Alberto deve essere chiaro, dove si incontra il Cristo, in quale dimensione, dove sta ?
nella liturgia

SC 7
Per realizzare un'opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, « offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, al punto che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso:
« Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro » (Mt 18,20).
Effettivamente per il compimento di quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l'invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'eterno Padre. Giustamente perciò la liturgia è considerata come l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado.

in alternativa è in "ognuno di questi miei fratelli più piccoli"
Matteo 25
Cioè nella messa, nel suo rito, "fate questo in memoria di me",  un gesto tramandato da generazione in generazione, è così ?

silvio
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Ven 1 Nov - 20:51

Il Distruttore Hara ha scritto:
Psychopathology of obsessive-compulsive disorder:

“Il quadro clinico prevede: a) un’alterazione profonda nella percezione della realtà esterna, spesso deformata, con mancanza totale o parziale di rapporto cognitivo con la medesima: ne deriva un comportamento rigido, insicuro o contraddittorio; ...a tutto ciò si accompagna una grave alterazione del pensiero logico e della capacità linguistica e non linguistica di comunicare; ...
Forse questo quadro è estremo, non so se possa essere applicato alla religione, almeno nelle sue manifestazioni pacifiche.
Certo in molti mistici e santi si è provato a delinearne un quadro patologico.
Forse è più una suggestione collettiva ed individuale che una vera patologia psichiatrica.

silvio
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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 21:16

silvio ha scritto:Cioè nella messa, nel suo rito, "fate questo in memoria di me",  un gesto tramandato da generazione in generazione, è così ?
Antichissimo per esempio a pasqua:

Colui che presiede, il padre, prende l'azzima superiore e dice:
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che fai uscire il pane dalla terra.
Prende l'azzima divisa a metà e dice :
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare le azzime.
Rompe un pezzo della prima e un pezzo della seconda azzima e li mangia insieme; ne porge quindi un pezzo di ciascuna ai commensali, che li mangiano insieme


Eccetera,

La differenza è che gli uni credono in uno, gli altri in tre o più, e, non volendo cercare i punti di somiglianza, in una si benedice nell'altra si viene anche benedetti.
 _______________________
Nota:nel talmud di babilonia c'è tutta una casistica su quando si deve interrompere la benedizione, come quando una fa una puzzetta(e si distinguono i tipi) espelle aria(idem)ecc

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 21:20

silvio ha scritto:
Il Distruttore Hara ha scritto:
Psychopathology of obsessive-compulsive disorder:

“Il quadro clinico prevede: a) un’alterazione profonda nella percezione della realtà esterna, spesso deformata, con mancanza totale o parziale di rapporto cognitivo con la medesima: ne deriva un comportamento rigido, insicuro o contraddittorio; ...a tutto ciò si accompagna una grave alterazione del pensiero logico e della capacità linguistica e non linguistica di comunicare; ...
Forse questo quadro è estremo, non so se possa essere applicato alla religione, almeno nelle sue manifestazioni pacifiche.
Certo in molti mistici e santi si è provato a delinearne un quadro patologico.
Forse è più una suggestione collettiva ed individuale che una vera patologia psichiatrica.
Vero che certo non si applica ai cristiani della domenica o ai preti illuminati, ma la percentuale "compromessa", senza parlare di molti santi che sono noti casi clinici, e senza parlare dell'islam, è comunque abbastanza alta, se poi ci si buttano in mezzo pure i tdg etc...

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da primaverino il Ven 1 Nov - 21:24

Il Distruttore Hara ha scritto:
primaverino ha scritto:
1) Con la quale ci facciamo la birra.
2) Non è il primo (e penso non sarà l'ultimo) tentativo di spacciare il senso religioso, comunque lo si intenda, per "malattia mentale".
Naturalmente dipende dalle qualità individuali delle persone ma è certo che se si continua a procedere per "copincolla compulsivi" ed ipse dixit non si va da nessuna parte (oltre che a fare la figura delle marionette). mgreen
1)Facci un po' quel che ritieni meglio. E chi se ne frega?
2)A pensar male a volte ci si azzecca mgreen 

Sui copiaincolla compulsivi o meno è gia stato detto, sei deludente . 
Non puoi essere un po' più provocatorio? 
Fallo almeno per haruccio tuo ...
1) Già fatto. Ma sai leggere, almeno?
2) Lo penso anch'io. Sei ipovedente come la tua amica mangiamerda che ci appena lasciati?
No guarda, ti sbagli: sui copincolla il deludente sei tu (prima eravate in due, ma poi la mangiamerda ci ha privati della sua fastidiosa compagnia... E che Dio gliene renda merito)

Perché dovrei essere provocatorio, signor Marionetta? Sei già comico di tuo. E anche un po' patetico, direi.

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Ari_ il Ven 1 Nov - 21:24

hara ha scritto:
silvio ha scritto:
Cioè nella messa, nel suo rito, "fate questo in memoria di me",  un gesto tramandato da generazione in generazione, è così ?
Antichissimo per esempio a pasqua:

Colui che presiede, il padre, prende l'azzima superiore e dice:
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che fai uscire il pane dalla terra.
Prende l'azzima divisa a metà e dice :
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare le azzime.
Rompe un pezzo della prima e un pezzo della seconda azzima e li mangia insieme; ne porge quindi un pezzo di ciascuna ai commensali, che li mangiano insieme
Ecco io purtroppo pur comprendendo la valenza simbolica del gesto per alcuni, non riesco a non vederci una forma di dipendenza acritica. Probabile per limiti miei.

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 1 Nov - 21:33

[quote="primaverino"]
Il Distruttore Hara ha scritto:
primaverino ha scritto:


Sui copiaincolla compulsivi o meno è gia stato detto, sei deludente . 
Non puoi essere un po' più provocatorio? 
Fallo almeno per haruccio tuo ...
1)

Perché dovrei essere provocatorio, signor Marionetta? Sei già comico di tuo. E anche un po' patetico, direi.
Se sei d'accordo mi sposterei armi e bagagli nell'apposito 3D, con tanto di quote, anzi mo lo fo direttamente.

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Re: Dialogo tra un'atea e un prete

Messaggio Da silvio il Ven 1 Nov - 21:53

Ari_ ha scritto:
hara ha scritto:
silvio ha scritto:
Cioè nella messa, nel suo rito, "fate questo in memoria di me",  un gesto tramandato da generazione in generazione, è così ?
Antichissimo per esempio a pasqua:

Colui che presiede, il padre, prende l'azzima superiore e dice:
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che fai uscire il pane dalla terra.
Prende l'azzima divisa a metà e dice :
Benedetto sii Tu, o Signore nostro Dio, re dell'universo, che ci hai santificato con i tuoi precetti e ci hai comandato di mangiare le azzime.
Rompe un pezzo della prima e un pezzo della seconda azzima e li mangia insieme; ne porge quindi un pezzo di ciascuna ai commensali, che li mangiano insieme
Ecco io purtroppo pur comprendendo la valenza simbolica del gesto per alcuni, non riesco a non vederci una forma di dipendenza acritica. Probabile per limiti miei.
Non sono i tuoi limiti, è così, sono forme ritualizzate senza alcuna verità.

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