Archetipi e archeboli

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Archetipi e archeboli

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Ven 18 Ott - 10:26

Che abbiamo origine da simili uteri, che andiamo in simili luoghi, che attraversiamo simili tappe mi sembra chiaro e risaputo, gli archetipi sono eternamente i medesimi

Che perciò ogni letteratura abbia usata simboli simili è corollario non discutibile.

E che in ciò vi sia un importante strumento di comprensione è altrettanto innegabile.

Detto questo resta da decidere se e a cosa ci siano utili tali simboli.

Che egiziani indiani giudei greci romani ecc. ci propongano la stessa, apparente, dicotomia che tu esemplifichi non ci fa, a mio giudizio, avanzare più di tanto nella conoscenza degli stessi e di quanto di loro è presente nelle nostre culture..

In altre parole che vi sia maschile e femminile lo sappiamo fin troppo bene ma questo come ci aiuta nella relazione con l'altro sesso, nell'amore e nel sesso?

A quanto mi risulta inferno e paradiso non ci aiutano ad acquisire una morale.

Nomadismo e stanzialità sono condizioni esistenziali dei popoli non solo situazioni dell'anima.

Quindi accettando che il culto di Mitra e quello Gesù, entrambi nati a natale da vergineo grembo, partoriti adulti da intonsa materia, siano tanto simili a cosa ci serve?

Mi parrebbe più proficuo analizzare i molti punti di convergenza che vi sono tra i due miti, quali:

.Salvatori dell'uomo, dei fatti uomini ed essi stessi divini
.Nati da vergini nel soltizio d'inverno. La madre si chiama Maria , Mata Meri alla quale viene annunciato l'angelo annuncia il sacro concepimento
.Il padre terreno si chiama Giuseppe, seb
.La stella che da il lieto annunzio
.La visita dei maghi
.Il battesimo per loro e per i seguaci come seconda nascita al mondo
.Mutano gli elementi, l'acqua diviene vino
.Eseguono gli stessi miracoli, pesche miracolose, cura degli infermi ecc.
.Resuscitato Lazzaro, Al Azarus.
.Si accompagnano a dodici apostoli, dodici come i seni sodiacali
.Vengono acclamati re su dorso di un asino
.Il loro corpo e sangue diventano vero pane e vero vino
. Scendono all'inferno e risorgono dopo tre giorni.
.Sono stati sacrificati in espiazione degli umani peccati
.Morte e resurrezione vengono celebrate con mistica fusione coi loro corpi
.I loro sacrifici insensatamente portano alla redenzione
.Alla fine dei tempi fonderanno la nuova età dell'oro, la Gerusalemme celeste.
.Un fausto giorno sacro ogni settimana, gli infausti più raramente.
.Et cetera et cetera


e altro ancora:

Da notarsi che Krisna, Zoroastro, Buddha, Ercole, Prometeo, Dioniso, Attis, ecc. seguono l'identico percorso

Per Jung "Cristo non è tanto un fatto storico quanto un fatto psicologico che tende ad accadere di per sè stesso".

L'inconscio collettivo crea gli dei, è un dio a sua volta, forse l'unico vero Dio.



Con buona pace di ogni esegetismo.





Più propriamente invece di parlare di dei si dovrebbe parlare di archeboli e archetipi.

Archetipo deriva dal greco archétypos (ὰρχέτυπος), arché (ὰρχέ), “principio”, e týpos (τυπος), “tipo”, “idea”, “esemplare”, per cui il suo significato è all’incirca quello di “idea primaria”, “tipo originario”, o meglio “principio tipo”, “principio che ha valore di esempio”.

L'archetipo rappresenta qualcosa di complesso, non facilmente individuabile e di non semplice interpretazione. La cosa certa è che l’archetipo non è vincolato al tempo e allo spazio, non dipende cioè da fattori storici o geografici. L’archetipo è puro “spirito”. L’archetipo non puoi percepirlo con i sensi. L’archetipo non ha colore (non puoi vederlo), non ha suono (non puoi udirlo), non ha sostanza (non puoi toccarlo), non ha odore (non puoi percepirlo con l’olfatto), non è piacevole o spiacevole, non è buono o cattivo (non puoi gustarlo), non è razionale (non puoi percepirlo con la ragione). L’archetipo non appartiene alla realtà “ordinaria”; l’archetipo appartiene alla realtà “vera”. L’archetipo è un concetto “assoluto”.

Jung definì Archetipi gli elementi strutturali dell'inconscio sostenendo che essi corrispondono a elementi strutturali collettivi dell'anima umana.

L'archetipo ha carattere “universale”, mentre l'idea primaria”, o il “concetto primitivo” hanno carattere “individuale”.
In tale accezione un concetto primitivo può sempre essere visto come un archetipo, non vale ovviamente il viceversa

"Essi sono, infatti, infallibili dato che essi si comportano esattamente come gli organi del corpo o i sistemi funzionali organici trascurati o lesi" (Jung-Kerenyi).

Anche per Erich Neumann, medico e filosofo allievo di Jung, l'archetipo è una immagine interiore che agisce attivamente sulla psiche umana.

Neumann considerava i valori collettivi e filogenetici di importanza straordinaria nello sviluppo dell'individuo e della specie attribuendo grande rilevanza ai fattori transpersonali dello sviluppo psichico.
Sono "Alla base e più in là dell’universo, del tempo, dello spazio e delle mutazioni, si trova la verità fondamentale, la realtà universale, l’assoluto" [Il Kybalion]

Il termine archebolo è composto dalle parole archetipo e simbolo, per cui è un archetipo-simbolo, cioè un archetipo richiamato da un simbolo, ovvero, se preferisci, un simbolo che richiama un archetipo.

Diverso è il simmolo simbolo, che è restrizione del termine archebolo.
Il simbolo è il segno creato dall’uomo al fine di richiamare l’archetipo, mentre l’archebolo è una generalizzazione del concetto di simbolo e fa riferimento a qualsiasi cosa manifestata, vivente o non vivente, animata o non animata possa servire per richiamare l’archetipo, ad esempio un uomo, un animale, un albero, una montagna, una pietra.
Ovviamente nulla vieta di trasformare l’archebolo in simbolo, disegnando l’uomo, l’animale, l’albero, la montagna, la pietra, in altre parole utilizzando un segno che richiami gli archeboli di cui sopra.

Il simbolo, per essere un archebolo, deve possedere la capacità di evocare, di sintetizzare, di sondare, di stimolare, di trasmettere la “vera” conoscenza.

Lo stesso archetipo può manifestarsi con differenti archeboli, quindi non è l’archebolo a produrre, a generare l’archetipo, ma viceversa. L’archetipo è la “linfa vitale” affinché l’archebolo abbia vita. L’archetipo è assoluto, l’archebolo è relativo. L’Assoluto non necessita del relativo, ma per potersi manifestare ha bisogno di esso. Il relativo ha bisogno dell’Assoluto per “giustificare” la sua esistenza.

Gli archeboli sono le chiavi per aprire delle porte che permettono l’accesso alla “comprensione della vita”, alla “vera” natura dell’uomo, alla “vera” conoscenza.
L’archebolo, quindi il simbolo, è interpretabile a tre livelli – che possono però diventare nove (il nove, a sua volta, può essere visto come sette o dodici, ma questa è un’altra storia, che potrò raccontarti solo in seguito) o, se preferisci, è un linguaggio a tre livelli, a cui corrispondono i tre livelli dell’esistenza o della realtà: letterale o materiale o corporeo, figurato o emozionale o animico, spirituale o archetipico o sacro o metafisico.

Letterale o materiale o fisico o corporeo, nel senso che l’archebolo o il simbolo corrisponde al significato che ha nell’uso comune, nel linguaggio comune, per esempio il significato che ha il simbolo ruota qualora sia associato alla “ruota di un carro”, oppure l’archebolo luce nell’espressione “la luce del sole”.

Figurato o emozionale o animico, nel senso che l’archebolo o il simbolo assume connotati metaforici e quindi, psichici, siano essi consci o inconsci, per esempio il significato che ha il simbolo ruota qualora venga associato al sole, oppure l’archebolo luce nella frase “ha una luce nello sguardo”.

Spirituale o archetipico o sacro o metafisico, nel senso che l’archebolo o il simbolo trascende i due precedenti piani, e assume connotati metafisici, direi oscuri (nel senso di nascosti) ed è percepibile solo agli occhi dell’iniziato; per esempio il significato che ha il simbolo ruota qualora sia associato alla “ruota della vita” oppure l’archebolo luce nella frase «l’io è la luce del mondo».

L’archebolo è, in sostanza, la conoscenza al di fuori della scrittura, ovvero della parola in generale.
Le parole sono false, ingannevoli, danno luogo ad interpretazione, a fraintendimenti, quasi mai sono in grado di trasmettere un concetto essenziale.
Per quanto uno possa essere bravo nell’uso della parola, padrone della lingua, non sarà, comunque, mai in grado di trasmettere la “essenza” della conoscenza, la “vera” natura delle cose.
Per non dire poi che la parola può essere manipolata, utilizzata, sfruttata proprio al fine di ingannare.

L’inganno non può mai avvenire con l’archebolo.








La natura "vera" di del bene e del male era un mistero, siccome la misteriosa Sua creazione.
Riconosciamo che la nostra conoscenza non è definitiva?
Che in futuro essa verrà cambiata in molti rispetti; che nuove scoperte scientifiche potranno renderla superata in qualsiasi sua parte; comunque a grandi linee sappiamo come stanno le cose. «L’universo è una macchina indifferente» e noi siamo, per così dire, un prodotto accessorio.
I valori non sono che feelings.
Come disse Ramsey : «La maggior parte di noi vorrà convenire che l’oggettività del bene è qualcosa che abbiamo definitivamente deciso e abbandonato con l’esistenza di Dio.
Teologia ed etica assoluta sono due soggetti famosi che ci siamo resi conto non avere alcun oggetto reale»
Da una parte, l’idea che la scienza (nel senso di scienza esatta) esaurisca la razionalità è considerata un errore che si invalida da sé. L’attività stessa di discutere della natura della razionalità presuppone una concezione di quest’ultima più ampia della mera verificabilità di laboratorio.
Se non c’è alcuna realtà delle cose riguardo a ciò che non può essere verificato mediante la derivazione di previsioni, allora non esiste alcuna realtà delle cose per alcun asserto filosofico, incluso quest’ultimo.
D’altra parte, qualsiasi concezione della razionalità abbastanza ampia da comprendere la filosofia — per non parlare della linguistica, della psicologia mentalistica, della storia, della psicologia clinica e così via — deve contenere molte cose vaghe, mal definite, non suscettibili di ricevere un trattamento scientifico più di quanto lo fosse il sapere dei nostri avi.
L’orrore per ciò che non può essere «metodizzato» non è che feticismo del metodo; è giunto il momento di superarlo.
Questo superamento ridurrebbe la superbia intellettuale di molti. Potremmo anche ritrovare il senso del mistero; chissà.

Insieme a bene e male, che in realtà son come yin e yang, concetti ritmici, fluidi.
Da intendersi "emblemi provvisti di un infinito potere evocativo"( Granet inel "Il pensiero cinese"). Opposti complementari.
Alternanza progressiva e continuamovimento. Interazioni complesse con soluzioni periodiche.
Come negli atomi in tutto, ovunque.
"Chi coglie un fiore, disturba una stella".

Yin-femminile
la notte
la luna
il nascosto
il versante in ombra
la passività
il riposo, l'inerzia
le energie distruttrici
la debolezza
mezzanotte
il molle
il negativo
il vuoto, il cavo
la Terra (destrogiro)
i numeri pari
la Morte
la Donna


Yang-maschile
il giorno
il sole
il manifesto
il costone soleggiato
l'attività
il movimento, la forza
le energie vivificanti
la forza
mezzogiorno
il duro
il positivo
il pieno
il Cielo (sinistrogiro)
i numeri dispari
la Vita
l'Uomo
Nel corso dei millenni l’uomo è stato attratto, spesso ossessionato e talvolta affascinato, da ciò che tu chiami ludìce ed oscurità, bene e male, che i mistici chiamerebbero trascendenza e immanenza, i poeti cielo e terra, i filosofi spirito e materia.
L’uomo si dibatte tra questi due poli attribuendo di volta in volta più importanza all’uno o all’altro, disprezzando, trascurando o magari negando realtà all’uno dei due (la materia è male, il corpo è schiavitù, il tempo è illusione) oppure viceversa (il cielo non esiste, lo spirito è mera proiezione, l’eternità un sogno).
La religione, intesa quale dimensione umana che potremmo chiamare religiosità, messa di fronte al problema del significato della vita ha oscillato tra questi due poli senza riuscire a dimenticare completamente l’altro.
Carpe diem: la terra è troppo attraente per non godere dei suoi piaceri. Fuga mundi: il mondo è troppo fugace per riporvi la nostra fiducia.
Non v’è dubbio, tuttavia, che molte delle principali religioni ai nostri giorni hanno decisamente spostato la bilancia verso il trascendente, lo spirituale, l’ultraterreno. «Come andare in cielo» è il compito della religione; «come vanno i cieli» è l’incombenza della scienza: è stata questa la materia di discussione tra uno scienziato (Galileo Galilei) e un teologo (Roberto Bellarmino, lo stesso di Giordano Bruno).
La dicotomia è stata letale per entrambi.
La religione è bandita dagli affari umani e la scienza diventa una specialità astratta, avulsa dalla vita umana. La religione diventa un’ideologia e la scienza un’astrazione.
In entrambi i casi il corpo è praticamente irrilevante.
Compito nostro è di tornare a celebrare l’unione tra cielo e terra, quello hieros gamos o sacra unione di cui parlano tante tradizioni, non esclusa la cristiana.
Lo studio delle tradizioni religiose dell’umanità ci mostra che «scienza» (per non usare altri termini) ha voluto dire qualcosa più che descrizione empirica di comportamenti «religiosi» e delle loro interpretazioni «scientifiche» e che religione non è riducibile a pratiche o credenze definite «religiose» dal punto di vista della razionalità intesa nel senso in cui l’ha interpretata il cosiddetto illuminismo.
Dicendo «scienze» non vogliamo escludere alcuna forma di coscienza né di saggezza.
Nel dire «religioni» non vogliamo cadere nel monopolio di questa parola da parte di istituzioni («religiose»); ci riferiamo invece a quel nucleo ultimo di ogni cultura, e anche di ogni vita umana, che si crede dia un certo senso alla vita.
È molto significativo che la parola polisemica «religione» sia stata ritenuta poco meno che sconveniente in alcuni ambienti e che si sia voluto sostituirla con «spiritualità».
Ciò però dimostra che l’allergia alla parola «religione» è solo superficiale, dato che la parola «spirito» potrebbe farci cadere a sua volta in un altro «ghetto» esclusivo degli «spiritualisti».
Se si critica la religione in quanto oasi chiusa che esclude i cosiddetti non-credenti, la spiritualità a sua volta potrebbe essere intesa come la confederazione di religioni in antitesi a coloro che negano ciò che è spirituale.
Sin dai tempi di Confucio si sa che esiste una politica delle parole.

(Raimon Panikka)

Sin dai primi tentativi di darsi una visione del mondo, numerose culture, compresa la nostra, hanno cercato la spiritualità nella trascendenza, in un mondo cioè che va oltre all’immediato e al materiale: il desiderio di Mythos oltre che di Logos, per dirlo con Karen Armstrong.
Il pensiero di una trascendenza si associa facilmente all’idea di assoluto. Le posizioni spirituali basate sull’assoluto hanno dato origine per lo più ad atteggiamenti che vengono chiamati al giorno d’oggi, fondamentalisti.
Spesso, anzi spessissimo, le posizioni fondamentaliste vanno mano a mano con atteggiamenti di natura repressiva.
Il pericolo di questo processo, che è in antitesi alla civiltà del mondo umanistico-scientifico, è attualissimo.


Parte di queste attività spirituali comprende le visioni del mondo sia personali che collettive, fra cui vi sono i miti, le religioni e anche la scienza stessa.

Queste attività spirituali, del tutte umane, rappresentano il tentativo di dare un senso in tre aspetti dell’esistenza umana. Dare senso:

1. al mondo attorno a noi,

2. ai nostri rapporti con altri esseri umani e

3. alla nostra stessa esistenza individuale.

Da dove viene questo bisogno di dare un senso a questi tre quesiti fondamentali dell’esistenza?

Il Distruttore Hara
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Re: Archetipi e archeboli

Messaggio Da loonar il Ven 18 Ott - 11:59

dalla nostra mente teleologica, potrebbe essere una risposta al tuo quesito finale.

Ottimo post, comunque.

loonar
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Re: Archetipi e archeboli

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Sab 19 Ott - 17:28

loonar ha scritto:dalla nostra mente teleologica, potrebbe essere una risposta al tuo quesito finale.
Ci ho pensato un attimo prima di rispondere, direi che, fatta salva la teleonomia biologica ben evidenziata da monod, ogni teleologia rischia di essere una inutile zavorra, o si riesce , non vedo come, a farla uscire da ogni visione fideistica, o rimane una sorta di di profezia autoavverantesi, capace solo di spiegarsi a se stessa.

La spiegazione della convergenza, avvolte dell'evoluzione parallela,  degli archetipi forse si può spiegare, oltre che con le motivazioni già spiegate nel post, anche con l'esigenza di rispondere agli stessi comuni dubbi e alle stesse esigenza. 

Senza bisogno di ricorrere a karma o a volontà divine.

Comunque in materia ho enormi dubbi e quindi ringrazio chiunque voglia dare un qualunque contributo a questa discussione. 

Forse la riposterò espressa in modo più sintetico e più chiaro, soprattutto evitando ogni riferimento a mitra che, rileggendomi, veramente non c'incastra una mazza...

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