Gli atei si dividono in due?

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Sab 18 Gen - 10:31

... e così siamo tornati al punto da cui eravamo partiti:
tutto s'impara da bambini o più genericamente da "cuccioli".
Mamma gatta insegna a cacciare ai suoi cuccioli... ma insegnerebbe anche al cucciolo di un'altra gatta che avesse "adottato". Qualche volta gli animali (sia pur raramente) adottano anche cuccioli di altre specie completamente diverse dalle loro...

... va bene questa foto può anche essere un "fotomontaggio", ma dubito che la gatta riuscirà ad insegnare la caccia ai paperotti, che pure, da adulti, sono animali abbastanza aggressivi!

Ho invece sperimentato personalmente che gattini che non hanno mai conosciuto la madre... abbandonati il giorno successivo al parto, allevati in ambiente domestico... danno (pur maldestramente) la caccia ai passeri.

L'homo sapiens fin dalla preistoria era portato per lo meno all'animismo, e quindi a vedere nei fenomeni naturali più "potenti" (il sole, il tuono...) un' "anima" particolarmente grande, questo "spirito" presto veniva antropomorfizzato e assumeva l'aspetto di un capo, di un padrone immortale.

Un cucciolo umano che non riceva nessuna "catechesi" religiosa è certo difficile da immaginare nella società attuale, ma (...ribalto a te la domanda) che in questo cucciolo l'ateismo sarebbe la tendenza naturale è una ipotesi che non so proprio su cosa la basi.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Sab 18 Gen - 10:39

... l'inganno "doloso" semmai avviene quando anziché un rapporto diretto uomo-dio, interviene la "mediazione" di una persona e/o di una categoria di persone (schiamano -> sacerdoti). Persone che millantano una superiore capacità di "trattare" con la divinità, o perché ne avrebbero una "conoscenza maggiore" o perché la divinità parla con loro, conferendo loro anche un mandato di agire in sua vece.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Sab 18 Gen - 11:07

paolo1951 ha scritto:
L'homo sapiens fin dalla preistoria era portato per lo meno all'animismo, e quindi a vedere nei fenomeni naturali più "potenti" (il sole, il tuono...) un' "anima" particolarmente grande, questo "spirito" presto veniva antropomorfizzato e assumeva l'aspetto di un capo, di un padrone immortale.

Adesso invece abbiamo la scienza, che spiega un sacco di cose  wink.. 

paolo1951 ha scritto:Un cucciolo umano che non riceva nessuna "catechesi" religiosa è certo difficile da immaginare nella società attuale, ma (...ribalto a te la domanda) che in questo cucciolo l'ateismo sarebbe la tendenza naturale è una ipotesi che non so proprio su cosa la basi.

Sui dati oggettivi a disposizione. Abbiamo anche qui dentro soggetti che non hanno ricevuto alcun indottrinamento, ed i risultati si vedono.

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Sab 18 Gen - 11:45

Non sono nato "italiano" come non sono nato "religioso", o non religioso,sono  strutture che si consolidano dopo.

In Giappone per esempio la maggioranza delle persone non è credente,non è che i giapponesi per questo hanno una tendenza naturale a essere non credenti.
Paradosso:perchè se credere in una religione è un' aspetto biologico,non è parimenti identico in tutte le parti nel mondo?Fosse innato,tutti dovrebbero credere nello stesso Dio.Pensare quindi l'idea di Dio come innata è impossibile,è una idea che non è innata,ma che si acquisisce dalla società che ti circonda,e varia al variare della cultura,anche non legata alla religione stessa di quella nazione.Il fatto che poi in ogni religione ci sia chi espone il suo Dio agli altri,dimostra di per se stesso che non è una concezione innata,infatti,non dovresti nemmeno predicare una divinità se fosse innata,perchè tutti la conoscerebbero già in maniera precisa.E mi spieghi allora perchè in Giappone ci sono solo lo 0,2% di cattolici (Entro il 40% di quelli che credono) ?

P.S Precisazione su questa affermazione:"Non sono nato "italiano",Es.posso anche avere più geni in comuni con la popolazione giapponese ma tuttavia non implica che sono innatamente giapponese,infatti puoi vivere in una società con strtture culturali diverse,per esempio "vivo in Italia.Ma di certo non implica che ciò si traduca, non sono più italiano,non per una questione biologica o innata,ma perchè il vivere collocato in quella società,mi ha reso italiano,trasferendomi le sue tradizioni culturali e popolari anche se posso avere più geni in comuni  con le popolazioni asiatiche o viceversa.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da ToninoScalzo il Sab 18 Gen - 14:23

Buon giorno a tutti e (sono ancora in tempo per gli auguri vero?) buon 2014 a tutti.
 
Io credo che ci distinguano (questo vale per tutte le persone, credenti e meno) in razionaliste e dogmatiche, asseconda se siamo critici con noi stessi o meno.
 
Ovviamente l’interrogativo << se non esistesse dio allora … chi avrebbe fatto il mondo?>>  ci fa cadere le braccia perché c’è già stato posto milioni di volte e può succedere che trattiamo con superficialità chi pensa di coglierci in castagna con quella domanda.
 
Vorrei fare una considerazione a questo proposito:
la parola “ateo” mi sembra poco significativa, io preferisco definirmi un antidogmatico.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Cosworth117 il Sab 18 Gen - 14:33

Ciao e benvenuto Tonino! Puoi presentarti nell'apposita sezione se vuoi.  wink.. 

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Sab 18 Gen - 15:15

ToninoScalzo ha scritto:Buon giorno a tutti e (sono ancora in tempo per gli auguri vero?) buon 2014 a tutti.
 
Io credo che ci distinguano (questo vale per tutte le persone, credenti e meno) in razionaliste e dogmatiche, asseconda se siamo critici con noi stessi o meno.
 
Ovviamente l’interrogativo << se non esistesse dio allora … chi avrebbe fatto il mondo?>>  ci fa cadere le braccia perché c’è già stato posto milioni di volte e può succedere che trattiamo con superficialità chi pensa di coglierci in castagna con quella domanda.
 
Vorrei fare una considerazione a questo proposito:
la parola “ateo” mi sembra poco significativa, io preferisco definirmi un antidogmatico.

Splendido post di presentazione, perfettamente in linea con la confusione mentale di cui sei portatore e con la quale ci hai
Spoiler:
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Inutile dire che "razionalista" e "dogmatico" non sono necessariamente contrari e che la parola "ateo" sia tutt'altro che poco significativa, data la precisione terminologica implicita.
Ma pretendere un minimo di filo logico da te sarebbe come voler cavare il sangue dalle rape.
Comunque eccoti qua.
Sarà un piacere farti notare anche in questa sede tutti gli strafalcioni di cui sarai foriero.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Sab 18 Gen - 15:22

Sun Tzu ha scritto:Non sono nato "italiano" come non sono nato "religioso", o non religioso,sono  strutture che si consolidano dopo.

In Giappone per esempio la maggioranza delle persone non è credente,non è che i giapponesi per questo hanno una tendenza naturale a essere non credenti.
Paradosso:perchè se credere in una religione è un' aspetto biologico,non è parimenti identico in tutte le parti nel mondo?Fosse innato,tutti dovrebbero credere nello stesso Dio.

No. Il credere in un determinato dio (o l'aderire ad determinata filosofia) è già sovrastrutturale in quanto determinato (anche) dall'ambiente in cui si cresce.
In Giappone, per esempio, i monoteismi non hanno mai riscosso successo.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Sab 18 Gen - 16:18

primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:Non sono nato "italiano" come non sono nato "religioso", o non religioso,sono  strutture che si consolidano dopo.

In Giappone per esempio la maggioranza delle persone non è credente,non è che i giapponesi per questo hanno una tendenza naturale a essere non credenti.
Paradosso:perchè se credere in una religione è un' aspetto biologico,non è parimenti identico in tutte le parti nel mondo?Fosse innato,tutti dovrebbero credere nello stesso Dio.

No. Il credere in un determinato dio (o l'aderire ad determinata filosofia) è già sovrastrutturale in quanto determinato (anche) dall'ambiente in cui si cresce.
In Giappone, per esempio, i monoteismi non hanno mai riscosso successo.

La religione che io chiamo naturale è senz'altro politeista... il monoteismo anche storicamente è una fase piuttosto tarda e generalmente fu sempre mal accolto da tutti (non solo dai Giapponesi in epoca moderna).
Pensiamo ad esempio ai primissimi monoteismi (che poi erano a ben vedere enoteismo o monalatria), l'Atonismo fu imposto nell'antico Egitto dal faraone Akenathon ma andò in rovina nel giro di una generazione, il mitico Mosé ebbe le sue grane (forse ben maggiori di quelle che ci rivela la Torà) ad imporlo agli Ebrei, definire il Cattolicesimo monoteista è (come dicono gli Islamici) una barzelletta... e appunto anche gli Arabi, all'inizio il monteismo non lo digerivano affatto... vedi cosà capitò a Maometto!

Comunque la tendenza naturale di cui parlavo è la tendenza a crearsi una divinità, o meglio tante divinità, in senso generico e al massimo a considerare una di queste gerarchicamente superiore alle altre, ma non implica chiaramente l'adesione ad una particolare religione, questa scelta è senz'altro un fatto culturale indotto dall'educazione ricevuta!
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Sab 18 Gen - 16:21

paolo1951 ha scritto:ma non implica chiaramente l'adesione ad una particolare religione, questa scelta è senz'altro un fatto culturale indotto dall'educazione ricevuta!
E chi lo nega?
Io parlavo solo dell'innato "senso religioso" non di tutto quanto ci si può ricamare sopra.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Sab 18 Gen - 16:40

primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:Non sono nato "italiano" come non sono nato "religioso", o non religioso,sono  strutture che si consolidano dopo.

In Giappone per esempio la maggioranza delle persone non è credente,non è che i giapponesi per questo hanno una tendenza naturale a essere non credenti.
Paradosso:perchè se credere in una religione è un' aspetto biologico,non è parimenti identico in tutte le parti nel mondo?Fosse innato,tutti dovrebbero credere nello stesso Dio.

No. Il credere in un determinato dio (o l'aderire ad determinata filosofia) è già sovrastrutturale in quanto determinato (anche) dall'ambiente in cui si cresce.
In Giappone, per esempio, i monoteismi non hanno mai riscosso successo.
Se non hanno "riscosso successo" ,allora vuol dire che non sono innati in quanto non sono prodotti dall'atto stesso di nascere (innatismo),ma prodotti dall'esperienza che un soggetto fa della società a posteriori,non innati a priori.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da ToninoScalzo il Sab 18 Gen - 16:46

primaverino ha scritto:
ToninoScalzo ha scritto:Buon giorno a tutti e (sono ancora in tempo per gli auguri vero?) buon 2014 a tutti.
 
Io credo che ci distinguano (questo vale per tutte le persone, credenti e meno) in razionaliste e dogmatiche, asseconda se siamo critici con noi stessi o meno.
 
Ovviamente l’interrogativo << se non esistesse dio allora … chi avrebbe fatto il mondo?>>  ci fa cadere le braccia perché c’è già stato posto milioni di volte e può succedere che trattiamo con superficialità chi pensa di coglierci in castagna con quella domanda.
 
Vorrei fare una considerazione a questo proposito:
la parola “ateo” mi sembra poco significativa, io preferisco definirmi un antidogmatico.

Splendido post di presentazione, perfettamente in linea con la confusione mentale di cui sei portatore e con la quale ci hai
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Ma pretendere un minimo di filo logico da te sarebbe come voler cavare il sangue dalle rape.
Comunque eccoti qua.
Sarà un piacere farti notare anche in questa sede tutti gli strafalcioni di cui sarai foriero.


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Vorrei far notare al dottor primaverino che dare del confuso mentale (in particolar modo a chi non si conosce) è una offesa!
Inoltre io non dico affatto che razionalismo e dogmatismo siano concetti contrari.

Tuttavia lo dice Kant e tutta una letteratura che purtroppo, nella sua l'infinita ignoranza, disconosce nella maniera più totale.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Sab 18 Gen - 16:59

ToninoScalzo ha scritto:
primaverino ha scritto:
ToninoScalzo ha scritto:Buon giorno a tutti e (sono ancora in tempo per gli auguri vero?) buon 2014 a tutti.
 
Io credo che ci distinguano (questo vale per tutte le persone, credenti e meno) in razionaliste e dogmatiche, asseconda se siamo critici con noi stessi o meno.
 
Ovviamente l’interrogativo << se non esistesse dio allora … chi avrebbe fatto il mondo?>>  ci fa cadere le braccia perché c’è già stato posto milioni di volte e può succedere che trattiamo con superficialità chi pensa di coglierci in castagna con quella domanda.
 
Vorrei fare una considerazione a questo proposito:
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Vorrei far notare al dottor primaverino che dare del confuso mentale (in particolar modo a chi non si conosce) è una offesa!
Inoltre io non dico affatto che razionalismo e dogmatismo siano concetti contrari.

Tuttavia lo dice Kant e tutta una letteratura che purtroppo, nella sua l'infinita ignoranza, disconosce nella maniera più totale.

Il fatto è che io ti conosco fin troppo bene e che le tue elucubrazioni facenti riferimento a Kant (o a chi ti pare) con me non attaccano, caro trombone!

p.s.: impara a quotare, mica che confondano il mio pensiero con le tue puttanate.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Sab 18 Gen - 17:01

Sun Tzu ha scritto:
primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:Non sono nato "italiano" come non sono nato "religioso", o non religioso,sono  strutture che si consolidano dopo.

In Giappone per esempio la maggioranza delle persone non è credente,non è che i giapponesi per questo hanno una tendenza naturale a essere non credenti.
Paradosso:perchè se credere in una religione è un' aspetto biologico,non è parimenti identico in tutte le parti nel mondo?Fosse innato,tutti dovrebbero credere nello stesso Dio.

No. Il credere in un determinato dio (o l'aderire ad determinata filosofia) è già sovrastrutturale in quanto determinato (anche) dall'ambiente in cui si cresce.
In Giappone, per esempio, i monoteismi non hanno mai riscosso successo.
Se non hanno "riscosso successo" ,allora vuol dire che non sono innati in quanto non sono prodotti dall'atto stesso di nascere (innatismo),ma prodotti dall'esperienza che un soggetto fa della società a posteriori,non innati a priori.

Infatti, gentilissimo, consideravo innato il "senso religioso" e non i costrutti filosofici derivati.
Non ho mai detto, peraltro, che i monoteismi siano innati.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Sab 18 Gen - 17:06

Rasputin ha scritto:...
Sui dati oggettivi a disposizione. Abbiamo anche qui dentro soggetti che non hanno ricevuto alcun indottrinamento, ed i risultati si vedono.
Bah circa la prima affermazione che cioè esistono persone che "non hanno ricevuto alcun indottrinamento" ho fortissimi dubbi... ci credo tanto quanto credo che Dio esista!
Circa invece ai "risultati" che si vedono... quali risultati?
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Sab 18 Gen - 17:17

primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:
primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:Non sono nato "italiano" come non sono nato "religioso", o non religioso,sono  strutture che si consolidano dopo.

In Giappone per esempio la maggioranza delle persone non è credente,non è che i giapponesi per questo hanno una tendenza naturale a essere non credenti.
Paradosso:perchè se credere in una religione è un' aspetto biologico,non è parimenti identico in tutte le parti nel mondo?Fosse innato,tutti dovrebbero credere nello stesso Dio.

No. Il credere in un determinato dio (o l'aderire ad determinata filosofia) è già sovrastrutturale in quanto determinato (anche) dall'ambiente in cui si cresce.
In Giappone, per esempio, i monoteismi non hanno mai riscosso successo.
Se non hanno "riscosso successo" ,allora vuol dire che non sono innati in quanto non sono prodotti dall'atto stesso di nascere (innatismo),ma prodotti dall'esperienza che un soggetto fa della società a posteriori,non innati a priori.

Infatti, gentilissimo, consideravo innato il "senso religioso" e non i costrutti filosofici derivati.
Non ho mai detto, peraltro, che i monoteismi siano innati.
Quindi il "senso religioso" è innato ma allora perchè il 60 % della popolazione giapponese ènon credente? Perchè c'è un "senso ateo" innato,ma allora stante al fatto che potrei avere,una condizione innata sia tra il credere e il non credere,ma questo è contraddittorio, e siccome è contraddittorio allora :nè credere nè non credere, sono condizioni innate o sarebbero contraddittorie:o l'innatismo non ha senso o non ha senso affermare che credere o non credere sono condizioni innate.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Sab 18 Gen - 17:29

Sun Tzu ha scritto:
Quindi il "senso religioso" è innato ma allora perchè il 60 % della popolazione giapponese ènon credente? Perchè c'è un "senso ateo" innato,ma allora stante al fatto che potrei avere,una condizione innata sia tra il credere e il non credere implica che :nè credere nè non credere, sono condizioni innate,o l'innatismo non ha senso o non ha senso affermare che credere o non credere sono condizioni innate.
Penso innanzitutto che a livello statistico le cose non siano affatto chiare...
Secondo wikipedia pare che i credenti in Giappone siano non più del 15%... (mi sono limitato a digitare "giappone" e poi ad approfondire secondo link proposto...).
Pertanto direi che la distinzione tra "credenti" e "non credenti" sia inficiata dal nostro modo d'intendere la questione, data la prevalenza culturale che ci definisce in base al sentore occidentale monoteistico (come già accennato).
Il quale è già sovrastruttura a sua volta.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Sab 18 Gen - 17:31

primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:
Quindi il "senso religioso" è innato ma allora perchè il 60 % della popolazione giapponese ènon credente? Perchè c'è un "senso ateo" innato,ma allora stante al fatto che potrei avere,una condizione innata sia tra il credere e il non credere implica che :nè credere nè non credere, sono condizioni innate,o l'innatismo non ha senso o non ha senso affermare che credere o non credere sono condizioni innate.
Penso innanzitutto che a livello statistico le cose non siano affatto chiare...
Secondo wikipedia pare che i credenti in Giappone siano non più del 15%... (mi sono limitato a digitare "giappone" e poi ad approfondire secondo link proposto...).
Pertanto direi che la distinzione tra "credenti" e "non credenti" sia inficiata dal nostro modo d'intendere la questione, data la prevalenza culturale che ci definisce in base al sentore occidentale monoteistico (come già accennato).
Il quale è già sovrastruttura a sua volta.
http://it.wikipedia.org/wiki/Religioni_in_Giappone

Ai sensi dell'articolo 20 della sua Costituzione, il Giappone gode di piena libertà religiosa,[8] permettendo ai suoi cittadini di aderire a qualsiasi tipo di fede, tra le quali vi sono anche il cristianesimo, l'islamismo, l'induismo, e il taoismo. Le cifre statali che parlano di una forbice che va dall'84% al 96% di giapponesi che seguono sia lo shintoismo che il buddhismo non si basano su sondaggi, ma bensì provengono principalmente dagli atti di nascita, a seguito della pratica consolidata di associare ufficialmente il nome di famiglia ad un locale tempio buddhista o shintoista.[6][9][10][11] Tra la seconda metà degli anni novanta e i primi anni duemila si stima che circa il 70% di giapponesi non seguisse alcuna religione,[12][13] mentre nel 2007 il 65% non credeva in Dio e il 55% non credeva in Buddha.[14]

Nel 2011 la percentuale di non religiosi (atei, deisti e agnostici) raggiungeva il 67%, il 22% seguiva il buddhismo e il 2% il cristianesimo.[sup][1]

P.S a)Non sono statistiche fatte qui (note di riferimento)quindi non è inficiata dal mio intendere la questione.
b)Le gaussiane sono funzioni valide qui come in Giappone.
c)La qualità dei dati non è necessario che sia inficiata qualora lo facesse un occidentale,solo "perche è occidentale."Sarebbe inficiata se lo facesse senza andare in Giappone facendo congetture,quindi senza raccogliere dati in loco.
[/sup]
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Messaggio Da primaverino il Dom 19 Gen - 0:09

Sun Tzu ha scritto:1) Tra la seconda metà degli anni novanta e i primi anni duemila si stima che circa il 70% di giapponesi non seguisse alcuna religione

2) P.S a)Non sono statistiche fatte qui (note di riferimento)quindi non è inficiata dal mio intendere la questione.
b)Le gaussiane sono funzioni valide qui come in Giappone.
c)La qualità dei dati non è necessario che sia inficiata qualora lo facesse un occidentale,solo "perche è occidentale."Sarebbe inficiata se lo facesse senza andare in Giappone facendo congetture,quindi senza raccogliere dati in loco.

1) Il non seguire alcuna religione è indipendente dal "senso religioso".
Si può essere credenti anche senza aderire ad alcuna religione.
2) Wikipedia non è per niente chiara al proposito. Ma non è di wiki che si sta parlando.
3) Vuoi essere così gentile da rispettare la punteggiatura e gli spazi laddove e per come vanno usati?
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Dom 19 Gen - 8:57

Il fatto che oggi, dopo gli eventi della seconda guerra mondiale, la disillusione e il senso critico siano prevalenti in Giappone è un conto, ma in precedenza non era assolutamente così!
Il sentimento religioso non solo era ben presente, ma era fortissimo in quasi tutti gli individui.
Io parlavo di una tendenza naturale verso la religione e non certo di un rigido determinismo!
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Dom 19 Gen - 10:33

primaverino ha scritto:
Sun Tzu ha scritto:1) Tra la seconda metà degli anni novanta e i primi anni duemila si stima che circa il 70% di giapponesi non seguisse alcuna religione

2) P.S a)Non sono statistiche fatte qui (note di riferimento)quindi non è inficiata dal mio intendere la questione.
b)Le gaussiane sono funzioni valide qui come in Giappone.
c)La qualità dei dati non è necessario che sia inficiata qualora lo facesse un occidentale,solo "perche è occidentale."Sarebbe inficiata se lo facesse senza andare in Giappone facendo congetture,quindi senza raccogliere dati in loco.

1) Il non seguire alcuna religione è indipendente dal "senso religioso".
Si può essere credenti anche senza aderire ad alcuna religione.
2) Wikipedia non è per niente chiara al proposito. Ma non è di wiki che si sta parlando.
3) Vuoi essere così gentile da rispettare la punteggiatura e gli spazi laddove e per come vanno usati?
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Un ateo non ha un senso religioso.
1)Ma di certo la fallacia per ambiguità che hai inserito,è priva di senso come parlare di senso religioso ateo.Dal momento che nè un ateo nè un agnostico hanno un senso religioso.Forse ti sfugge che non si puo essere credenti affermando di non credere in nessun Dio (vedi dati)
2)Wikipedia è perfettamente chiara,o meglio le fonti di riferimento  sono perfettamente chiare.
3)Sterili polemiche insussistenti.In tal caso gradirei più onestà argomentativa visto che i dati sono palesi.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Dom 19 Gen - 10:53

paolo1951 ha scritto:Il fatto che oggi, dopo gli eventi della seconda guerra mondiale, la disillusione e il senso critico siano prevalenti in Giappone è un conto, ma in precedenza non era assolutamente così!
Il sentimento religioso non solo era ben presente, ma era fortissimo in quasi tutti gli individui.
Io parlavo di una tendenza naturale verso la religione e non certo di un rigido determinismo!
Infatti si è passati da credere in qualche religione a non crederci più.Se ogni individuo avesse un senso religioso fosse innato avrebbe dovuto credere in quanto il suo credere dipenderebbe solo dal fatto di nascere (innatismo),peccato che proprio in questi anni,che corrispondono a un'enorme progresso sia nel campo dell'istruzione (riduzione dell'analfabetismo,progresso tecnologico,progresso scientifico),sono in aumento costante in occidente e nei paesi più sviluppati: ateismo,agnosticismo.Questo perchè le vecchie superstizioni stanno sparendo,il che dimostra che la religione non è innata,ma dipende anche dall'avanzamento culturale di una nazione.Avessero avuto un senso religioso dalla nascita,che di per se già la stessa parola "senso religioso" non ha senso,la maggioranza se non la totalità sarebbe dovuta essere credente e religiosa in Giappone,ma hanno dichiarato per il 67% di non credere a un Dio di cui il 55% precisamente in Budda (essendo storicamente il Giappone influenzato da quel credo in particolare).E quindi dove sarebbe l'innatismo ?

"Innato" significa che quando nasci tu nasci già credente e che non lo acquisisci dall'esperienza sociale.Già l'innatismo è stato completamente demolito da Locke (deista) e nel 2014 continuano con le panzane da :idea di Dio innata o senso religioso innato.

L'analfabetismo del popolo è il maggiore alleato delle religioni,la cultura del popolo e l'istruzione è il maggiore alleato dell'ateismo e dall'agnosticismo.

Perchè secondo loro 2 generazioni fà si era molto più credenti?Perchè non si frequentavano le scuole,perchè oggi molti giovani nemmeno si interessano di Dio?Perchè l'istruzione e la conoscenza annientano le superstizioni.Forse vogliono affermare che mio nonno credeva in Dio perchè nè aveva l'idea innata?E già io invece non sono nato mi sono materializzato dal nulla o magari sono "nato non credente." no!
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Dom 19 Gen - 11:27

Sun Tzu ha scritto:
primaverino ha scritto:

1) Il non seguire alcuna religione è indipendente dal "senso religioso".
Si può essere credenti anche senza aderire ad alcuna religione.
2) Wikipedia non è per niente chiara al proposito. Ma non è di wiki che si sta parlando.
3) Vuoi essere così gentile da rispettare la punteggiatura e gli spazi laddove e per come vanno usati?
Non ti corre dietro nessuno. Scrivi bene, per favore. Grazie.
Un ateo non ha un senso religioso.
1)Ma di certo la fallacia per ambiguità che hai inserito,è priva di senso come parlare di senso religioso ateo.Dal momento che nè un ateo nè un agnostico hanno un senso religioso.Forse ti sfugge che non si puo essere credenti affermando di non credere in nessun Dio (vedi dati)
2)Wikipedia è perfettamente chiara,o meglio le fonti di riferimento  sono perfettamente chiare.
3)Sterili polemiche insussistenti.In tal caso gradirei più onestà argomentativa visto che i dati sono palesi.

Non ho detto che l'ateo ha il senso religioso.
Si può essere credenti senza aderire (in parte o in toto) a religione alcuna.
Cosa NON ti è chiaro?
Non capisco infine dove stia la polemica nel chiederti gentilmente di scrivere in italiano e non in suntzuese.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Sun Tzu il Dom 19 Gen - 11:37

primaverino ha scritto:

Non ho detto che l'ateo ha il senso religioso.
Si può essere credenti senza aderire (in parte o in toto) a religione alcuna.
Cosa NON ti è chiaro?
Non capisco infine dove stia la polemica nel chiederti gentilmente di scrivere in italiano e non in suntzuese.

Magari conoscesse almeno il capitolo 1 e 2 di un banale libro di matematica anche solo per licei generalmente:teoria degli insiemi e calcolo delle proposizioni logiche.

E quindi se anche una persona atea in quanto persona (non in quanto atea ma in quanto essere umano) nasce,come fa a avere un senso religioso dalla nascita?Perchè dunque è ateo?O forse ci sono persone nate atee e altre nate credenti?E quindi (sequitur) come fa a sussistere l'innatismo religioso per il 67% di persone che non sono nè religiose nè credenti.

SE alla domanda:tu credi in Dio?Un giapponese ti dice NO, ti sta dicendo che "crede pur non aderendo a una religione"?

Lascia perdere gli argomenti ad hominem,sono sciocchi e inutili.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da primaverino il Dom 19 Gen - 11:50

Sun Tzu ha scritto:


SE alla domanda:tu credi in Dio?Un giapponese ti dice NO, ti sta dicendo che "crede pur non aderendo a una religione"?

Ovviamente no.
Ma se invece una persona ti dice di essere credente (nel senso, poniamo, di ritenere possibile la vita dopo la morte) ma di non riconoscersi nei precetti religiosi, rimane un credente ma non è religioso.
Quello che tu dai per scontato è che per forza credente e religioso siano sinonimi.
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