io sono il diavolo

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da mix il Gio 14 Nov - 14:19

http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/R/romanzo_2.shtml ha scritto:romanzo
2 [ro-màn-zo] s.m.

   1 Componimento e genere di componimenti narrativi in prosa o, anticamente, in versi, gener. di vasto respiro: il r. alessandrino; il r. di Lancillotto; r. barocco, dell'Ottocento, contemporaneo; r. rosa, giallo, nero || r. epistolare, in cui la vicenda prende corpo attraverso le lettere che due o più personaggi si scambiano | r. storico, in cui la narrazione ha uno sfondo storico reale | r. d'appendice, che si pubblica a puntate in appendice a giornali; spreg. romanzo di scarso valore letterario, rispondente al gusto del grosso pubblico

   2 fig. Vicenda che per il suo carattere insolito, avventuroso o avvincente sembra creata dalla fantasia di uno scrittore: la sua vita è un r.

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da Paolo il Gio 14 Nov - 14:19

Ari_ ha scritto:Per me non è difficile riconoscere che la cristianità non ha prodotto solo le favolette, anzi ti dirò non riconoscerlo lo troverei intellettualmente disonesto.
Scusa e chi ha mai detto questo? Io dico solo che ci sono troppe cose assurde (vedi ad esempio il diavolo) perchè la dottrina cristana sia accettabile. Poi che ci possano essere delle cose apprezzabili non lo nego. Ma sono i concetti di base a essere inaccettabili.

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da Paolo il Gio 14 Nov - 14:26

Jilli, tu scrivi:

Dio spedisce l’umanità là dove l’umanità ha scelto di andare. Lontano da Dio.  Dio, come prima cosa, si premurò di vestire l’uomo... nudo

E' per questo che c'è il male nel mondo? E' perciò una conseguenza delle sue scelte sbagliate?

Paolo
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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da jillo il Gio 14 Nov - 15:30

Paolo ha scritto: Jilli, tu scrivi:

Dio spedisce l’umanità là dove l’umanità ha scelto di andare. Lontano da Dio.  Dio, come prima cosa, si premurò di vestire l’uomo... nudo

E' per questo che c'è il male nel mondo? E' perciò una conseguenza delle sue scelte sbagliate?
ho risposto a questa affermazione

Lyallii ha scritto: Appena dio di accorge di cosa è successo, prima che loro lo vedano per quello che è, li spedisce sulla terra a soffrire.
Consideriamo la Bibbia come raccolta di libri divinamente ispirati. Che cosa ci capisco?
L'uomo nella sofferenza e male del mondo non ci sta perché Dio  desiderava buttarci dentro la più bella e cara delle sue creature.
L'uomo conosce la sofferenza, la morte, la fatica del mondo perché l'uomo ha voluto conoscere tutto questo.
La scelta l'ha compiuta l'uomo.

Ha fatto una scelta sbagliata? Booooh.
Ha fatto una scelta da uomo, certamente.

Quello che leggiamo, quello che segue alla disubbidienza, al rifiuto dell'uomo della proposta di Dio, è di un Dio che non abbandona la sua creatura. Lo vestì... poi seguono le chiamate, le vocazioni, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe... i profeti. Qui io leggo lo sforzo di Dio di dialogare ancora con l'uomo e ricondurlo a sé.
Leggo di un popolo ostinato, al quale non interessa quanto Dio ha da dirgli, e quanto Dio gli promette.
Il cammino di Israele nella sua storia è un cammino di ritorno all'ubbidienza.
Questo io leggo nelle pietre piantate nel deserto nell'Esodo, nelle rigorose leggi che Israele si impone nel Levitico, nel pianto dei deportati israeliti,  nel fuoco delle parole dei profeti.

Anche a sforzarmi , anche nel leggere i passi più "cruenti" non riesco a leggere di un Dio vendicativo e crudele, semmai un Dio geloso e innamorato  dell'uomo.

jillo
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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da alberto il Gio 14 Nov - 16:06

jillo ha scritto:Consideriamo la Bibbia come raccolta di libri divinamente ispirati. Che cosa ci capisco?
L'uomo nella sofferenza e male del mondo non ci sta perché Dio  desiderava buttarci dentro la più bella e cara delle sue creature.
L'uomo conosce la sofferenza, la morte, la fatica del mondo perché l'uomo ha voluto conoscere tutto questo.
La scelta l'ha compiuta l'uomo.

Ha fatto una scelta sbagliata? Booooh.
Ha fatto una scelta da uomo, certamente.

Quello che leggiamo, quello che segue alla disubbidienza, al rifiuto dell'uomo della proposta di Dio, è di un Dio che non abbandona la sua creatura. Lo vestì... poi seguono le chiamate, le vocazioni, Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe... i profeti. Qui io leggo lo sforzo di Dio di dialogare ancora con l'uomo e ricondurlo a sé.
Leggo di un popolo ostinato, al quale non interessa quanto Dio ha da dirgli, e quanto Dio gli promette.
Il cammino di Israele nella sua storia è un cammino di ritorno all'ubbidienza.
Questo io leggo nelle pietre piantate nel deserto nell'Esodo, nelle rigorose leggi che Israele si impone nel Levitico, nel pianto dei deportati israeliti,  nel fuoco delle parole dei profeti.

Anche a sforzarmi , anche nel leggere i passi più "cruenti" non riesco a leggere di un Dio vendicativo e crudele, semmai un Dio geloso e innamorato  dell'uomo.
considerare la bibbia una raccolta di racconti ispirati è già chiedere uno sforzo.
la scelta l'ha compiuta l'uomo.
ma chi? io? io no.
ok fosse toccato a me di sicuro tra il dono del colombo ( mangia beve caga e non capisce niente) e il dono della conoscenza avrei di certo scelto la seconda. ma in ogni caso qui si fa pagare a una intera specie la scelta di due bravi ragazzi solo un po' incauti.
e perché mai di grazia conoscere dovrebbe essere un "peccato"? allora bastava un ritocchino al telencefalo e si andava tutti lisci per l'eternità.
e perché mai dio per riprendere contatto con l'uomo (specie) si concentra su un miserabile popoluzzo periferico e primitivo?
non riesci a leggere un dio crudele? stento a crederlo, preferisco pensare che in quel momento, in modo volontario o involontario, una luce si spenga per poi riaccendersi alla fine della lettura.
un dio geloso... davvero una qualità onorevole per un essere onnipotente.

io PROVO a ridirlo. c'è un grande spazio per il confronto tra credenti e non credenti se ci si muove sul terreno della inconoscibilità, degli effetti psicologici, del rapporto tra ciò che vedo e ciò che non riesco a vedere, del modo con cui stare assieme in questo mondo, della definizione di bontà, di solidarietà...

penso però che un gesto di buona volontà sia dovuto. da parte "nostra" smetterla con il corpo a corpo strafottente e pigliadipeicculesco condito da senso di superiorità, tra l'altro assai poco corroborato da dati di fatto, e apertura di curiosità verso il mondo delle "risposte all'ignoto" non tanto nelle risposte in sé quanto nelle modalità psicologiche e sociali che spingono così tante persone verso questa strada; da parte "vostra" mettere il punto finale a un modo di intendere la religione che offende, lo dico senza remore, l'intelligenza di chi si trova a sostenere l'insostenibile ma anche chi si è messo dall'altra parte dello schermo con la buona volontà di interagire.

mi piacerebbe che si potesse ripartire da questo.

alberto
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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 17:00

Paolo ha scritto:Loonar che sia la psiche è ovvio. Quello che io mi domando è il perchè di questo comportamento. Ovvero da cosa tragga origine questa anomalia. E' pur vero che anomalie del tutto irrazionali le puoi riscontrare anche in altre situazioni. Però sono situazioni simili, o assimilabili, come la superstizione.

E' evidente che su determinati argomenti scattano nella mente umana dei meccanismi di irrazionalità che ritengono siano frutto di una emotività che trae le sue origini dalla parte animale dell'uomo. Stabilire quale e perchè non è certo facile.
ovvio che non sia facile, possiamo solo fare delle ipotesi, allo stato attuale delle neuroscienze, ma mi sembra ovvio che sia dovuto ad un lascito dell'evoluzione cerebrale, ad un comportamento che è stato premiante per centinaia di migliaia d'anni e che solo da pochi secoli/millenni risulta dannoso per parte della specie homo sapiens.
Il fatto che:
- l'inversione di utilità sia recente (evolutivamente parlando)
- che non sia dannosa per tutti i componenti della specie
- che l'elemento "cultura" influisca in modo determinante sugli sviluppi evolutivi cerebrali rispetto al passato

rende questo lascito psichico (una sorta di residuo mentale vestigiale) assai difficile da individuare come genesi e da rimuovere a livello di specie.

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 17:15

Paolo ha scritto:

Sui comportamenti all'interno della comunità poi si potrebbe discutere all'infinito. Non voglio ritornare su di un tema già trattato anche vivacemente circa la socialità dell'essere umano. Solo per fare un piccolo inciso ho appena letto un interessante articolo su Focus ove uno studioso dimostrava che l'uomo non si può considerare come un animale sociale ma solo un animale di gruppo. Ovvero riesce a identificarsi solo con una stretta cerchia di persone (diciamo il branco) e al di fuori di questo tutti gli altri vengono percepiti come nemici. Questo fatto, che io avevo sostenuto una qualche discussione, fa aveva sollevato l'ilarità di alcuni utenti. Invece io penso sia la spiegazione di tantissimi comportamente irrazionali che l'uomo ha all'interno della società in cui vive.  
Da parte mia non aveva sollevato ilarità, ma stupore per la testardaggine con cui ti ostinavi a non capire che le definizioni di animale individuale, sociale ed eusociale sono codificate e scientifiche e non sono frutto di interpretazioni soggettive o poetiche.
Ancora una volta qui sopra reiteri lo stesso errore, cioè quello di considerare l'uomo come animale di gruppo, cioè una definizione che tradotta da un antropologo (e non da un giornalista di focus) equivale a ANIMALE SOCIALE.
Tutti gli animali sociali sono animali di gruppo, che all'occorrenza per motivi di accoppiamento o di approvvigionamento di cibo, si combattono all'interno della specie e del gruppo, noi homo sapiens, gli scimpanzè, i lupi, i cervi, i cavalli, i bufali, gli ippopotami, ecc... ma che normalmente vivono in gruppo o società per provvedere a tutto ciò che concerne la loro e della loro prole, sopravvivenza.

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 17:18

Paolo ha scritto:
Ritornando all'argomento del diavolo, io ho fatto un ragionamento più articolato  per eviatre di arrivare a quella posizione che Delfi ha varie volte espresso. Ovvero l'impossibilità (quanto meno apparente) da parte del credente (lascio perdere il Sapiens A e B !!) di capire anche davanti all'evidenza l'assurdità della sua posizione, come in questo caso quella del diavolo. Io capisco e anche condivido quanto ha detto sia mix che Masada. I bisogni, la paura, i condizionamenti culturali. Ma tutto questo ha ben poco a che fare con quanto ha descritto Jessy. I credenti credono a cose che sono a livello delle favole. Non voglio tirare in ballo sempre il mio caro amico (Paperno!!! mgreen ), ma è inaccettabile  dal punto di vista culturale che qualcuno di buona cultura e capacità mentali possa credere a tutto questo. Io non trovo un quacosa di paragonabile a questo fenomeno. Ovvero puoi pensare alla superstizione, alla magia, alla astrologia o alla magia. Ma sono figlie minori della stessa madre, la religione. Quello perciò che io mi domando è cosa spinga le persone dotate di intelletto e cultura a credere che dio sia onnipotente però c'è anche il diavolo. Che dio si possa arrabbiare, che dio si preoccupi di punire in modo indiscriminato presunti errori commessi da non si sa chi. Behh la lista delle assurdità è lunga,  troppo lunga. Forse è così lunga che il credente non ha voglia di provare ad analizzarla. La prende così com'è e basta.  
l'hai riproposta un po' più lunga, ma la domanda è la stessa a cui io, Alberto e altri ti abbiamo già risposto abbondantemente.
A questo punto mi chiedo, cosa non ti convince delle nostre risposte?
Parliamone!

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 17:41

a proposito di come si faccia parte di una cultura permeabile ad ogni illogicità:

ovvio che sia solo un film, che la sospensione di incredulità ci porta a vedere ed apprezzare cose inverosimili al cinema, ma la prima cosa che penso vedendo questo trailer è la differenza di senso che assume per la gran parte degli spettatori e dei critici, fra questo film e uno Star Trek o un Signore degli Anelli qualsiasi. E di come questa differenza di senso vada a creare spazi di convivenza possibile fra razionalità e illogicità sotto e per causa dello stesso "cappello" culturale.

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da Rasputin il Gio 14 Nov - 18:57

Ari_ ha scritto:Per me non è difficile riconoscere che la cristianità non ha prodotto solo le favolette, anzi ti dirò non riconoscerlo lo troverei intellettualmente disonesto.
Questo è poco ma sicuro. Te lo dico io cosa ha prodotto: stimati circa 300 milioni di morti, ignoranza, oscurantismo, 600 anni di ritardo nel progresso scientifico, ed una - forse la maggiore - associazione a delinquere di stampo mafioso a livello internazionale, che sussiste tutt'oggi.

A chi ha provato a ricostruirne la storia, ci sono voluti 10 volumi:

http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_criminale_del_Cristianesimo

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Messaggio Da Paolo il Gio 14 Nov - 20:54

jillo ha scritto:
Paolo ha scritto: Jilli, tu scrivi:

Dio spedisce l’umanità là dove l’umanità ha scelto di andare. Lontano da Dio.  Dio, come prima cosa, si premurò di vestire l’uomo... nudo

E' per questo che c'è il male nel mondo? E' perciò una conseguenza delle sue scelte sbagliate?
ho risposto a questa affermazione
E come spieghi che il male colpisce anche esseri del tutto innocenti?

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Messaggio Da silvio il Gio 14 Nov - 21:08

L'unica spiegazione plausibile,  alla contrapposizione di un ipotetico Dio buono ed il male, non può essere che l'uomo dotato di anima e io immortale, deve divenire a sua volta Dio, quindi trascinato nell'inferno fisico deve trovare la sua natura divina.
Questa è la spiegazione in due parole degli gnostici, fantasiosa certo.

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Messaggio Da Paolo il Gio 14 Nov - 21:08

loonar ha scritto:
Paolo ha scritto:

Sui comportamenti all'interno della comunità poi si potrebbe discutere all'infinito. Non voglio ritornare su di un tema già trattato anche vivacemente circa la socialità dell'essere umano. Solo per fare un piccolo inciso ho appena letto un interessante articolo su Focus ove uno studioso dimostrava che l'uomo non si può considerare come un animale sociale ma solo un animale di gruppo. Ovvero riesce a identificarsi solo con una stretta cerchia di persone (diciamo il branco) e al di fuori di questo tutti gli altri vengono percepiti come nemici. Questo fatto, che io avevo sostenuto una qualche discussione, fa aveva sollevato l'ilarità di alcuni utenti. Invece io penso sia la spiegazione di tantissimi comportamente irrazionali che l'uomo ha all'interno della società in cui vive.  
Da parte mia non aveva sollevato ilarità, ma stupore per la testardaggine con cui ti ostinavi a non capire che le definizioni di animale individuale, sociale ed eusociale sono codificate e scientifiche e non sono frutto di interpretazioni soggettive o poetiche.
Ancora una volta qui sopra reiteri lo stesso errore, cioè quello di considerare l'uomo come animale di gruppo, cioè una definizione che tradotta da un antropologo (e non da un giornalista di focus) equivale a ANIMALE SOCIALE.
Tutti gli animali sociali sono animali di gruppo, che all'occorrenza per motivi di accoppiamento o di approvvigionamento di cibo, si combattono all'interno della specie e del gruppo, noi homo sapiens, gli scimpanzè, i lupi, i cervi, i cavalli, i bufali, gli ippopotami, ecc... ma che normalmente vivono in gruppo o società per provvedere a tutto ciò che concerne la loro e della loro prole, sopravvivenza.
Il problema non è l'utilizzo della parola sociale, ma il concetto che si vuole esprimere. Ovvero che l'uomo non è "programmato" per vivere in società complesse, ma solo in piccole comunità, ovvero un branco. E circa l'articolo su Focus non è certo quello di un giornalista (che potrebbe essere anche di ottimo) ma riporta lo studio fatto dal prof Adriano Zampedrini docente di psicologia dell'università di Padova. Poi tu potrai non essere d'accordo. In ogni caso non è certo solo una mia idea del tutto fuori posto, visto che ci sono professori (e penso che facendo una ricerca su internet se ne troveranno tanti altri) che condividono quanto io avevo espresso.

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Messaggio Da Ari_ il Gio 14 Nov - 21:13

Paolo ha scritto:Il problema non è l'utilizzo della parola sociale, ma il concetto che si vuole esprimere. Ovvero che l'uomo non è "programmato" per vivere in società complesse, ma solo in piccole comunità, ovvero un branco.
Io su questo sono d'accordo, ma aggiungo che trovo sia il tempo che si riprogrammi un attimino perchè altrimenti dell'uomo rimarranno i fossili e basta. Questo è il tempo delle società complesse: o cominciamo a considerla l'occasione per rinnovare la nostra capacità di adattamento e ci rendiamo disponibili a cambiare paradigmi o ci estinguiamo, a breve.

Ari_
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Messaggio Da Paolo il Gio 14 Nov - 21:24

Vedi Ari il tutto non nasce da ipotesi me da semplici e tragiche constatazioni. Sono troppi i casi nei quali l'uomo non si comporta da animale sociale. Violenze di ogni genere, sfruttamento, sopraffazioni, genocidi... c'è di tutto. E a questo o gli si vuole dare una spiegazione o si continua con i luoghi comuni che l'uomo è peggio degli animali che è una bestia che.... avanti con affermazioni ovvie senza cercare di capire perchè. Una motivazione ci deve essere. Se fossimo così sociali come si dice perchè abbiamo inventato i lagher? E la bomba atomica? E le armi di distruzione di massa?

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Messaggio Da silvio il Gio 14 Nov - 21:31

Noi viviamo nel male, siamo isolati in un mondo adatto alla vita, in un contesto invivibile e mortale, poi per vivere siamo costretti ad uccidere altre specie, distruggere per costruire il nostro benessere, tra di noi valgono le regole della sopravvivenza, veniamo prima noi, poi i nostri cari, poi la comunità, ma è un gioco basato sul necessario egoismo.
Il male è alla base della nostra stessa vita, non ne possiamo fare a meno, se non vogliamo sparire.

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Messaggio Da Nuncius il Gio 14 Nov - 21:33

Titolo presuntuoso a parte..

Il fatto che per Te, Lui non esista..
non ti protegge da una possibile causa legale per appropriazione indebita di identità.. Stai attento!!

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Messaggio Da silvio il Gio 14 Nov - 21:34

Noi siamo peggio di lui, ma di molto

silvio
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Messaggio Da Rasputin il Gio 14 Nov - 21:35

Nuncius ha scritto:Titolo presuntuoso a parte..

Il fatto che per Te, Lui non esista..
non ti protegge da una possibile causa legale per appropriazione indebita di identità.. Stai attento!!
Tipo la mia? Questo sono io, davvero:


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Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 21:48

Paolo ha scritto:
loonar ha scritto:
Paolo ha scritto:

Sui comportamenti all'interno della comunità poi si potrebbe discutere all'infinito. Non voglio ritornare su di un tema già trattato anche vivacemente circa la socialità dell'essere umano. Solo per fare un piccolo inciso ho appena letto un interessante articolo su Focus ove uno studioso dimostrava che l'uomo non si può considerare come un animale sociale ma solo un animale di gruppo. Ovvero riesce a identificarsi solo con una stretta cerchia di persone (diciamo il branco) e al di fuori di questo tutti gli altri vengono percepiti come nemici. Questo fatto, che io avevo sostenuto una qualche discussione, fa aveva sollevato l'ilarità di alcuni utenti. Invece io penso sia la spiegazione di tantissimi comportamente irrazionali che l'uomo ha all'interno della società in cui vive.  
Da parte mia non aveva sollevato ilarità, ma stupore per la testardaggine con cui ti ostinavi a non capire che le definizioni di animale individuale, sociale ed eusociale sono codificate e scientifiche e non sono frutto di interpretazioni soggettive o poetiche.
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Tutti gli animali sociali sono animali di gruppo, che all'occorrenza per motivi di accoppiamento o di approvvigionamento di cibo, si combattono all'interno della specie e del gruppo, noi homo sapiens, gli scimpanzè, i lupi, i cervi, i cavalli, i bufali, gli ippopotami, ecc... ma che normalmente vivono in gruppo o società per provvedere a tutto ciò che concerne la loro e della loro prole, sopravvivenza.
Il problema non è l'utilizzo della parola sociale,  ma il concetto che si vuole esprimere. Ovvero che l'uomo non è "programmato" per vivere in società complesse, ma solo in piccole comunità, ovvero un branco. E circa l'articolo su Focus non è certo quello di un giornalista (che potrebbe essere anche di ottimo) ma riporta lo studio fatto dal prof Adriano Zampedrini docente di psicologia dell'università di Padova. Poi tu potrai non essere d'accordo. In ogni caso non è certo solo una mia idea del tutto fuori posto, visto che ci sono professori (e penso che facendo una ricerca su internet se ne troveranno tanti altri)  che condividono quanto io avevo espresso.  
continui a NON VOLER capire.
Tutti gli animali SOCIALI sono animali da branco!!!
In natura le società animali (comprese quelle dell'homo sapiens) sono dei branchi! L'antropologia li chiama in modo diverso a secondo dell'entità numerica, ma il tratto distintivo è che tutti i componenti si conoscano fra di loro!

Il problema dell'uomo è che quando ha creato i primi villaggi stanziali, e ha inventato l'agricoltura (con quindi surplus alimentare), si sono create delle società in cui il numero degli individui è diventato talmente alto da non potersi più riconoscere fra di loro, da qui i simboli, gli stemmi, le divise e soprattutto le leggi! L'uomo è un animale sociale con chi conosce, con il suo branco, come qualsiasi altro animale sociale (lupo, scimpanzè, gorilla, ecc...) ma se esuli dal suo gruppo, anche se sei della stessa città lui ti guarda in cagnesco (come fanno i cani che non si conoscono... cani che sono animali sociali).
Le leggi sono state il secondo mezzo per impedire che le città divenissero territorio di scontro fra branchi di umani. Il primo mezzo è stato la creazione di un genitore immaginario comune a tutti, il progenitore che li rendeva tutti parenti e quindi un unico grande branco: dio!

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Messaggio Da Avalon il Gio 14 Nov - 21:51

Loon, se ti capita credo ameresti sull'argomento Murray Bookchin, "L'ecologia della libertà". ok 

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Messaggio Da Paolo il Gio 14 Nov - 21:57

Loonar al di la delle disquisizioni sulla socialità, sono sostanzialmente d'accordo con te sulle conclusioni. Faccio solo una distinzione cioè che dio ha sostituito il capo branco più che il progenitore comune. Ed è per questo che l'uomo è incapace di avere un comportamento razionale nei riguardi della figura di dio, in quanto elemento scritto nei nostri geni che noi facciamo molta fatica a superare.

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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 22:00

Paolo ha scritto:Vedi Ari il tutto non nasce da ipotesi me da semplici e tragiche constatazioni. Sono troppi i casi nei quali l'uomo non si comporta da animale sociale. Violenze di ogni genere, sfruttamento, sopraffazioni, genocidi... c'è di tutto.  E a questo o gli si vuole dare una spiegazione o si continua con i luoghi comuni che l'uomo è peggio degli animali che è una bestia che.... avanti con affermazioni ovvie senza cercare di capire perchè. Una motivazione ci deve essere. Se fossimo così sociali come si dice perchè abbiamo inventato i lagher? E la bomba atomica? E le armi di distruzione di massa?
Animale sociale non vuol dire animale filantropico, non violento e animella santa!
Gli animali sociali, ogni animale sociale se l'occasione lo richiede, sbrana anche i suoi figli!
Sei solo tu Paolo a credere che essere animali sociali vuol dire vivere secondo i principi dei figli dei fiori, come in una comune dove si balla e si offrono ghirlande di fiori a tutti!

I luoghi comuni sull'uomo che è peggio di una bestia li tiri fuori tu! Io dico che l'uomo è una bestia, una bestia sociale, con tutte le prerogative delle bestie sociali, compresa la violenza e la crudeltà! La natura è basata sulla morte e sulla sopraffazione di altre specie e di individui della propria specie, la natura è la vita che scappa e la morte incessantemente al lavoro! Fattene una ragione!

Vuoi sapere perchè abbiamo inventato i lager, le bombe atomiche, ecc? Perchè se si fossero evoluti come noi (cioè sfuttando la corteccia cerebrale) i leoni (animali sociali) che pensi avrebbero fatto? E se la sorte capitata agli ergaster fosse capitata alle renne? Pensi che le loro corna non le avrebbero più utilizzate per i loro duelli? E se avessero creato una società in cui ammazzare il proprio contendente non avrebbe più significato la probabile estinzione del proprio gruppo? Pensi non lo avrebbe ammazzato? (I primi uomini facevano guerre rituali, ancor più dei cervi... ammazzarsi non conveniva a nessuno e le contese si risolvevano con scaramucce a base di duelli rituali simili a balletti, solo quando hai carne da macello puoi permetterti di fare un macello)

loonar
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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da loonar il Gio 14 Nov - 22:06

Avalon ha scritto:Loon, se ti capita credo ameresti sull'argomento Murray Bookchin, "L'ecologia della libertà". ok 
ce l'ho fra i libri da leggere da non so quanto! mgreen 

loonar
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Re: io sono il diavolo

Messaggio Da *Valerio* il Gio 14 Nov - 22:07

Forse si confonde "sociale" con "socievole", o lo si associa. 
Comunque io sono molto d'accordo con Loo.

*Valerio*
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