teoria sull'invenzione di gesù

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teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da alberto il Mar 15 Ott - 21:23

non ho letto il libro e non conosco l'autore perciò sono privo di qualsiasi opinione su questo

più in generale penso che il dibattito sull'esistenza o meno di gesù sia non dico poco interessante ma di sicuro non dirimente (nel senso che non vedo alcuna possibilità di convincere un credente che gesù non sia mai esistito, nel caso in cui questa sia la verità); al contempo continuo a vedere ombre. non mi spiego da una parte lo spettacolare fenomeno di diffusione del cristianesimo e dall'altra la scarsità imbarazzante di fonti CONTEMPORANEE su di lui. questo non significa che abbia qualche risposta da dare, se fosse materia biologica avrei già archiviato il tutto dichiarando l'impossibilità di ottenere dati attendibili.

alberto
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Ludwig von Drake il Mar 15 Ott - 21:42

In termini storici l'esistenza di un Cristo è plausibile.
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da delfi68 il Mer 16 Ott - 7:20

Si..ma appena si parte alla verifica della possibilità e realtà di quella plausibilità ci si scontra con un buio e silenzio "imbarazzante"..come dice Alberto..

Ma d'altronde è fin troppo evidente che la storia di Gesù è mutuata da Ercole, Osiride..e altre infinite favole della buona notte..
Credo che tutto sia scaturito da un'intuizione proprio dell'imperatore costantino. Non si è convertito..ma ha capito che veniva utile alla causa del mantenimento del potere la filosofia Mosaica: Non sono mie queste leggi, ribellarsi non serve a nulla, è a Dio che risponderete delle vostre infrazioni!


Il cristianesimo è più utile all'imperatore che al papa o ai credenti..
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Ludwig von Drake il Mer 16 Ott - 7:46

Dobbiamo fare una differenza tra la componente mitica della storia (su cui pesano tutti gli archetipi del caso) e l'eventuale radice storica del personaggio.
Su quest'ultima possiamo chiacchiere se vi va...
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 8:38

alberto ha scritto:non ho letto il libro e non conosco l'autore perciò sono privo di qualsiasi opinione su questo

più in generale penso che il dibattito sull'esistenza o meno di gesù sia non dico poco interessante ma di sicuro non dirimente (nel senso che non vedo alcuna possibilità di convincere un credente che gesù non sia mai esistito, nel caso in cui questa sia la verità); al contempo continuo a vedere ombre. non mi spiego da una parte lo spettacolare fenomeno di diffusione del cristianesimo e dall'altra la scarsità imbarazzante di fonti CONTEMPORANEE su di lui. questo non significa che abbia qualche risposta da dare, se fosse materia biologica avrei già archiviato il tutto dichiarando l'impossibilità di ottenere dati attendibili.
Cosa c'entrano le prove biologiche? Hai prove biologiche dell'esistenza di Alessandro Magno?

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da *Valerio* il Ven 18 Ott - 8:54

Mi sa che non hai capito l'esempio...e dire che c'è un "se fosse"

*Valerio*
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 9:22

Ludwig von Drake ha scritto:In termini storici l'esistenza di un Cristo è plausibile.
La storica esistenza di quel Gesù cristiano (non di un salvatore) non credo sia da considerare sotto il profilo della plausibilità.
Disponiamo infatti di fonti storiche che ci consentono di assumere un approccio diverso nei confronti della storicità di Gesù (quel Gesù dal quale procede la storia del cristianesimo con fatti, nomi, personaggi, apostoli, discepoli... sino a Papa Francesco)

E le fonti non sono esclusivamente tratte da testi cristiani.

Wiki offre intanto una generale panoramica sull'esistenza di queste fonti.

http://it.wikipedia.org/wiki/Storicit%C3%A0_di_Ges%C3%B9

Considerato il carattere, o meglio, la natura, particolare di Gesù (almeno secondo la Chiesa), è naturale che le fonti storiche vengano da taluni messe in discussione anche mediante acrobatiche tesi avverse alla diffusione del cristianesimo.

Tesi che comunque si sono rilevate assolutamente inefficaci a questo scopo, come dimostra l'enorme diffusione del cristianesimo in tutto il mondo, da oltre 2000 anni.

Perché Gesù, quell'uomo o quel Dio, è proprio intelligente.
Non affidò ai discepoli contemporanei il compito di diffondere il Vangelo ai posteri chiedendo loro di cercare Gesù tra i siti archeologici
nemmeno disse loro "cercatemi esclusivamente nelle parole dei Testi da voi scritti"
e nemmeno disse "mi troverete nei documenti storici che parlano di me"...
disse loro " andate e testimoniate" .
Affinché la Parola resti Viva sarà consegnata da un uomo all'altro nella forza di una testimonianza che procederà per mezzo dell'esempio delle opere e delle parole circolanti tra vivi, quindi sempre attuale nella storia degli uomini presenti oggi come allora.

"Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato" 
Prima clausola alla fede: per credere in Dio bisogna credere in Gesù

"Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi"
seconda clausoletta: Per credere in Gesù, dobbiamo credere alla testimonianza di chi ha accolto la Sua Parola.

Che ve ne pare... una furbata, no? Chi non ha visto Gesù, tutti noi, si deve "fidare" della testimonianza di chi ci precede.
E così avanti per altri 2 millenni o più.

Fonti storiche, processi alle fonti, contro processi alle fonti...
Tutto inutile.
Dio esiste. Me lo ha detto mio nonno che glielo ha detto suo nonno, che... Abramo che... Dio.

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 9:24

*Valerio* ha scritto:Mi sa che non hai capito l'esempio...e dire che c'è un "se fosse"
no, caro ho proprio capito invece.
Appunto! se fosse.
MA non lo è!

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Ludwig von Drake il Ven 18 Ott - 9:35

Beh, jillo, ho compreso il tuo approccio.
Il mio, quando si parla dell'esistenza di personaggi storici, siano essi Cristo, Pitagora o Krishna (tanto per fare tre nomi "problematici"), è differente e come detto si fonda sulla plausibilità storica.
Visto che di esistenza storica si parlava, credo che il tuo intervento sia un tantino in contrasto col tema. In pratica, sembra tu dica che non ti interessa parlare dell'esistenza storica o che la stessa discussione per te non abbia inportanza. Allora, mi chiedo, perché intervenire?
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 9:51

Le considerazioni fatte poco sopra nel mio precedente post seguono alcune riflessioni fatte (anche, non esclusivamente) su questo articolo linkato.
Lo lessi tempo fa.

Forse, per qualcuno, potrebbe essere interessante.

 http://www.gliscritti.it/blog/entry/732

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Sally il Ven 18 Ott - 9:53

Ludwig von Drake ha scritto:Beh, jillo, ho compreso il tuo approccio.
Il mio, quando si parla dell'esistenza di personaggi storici, siano essi Cristo, Pitagora o Krishna (tanto per fare tre nomi "problematici"), è differente e come detto si fonda sulla plausibilità storica.
Visto che di esistenza storica si parlava, credo che il tuo intervento sia un tantino in contrasto col tema. In pratica, sembra tu dica che non ti interessa parlare dell'esistenza storica o che la stessa discussione per te non abbia inportanza. Allora, mi chiedo, perché intervenire?
Mah, io penso che ad un credente interessi Cristo come simbolo, non come personaggio storico veramente esistito. Un po' come per Adamo ed Eva, importa cio' che essi rappresentano, non tanto la loro esistenza fisica in un dato momento della storia...

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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 10:08

Ludwig von Drake ha scritto:
Visto che di esistenza storica si parlava, credo che il tuo intervento sia un tantino in contrasto col tema. In pratica, sembra tu dica che non ti interessa parlare dell'esistenza storica o che la stessa discussione per te non abbia inportanza. Allora, mi chiedo, perché intervenire?
Il mio intervento è in contrasto col tema da TE proposto, non con le mie intenzioni di rispondere a chi ha aperto questo 3d e non vede possibilità di convincermi (??????), in quanto credente, della non esistenza storica di Gesù.


alberto ha scritto: più in generale penso che il dibattito sull'esistenza o meno di gesù sia non dico poco interessante ma di sicuro non dirimente (nel senso che non vedo alcuna possibilità di convincere un credente che gesù non sia mai esistito, nel caso in cui questa sia la verità
Non avrei fatto alcun intervento se non per le ragioni appena scritte. infatti, come scritto nel mio precedente post, non me frega proprio nulla degli approcci di indagine storica sull'esistenza di Gesù.

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Rasputin il Ven 18 Ott - 10:26

Questo è l'ennnesimo thread sull'argomento, già ampiamente sviscerato. Per chi vuole, ci sono 2 discussioni interessanti, una più "Digeribile"

http://atei.forumitalian.com/t2810-figura-storica-di-gesu

ed una meno, segnalo un po' a caso uno degli interventi interessanti:

http://atei.forumitalian.com/t1672p490-la-storia-di-gesu-e-vera-o-no#69896

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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da don alberto il Ven 18 Ott - 11:21

wow!

Gildo!

sono stato il primo a fare con lui l'esercitazione per il baccellierato
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 12:07

Diva ha scritto:
Ludwig von Drake ha scritto:Beh, jillo, ho compreso il tuo approccio.
Il mio, quando si parla dell'esistenza di personaggi storici, siano essi Cristo, Pitagora o Krishna (tanto per fare tre nomi "problematici"), è differente e come detto si fonda sulla plausibilità storica.
Visto che di esistenza storica si parlava, credo che il tuo intervento sia un tantino in contrasto col tema. In pratica, sembra tu dica che non ti interessa parlare dell'esistenza storica o che la stessa discussione per te non abbia inportanza. Allora, mi chiedo, perché intervenire?
Mah, io penso che ad un credente interessi Cristo come simbolo, non come personaggio storico veramente esistito. Un po' come per Adamo ed Eva, importa cio' che essi rappresentano, non tanto la loro esistenza fisica in un dato momento della storia...
Tutto questo può essere vero per il credente, data ovviamente per assodata anche l'esistenza storica di Gesù.

Delle fonti storiche ne avevo poi già parlato altrove sempre qui sul forum e,
come nota Ludwig von Drake, non era mia intenzione discuterne qui.

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da alberto il Ven 18 Ott - 12:30

jillo ha scritto:
alberto ha scritto:non ho letto il libro e non conosco l'autore perciò sono privo di qualsiasi opinione su questo

più in generale penso che il dibattito sull'esistenza o meno di gesù sia non dico poco interessante ma di sicuro non dirimente (nel senso che non vedo alcuna possibilità di convincere un credente che gesù non sia mai esistito, nel caso in cui questa sia la verità); al contempo continuo a vedere ombre. non mi spiego da una parte lo spettacolare fenomeno di diffusione del cristianesimo e dall'altra la scarsità imbarazzante di fonti CONTEMPORANEE su di lui. questo non significa che abbia qualche risposta da dare, se fosse materia biologica avrei già archiviato il tutto dichiarando l'impossibilità di ottenere dati attendibili.
Cosa c'entrano le prove biologiche? Hai prove biologiche dell'esistenza di Alessandro Magno?
SE la materia di cui discute il libro FOSSE scientifica avrei già archiviato il tutto bla bla bla. Ma non lo è, ed ecco che infatti propongo a chi voglia leggerlo il libro. 

spero che ora sia chiaro cosa intendevo.

per quanto mi riguarda dubito che lo leggerò, ma se mi capiterà in mano un'occhiata gliela darò. 

prendo atto nel frattempo della posizione di gran parte degli storici che si occupano di quel periodo, che reputano plausibile l'esistenza storica di UN gesù, naturalmente (per me) al netto di superstizioni e credenze ridicole.

alberto
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 18 Ott - 14:16

Chiedo seriamente venia per la prolissità del mio dire



Del Dio Sosia di Gesù Cristo Mithra che arrivò dall'Oriente e si diffuse nella Roma imperiale. E dei riti che saranno poi assorbiti dal cristianesimo: dal battesimo alla comunione alla stretta di mano.

A venerarlo furono intere legioni di soldati, ai quali prometteva la vita eterna.

Ma alla fine i fedeli vennero perseguitati e le loro cripte sepolte sotto le chiese cristiane.
"Qual è il dio che, nato in una grotta d'Oriente, muore a 33 anni, ascende al cielo per risorgere a vita eterna, creando un culto che si diffonderà nella Roma imperiale?".

Uno che fa? Spara sicuro: "Gesù Cristo!".
E sbaglia!
Si tratta invece di MITHRA.

Mithra era già nato almeno da 14 secoli. In una grotta.

Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

IL CRISTIANESIMO DEVE GRAN PARTE DEL SUO "SUCCESSO" AL FATTO CHE LA NUOVA RELIGIONE, PIU' CHE PRESENTARE UN'ALTERNATIVA AL PAGANESIMO, DI FATTO SI COMPENETRA CON ESSO, ADATTANDOSI ALLE CREDENZE GIA' CONOSCIUTE.

PER FARE QUESTO, IL CRISTIANESIMO DOVRA' RINUNCIARE ALLA SUA ESSENZA PRINCIPALE, OVVERO IL MESSAGGIO RIVOLUZIONARIO E "ANTI-RELIGIOSO" DI GESU', PER FARE DI LUI UN IDOLO PAGANO, UNA VITTIMA SACRIFICALE, UN ESSERE SEMIDIVINO.

Da notare che a tutt'oggi molti "PRESEPI" sono ambientati in una grotta, quando invece nel Vangelo di Matteo si parla semplicemente di una "CASA" mentre gli altri 3 evangelisti tacciono su questo dettaglio del "luogo".

Solo LUCA parla di una "mangiatoia" senza però specificare se è il bambino ad essere portato in una stalla o piuttosto non è la mangiatoia ad essere portata in casa, come sarebbe più logico!

Quanto all'ASINO e al BUE: NESSUNA TRACCIA IN ALCUN VANGELO, a dimostrare che la fantasia popolare supera le stesse leggende!

Perché molti dèi pagani nascono proprio nella notte fra il 24 e il 25 dicembre? Perché è proprio in questa data che la DURATA DEL GIORNO riprende a CRESCERE rispetto alla durata della notte.

Inutile dire come ciò abbia ovviamente stimolato l'immaginazione dei popoli antichi, data l'istintiva sacralità della LUCE.

Quindi il NATALE appartenne prima a Mithra che al Cristianesimo. Solo dopo il 3° secolo i Cristiani si approprieranno di questa festività.

Anche l'idea che l'uomo-dio debba nascere da una VERGINE è stata "copiata" dal Mitraismo, che fa nascere Mithra dalla vergine Anahita, miracolosamente fecondata dal dio Ariman.

Il Vangelo di Marco, essendo più antico, quindi più vicino ai fatti, non menziona minimamente una eventuale nascita miracolosa di Gesù.
Anzi, in questo Vangelo Gesù mette alla porta la propria famiglia (madre e fratelli) ritenendola miscredente (Marco 3/31-35), specificando che la vera famiglia è quella spirituale e non quella fisica.

Nei vangeli di Matteo e Luca, peraltro già posteriori alla prima generazione di cristiani, il racconto della nascita verginale viene riportato in una "aggiunta iniziale", magari con lo scopo di far COINCIDERE anche in questo aspetto la nuova religione cristiana con il Mitraismo.

Si nota infatti che, da un punto di vista letterario, il "vero inizio" del vangelo di Matteo pare essere il capitolo 2, mentre per il vangelo di Luca il capitolo 3.
Non a caso, quando Luca nel capitolo 3 nomina Giuseppe, lo fa come parlando di un perfetto sconosciuto, senza alcun riferimento al capitolo 1 dello stesso vangelo. (Va ricordato che la divisione in capitoli non appartiene ai testi originali ma è un espediente didattico introdotto nel 1226)

SOL INVICTUS era dunque un appellativo di Mithra e spesso - quando non ha il berretto frigio in testa - allora i suoi boccoli sono contornati dall' aureola di raggi che, poi negli ultimi 2000 anni è passata di testa in testa a far più sacri Santi, Cristi e Madonne.

Come venne importato a Roma il mito di Mithra?
Le date indicano Pozzuoli: sarebbe arrivato con quei pirati cilici, terrore dei mari, che Pompeo aveva sconfitto nel 67 avanti Cristo e deportato in massa a Roma a far da braccia sulle sue navi.

Era Pozzuoli, allora, il porto più importante; Ostia nacque circa un secolo dopo.
Ma è alla foce del Tevere, che Mithra trionfò.

Seduceva, convertiva e - dopo un percorso iniziatico in sette tappe - battezzava ciurme e mercanti di ogni dove, promettendo salvezza eterna.

Fosse girata appena appena in altro modo la Storia, saremmo tutti qui a celebrare i suoi di Anni Santi.

Sarebbe bastato un imperatore invece di un altro: tipo Giuliano l' Apostata che muore di vecchiaia e ce la fa a ripristinare gli dèi pagani; o Massenzio che batte Costantino..
.

Vinse Cristo, invece, ma sul filo di lana.

Sconfitto per sempre il suo sosia: questo strano, stranissimo Mithra... E chissà se quell' età giovanile per morire e poi risorgere - 33 anni - ce l' aveva già prima che ad Alessandro il Macedone non toccasse la stessa sorte, giù a Babilonia, per poi volare in cielo anche lui, grazie a dei grifoni compiacenti, come le leggende raccontavano ancora nel Mille.

Quanto, invece, di Alessandro ma soprattutto di Mithra finì nella costruzione simbolica del Cristo e nelle sue liturgie?

L' identikit di questo dio prima indo-persiano, poi frigio-anatolico, è davvero stupefacente: troppe somiglianze per escludere che, in effetti, il Cristianesimo non si sia andato modellando appunto sulla base del pre-esistente Mitraismo.

Anche la storia di Krishna suggerisce influenze sulle religioni posteriori, compreso il cristianesimo.
E' partorito da una vergine, chi la feconda compare sotto forma di luce, è perseguitato da un tiranno che ordina l'uccisione di migliaia di bambini, è la seconda persona della trinità indiana, è denominato il dio pastore, fa miracoli e ascende al cielo.
La radice del suo nome è similare a quella di Cristo (Il nome completo di Gesù Cristo fu definito integralmente e ufficialmente solo nel 325 d.C. nel Consiglio di Nicea). La vita di Krishna è ricchissima di particolari che ritroviamo nella storia narrata di Cristo. 


Nel Parco archeologico di Ostia ci sono venti Mitrei (templi di Mithra) - alcuni davvero fascinosissimi, con mosaici e pitture.

A San Clemente, a Roma, al terzo strato sottoterra, i preti irlandesi hanno trovato, dietro un muro, un Mitreo con tanto di altare per il dio che al solito, seppur con ripugnanza, deve scannare il toro in modo che la Terra e le sue messi possano rinascere.

Ai lati, due banconi in muratura; l' altare davanti all' abside, e una volta tondeggiante a far da cielo e dominare il tutto.
E' un modulo sempre simile, quello del Mitreo: pitture o mosaici a farli belli; cento fedeli, al massimo.

Era in queste chiese sotterranee che si svolgevano i riti che scandivano la fede e che, solo elencarli, sembra di descrivere l'odierno cattolicesimo: il battesimo; il pasto sacro in comunione (pane, acqua e vino) a ricordo dell' ultima cena di Mithra prima di salire al cielo con il carro del sole; la stretta di mano tra i fedeli, fratelli in Mithra.

C' era una gerarchia tra gli iniziati: sette i patres che gestivano un Mitreo; uno solo, però, era il Padre dei Padri che, abbreviato, in alcune lapidi, appare - a sorpresa - come Pa.

Pa., papa prima dei papi, quando i cristiano non avevano ancora papi ma solo vescovi, sebbene quello di Roma, vari secoli dopo Cristo, rivendicò un presunto primato derivato solo dal prestigio della sede imperiale.

Se poi ci si appassiona, di Mitrei Roma, nel suo ventre, ne nasconde assai.

Santa Prisca; il Mitreo sotto Palazzo Barberini; quello al Circo Massimo; alle Terme di Caracalla; nella Necropoli Vaticana... Oppure sulla Cassia, a Sutri.
Lì, tra muschi e felci, nel tufo sotto la Chiesa della Madonna del Parto, ce n' è uno dei più belli.
O a Marino, sui Castelli di Roma, con pitture forti che ancora squillano.
O lungo la Flaminia.
O in giro per l' Europa: era un culto diffusissimo tra i militari. Rubò cuore e anima a legionari e generali con quella sua promessa di vita eterna per chi moriva in battaglia dalla parte giusta.

Così agli imperatori - sia a quelli seri come Diocleziano o Settimio Severo, che agli sciroccati Nerone, Commodo, Caligola, Eliogabalo - questa religione d' ordine che per di più spronava i soldati, piaceva molto.

Ovunque siano arrivate le legioni di Roma, arrivò anche Mithra.
In Inghilterra e in Germania, terre da tenere in pugno con le daghe, di Mitrei ne sono saltati fuori a centinaia. (Non si è capito bene ancora, però, dove, nei Mitrei, avvenisse il taurobolio: sgozzato il toro - raccontano le fonti cristiane - ci si faceva cospargere dal suo sangue gocciolante, come rito di rinascita. Immaginarsi bestioni come i tori, in Mitrei così piccoli, non è però facile. Così, un po' di mistero rimane).

A Roma arrivò da lontano, Mithra.

Lontano nel tempo e nello spazio.
Dalla Persia, dicono alcune incisioni ritrovate.
E lo mettono fra gli dèi di stato della Mesopotamia intorno al 1400 prima di Cristo.
Lì - dove si fonde anche con i culti indiani - è dio della luce, protettore dei patti, testimone di giuramenti, della fedeltà, della verità.

Lo troviamo nei Veda e nell' Avesta iranico, ma anche - nel VII, VI secolo avanti Cristo - con Zarathustra e il suo monoteismo.
Poi - sangue misto mediterraneo, persino nelle vene degli dei - sembra un po' Apollo, con il Sole sempre a fianco e il corvo lì vicino, animale sacro per entrambi".

Ed eccolo a Roma già quasi Cristo, ma prima di Cristo.

C' è stato un periodo in cui i due si rubavano fedeli l' un l' altro. Mithra, però, era un dio per soli uomini. Cristo, invece, chiamava anche le donne.
Con i preti dei due a dire di continuo: "Attenti alle confusioni...".

Ruggero Iorio, che è padre diocesano e insegna Storia antica della Chiesa e Archeologia cristiana, il problema se l' è posto anni fa: quando portava gli studenti a visitar Mitrei, facevano spesso strane confusioni.
www.cristianesimo.it/Un po' perché i Mitrei sembrano far parte delle Chiese
che li sovrastano; un po' perché più spiegava e più, con tutte queste coincidenze, le confusioni aumentavano invece di sparire.

Nella battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312, Costantino, non ancora battezzato, si presentò contro Massenzio con le sue truppe e doppie insegne: croci di Cristo e simboli di Mithra, caro ai suoi soldati e un po' anche a lui.

Vinsero insieme quei due nuovi dèi.

Solo Cristo però, poi, trionfò.

La sua religione divenne quella di Stato. I Mitrei vennero murati vivi sotto le prime chiese.

Gli dèi del Passato furono maledetti. I loro fedeli perseguitati, talvolta massacrati.

O convertiti. O meglio, RICONVERTITI alla stessa religione, con 2 differenze: il "nuovo" eroe non si chiamerà più Mithra ma Gesù Cristo, e soprattutto, la nuova religione pretenderà di essere UNIVERSALE ("cattolica" significa appunto "universale") e si proporrà di DOMINARE su tutto il mondo, dietro il pretesto di "evangelizzare i popoli".

IL "PLAGIO" DELLA RELIGIONE MITRAICA DA PARTE DEI CRISTIANI E' UNA PROVA EVIDENTE CHE IL CRISTIANESIMO SI E' ANDATO FORMANDO SULLA BASE DI RELIGIONI PRE-ESISTENTI E NON SULLL'INSEGNAMENTO ORIGINALE DI GESU'.

IL CRISTIANESIMO DEVE IL SUO SUCCESSO ALLA SUA CAPACITA' DI "FAGOCITARE" LE CREDENZE POPOLARI GIA' PRESENTI E ALLA SUA ABILITA' NEL "SOSTITUIRSI" ALLA RELIGIONE PAGANA, ADATTANDO SE' STESSO AI "GUSTI" DELLE MASSE E ADDIRITTURA MODIFICANDO LE PROPRIE DOTTRINE SE NECESSARIO, PER RENDERLE PIU' "GRADITE" AI DEVOTI DA SOTTOMETTERE.

UNA SOLA COSA LA CHIESA CRISTIANA NON HA MAI MODIFICATO, SE NON PER RAFFORZARLA SEMPRE DI PIU': LA PROPRIA TOTALITARIA AUTORITA' SULLE COSCIENZE, SUI POPOLI E SULLE NAZIONI.

(più o meno farina di altri sacchi, mi hanno rubato tutte le idee migliori...)



Che abbiamo origine da simili uteri, che andiamo in simili luoghi, che attraversiamo simili tappe mi sembra chiaro e risaputo, gli archetipi sono eternamente i medesimi

Che perciò ogni letteratura abbia usata simboli simili è corollario non discutibile.

E che in ciò vi sia un importante strumento di comprensione è altrettanto innegabile.

Detto questo resta da decidere se e a cosa ci siano utili tali simboli.

Che egiziani indiani giudei greci romani ecc. ci propongano la stessa, apparente, dicotomia che tu esemplifichi non ci fa, a mio giudizio, avanzare più di tanto nella conoscenza degli stessi e di quanto di loro è presente nelle nostre culture..

In altre parole che vi sia maschile e femminile lo sappiamo fin troppo bene ma questo come ci aiuta nella relazione con l'altro sesso, nell'amore e nel sesso?

A quanto mi risulta inferno e paradiso non ci aiutano ad acquisire una morale.

Nomadismo e stanzialità sono condizioni esistenziali dei popoli non solo situazioni dell'anima.

Quindi accettando che il culto di Mitra e quello Gesù, entrambi nati a natale da vergineo grembo, partoriti adulti da intonsa materia, siano tanto simili a cosa ci serve?

Mi parrebbe più proficuo analizzare i molti punti di convergenza che vi sono tra i due miti, quali:

.Salvatori dell'uomo, dei fatti uomini ed essi stessi divini
.Nati da vergini nel soltizio d'inverno. La madre si chiama Maria , Mata Meri alla quale viene annunciato l'angelo annuncia il sacro concepimento
.Il padre terreno si chiama Giuseppe, seb
.La stella che da il lieto annunzio
.La visita dei maghi
.Il battesimo per loro e per i seguaci come seconda nascita al mondo
.Mutano gli elementi, l'acqua diviene vino
.Eseguono gli stessi miracoli, pesche miracolose, cura degli infermi ecc.
.Resuscitato Lazzaro, Al Azarus.
.Si accompagnano a dodici apostoli, dodici come i seni sodiacali
.Vengono acclamati re su dorso di un asino
.Il loro corpo e sangue diventano vero pane e vero vino
. Scendono all'inferno e risorgono dopo tre giorni.
.Sono stati sacrificati in espiazione degli umani peccati
.Morte e resurrezione vengono celebrate con mistica fusione coi loro corpi
.I loro sacrifici insensatamente portano alla redenzione
.Alla fine dei tempi fonderanno la nuova età dell'oro, la Gerusalemme celeste.
.Un fausto giorno sacro ogni settimana, gli infausti più raramente.
.Et cetera et cetera

Da notarsi che Krisna, Zoroastro, Buddha, Ercole, Prometeo, Dioniso, Attis, ecc. seguono l'identico percorso

Per Jung "Cristo non è tanto un fatto storico quanto un fatto psicologico che tende ad accadere di per sè stesso".

L'inconscio collettivo crea gli dei, è un dio a sua volta, forse l'unico vero Dio.

Tutto questo e molto altro è già pubblicato sul web.

Con buona pace di ogni esegetismo.


Sonno opposti solo per una sorta di logica formale.

In realtà son come yin e yang, concetti ritmici, fluidi.
Da intendersi "emblemi provvisti di un infinito potere evocativo"( Granet inel "Il pensiero cinese"). Opposti complementari.
Alternanza progressiva e continuamovimento. Interazioni complesse con soluzioni periodiche.
Come negli atomi in tutto, ovunque.
"Chi coglie un fiore, disturba una stella".

Yin-femminile
la notte
la luna
il nascosto
il versante in ombra
la passività
il riposo, l'inerzia
le energie distruttrici
la debolezza
mezzanotte
il molle
il negativo
il vuoto, il cavo
la Terra (destrogiro)
i numeri pari
la Morte
la Donna


Yang-maschile
il giorno
il sole
il manifesto
il costone soleggiato
l'attività
il movimento, la forza
le energie vivificanti
la forza
mezzogiorno
il duro
il positivo
il pieno
il Cielo (sinistrogiro)
i numeri dispari
la Vita
l'Uomo











Epistulae morales ad Lucilium, Lucius Annaeus Seneca, anche noto come Seneca o Seneca il giovane.Corduba (Spagna) - Rona 65e.v.



Sono troppo prolisso, lo so, ma si tratta tutta di roba che ho già pubblicato.


Ci sono elementi comuni, o addirittura identici, fra gli insegnamenti del giudaismo precristiano e quelli del cristianesimo delle origini.

Il cristianesimo appare essere un “essenismo molto ben riuscito”, così nel sec. XIX come nel post Qumran “Il maestro Galileo [Gesù], quale ci viene presentato dagli scritti del Nuovo Testamento, appare da molti punti di vista come una stupefacente reincarnazione del Maestro di Giustizia”. .

I manoscritti del Mar Morto hanno permesso di comprendere meglio il giudaismo dell’epoca di Gesù. Si ricavqa ub quadro dove non esisteva un insieme unificato della Bibbia ebraica e i manoscritti rivelano persino un giudaismo attraversato da correnti (farisei, sadducei, zeloti, esseni…) che divergevano sull’interpretazione della Legge di Mosè.

In questo contesto, appunto, sono apparsi Gesù e il suo iniziatore, Giovanni il Battista, ed è vissuto Paolo di Tarso, il fondatore e il teorico di quel che ben presto si chiamerà il cristianesimo.
Ebrei tutti e tre, si riferivano, come i loro compatrioti, a quel patrimonio di testi e di credenze. I manoscritti del Mar Morto, di origini diverse, coprono infatti un periodo di più due secoli prima della nostra era.
Una simile durata “lascia supporre tradizioni e maestri, esercizi dotti e ripetizioni popolari, scambi e discussioni, progressi e ritorni indietro, addirittura discussioni se non conflitti”. Ma senza una vera rottura fino a quella del cristianesimo, che sarà definitiva soltanto all’inizio del II secolo…

Tendo conto del patrimonio letterario attestato dai manoscritti del Mar Morto, non ci può sorprendere se ritroviamo elementi comuni,a volte persino identici, fra gli insegnamenti del giudaismo precristiano e quelli del cristianesimo delle origini.

Il deserto. Un ideale simile esiste fra certe correnti del giudaismo, forse essenico, attestato dai testi di Qumran e l’esperienza di Giovanni il Battista, condivisa per un tempo da Gesù. Nella Regola della comunità, come nei Vangeli, il deserto è riconosciuto come il luogo che purifica la vita, mediante un passo del profeta Isaia (40,3), comune alle Bibbie ebraica e cristiana: “Una voce grida: nel deserto preparate la via del Signore…”



Il compimento delle Scritture. Un compimento di attualità, secondo Gesù che ne ha fatto l’asse della sua predicazione che annuncia la venuta del Regno di Dio, simbolo di un’era in cui regneranno la giustizia e la pace. Per i primi cristiani questa nuova era sarà inaugurata dalla risurrezione del Cristo, avvenuta, come afferma Paolo di Tarso, “secondo le Scritture”. Un tal modo di attualizzare i testi sacri è “ben attestato come precristiano dagli scritti del Mar Morto”, sottolinea André Paul, specialmente quelli che alcuni specialisti attribuiscono al gruppo essenico.



Le Beatitudini. Questo genere profetico è stato per molto tempo, per il cristianesimo, un segno dell’originalità della predicazione di Gesù. La più emblematica è quella che comincia con le parole: “Beati i poveri…”. Nel Vangelo di Matteo si trova una variante : “Beati i poveri in spirito…”. Ora un frammento precristiano, scritto in ebraico, di uno scritto di Qumran parla dei “poveri per lo spirito”. Inoltre si è ritrovato nella grotta n. 4 una catena di sentenze che cominciano con “beati”.



Il regno eterno del Figlio di Dio. Un frammento di testo scritto in aramaico, ritrovato a Qumran, annuncia: “Allora si leverà un re e sarà grande sulla terra. Tutti i popoli faranno la pace con lui. Tutti lo serviranno perché sarà chiamato il santo del Grande Dio. E dal suo nome sarà chiamato. Figlio di Dio sarà detto e Figlio dell’Altissimo lo chiameranno (…). Il suo reame sarà eterno (…). Il suo regno sarà eterno e non un solo degli abissi della terra lo potrà vincere…”Si ritrovano tre degli elementi di questo testo nella prima pagina del Vangelo di Luca, che racconta l’Annuncio a Maria: “sarà grande”, “Figlio dell’Altissimo lo chiameranno” e “il suo regno sarà un regno eterno”. “Non c’è dubbio – ritiene André Paul - che siano state riprese espressioni che circolavano da decenni nelle comunità giudaiche”.



Il banchetto festivo della fine dei tempi. Alcuni testi di Qumran, le Regole in particolare, attribuiti spesso al gruppo essenico, descrivono così il pasto comunitario; “Quando dieci uomini che appartengono alla Comunità si troveranno riuniti (…) una volta che si sia posta la tavola (…) è il sacerdote che per primo stenderà la mano per benedire le primizie del pane o il vino nuovo”. In un altro racconto questo pasto è proiettato in una prospettiva di fine dei tempi. Il Messia in persona vi è invitato, il Messia di Israele o regale. Ma è il sacrdote che benedice la tavola e stende per primo la mano verso il pane. Potrebbe essere questo il modello precursore del pasto della Cena descritto nel Vangelo. Con una differenza fondamentale, tuttavia, fra le due tradizioni: per i cristiani si tratta di un pasto realmente sacrificale: “Questo è il mio sangue”, dichiara Gesù.



La comunità dei “santi”. Le Regole e altri racconti, come gli Inni, evocano una comunità, o più precisamente una “comunione” di fedeli che sono presentati come “santi”. C'è una somiglianza impressionante fra questo modello giudaico e la descrizione idealizzata dell’esperienza di vita comunitaria dei primi cristiani che sono anch’essi designati come dei “santi” (Atti degli Apostoli 2,2). È probabile che l’autore del quadro idillico dei primi gruppi cristiani si sia ispirato a modelli già diffusi.



Le opere della Legge. La formula di Paolo di Tarso ha un antecedente ebraico fra quegli scritti di Qumran che alcuni attribuiscono alla comunità essenica. Gli abitanti di Qumran, come Paolo di Tarso e la sua scuola, si riferiscono al messaggio biblico sulla salvezza. “Una stessa corrente giudaica, ritiene André Paul, ha probabilmente alimentato il pensiero degli utopisti del Mar Morto, o di altrove, e la prima riflessione cristiana di cui Paolo di Tarso è insieme il testimone e l’artefice.” Ma anche qui c’è una differenza fondamentale fra questo giudaismo precristiano e il cristianesimo. Essa consiste essenzialmente in quel che Paolo chiama “vangelo” (evangelion in greco, o “buona notizia”). Una buona notizia di cui il culmine è la resurrezione di Gesù. Contrariamente alla dottrina giudaica, attestata dagli scritti di Qumran, non sono più, afferma Paolo di Tarso, “le opere della Legge” (cioè l’osservanza della Legge di Mosè) ad assicurare l’accesso alla salvezza eterna, ma la fede in Gesù il Cristo resuscitato. “Non siamo più nel giudaismo, riassume André Paul.
Il Vangelo ha preso il posto della Legge, la Torah in ebraico…”.



La carne come peccato. Lo studio dei testi sapienziali trovati nelle grotte di Qumran porta nuove luci sull’opposizione fra la carne e lo spirito, di cui Paolo di Tarso è il primo assertore cristiano. In molte sue lettere (Gal 5,17;Rm 8,5-8) la parola “carne” è associata alla nozione di male e di peccato in opposizione a Dio, dalla parte del quale si trova lo spirito.Tuttavia l’uso antitetico della carne e dello spirito sembra essere estraneo al gruppo dei primissimi cristiani. Per lungo tempo vi si è visto un effetto del pensiero ellenistico penetrato attraverso la diaspora ebraica nel mediterraneo. Ma in certi testi del Mar Morto (Regola della Comunità, Inni, ecc) attribuiti da alcuni al gruppo degli esseni, ma anche in altri più antichi appartenenti al genere sapienziale, la “carne” è precisamente legata all’idea del peccato. Ma ciò non si verifica nei testi che formeranno la Bibbia ebraica, nei quali la nozione di carne si riferisce essenzialmente alla creatura umana debole e mortale.

Sembra così che la concezione negativa della carne di Paolo abbia le radici non soltanto dal lato della diaspora ebraica influenzata dalla cultura greca, ma anche dalle tradizioni sapienziali di lingua ebraica oggi bene attestate dagli scritti del Mar Morto.

Il Messia. Prima della scoperta dei Manoscritti di Qumran non si sapeva quasi nulla sul Messia precristiano. A rigor di termini non c’è Messia nella Bibbia ebraica. Il termine che viene dall’ebraico mashiah (“unto”) compare a proposito dell’unzione con l’olio, simbolo dell’unzione divina dei re di Israele. In greco è stato tradotto con “christos”.

Ora il Messia occupa un buon posto negli scritti di Qumran. Se ne individuano tre figure messianiche: una figura regale e militare chiamata anche “Germoglio di Davide” (“Figlio di Davide” si trova nell’Antico Testamento cristiano); una figura di Sacerdote ideale, chiamato anche Messia di Aronne; e infine un personaggio dalle funzioni celesti, ma che non è esattamente designato come Messia.
Quest’ultimo potrebbe essere il “Figlio di Dio”, già evocato, oppure il misterioso Melchisedec, eroe segreto della Bibbia ebraica, presentato, secondo i testi di Qumran, come una personalità celeste, l’esecutore dei giudizi divini o il primo degli esseri divini…

Lo attesta specialmente, nel Nuovo Testamento, la Lettera agli Ebrei, in cui si ritrova la tradizione del Melchisedec celeste riportata dalla letteratura di Qumran e la figura del Cristo sacerdote celeste, che è presente anche nei testi di Paolo di Tarso. Ma col riconoscere in Gesù dopo la sua resurrezione il Messia atteso, i cristiani hanno rotto con la visione messianica del giudaismo precristiano. Così gli ambienti giudaici di Antiochia designeranno i discepoli di Gesù sotto il soprannome di “christianos” (cristiani). Prima che Ignazio, anche lui vescovo di Antiochia, non inventi, fra il 100 e il 110 della nostra era, il termine di “christianismos”, opponendolo a !”iudaismos”, giudaismo…

La componente ellenistica

a. Tarso, città ellenistica.

Al tempo di Paolo, Tarso era capoluogo della provincia romana di Cilicia, con circa 300.000 abitanti. Senofonte la dice una città ricca e molto popolosa: «[Nella loro marcia, i soldati di Ciro] avanzano per la pianura, senza sosta. Giungono a Tarso, città ricca e molto popolosa della Cilicia: la città racchiude la reggia del re di Cilicia, ed è percorsa dal fiume Cidno», (Anabasi I, 2,23).

Tarso era un centro di formazione greca, essendo per esempio sede di scuole filosofiche e di retorica.

Paolo cita pochissime volte la Bibbia ebraica (2 volte) e quasi sempre la traduzione greca della Lxx (34 citazioni esatte, 36 con qualche variazione, 10 con variazioni sensibili).
La morale paolina, poi, ha qualche punto in comune con quella dei filosofi stoici (in maggioranza, in quel tempo, anche a Tarso), ma da essi potrebbe essere stato influenzato da adulto.
Paolo fa uso della diatriba , delle figure della retorica e della sua dispositio.
Paolo infine è creativo nell’uso della lingua greca: egli crea dei neologismi, soprattutto servendosi di preposizioni che esprimono la partecipazione al mistero di Cristo; cf. per esempio: «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti con lui (συν-εταφημεν) nella morte…» (Rm 6,4); «… coeredi (συγ-κληρονομοι) di Cristo se soffriamo con (συμ-πασχομεν) lui affinché anche siamo conglorificati (συν-δοξασθωμεν)» (Rm 8,17).

b. Le immagini e metafore usate da Paolo

Il fatto di essere nato in una grande città ellenistica ha segnato Paolo. A differenza di Gesù, non gli viene spontaneo prendere le sue immagini dalla natura o dalla vita dei campi. «Egli non vede la natura inanimata se non nelle sue relazioni con l’uomo: il suo regno è la psicologia

Così egli ricava le sue immagini, non dalla natura ma dalla vita dell’uomo (nascere, morire, generare) o dalle attività sportive, commerciali , militari o dalla vita urbana .
c. Sostanziale estraneità di Paolo all’ellenismo
Nonostante tutto questo, Paolo non fa mai riferimento alle città ellenistiche e ai loro monumenti i cui ruderi noi guardiamo con ammirazione, e un solo libro profano ha lasciato il segno nelle sue lettere: prendendola dalla commedia Taide di Menandro (sec. iii a.C.) in 1Cor 15,33 cita la sentenza: Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi.
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Il Distruttore Hara
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da jillo il Ven 18 Ott - 15:27

La questione delle similitudini fra Cristianesimo e Mitraismo è molto evidente e tuttora alcuni studiosi affermano che il Cristianesimo sia nato dal Mitraismo. In realtà questo è poco probabile se parliamo del Cristianesimo originale; i primi cristiani erano assai diversi da quelli attuali come riti ed esteriorità, aborrivano la Croce e non si facevano immagini e non si mescolavano con nessuna religione o rito di essa esistenti allora, fieri assolutisti del loro credo. Possiamo dire però che fu il Cattolicesimo a nascere principalmente dal Mitraismo e dal Cristianesimo fusi insieme o meglio il Cattolicesimo è il Mitraismo ricondizionato in toto cristiano.[15]. L'importanza del Mitraismo nel mondo antico fu sottolineata anche da Ernest Renan nel suo libro L'Origine del Cristianesimo, in cui afferma che il Mitraismo fu il più pericoloso concorrente del nascente Cristianesimo tra il II e il III secolo, tanto che in Marc-Aurèle et la fin du monde antique scrisse "Se il Cristianesimo fosse stato fermato alla sua nascita da qualche malattia mortale, il mondo sarebbe diventato mitraico".
Altri studi sostengono che il Cristianesimo avrebbe caratteri del tutto originali rispetto al Mitraismo romano. Tutte le somiglianze tra Gesù e Mitra sarebbero, in parte, elementi che gli adoratori di Mitra hanno copiato dal Cristianesimo dal II secolo, ed in parte, arbitrarie speculazioni di tempi recenti. In verità i mitraici, come i primi cristiani, mai avrebbero copiato culti di altre religioni, il loro credo basato sull'onore glielo impediva; fu con il primo Consiglio di Nicea che venne fuori molta parte di queste "identità" con il paganesimo. In questo Concilio Costantino fuse insieme ben 22 religioni per uniformare il credo romano e creare una sola religione "Universale" sotto il nome di Cristo. Cattolico significa appunto "universale".
In particolare il mito della morte e risurrezione di Mitra e in genere della resurrezione escatologica dei buoni è completamente ignoto all'Avesta ed è documentato solo in quelli mazdeisti in lingua iranica pahlavi, che sono posteriori al cristianesimo. Questa tesi, elaborata fra gli altri da Ioan Petru Culianu, è seguita da molti studiosi, fra cui:

  • Lo studioso mormone Richard Gordon, (membro attuale del Quorum dei Dodici Apostoli della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni) in Image and Value in the Greco-Roman World, dice apertamente che nel culto di Mitra non esiste «nessuna morte di Mitra», dunque non si potrebbe neppure parlare di resurrezione.
  • Il teologo cristiano Ronald H. Nash sostiene[16]:
« Le asserzioni di una dipendenza del Cristianesimo dal Mitraismo sono state rigettate per diversi motivi. Il Mitraismo non aveva concetti di morte e risurrezione del suo dio e in esso non aveva luogo il concetto di rinascita - almeno durante le sue fasi iniziali... Inoltre, il Mitraismo era essenzialmente un culto militare. Pertanto, bisogna guardare con scetticismo all'idea che esso possa essere stato accolto da persone pacifiche come i primi Cristiani »

  • L'apologeta cristiano e docente di teologia Josh McDowell riporta ciò che dice il pastore cristiano Bill Wilson[17]:
« Sebbene vi siano diverse fonti che suggeriscono che il Mitraismo includesse la nozione di rinascita, esse sono tutte post-cristiane. La più antica risale al II secolo d.C. »
Il carattere che maggiormente avvicina il Mitraismo al Cristianesimo è il concetto di lotta contro il male e l'idea dell'itinerario della salvezza come "militia". Già San Paolo aveva predicato la figura del "miles christianus" ("soldato cristiano"), ma è probabile che tale immagine si sia intensificata, talvolta nella sua scarna durezza, per influsso del Mitraismo.[18]
Il mitraismo prometteva agli iniziati solo la "liberazione dal fato che attende tutti gli uomini" [MS.470]. L'unica idea di una "salvezza" è un affresco del 200 d.C. su cui è scritto che Mitra avrebbe salvato gli uomini versando il sangue del toro che, secondo il mito, Mitra avrebbe ucciso. Questa "salvezza", secondo l'interpretazione mitraica "astrologica", non indica l'immortalità ma solo un livello di iniziazione più elevato. Anche qui, si tratta di un'idea di ben due secoli successiva al Cristianesimo, e quindi è evidente che il mitraismo ha importato il concetto dal Cristianesimo.

http://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo_e_Mitraismo

Conosco di un tizio che ha il mio stesso nome e stesso cognome, è nato nello stesso comune e nello stesso anno... non lo stesso giorno...
una piccolissima differenza c'è.
una grandissima differenza è che siamo due persone distinte l'una dall'altra.

jillo
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da loonar il Ven 18 Ott - 15:35

Jillo la tua religione è nata nel IV sec. ev, non dimenticarlo!

loonar
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Minsky il Ven 18 Ott - 15:38

jillo ha scritto:...
Quello che io proprio non riesco a non domandarmi, caro Jillo, quando leggo un'analisi così lucida (a prescindere da quanto essa sia precisa e corretta, ma in gran parte mi sembra convincente), mi scuserai ma proprio devo chiedermi: ma come fa una persona che ha la chiarezza di pensiero necessaria per esporre queste considerazioni storico-filologiche comparative sulle religioni, a decidere che il cristianesimo è la vera religione e che tutto ciò che afferma (sappiamo benissimo quali e quante enormità afferma) è vero, mentre il mitraismo (tanto per dirne una), no?

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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 18 Ott - 16:31

Di nuovo devo chiedere scusa per la lunghezza del presente post


copiaincollakilometrico:

Un caso clinico: Gesu' di Nazaret

Introduzione


Chi non ha sentito parlare Gesù di Nazzaret, detto “il messia” o “il salvatore”?
Non c'è perciò bisogno di alcuna presentazione del personaggio.

Sicuramente fu un caso di cronaca che fece scalpore, assurto all'attenzione popolare sopratutto per il finale tragico, culminato con un processo, una condanna di una giuria popolare e l'esecuzione pubblica per crocifissione.

Qui non ci occuperemo della storicità e della veridicità di quanto accaduto, e nemmeno dello sviluppo giuridico, religioso o morale della vicenda.

Indagheremo invece sulla personalità di Gesù, cosi' come ci appare dalle parole che di lui ci sono state riportate, nei quattro vangeli canonici, e nei vangeli apocrifi.

Lo scopo della ricerca e' dimostrare che si può operare un buon profilo psicologico, una analisi della personalità ed una previsione sulla soddisfazione derivante dal comportamento osservato, avendo a disposizione un testo scritto su cui documentarsi, anche in assenza del soggetto.

In questo caso non si tratta di uno scritto autobiografico, ma di testi riportati da persone che, in qualche modo, asseriscono di conoscere il soggetto in questione.

Elencheremo e tratteremo le 1- Transazioni espresse dal dialogo, valutando gli stati dell'io più usati, eventuali contaminazione ed esclusioni, che darebbero un connotato psicopatologico alla personalità.

Vedremo come da queste transazioni e' possibile desumere la 2- Posizione esistenziale del soggetto, 3 -le Ingiunzioni a cui fu sottoposto, 4- il suo Mini copione o Spinta , 5- i Permessi che gli furono concessi, elaborando una Matrice di copione.

Analizzeremo il tipo di struttura del tempo che caratterizza il soggetto, i soliloqui, i rituali, i passatempi, le attività, sempre tenendo presente che il fine e' quello di avere carezze psicologiche.

Un riguardo particolare sarà riservato ai giochi psicologici messi in atto inconsciamente, e ai loro tornaconto.

Inseriremo poi i giochi nel quadro più ampio del triangolo drammatico, che caratterizzerà anche il copione.

Si potrà poi determinare il tipo di copione [vincente, banale, perdente]e la sua gravita' [1-2-3 grado]

Si cercherà di comprendere il grado di soddisfazione affettiva del soggetto e la sua capacità di intimità.

Infine ci porremo la domanda finale: Il soggetto visse una vita felice o no? E' ipotizzabile come esempio di vita? I suoi insegnamenti sono pratici e in grado di portare carezze, soddisfazione e capacita' di intimità?

I genitori di Gesù e la sua infanzia

Una fonte che parla dei suoi genitori l'abbiamo dal protovangelo di Giacomo, in cui si dice che i genitori di Maria, furono Gioacchino e Anna, che la consegnarono al tempio all'età di tre anni.

Ci rimase fino ai dodici, poi fu consegnata a Giuseppe, che era in la con gli anni, ed aveva altri figli, perché la custodisse. A sedici anni, mentre Giuseppe era lontano per lavoro, lei rimase incinta.

Quando torno' era gravida di sei mesi.

Non era ancora sua moglie, per cui il figlio nacque fuori dal matrimonio.Giuseppe si occupo' di Maria e di suo figlio, come un filantropo, non come un padre. E tutti i conoscenti di Maria e Giuseppe ne erano a conoscenza.

Nel vangelo dello pseudoMatteo si parla di Maria come di una bambina sicura di se, che lascia i genitori a tre anni senza voltarsi, per stare nel tempio con le vergini.

Diventa una ragazza forte, equilibrata e dignitosa, rispettosa ma ferma.
Viene definita come costante, salda, immutabile.

Si dice che lei stessa avesse doti taumaturgiche, molto pia e conoscitrice delle scritture.

Aveva deciso di rimanere vergine, per questo motivo fu affidata a Giuseppe, scelto fra uomini vedovi e anziani per la custodia.

Infatti qui si dice che Giuseppe era vecchio, e che i suoi nipoti erano più grandi di Maria. Si dice anche che, con Maria, alla casa ebbero accesso cinque vergini del tempio, che le facevano compagnia, tanto che qualcuno comincio' a chiamarla scherzosamente “regina delle vergini”.

Quando Giuseppe tornò dal suo lavoro, dopo nove mesi di lontananza, trovò Maria incinta di sei.

Rinnego' la paternità, mentre Maria giuro' di non aver avuto rapporto con uomo, testimoniata in ciò dalle altre ragazze.

Il figlio nacque di parto eutocico, senza perdita di sangue.

Dopo due anni. Durante la fuga in Egitto, si fermarono in una grotta per riposarsi, che era tana di draghi, probabilmente dei rettili del deserto.

Il bambino non ne ebbe paura e disse:- Non temete, e non pensate che io sia un bambino. Io infatti sono sempre stato perfetto e lo sono tuttora: è necessario che davanti a me tutte le bestie selvatiche diventino mansuete -.

Poi la mamma ebbe fame, mentre stavano sotto una palma. Gesù disse:- Albero, piega i tuoi rami e ristora mia mamma con il tuo frutto -, così come fece sgorgare acqua da una fonte.

Riporto questi brani, che interessano sopratutto per il tono con cui vengono pronunciati.

““al principio del quarto anno di età, un giorno di sabato giocava con dei fanciulli presso il letto del Giordano. Gesù, sedutosi, fece sette laghetti di fango, dotò ciascuno di canaletti per mezzo dei quali, a un suo comando, portava acqua dal torrente al lago e di nuovo la riportava. Uno di quei fanciulli, un figlio del diavolo, con animo invidioso, chiuse le imboccature dei canaletti che portavano acque nei laghetti e mandò all’aria quanto aveva fatto Gesù.
Allora Gesù gli disse: “Guai a te, figlio di morte, figlio di Satana. Osi tu distruggere quanto io ho compiuto?”. Colui che aveva agito così, subito morì”. …..

Giunta da lui la madre lo pregò dicendo: “Signore mio, che ha fatto mai costui per morire?”. Egli le rispose: “Era degno di morte, avendo mandato all’aria quanto io avevo fatto”. …..

Non volendo rattristare sua madre, con il suo piede destro egli toccò il sedere del morto dicendogli: “Alzati, figlio iniquo. Non sei degno, infatti, di entrare nella pace di mio padre, avendo tu mandato all’aria quanto io avevo fatto”. Allora colui che era morto risuscitò e se ne andò. ….

I genitori del ragazzo si avvicinarono a Giuseppe e gli dissero: “Togli Gesù da questo luogo! Non può abitare con noi in questo comune. O, almeno, insegnagli a benedire e a non maledire”. Giuseppe si avvicinò a Gesù e l’ammonì, dicendo: “Perché fai tali cose? Sono già molti quelli che si lamentano di te; a causa tua ci odiano e sopportiamo, a causa tua, le molestie degli uomini”. …”

Ma anche a scuola, anni dopo, le cose non andavano molto bene....ecco alcuni brani:

““[Il maestro]diceva: “Non vuoi tu [Giuseppe] affidare tuo figlio affinché sia istruito nella scienza umana e nel timore? Vedo che tu e Maria amate vostro figlio più che le tradizioni degli anziani del popolo. …

Giuseppe però gli rispose: “E chi è mai colui che può tenere e istruire questo bambino? Se tu lo puoi tenere e istruire, noi non siamo contrari”….

Gesù gli rispose: “I precetti della Legge, dei quali tu hai parlato poc’anzi e tutte le cose alle quali tu ti sei riferito bisogna che siano osservati da coloro che sono istruiti nelle scienze umane; ma io sono estraneo ai vostri tribunali, e non ho un padre carnale”. ….

Ciò udito, si tacquero e più nessuno di loro osava parlare. Gesù disse loro: “Sono stato in mezzo a voi con i bambini, e non mi avete conosciuto. Vi ho parlato come a persone sagge, e non avete distinto la mia voce perché siete minori di me, e di poca fede”.

Giuseppe, udito tutto questo, corse da Gesù nel timore che morisse lo stesso maestro; ma appena lo vide, il maestro gli disse: “Tu non mi hai dato un discepolo, ma un maestro: chi può resistere alle sue parole?”. ”

Risparmio altri brani, sempre sullo stesso tono. Concludo con la vita in famiglia, di cui cito l'episodio:

“Gesù li santificava e benediceva, ed egli era il primo che cominciava a mangiare e a bere. Nessuno di loro osava, infatti, mangiare o bere, sedere alla mensa o spezzare il pane, fino a quando egli non avesse fatto ciò per primo, santificandoli. Se, per caso, era assente, aspettavano fino a quando lo facesse. Quando poi egli non voleva prendere cibo, se ne astenevano anche Giuseppe, Maria e i suoi fratelli, i figli di Giuseppe.”

Nella storia di Giuseppe il falegname, codice H, si trova questo brano, utile per avere qualche informazione sul padre
putativo.

E' Gesu' che parla:

“[Giuseppe] Visse quarant'anni prima del matrimonio; la moglie rimase sotto la sua tutela per quarantanove anni e dopo morì. Un anno dopo la morte di sua moglie, dai sacerdoti fu affidata a Giuseppe mia madre, la beata Maria, affinché la custodisse fino al tempo delle nozze. Senza compiere alcuna cosa degna di nota, ella passò due anni in casa di lui; ma nel terzo anno della sua permanenza in casa di Giuseppe, cioé nel suo quattordicesimo anno di età,......, ha partorito me sulla terra, [Gesù].L'età, dunque, di mio padre, quel vecchio giusto, fu complessivamente di centoundici anni, …
L'oro iniziò a perdere il suo magnifico splendore e l'argento a essere sciupato dall'uso: mi riferisco alla sua conoscenza e al suo intelletto. Cibo e bevanda gli davano fastidio, aveva perso la sua perizia di falegname e non ne aveva più cognizione alcuna ….

[Primadella sua morte] Aprì la sua bocca con sospiri, batté le mani l'una contro l'altra, ed esclamò a voce alta così:"Guai al giorno in cui sono nato in questo mondo.....Sono stato infatti concepito
nell'iniquità e mia madre mi ha desiderato nei peccati. ….. Guai al mio corpo e guai all'anima mia triste, già contraria a Dio, suo creatore. Che farò quando giungerò al luogo nel quale dovrò stare
davanti al giudice giustissimo, ed egli mi rimprovererà a causa delle azioni da me accumulate nella mia gioventù? Guai a ogni uomo che muore nei suoi peccati. Ecco che grava su di me quella stessa ora terribile sperimentata da mio padre......".Tali furono le parole pronunciate da Giuseppe, quel vecchio giusto.

Entrando da lui, io vidi la sua anima terribilmente agitata: si trovava, infatti, in grande angustia. Gli dissi: "Salve, padre mio Giuseppe, uomo giusto, come stai?". Egli mi rispose: "Mille volte salve, figlio mio diletto. Ormai il dolore e la paura della morte mi hanno assalito, ma appena sentì la tua voce, l'anima mia si è sollevata.

Mi accorsi che la morte già lo sovrastava. Mia madre, vergine illibata, s'alzò allora e avvicinatasi a me disse: "Mio diletto figlio, a momenti muore questo pio vecchio Giuseppe". Io risposi: "Madre mia amatissima, su tutte le creature che nascono in questo mondo grava la stessa necessità di morire. La morte, infatti, ha diritto su tutto il genere umano. Anche per te, o vergine madre mia, come per gli altri mortali, c'é da aspettarsi la stessa uscita dalla vita”.”

Il racconto di Luca e di Matteo: vita e morte

Luca scrive in modo ordinato e razionale. La sua e' una cronaca cronologica degli avvenimenti, per cui i dialoghi seguono fedelmente lo sviluppo degli avvenimenti.

Diventerà perciò la traccia a cui saranno accostati anche gli altri contributi, in modo da avere un quadro progressivo e ordinato dell'evoluzione del pensiero di Gesù, ma sopratutto, delle sue pulsioni.

L'unica notizia che si ha sull'infanzia di Gesù è la ripetizione che:- Il fanciullo intanto cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte, fino al giorno in cui doveva manifestarsi ad Israele-. Luca 1: 80

In Luca 2:39 leggiamo: “Quando [i genitori Maria e Giuseppe] ebbero compiuto tutto quello che riguardava la legge del signore, ritornarono in Galilea [a Nazaret]. Intanto il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui”.

Successivamente, quando Gesù aveva dodici anni, i genitori andarono per l'ennesima volta a Gerusalemme, e li successe l'episodio, in cui Gesù prende la sua prima autonoma iniziativa riportata da Luca.

Infatti rimane nel Tempio a discutere con i dottori della legge, e di fronte alla domanda della madre:“-Figlio mio, perché hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, addolorati, ti cercavamo!-.

Lui risponde: -Perché mi cercavate? Non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il padre mio?-”.

Vuole mostrare autonomia verso sua madre, ma poi la asseconda:- Che ho a che fare con te, donna? La mia ora non e' ancora giunta-. Giovanni 2:3

Comincia quindi il suo periodo di predicazione, all'età di circa trent'anni, dice Luca 3:23
“Alla sua presentazione come predicatore e Messia, fatta a Nazaret, pronuncia queste parole:- In verità vi dico: nessun profeta e' ben accetto in patria-”. Luca 4:24

Si sceglie un suo gruppo di accoliti, da dirigere e istruire:“- Non temere. Da questo momento sarai pescatore di uomini-”. Luca 5:10

Si sente di rimettere i peccati altrui:“- Uomo, ti sono rimessi i tuoi peccati-”.Luca 5:20

Vuole essere il Salvatore dei negletti:“- Le persone sane non hanno bisogno del medico. Sono i malati ad averne bisogno...-”. Luca 5:32

Trasgredisce le consuetudini:“- Il figlio dell'uomo e' padrone del sabato-”. Luca 6:5

Suscita quindi la reazione dei conservatori: “Essi furono pieni di rabbia e discutevano fra loro cosa avrebbero potuto fare a Gesù”. Luca 6:11

Inveisce contro tutti coloro che non sono diseredati e afflitti:“- Guai a voi che siete ricchi..., che siete sazi....,che ridete...guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi...-”Luca 6: 24-26

Oppure:“- Questa generazione e' davvero una generazione malvagia...-”. Luca 11:29

Ma anche:“- Voi Farisei...stolti!-, -Guai a voi, farisei,...-, - Guai anche a voi, dottori della legge,...!”-. Luca 11: 38-47 Matteo 23:13 e seg.

Si accompagna a persone di dubbia fama: “-Ecco un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori-”. Luca 7:34

Mette i legami famigliari in secondo piano, rispetto ai suoi impegni: “- Gli fecero sapere:- Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti-. Ma egli disse loro:- Mia madre i miei fratelli sono quelli che ascoltano la mia parola...-”.Luca 8:25
Si preoccupa di conoscere l'opinione della folla: “-Chi sono io secondo la gente?-”. Luca 9:19

Chi lo segue deve rinunciare ai suoi desideri, e accogliere i suoi insegnamenti: “- Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua-”. Luca 9:23

oppure: “- Chiunque di voi non rinuncia ai propri beni non può essere mio discepolo-”. Luca 14:33

Apprezza chi usa il suo nome per agire:- Chi non e' contro di voi e' con voi-.Luca 9:50

Pretende dedizione assoluta:- Lascia che i morti seppelliscano i loro morti [c'era il funerale del padre], ma tu va e...-. e poi ancora:- Chi mette mano all'aratro e si volta indietro non e' adatto...- Luca 9:59-62

Oppure: “- Beato il seno che ti ha allattato!-., - Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola...-”.

Invita all'amore per il compagno di sventura: “- Ama il prossimo come te stesso-”.Luca 10, 28

ma poi aggiunge: “- Pensate che sia venuto a portare pace fra gli uomini? No, ...ma la divisione-”.Luca 12:51

E' capace anche di ira: Cacciando i mercanti dal tempio dice: “- Voi avete fatto della mia casa una spelonca di ladri!-”. Luca 19:45 Matteo: 21:12

Predice la sua morte, come fosse ineluttabile: “- L'unico segno che verra' dato e' il segno di Giona-” [cioè la morte e la resurrezione].Luca 11:29

E ancora: “- Ecco,...e il figlio dell'uomo sarà consegnato...e sarà condannato a morte, schernito dai gentili, flagellato e crocifisso-”. Matteo 20: 18, 19

E poi: “- Tutto ciò è accaduto affinché si adempissero le scritture-” Matteo 26:56

Ma ne ha anche paura: “-Padre mio, se e' possibile allontana da me questo calice. Pero' non come voglio io, ma come vuoi tu-”. Matteo 26:19

E prima della morte dice: “-Padre mio, perché mi hai abbandonato?-”.

Ma poi, quasi pentendosi di questo atto di ribellione, sussurra: “-Nelle tue mani affido il mio spirito-”.Luca 24:45

Analisi del caso secondo i parametri dell'analisi transazionale.

Le transazioni

Le transazioni sono le unità del dialogo. Lo stimolo e' una transazione e la risposta e' una transazione. I messaggi possono essere verbali o non verbali, ed hanno tutti un messaggio ulteriore di tipo psicologico, che riflette uno stato dell'io, cioè uno stato di coscienza energizzzato in quel momento. Gli stati di coscienza sono Il Bambino, nelle sue accezioni, il Genitore, nelle sue accezioni, e l'adulto, nelle sue accezioni.

Il Bambino racchiude le pulsioni, gli istinti, i desideri, le emozioni infantili. Può essere adattato o ribelle, oppure libero.

Il Genitore racchiude tutti le ingiunzioni, le inibizioni,le spinte e i permessi che il bambino ha interiorizzato, e verso cui si e' strutturato.

L'Adulto è il veicolo delle istanze provenienti dagli altri stati di coscienza. La sua funzione e' quella di adattarli alla realtà, al qui e ora, con una funzione di misura, peso, conto e analisi dei dati esterni e interni.

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Quasi tutte le transazioni di Gesù qui riportate, provengono dallo stato dell'io Genitore.

Sembra palese una contaminazione dell'Adulto da parte del Genitore, mentre il bambino appare adattato alla volontà Genitoriale, ma ribelle alla volontà esterna, tradizionale e istituzionale.

Anche nell' infanzia Gesù non si diverte come un bambino, e quando lo fa, lo fa con un impegno adulto, senza tollerare intromissioni al suo operato.

E' nello stato dell'io Adulto quando decide il programma e lo sviluppo sequenziale del suo copione.
Quando decide se sia o non il caso di esercitare i suoi poteritaumaturgici.
Quando prepara le sfide verbali coi suoi contendenti.

E' nello stato dell'io Adulto/ Bambino libero quando si accompagna aisuoi amici preferiti, che sono pubblicani, persone di ogni risma, conoscenti occasionali. Preferiti in quanto esclusi come lui e a cui si sente affine, perché apparentemente liberi da inibizioni genitoriali.

Anche con le donne, compresa sua madre, ha sempre un atteggiamento di superiorità, proveniente dalla stato dell'io Genitore, sia esso normativo, che affettivo.

E' brillante nei dialoghi e nelle dispute. Sa come cogliere i messaggi psicologici ulteriori e non disdegna la sfida verbale. Vuole sempre avere l'ultima parola. Quella definitiva.

Si può perciò ipotizzare uno stato di esaltazione, con un dialogo interno fra Bambino Adattato e Genitore Normativo e
Affettivo, che si estrinseca a livello sociale in un Adulto contaminato da Genitore e un Bambino ribelle.

Posizione esistenziale

La posizione esistenziale e' l'espressione della percezione di se [del Bambino] verso se stesso, verso l'altro, verso il mondo. Se la posizione esistenziale non e' in equilibrio [io sono Si e tu sei Si], allora e' in atto una svalutazione di se, dell'altro o della situazione.

La posizione esistenziale fluttua continuamente, ma una e' la nostra preferita, in cui tendiamo a rimanere.

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La posizione esistenziale di Gesù che emerge dai brani, è quella di:- Io sono Si, e voi No-

La posizione esistenziale viene messa a punto nei primi anni di vita, per cui si può ragionevolmente presumere che la stima di se sia in parte ereditata “almeno” per via materna, in quanto la madre Maria aveva gli stessi tratti caratteriali di Gesù, compresi i poteri taumaturgici. Si puo' anche percio presumere che Gesu' le somigliasse fisicamente.

Non si può escludere che anche per via paterna l'influenza sia notevole, in quanto i tratti che in Maria erano composti, in Gesù debordano pesantemente.

Questa grande opinione di sè ereditata geneticamente, è anche coltivata, in quanto la madre si dedica solo a lui, e lo educa evidentemente a continuare il proprio atteggiamento.

Non dimentichiamo lo stato di inferiorità in cui erano tenute le donne, a cui neppure Gesù si è sottratto.
Non dimentichiamo inoltre il sospetto che aleggiava nella comunita' sulla paternità della gravidanza[sempreche' non fosse perfino conosciuta ma impronunciabile].
Quindi per Maria era motivo di orgoglio che lui si facesse valere, anche col suo contributo.

Questo e' favorito da vari motivi:

sia perché il padre Giuseppe, tollerato e poco considerato da Gesù, non ha la capacita' di imporre una sua regola limitante, essendo vecchio e sottoposto alla pressione di Maria.

Non se la sente di contrariarla, visto il contesto in cui ha dovuto accollarsela, controvoglia.

Sia perché i fratellastri, che in un primo tempo sicuramente devono avergli dato del filo da torcere, hanno reso ancor più combattivo il suo carattere autoritario e pervicace.

Del resto sembra che Gesù abbia anche ereditato dalla mamma i poteri taumaturgici [almeno da lei].

Sembra che Gesù non sia mai ben riuscito a considerare gli altri in una condizione Si. Gli altri, per lui, non erano perfetti, e potevano solo aspirare alla perfezione.

Seguendo le sue parole, naturalmente.

Quindi la sua situazione rimane:- Io Si e voi No -, fino alla fine. Mentre accetta la posizione No solo rispetto al suo padre ideale. Che ovviamente sta in cielo.

Ingiunzioni Genitoriali

Le ingiunzioni sono messaggi psicologici che vengono dal Genitore, e precisamente dallo stato dell'io Bambino del genitore, che normalmente e' la mamma, poi il padre, poi altre figure con forte impatto carismatico ed emotivo. Spesso sono inconsce al genitore stesso, che non sa di trasmetterle.

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Sembrano emergere delle ingiunzione, che ora analizzeremo.

La più appariscente e':- Non essere un bambino!-
Infatti Gesù non si comporta da bambino. Anche i suoi giochi sono sempre finalizzati a uno scopo, come si sentisse investito di autorità fin dai primi momenti.

Questa propensione può anche essere interpretata come una deriva genetica . Chiunque sia stato suo padre, probabilmente era persona di carattere forte e capacità decisionale.

Sicuramente la madre l'ha spinto in questa direzione, essendo stata anche lei molto dura e ferma con se stessa, già da piccolissima.

Un'altra ingiunzione potrebbe essere stata:- Non sentire!-, cioè non sentire il dolore, la fatica, l'umiliazione, le percosse, la disapprovazione, le ingiurie e gli insulti.

Non dimentichiamo che Maria concepisce senza un marito, e in quella società il sospetto di ciò che poteva essere successo, aleggiava fra i conoscenti ed i parenti.

Gesù stesso sicuramente avrà dovuto subire angherie di ogni genere, sia dai fratellastri, tutti più grandi di lui, sia dagli altri coetanei, che riportavano quanto sentivano sussurrare in famiglia.

Mi pare ovvio che sia Maria, sia suo padre putativo Giuseppe, abbiano insistito affinché Gesù facesse spallucce a tutte le insinuazioni.

Essendo un carattere ribelle, probabilmente e' venuto anche alle mani più volte, rinforzando perciò questa ingiunzione materna.

Da parte di Giuseppe, che probabilmente viveva nella vergogna e nel senso di colpa, questa ingiunzione veniva dal desiderio di sentirsi meglio. Lui non sapeva reagire, ma se lo faceva il figlio adottivo, lo faceva anche per lui.

Infine l'ingiunzione:- Non essere te stesso! Tu hai un destino da compiere!-.

Il desiderio di riscatto della madre doveva essere potente, e sicuramente desiderava che suo figlio diventasse una persona importante. Lei stessa lo spingeva a farlo all'occasione, Forzandone anche i tempi [nozze di Cana].

Questo precludeva a Gesù ogni altra scelta, perché il compiacere sua madre era un suo bisogno profondo, anche se veniva razionalizzato con un compiacere alla volontà di suo Padre Celeste.

In quest'ottica a Gesù veniva preclusa ogni altra scelta di vita.
Niente matrimonio, niente successo mondano, niente figli, niente gioie terrene, se non quelle piccole trasgressioni permesse dalla madre, e probabilmente, sottilmente desiderate dal figlio, per compensare questo suo disagio.

A tutte le mamme fa piacere che il figlio mangi abbondantemente e si diverta con gli amici, anche se ne è un po' gelosa.

Minicopione o spinte

Le spinte sono messaggi prevalentemente verbali, che provengono dallo stato dell'io Genitore del genitore, e sono coscienti. Mettono un vincolo al desiderio di approvazione del bambino:- Io ti vorrò bene[sei Si]se tu farai ciò che ti
invito a fare. Si tratta di un mini copione, perché, la persona, tenderà a cadere nelle spinte ogni volta che sentirà minacciata la sua situazione affettiva.

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Gesù ha subito spinte materne in modo massiccio, e che, probabilmente, hanno solo rinforzato la sua propensione caratteriale.

Sicuramente lo -Sforzati! Devi completare il tuo dovere fino in fondo!-.
Ma anche:- Sii perfetto! Non ci deve essere errore in te!
Inoltre lo: - Sbrigati! Tu devi fare tutto, al meglio e nei tempi previsti!
Infine il:- Sii forte! Non retrocedere di fronte a nulla! Nemmeno alla morte.-

Ma credo che la prima e più potente spinta sia il:- Compiacimi!-, che proviene dalla madre, ma che Gesù deve necessariamente poi razionalizzare come volontà del Padre suo. Che sta nei cieli.

Non era tollerabile che il figlio compiacesse apertamente i desideri della madre, per via della posizione sociale della donna, a cui Maria aveva voluto sottrarsi, senza riuscirci completamente.

Compiacere ai desideri provenienti dalla madre, voleva necessariamente dire ribellarsi a tutti i dettami e le norme che
provenivano dalla società. A cui già la madre si era ribellata.

Non è assurdo considerare che l'obbligo ad abitare presso Giuseppe, e dover fare da serva a lui e i suoi figli, abbia suscitato astio verso i sacerdoti e gli scribi, che gli avevano imposto le loro decisioni.

Anche se poi negli anni questo risentimento fu mitigato, nei primi anni, in cui Gesù era molto ricettivo, furono trasmessi al figlio in linguaggio verbale e non verbale.

Con questa chiave di lettura possiamo già ipotizzare un copione scritto in caratteri granitici, a cui Gesù difficilmente avrebbe potuto sottrarsi.

Giustamente a più riprese il suo riferimento è a “ciò che e' già stato scritto”.

Il copione di vita

Il copione e' una “linea guida” che viene scritto entro i primi anni di vita, sulla traccia delle inclinazioni genetiche, e degli stimoli acquisiti. Gli stimoli più potenti vengono dalle autorità genitoriali, prima la madre, e si configurano in ingiunzioni o inibizioni, spinte e permessi.
Questi concorrono a stabilire la posizione esistenziale del soggetto e la sua tendenza svalutativa di se, o dell'altro o della situazione.

Il copione può essere vincente, non vincente o perdente. Puo' prevedere dei tempi di scadenza, prima di poterlo modificare. Può essere di intensità minima, media, massima.
Il copione Amartico o catastrofico, e' quello che si conclude in prigione, al manicomio o all'obitorio.

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Possiamo dire che il copione di Gesù si evidenzia da subito, ricalcando un po' il copione materno.

Infatti, come la mamma, il bambino e' precoce, robusto, energico e indipendente. Possiede già doti taumaturgiche e una spiccata intelligenza. Inoltre evidentemente Maria era anche una buona insegnante, oltre che studente, perché Gesù ha, fin da piccolo, una cultura sulle scritture dei profeti.

Ma sopratutto fin da bimbo ha ben chiara la sua situazione famigliare.

E' pensabile che la madre lo abbia messo al corrente molto presto della sua nascita straordinaria, e la versione che Maria ne ha fatto con suo figlio. Questo per evitare che lo sapesse da altri, e in modo crudele.

Di certo Gesù si convince che ciò e' vero.

I motivi umani possono essere spiegabili:

Se Giuseppe non era suo padre, lui era figlio di padre ignoto, per cui in una posizione di inferiorità sociale.

Accogliere la tesi di sua madre, cioè di una concezione con Dio, avrebbe permesso a lui di superare un complesso di inferiorità, compensandolo e sublimandolo.

Questo era necessario anche nei confronti di sua madre, la quale era chiaramente ospite non proprio desiderata in casa di Giuseppe, che, non dimentichiamolo, aveva altri figli grandi. Alcuni con nipoti più grandi di Maria.[vedi sopra protovangelo dello pseudoMatteo].

Accettando la tesi della madre non solo non era più di padre ignoto, ma era figlio di Dio.

Non possedeva nulla, perché figliastro di Giuseppe, ma aveva un compito da assolvere.

Sua madre non era una reietta, ma una prediletta. E lui il figlio di una prediletta.

Diventava perciò ineluttabile seguire la strada indicata dalla madre, che portavano al padre suo idealizzato, e l'unico mezzo erano le scritture dei profeti.

Ma le scritture tracciavano una via precisa a cui lui, se voleva esserne il protagonista, avrebbe dovuto attenersi alla lettera.

Quindi il copione iniziale, formulato sulla spinta di sua madre, viene rinforzato dalla situazione. Reso possibile da coincidenza quantomeno sorprendenti, dalla sua intelligenza, perspicacia e attitudine, dalla sua volonta' e ostinazione, e dal bisogno profondo di compiacere sua madre.

Infatti il suo si definisce copione:- Finché...-, cioè - Non potrò fermarmi finché tutto non sarà compiuto. Poi mi riposerò-.

Il copione, come sappiamo, e' stato seguito molto fedelmente, fino all'esito finale, anche questo scritto nelle scritture, ma prima ancora in sè, in quanto, tutti i suoi atteggiamenti, non potevano portare ad altro che non una storia avvincente a finale tragico.

Abbiamo perciò un copione che possiamo valutare con due parametri.

Il primo è parametro sociale.

Gesù e' socialmente visto come una grande personalità, ma inspiegabilmente, nel giro di un batter d'occhio, la situazione si ribalta. Poi vedremo il perché.

Diventa un reo confesso, condannato, frustato, umiliato, offeso, e ucciso con la tortura della crocifissione..

Da punto di vista sociale quindi il copione e' un copione perdente, gravemente perdente, cioè catastrofico, che si conclude nel peggiore dei modi: all'obitorio.

Il secondo e' il parametro personale.

Gesù ad un certo punto, si rende conto che il suo destino e' segnato, e consapevolmente compie ogni gesto per percorrerlo pedissequamente. A qualche momento di dubbio e di sconforto, ma le spinte interiori Genitoriali sono troppo potenti e lui non riesce a sottrarsene.

Arriva all'epilogo finale, e anche prima della morte si domanda perché e' stato costretto a fare ciò, contro la sua volontà.

Nel momento precedente alla morte il dialogo interiore fra Bambino e Genitore viene meno, e il Bambino si sente abbandonato, perché l'energia psichica viene a mancare.

Lo sgomento di fronte all'unica cosa che realmente temeva Gesù, cioè l'abbandono da parte del suo Genitore ideale, si compie. Lui grida: - Padre mio, perché mi hai abbandonato?-.

Il momento in cui realizza l'impegno preso col Genitore si rende conto che non ha vissuto una vita sua, e il panico si impossessa di lui. Poi sembra che si riprenda e rientri nel copione:- Nelle tue mani affido il mio spirito-.

Possiamo perciò definire questo copione: vincente sotto ogni profilo, perché la trama è ordita in tutta la sua sequenza, e fatta combaciare perfettamente al progetto iniziale e all'obiettivo finale.

Struttura del tempo e Giochi psicologici

La struttura del tempo si attua attraverso soliloqui, rituali, passatempi, attività, giochi psicologici e momenti di intimità.

Il fine è strutturare il tempo, per ottenere soddisfazione dei bisogni fisici e affettivi.

Quando la personalità e' viziata da un copione invadente, anche i modi per strutturare il tempo lo evidenziano, perché si ravvisa un modo “strano” di ottenere soddisfazione. A volte francamente malato.

Lo si può notare dal dialogo interiore dell'individuo, che a volte e' espresso ad alta voce.

Quando ci rivolgiamo a qualcuno nel pensiero o nel sogno, e relazioniamo con lui, siamo nel soliloquio, perché il nostro è, in realtà, un dialogo con noi stessi, fra Bambino, Genitore e Adulto, anche se i personaggi con cui ci confrontiamo, sono altri e a volte molteplici.

Nei rituali si cerca la coesione sociale pacifica, in cui ci scambiano carezze di riconoscimento e ci si pone in condizione passiva di Bambino adattato o Genitore affettivo e normativo.

Nei passatempi possiamo dare sfogo al Bambino libero e diventare creativi, cercando carezze in ciò che facciamo e nelle persone con cui ci accompagniamo.

Nelle attività la soddisfazione e' data dai risultati che otteniamo, in termini pratici e psicologici. E' all'opera l'Adulto.

Nei giochi psicologici, che possono sorgere ovunque nelle quattro precedenti situazioni, l'intento e' quello di avere soddisfazione immediata, ma anche di confermare la propria posizione esistenziale e portare avanti il proprio copione di vita. Sono giocati prevalentemente dal Bambino adattato.

Sono al di fuori della consapevolezza. Se fossero coscienti non sarebbero più giochi psicologici, ma manipolazione condotta dall'Adulto.

I momenti di intimità danno una grande quantità di soddisfazione, ma prevedono schiettezza, limpidezza, sincerità e uscita dal copione. Concorrono il Bambino libero, il Genitore positivo e l'Adulto positivo.

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Gesù ha strutturato il suo tempo fra tutti questi momenti.

E' sempre andato alle funzioni del tempio, ha partecipato ai riti religiosi, a rispettato le consuetudini, almeno fino all'inizio del suo periodo di predicazione.

Ha passato le feste e le occasioni di ristori divertendosi, scherzando e gustando vino e cibi.

Sicuramente ha lavorato alla bottega di suo padre adottivo, con gli altri fratelli.

Ha avuto dei grandi momenti di intimità interiore. Infatti non emerge un Gesù nevrotico e confuso, ma un Gesù deciso e fermo. Anche nei suoi grandi momenti di debolezza alla fine si concilia sempre con l'esigenza del Genitore interiore, in atteggiamento compiacente:- Sia fatta la tua volontà, non la mia-.

Forse c'è da domandarsi se una intimità cosi ossequiosa si vera intimità, in quanto la vera intimità prevede anche l'autonomia di giudizio e d'azione. Ma si può sempre pensare che Gesù abbia, ad un certo punto, coscientemente scelto l'ubbidienza come autonoma decisione:-so di essere in un copione, ma scelgo di rimanerci-.

Ma veniamo ai giochi:

Il gioco piu' giocato da Gesù credo sia il:- Prendimi a calci! Affinché possa dire male di te!-.

E giocato con scribi, Farisei, dottori della legge, sacerdoti, perfino con Ponzio Pilato, che controvoglia, deve comunque
accontentarlo.

Il gioco viene fatto accendendo provocatoriamente lo scontro, con l'obiettivo di portare l'altro allo scoperto e alla reazione di rifiuto per poter confermare:- Vedi? Avevo ragione io. Tu sei cattivo, sei falso, sei ipocrita. Faro' a meno di te-.

L'intento e' confermare la sua posizione Si, mentre gli altri sono No, e portare avanti il proprio copione, che prevede il sacrificio, come ultima dimostrazione della loro cattiveria ed ingiustizia.

Altro gioco e':- Sarai contento di conoscermi!-, che e' giocato coi discepoli. L'intento e' quello di crearsi una corte che esprima meraviglia per ogni parola detta e ogni opera compiuta. Una continua ricerca di conferme e approvazione, che mantenga la posizione di copione, e lo rafforzi verso la soluzione finale. Ma dopo un po' il gioco annoia e bisogna cambiare palcoscenico.

Oppure la variante:- Io sono il tuo salvatore!-, giocato col popolo.

Qui l'obiettivo e' più diretto.

L'intento e' meravigliare e sentire l'ovazione pubblica. Anche mostrare una certa ritrosia per sentirsi pregare, conferma l'opinione sulla propria posizione di copione, e lo rafforza.

Ovviamente il gioco si interromperà bruscamente, perché è molto faticoso mantenere questo impegno.

Il triangolo drammatico

E' un mezzo per capire la sequenza dei movimenti nei giochi. Immaginate un triangolo dove agli apici ci sono tre personaggi: Il Salvatore, il Persecutore e la Vittima.

Il gioco, per essere tale, ha bisogno di un repentino cambio di posizione, con uno stravolgimento dello stato d'animo, atto a confermare l'opinione che si ha di se, degli altri e del mondo.

............

Gesù si propone come Salvatore nei confronti del popolo, vittima del male, dei soprusi e dell'ottusità umana. Per tre anni, lo conquista e lo soddisfa, ma improvvisamente, senza un motivo apparente, la situazione si capovolge e lo stesso popolo lo accusa, diventando il suo Persecutore, mentre lui diventa la Vittima designata.

Così facendo il copione viene rispettato, e lui potrà dire:- Perdona loro, perché non sanno quello che fanno- e il popolo sarà l'ingrato che non apprezza il suo aiuto.

Con le istituzioni, che rappresentano la Genitorialità invisa, Gesù si propone come Accusatore, cioè Persecutore, in un crescendo sempre più ossessivo, fino al momento del colpo di scena, in cui lui diventa la Vittima e le istituzioni, il carnefice Accusatore e Persecutore.

Lo scopo e' raggiunto, la posizione di copione e' confermata, in quanto Gesù rimane l'uomo giusto, mente le istituzioni si dimostrano “il malvagio” che Gesù ha sempre predicato.

-Io sono Si, amato dal Padre, perché l'ho compiaciuto e ho ubbidito alle sue richieste, mentre voi siete No, e vi salverete solo se vi pentirete di ciò che avete fatto, e seguirete i miei insegnamenti, pronunciando il mio nome. Solo cosi potrete diventare Si, ed essere accetti dal Padre e da me-.

Conclusione

Siamo giunti al termine della valutazione clinica.

Ciò che appare chiaro e' che Gesù di Nazaret e' un caso molto interessante, ma piuttosto ripetitivo nella storia.

Le cronache storiche abbondano di casi di persone illuminate che poi hanno dovuto subire i rigurgiti della controparte e, sopratutto, dei fedeli.

Possiamo considerare il caso Gesù come emblematico di una serie di ricorsi storici.

Sulla sua salute mentale mi sembra opportuno avanzare delle perplessità, perché una persona equilibrata probabilmente avrebbe trovato altre opzioni per trovare soddisfazione.

Non è umanamente corretto neppure indicarlo come un esempio di vita da seguire letteralmente, visto il decorso molto compresso, ed il finale drammatico.

Ovviamente questo nulla toglie alla ricaduta storico-sociale del messaggio di questo personaggio, che mantiene inalterata tutta la sua potenza espressiva e coinvolgente.


"che sia esistito o esista un Cristo in quanto un uomo avente i dieci comandamenti come propria e autonoma realtà psichica o pensiero, dunque non un pensiero giustapposto o copertura di altri, né imposto: l’avere individualmente ragione di non ammazzare, di non testimoniare il falso (è di questo ordine la “rimozione” cioè la falsificazione morale del ricordo), di non rubare senza per questo morire di fame, di avere vita sessuale senza impurità (che cosa sia l’“impurità” nella vita sessuale è una questione rimasta aperta nei millenni, né i cristiani l’hanno risolta), di onorare il padre e la madre anche quando meriterebbero di essere impiccati, eccetera. Potremmo trarne la conclusione – è la mia, ovviamente discutibile - che Gesù godrebbe di salute psichica perché avrebbe un pensiero che non impone rinunce, anzitutto al giudizio (nella rimozione c’è rinuncia, nel giudizio come nell’azione)...L’interesse della questione della salute psichicasi protende anche nel senso di meglio capire che cosa significa “religione”, e che cosa è o non è “religione”. Mi sembra infatti di poter dire che il costrutto di tale concetto è tale da obbligare all’evitamento della questione della salute del suo fondatore o iniziatore o principio (che poi questo evitamento riesca o non riesca – come nella rimozione - è un’altra questione ancora).
Ora, è facile vedere che tale questione ne veicola un’altra, che di quella è il nucleo. Poiché patologia psichica significa, in diversa misura, inaffidabilità (se non dolosità), come avere fede in un inaffidabile?

Quello che sembra uscirne è un ritratto divino nevroti-co ossessivo – la cosiddetta “oblatività” nevrotica -, che ama tutti per principio o essenza. L’amore “in programma”, o anche l’amore presupposto quantunque divino (anziché materno: si sa, le mamme “amano”), l’amore-per-l’amore come si dice l’arte-per-l’arte (amor gratia amoris, o anche amor gra-tia entis, si intende l’Ente perfettissimo). Ora se anche, da credenti, pensassi-mo Gesù come Dio - un Dio pazzo… d’amore -, che cosa potremmo farcene di un Dio nevrotico?, posto che dovremmo, tra le nostre preghiere a Lui, in-ventarne una nuova pur sempre devota che suonerebbe: “Christe cura te ip-sum”. Salvo gratificarlo del regime d’eccezione al punto da ritenerlo assolto e risolto, deduttivamente in quanto Dio, da ciò che in comuni mortali è pecca, se non peccato, rifugiandoci in un’idea occultista di “mistero”. Ossia un Dio puro dispensatore.

La prospettiva storica, nella storia del pensiero, circa la salute di Cristo può ancora estendersi fino a approdi non esplorati: al Cristo di Kierkegaard, di Pascal, fino a, e oltre, il Cristo di Dante, che nella Commedia brilla sì ma per la sua assenza, e assenza metodica.
Questa serie non si pretende completa, ed è manifestamente suscettibile di venire completata, per esempio nel senso della rassegna di Silvano Zucal (ed.), Cristo nella filosofia contemporanea5, interrogabile sulla sorte indiret-tamente riservata in essa alla questione della salute psichica di Gesù (i “Gesù” di Kant, Schleiermacher, Fiche, Schelling, Hegel, Strauss, Feuerbach, Marx, Schopenhauer, Kierkegaard, Maistre, Bonald, Lamennais, Rosmini, Gioberti, Comte, Solov’ev, Nietzsche.

Freud può venire qui chiamato in causa. A paragone con l’ebraismo, egli scrive, il cri-stianesimo significò sia un regresso di civiltà, sia un progresso “in riguardo al ritorno del rimosso”...

...rimosso” è un pensiero (qui il ricordo del parricidio contro un Padre, diciamo così, alto, non il padre di famiglia anche se poi questo ne sarà coinvolto), e che questo pensiero non può venire annullato, cioè che la rimozione fallisce, donde conseguenze di ritorno appunto, o sanzione. Esso può venire discono-sciuto, e allora ritornerà, nel sintomo o, peggio, nell’azione, senza pietà; oppure può venire riconosciuto come ha fatto Paolo, ma anche come accade grazie alla tecnica psicoanalitica quando ha successo, donde conseguenze in termini di salute. Infatti il parricidio disconosciuto – disconoscimento di un pensiero – è patogeno, se non doloso.
Qui devo menzionare come cenno – sviluppabile da chi lo vorrà - un punto della massima importanza: la coppia sano/malato, in psicopatologia, interseca quella innocente/doloso.
Freud sta dunque dicendo – via Paolo – che gli inizi del cristianesimo vei-colano la questione della salute psichica quale egli stesso (rimozione-ritorno del rimosso) ha risolutamente introdotto come autentica novità nella storia della tarda modernità.
Si tratterà allora di chiedersi ...



“…La resurrezione della carne è un’aspirazione sociale che concerne l’umanità nel suo complesso, e diventerà un problema politico concreto quando si chiederà agli statisti del mondo di dare felicità invece di potere, quando l’economia politica diventerà una scienza di valori d’uso invece che di valori di scambio, una scienza del godimento invece che della tesaurizzazione.
Di fronte a questo tremendo problema umano la teoria sociale contemporanea, sia capitalistica che socialista, non ha nulla da dire…”
(N.O. Brown – La vita contro la morte, 1959)
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 18 Ott - 16:33

boxed 

ALBERT SCHWEITZER

DIAGNOSI


6.3. Il comportamento di Gesù con i suoi familiari

Binet-Sanglé e De Loosten non possono addurre poi molti altri caratteri patologici.

Principalmente essi si basano sulla presunta mancanza di senso familiare di Gesù (che credono di scoprire nel suo comportamento verso i suoi parenti, nonché da una serie di sue affermazioni) o sulla presunta pochezza del sentire sessuale (che le parole di Gesù sugli eunuchi testimonierebbero) (53). Gesù assume verso i suoi familiari un atteggiamento di rifiuto, perché essi vorrebbero ricondurlo a casa e impedirgli di farsi vedere pubblicamente (Mc 3 21). Quando egli spiega che i legami che sorgono tra gli uomini dal credo comune nella vicinanza del regno di Dio, sono più santi di quelli di sangue (Mc 3 31–35) e invita, nella persecuzione, a non rinnegare la propria fede per riguardo verso i propri parenti, non si tratta di una mancanza di senso familiare da utilizzare in ambito patografico, ma di una particolare prospettiva, che va spiegata in base a determinate premesse di tipo storico, così come si spiega in base a quelle premesse, tutto ciò che viene visto dai patografi, nell’atteggiamento etico e nell’annuncio di Gesù, come un difetto morale, qualora esso venga interpretato in base a concetti moderni.

6.4. Il pensiero di Gesù sugli eunuchi

Ciò che Gesù dice in relazione agli eunuchi e a coloro che si sono resi tali per il Regno di Dio desta meraviglia. Quei vogliono cogliere una sensibilità sessuale patologica, sono tuttavia in errore. Essi non notano come poco prima Gesù si sia espresso in relazione al matrimonio in un modo molto naturale e positivo (Mt 19 3–9). Il significato delle parole di Gesù, tanto citate quanto fraintese, si trova volgendosi agli scritti vetero-testamentari e tardo-giudaici. In Deuteronomio 23 1 si stabilisce che gli eunuchi rimangano esclusi dalla comunità religiosa. In un seguente scritto profetico successivo all’Esilio però si promette a quegli eunuchi che osservano la Legge e il Sabato, che essi riceveranno una ricompensa gloriosa dal Signore; per quanto riguarda la loro impossibilità di generare, essi nella condizione futura non solo saranno parificati agli altri, ma dovranno essere ad essi preposti (Is 56 3–5). In modo simile si esprime La saggezza di Salomone, libro apparso nel primo secolo a. C. (3 13–14). Le affermazioni di Gesù si muovono nella stessa direzione. Egli vede negli eunuchi quei disprezzati, che, come i bambini, sono destinati alla Gloria nel regno di Dio, poiché essi sono stati precedentemente emarginati. In tal senso formula un’ipotesi misteriosa, in base alla quale alcuni uomini si sarebbero volontariamente spostati in questa classe di disprezzati, per partecipare della Gloria futura. Gesù non può appartenere a questi uomini, poiché possiede un’aspirazione particolare ad un posto di riguardo nel regno di Dio, in virtù della sua discendenza dalla stirpe di David. Le parole di Gesù non hanno perciò alcun rapporto con la sensibilità sessuale, ma si spiegano in base alle precedenti rappresentazioni tardo–giudaiche.
Le affermazioni di Gesù si muovono nella stessa direzione. Egli vede negli eunuchi quei disprezzati, che, come i bambini, sono destinati alla Gloria nel regno di Dio, poiché essi sono stati precedentemente emarginati. In tal senso formula un’ipotesi misteriosa, in base alla quale alcuni uomini si sarebbero volontariamente spostati in que-sta classe di disprezzati, per partecipare della Gloria futura. Gesù non può appartenere a questi uomini, poiché possiede un’aspirazione particolare ad un posto di riguardo nel regno di Dio, in virtù della sua discendenza dalla stirpe di David.


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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da alberto il Ven 18 Ott - 17:32

nei lavori scientifici in cima è presente un "summary" che sintetizza i progetto metodi e risultati.
se per favore puoi fare qualcosa di simile magari mettiamo in spoiler il grosso dei tuoi interventi in modo da rendere più fruibile il 3d, grazie.

alberto
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Minsky il Ven 18 Ott - 17:51

Il Distruttore Hara ha scritto:...
Riecheggiano le favolette che sentivo al catechismo, nell'infanzia... in particolare quella dei laghetti di fango, me ne rammenta una vagamente simile (Gesù aveva fatto qualcosa con il fango). Però era forte Gesù bambino, deve aver dato un cartone di quelli micidiali al ragazzino dispettoso, per mandarlo a terra stordito!
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Re: teoria sull'invenzione di gesù

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Sab 19 Ott - 14:13

Su http://freethoughtblogs.com/ un amico ha appena scritto queste parole per confutare i goffi barilotti arpioloidi:


Il Più Grande Dono all'Umanità che Gesù di Nazaret ha reso, è di Non Essere Mai Esistito!
(Haviland Tuf)


Mio commento LOL
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