L'impurità della malattia

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L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Lun 21 Ott 2013 - 17:47

Nel pentauteco vi sono tutte le fasi del normale esame obbiettivo del paziente, ancora oggi perfettamente in vigore:


- Anamnesi (comparsa del sintomo e caratteri generali)
- Ispezione (caratteristiche della lesione, rilievo o depressione rispetto alla cute sana, colore del cratere, dei peli, variazioni del colore e dei margini nel tempo, sono tutti segni, ancora oggi attuali, indicativi della benignità o della gravità e dela possibile evoluzione verso l'aggravamento o la guarigione)

- osservazione clinica seriata (cioè a scadenze regolari. Ancora oggi in caso di trauma hom l'abitudine di rivedere il paziente a 7 giorni e a 15 giorni)


Diagnosi (Se....... allora si tratta....)


- Prognosi, in base a quanto detto sopra.


terapia: non vi è da meravigliarsi del mancato riferimento all'atività terapeutica da parte del sacerdote. Questo è perfettamente in linea non con la mancanza di mezzi e di conoscenze da parte della Medicina ebraica dell'epoca, perché la metodologia è tutt'altro che imprecisa o obsoleta.


E' invece logico e sociologicamente rilevante il concetto di quarantena, per salvaguardare la comunità dal contagio, responsabilità questa insita nei doveri del Cohen, in una società dove non vi è separazione tra leader "politico" e capo religioso.
Dopo l'intervallo di tempo necessario e sufficiente, il sacerdote, riammette il malato, considerato puro, di nuovo nella comunità.


A questo punto entrano le norme di purificazione che, a prescindere dal significato religioso, da un punto di vista strettamente medico, sono delle impeccabilinorme igieniche.


Il bagno rituale, il radere capelli barba e tutti i peli (sedi abituali di parassiti), il lavaggio delle vesti, sono norme igieniche tramandatesi fino ai nostri giorni.
Da notare come poi queste norme impongano di ripetere rasatura e lavaggio, ulteriormente, dopo otto giorni.



In effetti una terapia magico-esorcistica non ha niente in comune con il monoteismo ebraico con cui è incompatibile.
La suddetta metodologia che è molto rigorosa anche scientificamente, e la descrizione delle lesioni cutanee che se lette oggi, con conoscenza della materia fanno chiaramente riconoscere le ulcere semplici ed innocue (relativamente) dalle più temibili e pericolosamente contagiose lesioni lebbrose, l'isolare il malato, nell'interesse della comunità ed il non prescrivere nessun rimedio terapeutico, mostra l'incrollabile ed assoluta fede in Colui che tutto può e che è il Medico Unico.
Le norme del Levitico, nella loro semplice scientificità, non lasciano posto a supposizioni magico esorcistiche e sono dimostrative di una conoscenza, profonda per quei tempi, dell'anatomia patologica e del decorso evolutivo di certe patologie, come pure della prognosi al riguardo


Se a qualcuno fregasse:

Nella concezione ebraica materia e spirito non sono distinti e il concetto di malattia, le regole igieniche, quelle alimentari non sono pienamente comprensibili se si trascura questo il dato psico-etico; cosi le norme sulla shekitah (macellazione rituale) stanno ad insegnare all'uomo che l’uccisione di un animale senza scopo è considerata dalla Halachah (legge ebraica) come uno spargimento di sangue.


Difatti agendo in questo modo, l'uomo verrebbe a distruggere la natura, dono ricevuto con la creazione, invece di conoscerla ed utilizzarla per i propri bisogni.
Vi parlo di un caso interessante quale “zara’at”:
Il termine biblico di zara'at non è limitato alla lebbra cioè al bacillo di Hansen, ma è un nome generico che comprende una varietà di alterazioni della pelle incluse alcune manifestazioni non contagiose.

Nel Levitico, cosi viene descritto il male della zara'at: "Se un uomo avrà sulla pelle del suo corpo una protuberanza (se'et) o una scaglia (sappahat) o una macchia (baheret) e questo diverrà nel suo corpo il male della zara'at, egli dovrà essere portato da Aron il sacerdote o da uno dei suoi figli sacerdoti. Il sacerdote guarderà la piaga nella pelle del suo corpo e se il pelo che si trova nella piaga si è cambiato in bianco e la piaga appare più bassa del resto della pelle del suo corpo, si tratta della piaga della zara'at. Dopo averlo visto il sacerdote lo dichiarerà impuro".

La diagnosi di zara'at si basa su tre sintomi: protuberanza, scaglia, macchia (a volte si nota rossore e calore) e sui seguenti dati oggettivi:
a) constatazione del cambiamento di colore del pelo che è nella lesione;
b) osservazione clinica che la piaga appare più bassa rispetto alla pelle circostante ;
c) carattere estensivo della lesione.

Si tiene conto dunque del grado di penetrazione cutanea della malattia. Se è interessata la parte più superficiale della pelle e non sono presenti alterazioni patologiche del pelo, l'affezione non è considerata grave: si può trattare di eczema, leucoderma, psoriasi o di altre affezioni cutanee. Ma se le alterazioni raggiungono il derma (corion) e hanno causato la caduta del pelo o il cambiamento di colore, la zara'at va sospettata. 
La Torah non si limita alla descrizione dei sintomi della malattia, ma pone precise diagnosi differenziali con l'ulcera cutanea, con le ustioni e con le tigne del cuoio capelluto.
Un elemento fondamentale per la diagnosi differenziale è costituito dall'estensione della lesione e dal cambiamento di colore del pelo ivi presente.
"Se invece la macchia lucida resterà delle stesse dimensioni e non si sarà estesa, si tratta della cicatrice dell'ulcera ed il sacerdote dichiarerà l'ammalato puro .
Lo stesso dicasi per la tigna del cuoio capelluto: "Se il sacerdote vedrà che la tigna non si è diffusa ne essa appare più profonda della pelle, il sacerdote dichiarerà l'ammalato puro e questi laverà i suoi abiti e sarà puro".

Si tratta, a mio parere, di una fine diagnostica medica, forse la prima di cui si abbia conoscenza, una diagnostica medica, che, in quanto tale, rifiuta qualsiasi visione magica della malattia, che viene considerata esclusivamente sotto l'ottica scientifica e valutata razionalmente.

Quest’ultima osservazione viene ad acquistare maggiore rilevanza, se considerata in parallelo con le cognizioni mediche delle civiltà non ebraiche vissute nella stessa epoca.

Si sarebbe tentati di classificare il male della zara'at tra le malattie infettive, e questo per l'errore di traduzione ormai consolidato in vari testi, per i quali la zara'at viene identificata con la lebbra. Ma si tenga anche conto che nel testo biblico il male della zara’at viene descritto nel capitolo di Tatzriah del Levitico e questo capitolo è preceduto dall'esposizione sulla impurità della donna legata al flusso mestruale e ai problemi connessi alla fecondazione della donna.

Questo accostamento non è casuale e, ricercandone il moti- vo, si può constatare che fecondazione e proliferazione e pertanto si avanza l'ipotesi già sostenuta da altri che la zara’at sia da classificarsi, secondo un criterio di patologia generale, tra le alterazioni proliferative, cioè tra le neoformazioni.

Questo verrebbe a spiegare la gravita della zara’at: se la lesione raggiunge il derma, zona questa vascolarizzata, esiste la possibilità della diffusione della malattia, cioè di metastasi e pertanto si rende necessaria la segregazione del malato stesso, equivalente, nei nostri giorni,all'ospedalizzazione.

Chi è secondo la Torah il medico che deve porre diagnosi di zara’at? 
La risposta non da adito a dubbio: il sacerdote.

Il colpito da zara’at dovrà essere portato da Aron il sacerdote o da uno dei suoi figli sacerdoti. Se la malattia era solo sospettata, ma non certa, il sacerdote ordinava un isolamento di sette giorni. Alla fine di questo periodo il malato veniva di nuovo esaminato e se non era sopravvenuta una estensione della lesione primitiva, veniva isolato ancora per sette giorni, dopo di che veniva dichiarato guarito. Ma se alla fine della seconda settimana vi era stata una estensione della lesione (mishpahat baor), allora il sacerdote decretava trattarsi di zara’at e ordinava l'isolamento del malato perche impuro (tameh).

Il sacerdote si limita dunque a porre diagnosi di zara’at senza prescrivere una terapia.

E’ da puntualizzare l'atteggiamento che la Torah ha verso questo tipo di malato, che senz'altro si può definire cronico: il sacerdote non sta a fare calcoli sul tempo che l'ammalato potrà restare in vita, cioè, se il morbo lo porterà rapidamente a morte, oppure se ne seguirà una pronta guarigione, ma si preoccupa di tenerlo in osservazione (visita settimanale) senza emettere nei suoi confronti, allo scopo di potersene sbarazzare, una prognosi infausta o un verdetto negativo. 

La Torah viene ad insegnarci che il malato cronico non va abbandonato, ne per nessuna ragione eliminato, e qui viene immediato il confronto con episodi tragici di cui siamo stati purtroppo spettatori in questo periodo di malasanità !.

Il sacerdote responsabile di un rudimentale servizio sanitario si occupa del malato, controlla di settimana in settimana l'evoluzione della malattia, pur senza prescrivere una terapia vera e propria, e, a guarigione avvenuta, sottopone il risanato ad un rituale da effettuarsi nel primo, nel settimo e nell'ottavo giorno dopo la guarigione. 

E’ importante precisare che il rituale viene prescritto solo dopo che il sacerdote stesso ha constatato la guarigione, il che sta a significare che il rituale non ha alcuna efficacia terapeutica, ma si tratta di un vero rito di purificazione.

In effetti una terapia magico-esorcistica non ha niente in comune con il monoteismo ebraico con cui è incompatibile.
Nel Tanach il rituale di purificazione si svolge, come già accennato, in otto giorni.

Nel primo giorno il rituale ha luogo fuori della città o dell'accampamento e il sacerdote riesamina ancora una volta il malato allo scopo di accertarsi dell'avvenuta guarigione.

Nel momento in cui il sacerdote scioglie la prognosi, il malato deve radere i peli, lavare i vestiti, lavarsi con acqua e soltanto dopo queste operazioni può rientrare nella città, ma non nella propria casa.

Nel settimo giorno si laverà di nuovo tutti i vestiti, si raderà di nuovo tutti i peli e qui la Torah specifica:
"... raderà tutto il suo pelo, il suo capo, la sua barba e le sue sopracciglia: raderà dunque tutto il suo pelo e laverà i suoi abiti e laverà il suo corpo nell'acqua e sarà puro".

All'ottavo giorno porterà al sacerdote due agnelli senza difetti, tre decimi di efa di fior di farina ecc. ed il sacerdote che fa la purificazione presenterà colui che si purifica e quelle cose dinanzi a D-o. 
Qual è lo scopo di questo complesso cerimoniale? 
Se la purificazione si ottiene già nel primo giorno, per quale ragione l'estensione ad otto giorni?

Il fine e duplice, sia di carattere etico che medico.

Per quanto riguarda il primo si tratta della kedushah ebraica, atto di santificazione, che richiede un tempo e una separazione da tutto ciò che è impuro; per quanto riguarda il secondo, il carattere medico, è evidente che il sacerdote ha a sua disposizione ancora otto giorni per accertarsi dell'effettiva guarigione.
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da jillo il Mar 22 Ott 2013 - 16:31

Interessante questo approccio metodico ai tempi di Mosè.

Faccio solo una considerazione sul carattere purificatorio delle prescrizioni che, come ricordi, costituiscono essenzialmente norme di carattere igienico la cui osservanza era imposta nell'interesse della comunità anzitutto, dove puro e impuro non ha nulla a che fare con buono e cattivo e nemmeno necessariamente col peccato.

Ogni "carenza", qui,  connota il soggetto nella condizione di impuro. Il corpo è infatti inteso come una sola cosa con lo spirito (donato da Dio).

La carenza nel corpo (sia essa intesa come perdita di fluidi es. mestruali o liquido seminale o indebolimento del corpo es. della donna partoriente) produce quindi carenza nello spirito. La morte è infatti intesa come massima espressione di impurità.

L'atto della purificazione cui si sottopone l'impuro, igiene per il corpo e per lo spirito, è espressione della volontà e desiderio di avvicinarsi a Dio (così lo stesso sommo sacerdote, doveva purificarsi prima di accedere al Santo dei Santi)

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 22 Ott 2013 - 17:12

L'ìdea è che la prevenzione la deve fare l'uomo, evitando il contagio con i mezzi necessari.
"Per curare è chiaro che solo Dio può curare e, a tal proposito, ci ha anche messo a disposizione molti mezzi scientifici, molte conoscenze mediche e farmacologiche e ci ha anche regalato l'arte della chirurgia.
Però non gli possiamo chiedere anche di farci la prevenzione e la profilassi, questo spetta a chiunque abbia un po' di buon senso."
Insomma "aiutati che Dio ti aiuta"

Anche le norme sul trattamento del cadavere hanno come primo scopo la salute pubblica dopo viene il decoro della dignità della comunità e del cadavere.

E suggestivi e pietosiriferimenti biblici:
"Chi chiude gli occhi ad un agonizzante è come se lo uccidesse"
"Non far pernottare il cadavere su un albero ma seppelliscilo il giorno stesso, perche il cadavere appeso è una offesa.."
Dopo essere stati al cimitero e prima di rientrare in casa ci si lava le mani...
Ecc.

Anche la distinzione per i casi di suicidio è interessante

Se ti interessa c'è un libro interessante qui torah.it/ebooks/regolelutto.pdf



Avevo promesso, lo so, che lasciavo perdere l'ebraismo...
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Rasputin il Mar 22 Ott 2013 - 18:52

Anamnesi, prognosi, diagnosi e terapia sono tutte parole di origine greca.

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Sally il Mar 22 Ott 2013 - 21:51

Interessantissimo questo tema... ne parlavo proprio oggi con un compagno di universita' che ha fatto una tesi sul significato che diversi popoli (antichi e moderni) attribuiscono alla malattia VS l'approccio scientifico del mondo moderno e occidentale... e' un argomento veramente affascinante... e mi interesserebbe svilupparne il punto di vista religioso, poiche' ho affrontato questo tema in maniera approfondita partendo da Ippocrate per finire alle malattie in eta' industriale e passando per tutto il periodo che sta di mezzo, piu' di 2000 anni di storia della medicina, ma tutto studiando trattati medici e nessun testo di religioni... per quanto spesso la figura del medico e del religioso si siano sovrapposte.

La malattia vista come sintomo di impurita' non e' una prerogativa della religione comunque... anche nella prassi comune i morbi erano considerati come "possessioni" di "agenti" estranei... ovviamente non nel senso odierno di agenti microbici, quanto piu' di cause destabilizzanti che andavano a turbare l'equilibrio dei 4 umori di cui si credeva composto il corpo umano.. le cure quindi consistevano nel tentativo di eliminazione di tale disequilibrio tramite l'espulsione degli umori "di troppo" o semplicemente contaminati dal male. Da qui l'uso abbondantissimo di salassi, purghe, induzione di vomito, espulsione forzata del muco (considerato come "flegma", uno degli umori)... pratiche che ovviamente non avevano un riscontro nel numero di persone guarite. Anzi, nella maggior parte dei casi una persona gia' debilitata dalla malattia (virale, batterica o di altra origine) veniva ulteriormente indebolita e danneggiata da perdite ingenti di sangue e altri liquidi corporei.

Tra l'altro molte malattie venivano fatte discendere dalle abitudini dei popoli, quindi anche il nesso causa-effetto era totalmente distorto, seppure alcune volte ci azzeccassero... c'e' una bellissima descrizione nella parte dedicata ad "arie, acque e luoghi" nel Corpus Hippocraticum dei vari popoli e delle loro malattie tipiche... insomma non mancava l'approccio antropologico alla cosa. Idea che mi piace per cui l'uomo era visto come in strettissima connessione con l'ambiente e la cultura nella quale viveva... approccio che forse oggi un po' manca. ok 

Quanto invece al sangue mestruale ci sarebbe da aprire una parentesi, in quanto nell'antichita era sconosciuto il funzionamento del ciclo femminile... infatti si riteneva erroneamente che il periodo fertile della donna fosse durante le mestruazioni (come avviene in altri mammiferi, tipo il cane). Quando una donna rimaneva incinta il suo ciclo cessava poiche' il feto utilizzava il sangue mestruale per formarsi... il sangue del ciclo comunque ha sempre avuto una valenza negativa, infatte alle mancate mestruazioni venivano attribuiti moltissimi morbi tra cui la morte post-parto . Ora sappiamo che la maggior parte delle donne moriva dopo il parto a causa di infezioni, mentre all'epoca si credeva che la febbre puerperale fosse data dal sangue che, non refluendo verso il seno per formare il latte materno, stagnasse all'interno del corpo e causasse la morte... (l'idea che il latte fosse sangue mestruale trasformato mi fa abbastanza accapponare la pelle, ma da un'idea della fantasiosissima "conoscenza" che sia aveva della fisiologia...)
vomito 

Interessante anche l'approccio nei confronti della malattia mentale che era vista per lo piu' come una conseguenza della malattia fisica (questo azzeccandoci, anche se in maniera grossolanamente lombrosiana)... non per nulla molti termini che descrivono patologie mentali derivano da un qualche organo che si credeva coinvolto nel processo causale della patologia.
Per esempio la "frenesia" che descriveva la condizione di un paziente delirante ha la sua origine dalla parola "phren" che significa diaframma... infatti si credeva che lo spirito risiedesse nel diaframma. Guastato questo si guastava anche lo spirito e quindi la condotta della persona che diveniva delirante.

Stesso discorso, e se possibile ancora piu' significativo, si puo' fare per l'isteria che si credeva dipendere da problemi legati all'utero. Una donna dava in escandescenze perche' il suo utero si era spostato all'interno della cavita' addominale, fino addirittura a raggiungere la testa!! La cura quindi consisteva nel tentativo di riposizionamento dell'organo tramite manovre manuali o fumigazioni e lavande... anche se il rimedio piu' efficace, se la donna era vergine, consisteva nello sposarsi ed avere rapporti sessuali col marito... insomma anche gli antichi avevano l'idea che quando una donna e' acida e indisponente "ha bisogno di una bella scopata"! ahahahahahah 

Questo per quanto riguarda il mondo antico... ancora piu' stimolante e' l'approccio religioso nel medioevo, dove la malattia e' vista come punizione divina... visione che durera' per molti secoli a venire (purtroppo).

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Rasputin il Mar 22 Ott 2013 - 22:00

Diva ha scritto:Interessantissimo questo tema... ne parlavo proprio oggi con un compagno di universita' che ha fatto una tesi sul significato che diversi popoli (antichi e moderni) attribuiscono alla malattia VS l'approccio scientifico del mondo moderno e occidentale... e' un argomento veramente affascinante... e mi interesserebbe svilupparne il punto di vista religioso, poiche' ho affrontato questo tema in maniera approfondita partendo da Ippocrate per finire alle malattie in eta' industriale e passando per tutto il periodo che sta di mezzo, piu' di 2000 anni di storia della medicina, ma tutto studiando trattati medici e nessun testo di religioni... per quanto spesso la figura del medico e del religioso si siano sovrapposte.

La malattia vista come sintomo di impurita' non e' una prerogativa della religione comunque... anche nella prassi comune i morbi erano considerati come "possessioni" di "agenti" estranei... ovviamente non nel senso odierno di agenti microbici, quanto piu' di cause destabilizzanti che andavano a turbare l'equilibrio dei 4 umori di cui si credeva composto il corpo umano.. le cure quindi consistevano nel tentativo di eliminazione di tale disequilibrio tramite l'espulsione degli umori "di troppo" o semplicemente contaminati dal male. Da qui l'uso abbondantissimo di salassi, purghe, induzione di vomito, espulsione forzata del muco (considerato come "flegma", uno degli umori)... pratiche che ovviamente non avevano un riscontro nel numero di persone guarite. Anzi, nella maggior parte dei casi una persona gia' debilitata dalla malattia (virale, batterica o di altra origine) veniva ulteriormente indebolita e danneggiata da perdite ingenti di sangue e altri liquidi corporei.

Tra l'altro molte malattie venivano fatte discendere dalle abitudini dei popoli, quindi anche il nesso causa-effetto era totalmente distorto, seppure alcune volte ci azzeccassero... c'e' una bellissima descrizione nella parte dedicata ad "arie, acque e luoghi" nel Corpus Hippocraticum dei vari popoli e delle loro malattie tipiche... insomma non mancava l'approccio antropologico alla cosa. Idea che mi piace per cui l'uomo era visto come in strettissima connessione con l'ambiente e la cultura nella quale viveva... approccio che forse oggi un po' manca. ok 

Quanto invece al sangue mestruale ci sarebbe da aprire una parentesi, in quanto nell'antichita era sconosciuto il funzionamento del ciclo femminile... infatti si riteneva erroneamente che il periodo fertile della donna fosse durante le mestruazioni (come avviene in altri mammiferi, tipo il cane). Quando una donna rimaneva incinta il suo ciclo cessava poiche' il feto utilizzava il sangue mestruale per formarsi... il sangue del ciclo comunque ha sempre avuto una valenza negativa, infatte alle mancate mestruazioni venivano attribuiti moltissimi morbi tra cui la morte post-parto . Ora sappiamo che la maggior parte delle donne moriva dopo il parto a causa di infezioni, mentre all'epoca si credeva che la febbre puerperale fosse data dal sangue che, non refluendo verso il seno per formare il latte materno, stagnasse all'interno del corpo e causasse la morte... (l'idea che il latte fosse sangue mestruale trasformato mi fa abbastanza accapponare la pelle, ma da un'idea della fantasiosissima "conoscenza" che sia aveva della fisiologia...)
vomito 

Interessante anche l'approccio nei confronti della malattia mentale che era vista per lo piu' come una conseguenza della malattia fisica (questo azzeccandoci, anche se in maniera grossolanamente lombrosiana)... non per nulla molti termini che descrivono patologie mentali derivano da un qualche organo che si credeva coinvolto nel processo causale della patologia.
Per esempio la "frenesia" che descriveva la condizione di un paziente delirante ha la sua origine dalla parola "phren" che significa diaframma... infatti si credeva che lo spirito risiedesse nel diaframma. Guastato questo si guastava anche lo spirito e quindi la condotta della persona che diveniva delirante.

Stesso discorso, e se possibile ancora piu' significativo, si puo' fare per l'isteria che si credeva dipendere da problemi legati all'utero. Una donna dava in escandescenze perche' il suo utero si era spostato all'interno della cavita' addominale, fino addirittura a raggiungere la testa!! La cura quindi consisteva nel tentativo di riposizionamento dell'organo tramite manovre manuali o fumigazioni e lavande... anche se il rimedio piu' efficace, se la donna era vergine, consisteva nello sposarsi ed avere rapporti sessuali col marito... insomma anche gli antichi avevano l'idea che quando una donna e' acida e indisponente "ha bisogno di una bella scopata"! ahahahahahah 

Questo per quanto riguarda il mondo antico... ancora piu' stimolante e' l'approccio religioso nel medioevo, dove la malattia e' vista come punizione divina... visione che durera' per molti secoli a venire (purtroppo).

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 22 Ott 2013 - 22:06

Anche nella medicina ebraica c'è l'idea "teurgica"della malattia-impurità, Dio è l'unica fonte di malattia e di risanamento, ma alla base di tutto sta il fatto che è la divinità ad aver creato le piante e tutti i medicamenti 

Nella cultura e nella medicina ebraica è molto importante il concetto di purezza e impurità: pulizia si correla con la buona salute, mentre sporcizia con la malattia. 
 sacerdote-medico è lo strumento scelto da Dio per il processo di guarigione.
Numerose sono le prescrizioni igieniche con carattere religioso: Il lavaggio mani, il cambio d’abito, le restrizioni dietetiche, la circoncisione.
.
Si conosceva l’impiego di vari medicamenti ed era nota la trasmissione per via sessuale di alcune malattie.

Interessanti anche gli aspetti dietetici come la proibizione di consumare il sangue, il grasso e la carne di determinati animali (Levitico 7, 23-26 “Non mangerete alcun grasso né di bue, né di pecora né di capra…Non mangerete affatto sangue, nè di uccelli né di animali domestici…Chiunque mangerà sangue di qualunque specie, sarà eliminato dal suo popolo”), di pesci senza pinne o squame (i molluschi erano riconosciuti come potenziali apportatori di infezioni alimentari).
Inoltre vi erano leggi miranti alla protezione dei pozzi da varie forme di inquinamento tra cui i rifiuti umani.
Diffusa era la pratica del salasso. 
La circoncisione, inizialmente una misura igienica, divenne in seguito segno dell’alleanza tra il Signore e Abramo (Gen 17, 10-14) .
Significativo il passo tratto da Esodo 15, 26: “Se ascolterai la voce del Signore….non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitto agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce”.

(non chiedetemi le fonti che è la bozza di un vecchio post)
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Rasputin il Mar 22 Ott 2013 - 22:13

Ah ah Diva si è ridotta a distribuire rossi

niente argomenti eh

non mi meraviglia.

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Ospite il Mar 22 Ott 2013 - 22:22

Rasputin ha scritto:Ah ah  Diva si è ridotta a distribuire rossi

niente argomenti eh
Ti sbagli, il rosso te l'ho dato io (così come ho dato un verde a Diva). Trovo decisamente antipatico il tuo post, se non ti interessa l'argomento puoi semplicemente ignorarlo, la tua mi pare solo una mancanza di rispetto verso una persona che ci ha messo dell'impegno e del tempo per scrivere qualcosa.

Ospite
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Rasputin il Mar 22 Ott 2013 - 22:28

Fux89 ha scritto:
Rasputin ha scritto:Ah ah  Diva si è ridotta a distribuire rossi

niente argomenti eh
Ti sbagli, il rosso te l'ho dato io (così come ho dato un verde a Diva). Trovo decisamente antipatico il tuo post, se non ti interessa l'argomento puoi semplicemente ignorarlo, la tua mi pare solo una mancanza di rispetto verso una persona che ci ha messo dell'impegno e del tempo per scrivere qualcosa.
OK da te accetto. Ma metterci tempo ed impegno per scrivere aria fritta non mi pare granché degno di rispetto eh

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da *Valerio* il Mar 22 Ott 2013 - 22:40

Rasputin ha scritto:Ah ah  Diva si è ridotta a distribuire rossi

niente argomenti eh

non mi meraviglia.
Da che pulpito...hai argomentato con un'immagine ahahahahahah 

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Sally il Mar 22 Ott 2013 - 22:51

Il Distruttore Hara ha scritto:Anche nella medicina ebraica c'è l'idea "teurgica"della malattia-impurità, Dio è l'unica fonte di malattia e di risanamento, ma alla base di tutto sta il fatto che è la divinità ad aver creato le piante e tutti i medicamenti 

Nella cultura e nella medicina ebraica è molto importante il concetto di purezza e impurità: pulizia si correla con la buona salute, mentre sporcizia con la malattia. 
 sacerdote-medico è lo strumento scelto da Dio per il processo di guarigione.
Numerose sono le prescrizioni igieniche con carattere religioso: Il lavaggio mani, il cambio d’abito, le restrizioni dietetiche, la circoncisione.
.
Si conosceva l’impiego di vari medicamenti ed era nota la trasmissione per via sessuale di alcune malattie.

Interessanti anche gli aspetti dietetici come la proibizione di consumare il sangue, il grasso e la carne di determinati animali (Levitico 7, 23-26 “Non mangerete alcun grasso né di bue, né di pecora né di capra…Non mangerete affatto sangue, nè di uccelli né di animali domestici…Chiunque mangerà sangue di qualunque specie, sarà eliminato dal suo popolo”), di pesci senza pinne o squame (i molluschi erano riconosciuti come potenziali apportatori di infezioni alimentari).
Inoltre vi erano leggi miranti alla protezione dei pozzi da varie forme di inquinamento tra cui i rifiuti umani.
Diffusa era la pratica del salasso. 
La circoncisione, inizialmente una misura igienica, divenne in seguito segno dell’alleanza tra il Signore e Abramo (Gen 17, 10-14) .
Significativo il passo tratto da Esodo 15, 26: “Se ascolterai la voce del Signore….non ti infliggerò nessuna delle infermità che ho inflitto agli Egiziani, perché io sono il Signore, colui che ti guarisce”.

(non chiedetemi le fonti che è la bozza di un vecchio post)

Giusto. Infatti la cultura (comprese le religioni) non e' null'altro che una sistematizzazione e una ritualizzazione dei bisogni naturali (bisogno di rimanere in salute, quindi di evitare cibi malsani e mantenere un certo grado di pulizia)... la questione dieta e' particolarmente interessante... ora vado un attimo OT, ma avendo vissuto negli USA ho notato la questione non e' solo religiosa ovviamente, anche se ha la stessa origine... infatti quando menzionavo il fatto che qui in Italia si mangia la carne di cavallo venivo guardata quasi come avessi detto che ci cibiamo di esseri umani... anche questo genere di tabu' alimentare deriva sicuramente da un bisogno di salvaguardia del cavallo quale animale utile nello spostamento e trasporto di merci e persone, piuttosto che del suo ruolo in guerra.

Gia' che ci siamo sarebbe bello aprire un thread (o divagare qui) sul cannibalismo... ovviamente si tratta di uno strappo alla regola dei bisogni naturali nel caso dell'antropofagismo rituale si ha una sovversione dell'ordine appunto naturale ed una imposizione di regole che vanno apparentemente in una direzione opposta.

Quanto a Dio come causa della malattia, fino all'avvento della moderna medicina (e forse anche dopo, a livello popolar-teleologico), si distingueva tra cause prime (Dio) e cause seconde (il contagio)... lo strumento raccomandato nella lotta alle epidemie era la preghiera, anche attarverso processioni/messe, che purtroppo, mettendo assieme molta gente in posti ristretti, non facevano altro che moltiplicare il numero di persone contagiate...

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Rasputin il Mar 22 Ott 2013 - 22:58

*Valerio* ha scritto:
Rasputin ha scritto:Ah ah  Diva si è ridotta a distribuire rossi

niente argomenti eh

non mi meraviglia.
Da che pulpito...hai argomentato con un'immagine ahahahahahah 
Beh guarda qui sopra e vedi se c'e bisogno di qualcos'altro

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Sally il Mar 22 Ott 2013 - 23:24

jillo ha scritto:
La carenza nel corpo (sia essa intesa come perdita di fluidi es. mestruali o liquido seminale
Questo non necessariamente e non in tutte le culture.

La masturbazione, con conseguente perdita di fluidi mgreen  era considerata positiva presso molti popoli antichi era incoraggiata, considerata tonificante e anche ritualizzata... gli egizi addirittura credevano che l'universo e gli esseri viventi che lo popolano fossro nati dall'eiaculazione del dio Atum-Ra. Anche presso i greci l'autoerotismo era considerato naturale... Diogene Cinico (gia' un uomo particolare di suo), oltre che accoppiarsi con le donne ammesse alla sua scuola filosofica (solitamente le scuole erano prettamente maschili), si masturbava in pubblico...un altro filosofo, vuoi per il clima rigido di Königsberg, vuoi per l'educazione rigida che aveva ricevuto, si dice che non si masturbo' per tutta la vita e che in piu' occasioni dichiaro' che la dispersione del seme era un atto piu' grave dell'omicidio.

Un risvolto interessante che prese nel settecento il divieto di masturbarsi tipico della religione cristiana fu quello della teoria preformista...

http://it.wikipedia.org/wiki/Preformismo

Guai se qualcuno, da Adamo fino a noi, avesse buttato via anche il rpodotto di una sola eiaculazione... un vero e proprio genocidio! ahahahahahah 

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 22 Ott 2013 - 23:46

Diva ha scritto:Guai se qualcuno, da Adamo...
Beh nel caso di adamo qualche problema sarebbe potuto insorgere, tipo che sò, niente cinesi in cina?
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 5 Nov 2013 - 17:46

Diva ha scritto:La masturbazione, con conseguente perdita di fluidi   era considerata positiva presso molti popoli antichi era incoraggiata, considerata tonificante e anche ritualizzata...
Ehm...
"Le proibizioni sessuali sono elencate minuziosamente nella Torah e non si fà nessun cenno (neppure minimo) alla masturbazione.
L'episodio di Onan è esplicitamente collegato al fatto di astenersi dal far concepire la donna e non alla masturbazione. Da notare che ci sono anche casi in cui la masturbazione può essere obbligatoria. Si metta il caso che la propria moglie abbia problemi. Dopo il rapporto naturale bisognerebbe accomodare la cosa in qualche modo, masturbazione, sesso orale, insomma uno sfogo naturale c'è sempre." 

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da loonar il Mar 5 Nov 2013 - 18:47

Il Distruttore Hara ha scritto:
Diva ha scritto:La masturbazione, con conseguente perdita di fluidi   era considerata positiva presso molti popoli antichi era incoraggiata, considerata tonificante e anche ritualizzata...
Ehm...
"Le proibizioni sessuali sono elencate minuziosamente nella Torah e non si fà nessun cenno (neppure minimo) alla masturbazione.
L'episodio di Onan è esplicitamente collegato al fatto di astenersi dal far concepire la donna e non alla masturbazione. Da notare che ci sono anche casi in cui la masturbazione può essere obbligatoria. Si metta il caso che la propria moglie abbia problemi. Dopo il rapporto naturale bisognerebbe accomodare la cosa in qualche modo, masturbazione, sesso orale, insomma uno sfogo naturale c'è sempre." 

(Chokav YaM)
e vogliamo dimenticare le pagine e pagine della Torah spese per illustrarci come, quando e quanto la donna è impura durante "quei" giorni?
Un manuale che qualsiasi ginecologo dovrebbe studiare attentamente per consigliare le sue pazienti sulle giuste modalità da considerare. La scienza medica deve tantissimo a quel libro!
ok 

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 5 Nov 2013 - 19:38

loonar ha scritto:
e vogliamo dimenticare le pagine e pagine della Torah spese per illustrarci come, quando e quanto la donna è impura durante "quei"  giorni?
Un manuale che qualsiasi ginecologo dovrebbe studiare attentamente per consigliare le sue pazienti sulle giuste modalità da considerare. La scienza medica deve tantissimo a quel libro!
ok 
No, e neanche, le stesse presenti nell’Islam, nell’Induismo,  nel Cristianesimo ortodosso e in svariati usi tribali di  diversi continenti.

L’elemento comune è che la donna in alcuni giorni è “diversa”, più soggetta alla propria natura animale ma con una potenza difficile da capire e che spaventa il maschio.

E le culture dominanti (tutte patriarcali) hanno sempre utilizzato strumentalmente le mestruazioni per motivare l’esclusione delle donne, anche delle classi colte, dal potere e da molte professioni: se le donne sono “diverse” meno affidabili una volta al mese, come potevano diventare giudici, medici, soldati? 

Volendo sforzarsi di trovare anche un lato positivo,  probabilmente per le donne più umili delle culture contadine,  dove veniva richiesto un lavoro durissimo e senza tregua, i tabù mestruali erano anche un’occasione “per tirare il fiato” da qualcuno dei tanti compiti imposti (la donna mestruata veniva spesso tenuta lontana dal grano), rapporti sessuali compresi.

Chiaro che si tratta di usi assurdi, che nessuno (insomma) cerca di giustificare ma tant'è, si faceva così.

Non ve la prendete con me...wink..
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da loonar il Mar 5 Nov 2013 - 19:44

che peccato!
sembravano così saggi gli antichi e invece... chi l'avrebbe detto?

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Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 5 Nov 2013 - 20:38

loonar ha scritto:che peccato!
sembravano così saggi gli antichi e invece... chi l'avrebbe detto?
E sì, noi "moderni" siamo più saggi.
Almeno quando facciamo una cosa la facciamo ben benino

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da *Valerio* il Mar 5 Nov 2013 - 20:53

Il Distruttore Hara ha scritto:
loonar ha scritto:che peccato!
sembravano così saggi gli antichi e invece... chi l'avrebbe detto?
E sì, noi "moderni" siamo più saggi.
Almeno quando facciamo una cosa la facciamo ben benino

Prova ad immaginare i saggi antichi con l'odierna tecnologia hihihihih 

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mar 5 Nov 2013 - 21:08

*Valerio* ha scritto:Prova ad immaginare i saggi antichi con l'odierna tecnologia hihihihih 
 Beh, almeno non l'avrebbero fatta tanto lunga, altre che faraoncini annegati.
amorrei, ameleciti, cananei, moabiti, edomiti, elabiti???? ahahahahahah

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da loonar il Mar 5 Nov 2013 - 23:49

oh, proprio ieri... non ci crederai, uè... per tornare in topic, fra l'altro... non ti incontro un mio amico all'ospedale? anche lui gli era preso un attacco di retorica. Ve' che son brutti quegli attacchi lì... ahhhh, fan di un male!
Non mi ci far pensare va là!

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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Il Distruttore Hara il Mer 6 Nov 2013 - 7:37

C'è l'ospedalizzazione per l'arte di parlar bene?boxed
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Re: L'impurità della malattia

Messaggio Da Sally il Mer 6 Nov 2013 - 9:42

Il Distruttore Hara ha scritto:
loonar ha scritto:
e vogliamo dimenticare le pagine e pagine della Torah spese per illustrarci come, quando e quanto la donna è impura durante "quei"  giorni?
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E le culture dominanti (tutte patriarcali) hanno sempre utilizzato strumentalmente le mestruazioni per motivare l’esclusione delle donne, anche delle classi colte, dal potere e da molte professioni: se le donne sono “diverse” meno affidabili una volta al mese, come potevano diventare giudici, medici, soldati? 

Volendo sforzarsi di trovare anche un lato positivo,  probabilmente per le donne più umili delle culture contadine,  dove veniva richiesto un lavoro durissimo e senza tregua, i tabù mestruali erano anche un’occasione “per tirare il fiato” da qualcuno dei tanti compiti imposti (la donna mestruata veniva spesso tenuta lontana dal grano), rapporti sessuali compresi.

Chiaro che si tratta di usi assurdi, che nessuno (insomma) cerca di giustificare ma tant'è, si faceva così.

Non ve la prendete con me...wink..
Sempre nell'antichità si riteneva che il periodo fertile della donna corrispondesse con il periodo delle mestruazioni... Infatti, onde evitare di concepire, veniva consigliato di astenersi in quel lasso si tempo, mentre si riteneva erroneamente sicuro il periodo centrale del ciclo mensile... ovvero quello che è invece il momento più fecondo. Nonostante questo comunque l'umanità non si è estinta... Segno che le prescrizioni di astinenza sono sempre state poco efficaci...

Altra curiosità, fino alla fine del settecento/inizio ottocento si credeva anche che fosse impossibile per una donna concepire senza arrivare all'orgasmo, quindi i maschietti si davano molto da fare in questo senso, anche se per fini non solamente ludici... mgreen
Di contro risultava parecchio problematico per una donna sostenere di essere rimasta incinta a seguito di uno stupro, poiché la gravidanza "dimostrava" che in fondo non le era poi dispiaciuta l'attenzione del violentatore... Sad

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