L'uomo o la società?

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da compasso il Gio 12 Dic - 19:34



Beh si, ma guardando a noi la religione cristiana fu scelta da Costantino proprio per la capacità di rendere il credente servo del potere. E 2000 anni di purga non possono che aver lasciato un segno profondo nella gente. L'interesse di pochi cementificatori e malavitosi sfrutta ancora oggi una diffusa condizione di sudditanza ad un sistema di potere che privilegia la società quale entità superiore all'uomo ed alla sua dignità.

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da Rasputin il Gio 12 Dic - 20:03

compasso ha scritto:

Beh si, ma guardando a noi la religione cristiana fu scelta da Costantino proprio per la capacità di rendere il credente servo del potere. E 2000 anni di purga non possono che aver lasciato  un segno profondo nella gente. L'interesse di pochi cementificatori e malavitosi sfrutta ancora oggi una diffusa condizione di sudditanza ad un sistema di potere che privilegia la società quale entità superiore all'uomo ed alla sua dignità.  

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da mix il Gio 12 Dic - 20:23

compasso ha scritto:Beh si, ma guardando a noi la religione cristiana fu scelta da Costantino proprio per la capacità di rendere il credente servo del potere. E 2000 anni di purga non possono che aver lasciato  un segno profondo nella gente. L'interesse di pochi cementificatori e malavitosi sfrutta ancora oggi una diffusa condizione di sudditanza ad un sistema di potere che privilegia la società quale entità superiore all'uomo ed alla sua dignità.
Si tratta di un caso particolare,applicato realmente, di una regola generale, teorica.
A cui possiamo essere più sensibili perché ci riguarda direttamente nella vita quotidiana.

La questione intellettualmente interessante, dal mio punto di vista, per i miei gusti, è capire la dinamica profonda di questo fenomeno.
Perché il giorno che verrà meno la specifica risposta cristiana qualcosa prenderà il suo posto, se il bisogno sottostante non verrà più soddisfatto.
Cosa sarebbe bello ed utile ci fosse in alternativa, per quel momento?
Perché si comincia a costruire molto prima che un opera sia inaugurata, e si possa vedere in tutta la sua completezza.
Adesso è il momento di gettare le fondamenta, che saranno invisibili ad opera terminata.
Ma sono indispensabili a sostenere l'intera struttura.

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da compasso il Gio 12 Dic - 21:48

mix ha scritto:.

La questione intellettualmente interessante, dal mio punto di vista, per i miei gusti, è capire la dinamica profonda di questo fenomeno.
Perché il giorno che verrà meno la specifica risposta cristiana qualcosa prenderà il suo posto, se il bisogno sottostante non verrà più soddisfatto.
Cosa sarebbe bello ed utile ci fosse in alternativa, per quel momento?
...


Una cultura libertaria centrata sull'uomo e sui suoi bisogni. Un uomo che accetta di limitare la propria libertà in funzione di quella degli altri. Una limitazione che non è' una rinuncia ma una contrazione momentanea che soggiace ad una necessità pratica comune. Uno Stato che guarda sempre ai bisogni della singola persona affinché le decisioni prese non siano penalizzanti per nessuno. Un'etica delle possibilità che supera quella costituzionale del compromesso, dominata di fatto dalla indisponibilità di certi principi cristiani.
Ecc
Insomma c'è' parecchio......


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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da mix il Gio 12 Dic - 22:04

compasso ha scritto:
mix ha scritto:.

La questione intellettualmente interessante, dal mio punto di vista, per i miei gusti, è capire la dinamica profonda di questo fenomeno.
Perché il giorno che verrà meno la specifica risposta cristiana qualcosa prenderà il suo posto, se il bisogno sottostante non verrà più soddisfatto.
Cosa sarebbe bello ed utile ci fosse in alternativa, per quel momento?
...


Una cultura libertaria centrata sull'uomo e sui suoi bisogni. Un uomo che accetta di limitare la propria libertà in funzione di quella degli altri. Una limitazione che non è' una rinuncia ma una contrazione momentanea che soggiace ad una necessità pratica comune. Uno Stato che guarda sempre ai bisogni della singola persona affinché le decisioni prese non siano penalizzanti per nessuno. Un'etica delle possibilità che supera quella costituzionale del compromesso, dominata di fatto dalla indisponibilità di certi principi cristiani.
Ecc
Insomma c'è' parecchio......

OK.
Ma dal punto di vista pratico, questo programma di cultura libertaria con quali bisogni profondi deve mercanteggiare?
Pensi che l'essere umano svesta i panni biologici istintivi ed indossi quelli culturali acquisiti come si fa con un abito di sartoria?
O piuttosto deve essere la proposta culturale a prevedere molteplici risposte per adeguarsi alla molteplicità delle esigenze delle differenti persone?

Non sarebbe prudente partire dalla comprensione dei molti bisogni diversi umani, prima di confezionare un abito su misure standard medie teoriche?
Partiresti da una impostazione professionale dell'artigiano che conosce la teoria e la pratica sartoriale,
o da una lista effettiva delle misure del singolo cliente che abbisogna del "vestito" ?

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da jessica il Gio 12 Dic - 22:45

compasso ha scritto:

Beh si, ma guardando a noi la religione cristiana fu scelta da Costantino proprio per la capacità di rendere il credente servo del potere. E 2000 anni di purga non possono che aver lasciato  un segno profondo nella gente. L'interesse di pochi cementificatori e malavitosi sfrutta ancora oggi una diffusa condizione di sudditanza ad un sistema di potere che privilegia la società quale entità superiore all'uomo ed alla sua dignità.  

 lookaround 
cioè, forse ho capito male, anche il traforo in val di susa è colpa della religione?

jessica
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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da compasso il Gio 12 Dic - 22:51

Guarda che questo programma di cultura libertaria non è' affatto campato in aria.....
per dirne una : i testi di economia sono già da tempo centrati sull'uomo ed i suoi bisogni. Che questi bisogni siano in parte diversi per tizio rispetto a caio e diverso il loro valore (ammesso che tutto si voglia e si possa tradurre in moneta) e' già in quei testi.
Cosi come da un punto di vista etico, basterebbe che i cattolici si esprimessero liberamente per una etica delle possibilità e non per una etica delle costrizioni:
vuoi divorziare? Un cattolico non divorzia gli altri facciano pure
Vuoi l'aborto? Vuoi il testamento biologico? Idem come sopra
Probabilmente questo tipo di etica e' già nei desideri di molti cristiani (i valdesi ad esempio).....

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da compasso il Gio 12 Dic - 23:04

jessica ha scritto:
compasso ha scritto:

Beh si, ma guardando a noi la religione cristiana fu scelta da Costantino proprio per la capacità di rendere il credente servo del potere. E 2000 anni di purga non possono che aver lasciato  un segno profondo nella gente. L'interesse di pochi cementificatori e malavitosi sfrutta ancora oggi una diffusa condizione di sudditanza ad un sistema di potere che privilegia la società quale entità superiore all'uomo ed alla sua dignità.  

 lookaround 
cioè, forse ho capito male, anche il traforo in val di susa è colpa della religione?

Beh non della religione ma .... Se, la si usa per avere delle pecorelle silenziose e si bastonano quelle che si ribellano alla fine dei 2000 anni ottieni anche l'adesione incondizionata del gregge a ciò che il potere decide.

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da mix il Gio 12 Dic - 23:21

compasso ha scritto:Guarda che questo programma di cultura libertaria non è' affatto campato in aria.....
per dirne una : i testi di economia sono già da tempo centrati sull'uomo ed i suoi bisogni. Che questi bisogni siano in parte diversi per tizio rispetto a caio e diverso il loro valore (ammesso che tutto si voglia e si possa tradurre in moneta) e' già in quei testi.
Cosi come da un punto di vista etico, basterebbe che i cattolici si esprimessero liberamente per una etica delle possibilità e non per una etica delle costrizioni:
vuoi divorziare? Un cattolico non divorzia gli altri facciano pure
Vuoi l'aborto? Vuoi il testamento biologico? Idem come sopra
Probabilmente questo tipo di etica e' già nei desideri di molti cristiani (i valdesi ad esempio).....
OK.
Sono centrati su quale uomo e su quali bisogni, nello specifico?

*I cattolici* è un'entità fittizia, non esiste nella realtà.
A me piacciono discorsi rivolti ed entità reali, alle persone come sono, con le loro paure, i loro bisogni, i loro limiti.
Quelli che hanno un Uomo teorico come soggetto li trovo mediamente impropri.
NON dico che lo siano i tuoi, fino a che non sono meglio specificati.
La mia è solo una considerazione generale.

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da compasso il Gio 12 Dic - 23:53

Come sarebbe quali bisogni e quale uomo?
Siamo tutti uomini ed abbiamo su per giù gli stessi bisogni. Questo consente di produrre industrialmente quanto occorre per soddisfarli. Il punto semmai è' nella cattiva distribuzione della ricchezza che non consente a molti il soddisfacimento dei propri bisogni. Guardare all'uomo significa rendere possibile questo soddisfacimento per tutti.
I cattolici non sono una entità fittizia nella misura in cui appartengono ad una organizzazione che impone loro determinati comportamenti in ragione di una adesione ad un sistema di principi e di valori che questa organizzazione rende ufficiale ed inderogabile. Il problema sorge quando essa vuole imporre a tutti, anche ai non cattolici determinati comportamenti. Guardare all'uomo significa in questo caso letteralmente non rompere le palle agli altri (ma solo ai propri adepti)

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da loonar il Gio 12 Dic - 23:55

siamo sempre adepti di qualche setta/religione/ideologia
volenti o nolenti
e per questo ci si continua a rompere le palle fra di noi
ce l'abbiamo perfino nel dna di temere per principio la rottura di palle altrui e predisporci affinchè non ce le rompano

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da compasso il Ven 13 Dic - 0:26

Certamente, loonar, ma personalmente non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di voler imporre ad un cattolico alcunché (di redigere un testamento biologico... Di divorziare, di abortire ecc ecc)
così come credo a qualunque ateo o meglio a chiunque abbia a cuore la propria libertà e quella degli altri.
Ne viene che l'impegno di tutti deve andare nella direIone di accrescere le libertà dell'uomo e non di limitarle sempre più.

compasso
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Messaggio Da jessica il Ven 13 Dic - 0:31

compasso ha scritto:Certamente, loonar, ma personalmente non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di voler imporre ad un cattolico alcunché (di redigere un testamento biologico... Di divorziare, di abortire ecc ecc)
così come credo a qualunque ateo o meglio a chiunque abbia a cuore la propria libertà e quella degli altri.
Ne viene che l'impegno di tutti deve andare nella direIone di accrescere le libertà dell'uomo e non di limitarle sempre più.
 boh 
mi pare sia di non molti mesi fa la discussione sul vietare il battesimo dei figli...

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Messaggio Da loonar il Ven 13 Dic - 0:34

compasso ha scritto:Certamente, loonar, ma personalmente non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di voler imporre ad un cattolico alcunché (di redigere un testamento biologico... Di divorziare, di abortire ecc ecc)
così come credo a qualunque ateo o meglio a chiunque abbia a cuore la propria libertà e quella degli altri.
Ne viene che l'impegno di tutti deve andare nella direIone di accrescere le libertà dell'uomo e non di limitarle sempre più.
io lo dicevo più che altro non per evidenziare le interazioni fra sette/religioni/ideologie e quindi chi invade le libertà altrui
ma per far notare che all'interno delle varie sette/religioni/ideologie ci si priva deliberatamente e inconsciamente (fino a che non ce lo fa notare qualcuno di un'altra setta/religione/ideologia, se è in grado di notarlo) della nostra libertà senza accorgercene e dando per scontato che vada fatto così

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da primaverino il Ven 13 Dic - 1:27

jessica ha scritto:
compasso ha scritto:Certamente, loonar, ma personalmente non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di voler imporre ad un cattolico alcunché (di redigere un testamento biologico... Di divorziare, di abortire ecc ecc)
così come credo a qualunque ateo o meglio a chiunque abbia a cuore la propria libertà e quella degli altri.
Ne viene che l'impegno di tutti deve andare nella direIone di accrescere le libertà dell'uomo e non di limitarle sempre più.
 boh 
mi pare sia di non molti mesi fa la discussione sul vietare il battesimo dei figli...

Sisì... Me la ricordo anch'io...
Ma si vede che il concetto di libertà (per alcuni) va a senso unico...

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da mix il Ven 13 Dic - 2:03

compasso ha scritto:Come sarebbe quali bisogni e quale uomo?
Siamo tutti uomini ed abbiamo su per giù gli stessi bisogni.
Anche se IO non ho bisogni religiosi l'evidenza mi dimostra che esistono persone con questi bisogni.
Che ne facciamo di questi bisogni e/o di queste persone?


Questo consente di produrre industrialmente quanto occorre per soddisfarli.
Per la migliore resa industriale è funzionale un'omogeneizzazione dei bisogni della clientela.
Cosa mettiamo al centro?
La produzione industriale delle risposte, con le sue peculiari esigenze, oppure i bisogni tali e quali delle persone?
Il discorso si fa sottile.
È necessario cominciare a fissare l'attenzione ai risvolti reali delle teorie ideali.


Il punto semmai è' nella cattiva distribuzione della ricchezza che non consente a molti il soddisfacimento dei propri bisogni. Guardare all'uomo significa rendere possibile questo soddisfacimento per tutti.
Nel tuo mondo ideale, chi e come decide i parametri di regolazione della soddisfazione dei bisogni?
Per esempio: la sovrappopolazione.
Chi e come decide il tasso di incremento della popolazione dell'India?
E quello del vicino Bangladesh?


I cattolici non sono una entità fittizia nella misura in cui appartengono ad una organizzazione che impone loro determinati comportamenti in ragione di una adesione ad un sistema di principi e di valori che questa organizzazione rende ufficiale ed inderogabile.
Personalmente tengo ben distinto il ruolo delle persone con bisogni religiosi (**vittime**) e quello delle gerarchie di potere fondate sulla questione religiosa (**carnefici**) (non sono doppi ** per caso).


Il problema sorge quando essa vuole imporre a tutti, anche ai non cattolici determinati comportamenti. Guardare all'uomo significa in questo caso letteralmente non rompere le palle agli altri (ma solo ai propri adepti)
In presenza di fenomeni sociali imponenti i condizionamenti sfuggono alla volontà razionale, volentieri. Sia quelli consapevoli che quelli inconsci.
Siamo animali sociali: abbiamo impulsi automatici di imitazione, sottomissione, rispetto per l'autorità, ... , altri, che possono essere culturalmente modificati ma costituiscono un bias, un sottofondo, ineliminabile e più o meno leggermente facilitante alcuni atteggiamenti piuttosto che altri.
Come gestisci queste caratteristiche *biologiche* ?
Le domande nelle mie intenzioni sono perfettamente neutre.
Non sono in forma retorica dubitativa.
Mi interessa conoscere la tua interessante opinione in merito.
Non vuole esserci una critica, meno che MAI un giudizio, o una contestazione. Pura curiosità e piacere del confronto di idee.

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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da Masada il Ven 13 Dic - 6:34

loonar ha scritto:siamo sempre adepti di qualche setta/religione/ideologia
volenti o nolenti

e per questo ci si continua a rompere le palle fra di noi
ce l'abbiamo perfino nel dna di temere per principio la rottura di palle altrui e predisporci affinchè non ce le rompano

loonar ha scritto:
compasso ha scritto:Certamente, loonar, ma personalmente non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di voler imporre ad un cattolico alcunché (di redigere un testamento biologico... Di divorziare, di abortire ecc ecc)
così come credo a qualunque ateo o meglio a chiunque abbia a cuore la propria libertà e quella degli altri.
Ne viene che l'impegno di tutti deve andare nella direIone di accrescere le libertà dell'uomo e non di limitarle sempre più.
io lo dicevo più che altro non per evidenziare le interazioni fra sette/religioni/ideologie e quindi chi invade le libertà altrui
ma per far notare che all'interno delle varie sette/religioni/ideologie ci si priva deliberatamente e inconsciamente (fino a che non ce lo fa notare qualcuno di un'altra setta/religione/ideologia, se è in grado di notarlo) della nostra libertà senza accorgercene e dando per scontato che vada fatto così

mi piace il taglio loo.

sul resto mi pare che fra poco rileggerò vecchie considerazione sulla DUDU, tipo la libertà religiosa, o sui bisogni, tipo la piramide di maslow, ...

quello che so è che gli altri, "i diversi", rompono sempre i coglioni.
è il vivere assieme e l'essere diversi che crea questa inevitabile realtà.

per esempio le domeniche per me son segnate da due fenomeni fastidiosi: il suono per minuti delle campane alle 10 della mattina, che sveglierebbero anche uno che si è addormentato da un'ora, ma ancor più il fatto che chiudono la zona dove io abito e non mi lasciano tornare a casa a parcheggiare perchè un esercito di per me stronzi sostiene che sia giusto odiare e picchiare tizi che amano guardare 11 ragazzotti che inseguono un pallone e odiano quelli che amano altri undici ragazzotti con una maglia di colore diverso che inseguono lo stesso pallone...

che facciamo?
uccidiamo tutti quelli che sono diversi?
gli imponiamo di restare a casa a guardarsi le partite e che nessuno vada allo stadio eccetto i giocatori?
no, perchè a me rompono davvero le palle, e quando se ne restano in mezzo alla strada come i re della città a me viene voglia di stirarli con la macchina perchè se ne restano lì fermi come se tu non avessi il diritto di tornare a casa mentre loro hanno quello di occupare una parte di città mentre ci pascolano come gregge e far"mi" spendere migliaia di euro per pagare poliziotti a buttar via una domenica controllando imbecilli e bruciando la benzina di un elicottero che gira per due ore sopra la mia testa...

piuttosto che consumare quelle calorie e risorse a seguire un pallone, o a guardare chi lo insegue, non potremmo costringerli a portare sacchi di cemento per costruire case a chi non ha i soldi per comprarle?
facciamo squadre di muratori con sponsor e noi li tifiamo mentre corrono a costruire case...
no, perchè a me che uno corra i 100 metri qualche millesimo di secondo prima di un altro, a me non porta a casa nulla, e mi paiono risorse sprecate... mica scappano dai leoni... e poi perchè a piedi e non sulla jeep?... e poi perchè non gli spari a sti cazzo di leoni invece di scappare?
costruire case non sarebbe un bisogno sociale più impellente e oggettivamente condivisibile?

i bisogni degli uomini non sono forse su per giù tutti uguali?


si scorge l'ironia?

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Messaggio Da loonar il Ven 13 Dic - 7:10

peccato per l'ironia
mi sembravano buone proposte
;)

loonar
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Messaggio Da compasso il Ven 13 Dic - 8:13

Fico questa.....
state facendo "l'elogio della diversità" proprio con me?
Azz. Ma se vi ho appena detto che l'attenzione all'uomo, ossia ai bisogni del sig. Rossi della Val Susa deve prevalere sugli interessi "strategici" di una nazione!
C'è qualcuno che ha interessi religiosi? Buon per lui. C'è' caio che vuol correre i 100 metri? E chi se ne frega..... Faccia ciò che crede.
Certo il rischio, se l'interesse del singolo uomo deve prevalere sempre, e' una deriva individualista che viene dal non considerare la libertà degli altri. Così come, all'opposto, anteporre sempre i supposti interessi strategici di una nazione può portare all'autoritarismo.
Ne viene la necessità di andare verso posizioni mediane, ad una contemperazione degli interessi ad una società democratica non dissimile da quella odierna.
Ma la prospettiva, a mio avviso, deve essere quella che guarda all'uomo. La società' e sempre è solo un bene/servizio seppure necessitato che l'uomo si da per la sua piena realizzazione. E' questa necessità, la necessità di una convivenza che porta poi molti a compiere quella inversione di prospettiva che non dovrebbe esserci.


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Messaggio Da compasso il Ven 13 Dic - 8:25

jessica ha scritto:
compasso ha scritto:Certamente, loonar, ma personalmente non mi passa neanche nell'anticamera del cervello di voler imporre ad un cattolico alcunché (di redigere un testamento biologico... Di divorziare, di abortire ecc ecc)
così come credo a qualunque ateo o meglio a chiunque abbia a cuore la propria libertà e quella degli altri.
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 boh 
mi pare sia di non molti mesi fa la discussione sul vietare il battesimo dei figli...

Non mi sembra di averci partecipato ( essendomi iscritto l'altro ieri....)

Perché mai per gli atei sarebbe giusto obbligare i cattolici a non battezzare i propri figli?
Cazzi loro.


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Messaggio Da compasso il Ven 13 Dic - 8:41

Mix
Una società democratica e' la migliore risposta ai problemi dell'uomo, l'hai detto tu stesso e concordo su questo. Ma chi decide dovrebbe sempre porsi nella giusta prospettiva. Non si può decidere di asfaltare il signor Rossi per consentire ad una scatoletta di tonno di andare a 300 all'ora. Non si possono soddisfare gli interessi di alcuni penalizzando quelli di qualcun altro....
La democrazia non è' "decidere democraticamente" di penalizzare il sig. Rossi.


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Messaggio Da loonar il Ven 13 Dic - 8:59

e quando due democrazie si trovano in contrasto che si fa?

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Messaggio Da compasso il Ven 13 Dic - 9:07

Del resto e' implicito nella nostra costituzione il diritto alla resistenza....

Per la verità C'era, nella nostra costituzione un secondo comma all'art. 50 (ora 54 ), poi scomparso, che recitava così:

Quando i poteri pubblici violino le libertà' fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione e' diritto e dovere del cittadino.

Sarebbe forse il caso di reintrodurlo in maniera esplicita.




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Messaggio Da Rasputin il Ven 13 Dic - 9:07

Ho dato solo una scorsa, ma a quanto mi risulta il bisogno del sentimento religioso non è congenito

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Qualunque somiglianza con la realtà è puramente casuale ed involontaria.
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Re: L'uomo o la società?

Messaggio Da Masada il Ven 13 Dic - 9:12

compasso ha scritto:
Ne viene la necessità di andare verso posizioni mediane, ad una contemperazione degli interessi ad una società democratica non dissimile da quella odierna.
Ma la prospettiva, a mio avviso, deve essere quella che guarda all'uomo. La società' e sempre è solo un bene/servizio seppure necessitato che l'uomo si da per la sua piena realizzazione. E' questa necessità, la necessità di una convivenza che porta poi molti a compiere quella inversione di prospettiva che non dovrebbe esserci.


non so, potremmo stare a parlarne secoli... ma non mi piace la prospettiva...
si quella che guarda all'uomo, ma a che uomo?
a quale idea di uomo?


ti accorgi che quello che tu proponi è quello che già vivi, è il pensiero dominante nella tua cultura, ciò che ti hanno insegnato?

guardiamola invece in prospettiva "zen": cogliamo la realtà accogliendo i suoi paradossi, invece di vivisezionarla in dualismi razionali.

non esiste: o la società o l'uomo.
esiste solo l'uomo come essere sociale e in relazione a un ambiente/biosfera,
e esiste solo una società fatta di uomini in competizione-relazione con altre società.

ogni ragionamento che partisse con lo scindere questa realtà razionalizzando gli enti "uomo" e "società" e la mantenesse fino alla fine sarebbe per me proceduralmente non corretto.

l'uomo è un animale sociale, in quanto, mammifero, resta 9 mesi nella pancia di un altro e poi gli succhia energia per anni prima di essere indipendente.
ed è dipendente dai legami affettivi che si creano.
la nostra esperienza antropologica fondante è quindi quella di non poter essere soli, di dipendere, di essere società.
fino a quando si viveva 30 anni o poco più di media, la vita umana è stata segnata da quindici anni in cui sei figlio, e quindici in cui sei plurigenitore...
tutto era società, relazione, dipendenza, dedizione.
noi veniamo da quella storia... per milioni di anni...

ora, osserviamo l'ambiente... ci condiziona.

quando licurgo vara in sparta la sua leggendaria riforma quella società si prepara a fronteggiare una cruda realtà: la libertà e il benessere sono continuamente minacciati dal più forte.
ergo: dobbiamo essere i più forti .
è quindi giusto eliminare i bimbi gracili, è quindi giusto vivere preparandosi alla guerra.
e i valori saranno l'onore, il coraggio, la forza fisica, il sacrificio per la collettività immersa in una gigantesca selezione naturale spietata...
perchè non c'è una società... ce ne sono tante...

non molto diversamente accadde con hitler, dopo la crisi del 29, non molto diversamente potrebbe riaccadere in italia fra un po'.
la cultura e l'ideale raramente regge l'impatto con l'impero del bisogno primario...

si, perchè c'è la società, e è immersa in altre società... e in competizione, con i sorrisi davanti ai telegiornali e le trame nelle stanze di palazzo.

lennon ci direbbe che basta armi, basta guerra...
perchè è assolutamente impensabile che una volta che avessimo eliminato le nostre i cinesi il giorno dopo non ci attaccherebbero?? gente che non ha pietà dei propri concittadini la avrebbe di noi stranieri e fino ad ora sfruttatori e dominatori?

e allora di cosa si parla?


forse di troppo...
forse di niente...



noi siamo in quanto relazione...


ma cosa è l'uomo?
creiamo una idea universale di uomo?

è giusto che esistano società?
è giusta la competizione, fra uomini, e fra società?
è giusta la cultura dell'immagine?
è giusta l'idea che la felicità stia nel comprare ciò che la pubblicità propone?
è giusto l'ideale dell'amore romantico?
è giusto che alcuni uomini speculino su imprese e lavoro reale facendole fallire?
è giusto che la generazione dei vecchi decida i debiti e indica le guerre che poi i 18enni dovranno combattere?

è giusto che ... ?


è giusto creare una idea di uomo?
un "dover essere", "diventare"?


da cosa si parte?

Masada
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