Gli atei si dividono in due?

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Mar 14 Gen - 17:32

primaverino ha scritto:
Rasputin ha scritto:
primaverino ha scritto:

Allora, carissimo, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando (se non è di troppo disturbo) dato che stai mescolando concetti diversi.
Tèncs!

Prova a spiegarmelo tu... boh 

E' molto semplice...
Io dico che il "senso religioso" (ma se preferisci chiamarlo "comportamento superstizioso" va bene ugualmente) è innato in alcuni e non presente in altri.
Talché, per coloro che ne risultino predisposti, il tuo discorso sul condizionamento mentale diviene conseguenza (e NON causa) mentre presso coloro che ne sono sprovvisti semplicemente non attecchisce indipendentemente dal condizionamento medesimo (che per l'appunto NON è causa).

Oh, adesso sí che ci capiamo.  ok 

Effettivamente questa è la domanda da un milione di dollari; la tua ipotesi - curiosamente - coincide con quella di Delfi dei sapiens A e B, la quale mi ha sempre dato da pensare.

Se stiamo allo studio di Kapogiannis e colleghi dell'articolo sul quale ho inserito il link, in sintesi senza lo sviluppo di un cervello sociale l’uomo non sarebbe neppure in grado di concepire il divino.

Di conseguenza il cervello sociale potrebbe considerarsi una "Porta aperta" al sentimento religioso, sta ai fattori esterni - cultura, ambiente sociale, insegnamenti ecc. - determinare una più o meno accentuata concezione del divino.

D'altro canto è anche vero quanto dici: su alcuni semplicemente non attecchisce, esistono casi di apostasia - seppur rari - anche nel mondo islamico nel quale il lavaggio del cervello è molto più intensivo che in altri ambiti religiosi.

Quello che dico io, e che sostengo da sempre però, è che - abbastanza indipendentemente da una più o meno presente "Predisposizione" - se un soggetto non viene sottoposto ad alcun influsso diretto od indiretto (Leggi familiare, ambientale, culturale, scolastico e quant'altro) difficilmente svilupperà alcun tipo di sentimento religioso/fede.

Quindi: influssi esterni>fede sí/no

niente influssi esterni>fede>no

Data la scarsità di dati empirici al riguardo, anche questa rimane al momento un'ipotesi.

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Paolo il Mar 14 Gen - 17:39

E' per tutta questa serie di considerazioni che io sono dell'idea che il sentimento, o comunque il bisogno religioso, non abbia le sue basi nella paura della morte, in quanto quella accomuna tutti gli uomini. La religione è solo uno strumento utilizzato a tal fine.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 18:05

Steerpike ha scritto:
paolo1951 ha scritto:
[...]
Credere io lo considero uno di questi verbi.
Il "credente" vuole per prima cosa credere... quindi cercherà e troverà in un secondo momento quello in cui credere.
Allora stai usando la parola con un significato diverso da quello che ha nella comune lingua italiana. Se ho capito bene, intendi per "credere" qualcosa di simile a "avere una predisposizione psicologica alla fede in qualcosa"; con questa sostituzione, ciò che sostieni mi sembra plausibile.
M sono permesso di correggerti il "quote".
... comunque sì, è come dici tu... volutamente ho usato il verbo "credere" in modo un po' anomalo.
Ma per evidenziare che la religione lo usa in modo "anomalo".
Se dico:
"credo che Giorgio sia una persona intelligente" esprimo un'opinione soggettiva ed esprimo anche una certa incertezza al riguardo. Diciamo che la frase è equivalente a: "a me sembra che Giorgio sia... " o "mi sono fatto l'idea che Giorgio sia ..."
Ma quando un vero "credente" dice: "Io CREDO in Dio... ", questo equivale a dire "DIO è!".
E questa sicurezza "oggettiva" non deriva da nulla ... eventuale/i prova/e di esistenza possono anche non esserci e comunque verranno elaborate a posteriori (credo ut intelligam).
Il vero credente non sa neanche cosa sia quel Dio invisibile in cui dice di credere, lo considera cosa troppo "grande" per la sua mente... ma intanto "crede".
Tutti i verbi intransitivi hanno un "oggetto interno" (corro una corsa, nevica una neve fitta, ... anche "andare", "venire" significano in fondo "muovo me stesso").

Così "credere" nel senso della religione è automaticamente "credere (nel)la divinità", "aver Fede", e cioè fiducia, in un qualcosa che nemmeno conosco, né ho la possibilità di conoscere, ma a cui sento il bisogno di "sottomettermi"... insomma il credente cerca un padrone, un capo, qualunque esso sia, e quindi esprime con quel verbo "CREDO" solo un suo bisogno di essere servitore, schiavo, la sua rinuncia alla libertà, all'autonomia.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 18:12

Rasputin ha scritto:...
Quello che dico io, e che sostengo da sempre però, è che - abbastanza indipendentemente da una più o meno presente "Predisposizione" - se un soggetto non viene sottoposto ad alcun influsso diretto od indiretto (Leggi familiare, ambientale, culturale, scolastico e quant'altro) difficilmente svilupperà alcun tipo di sentimento religioso/fede.

Quindi: influssi esterni>fede sí/no

niente influssi esterni>fede>no

Data la scarsità di dati empirici al riguardo, anche questa rimane al momento un'ipotesi.
E allora come spieghi l'origine della/e religione/i?
Perché ci siano questi condizionamenti di tipo "familiare, ambientale, culturale, scolastico..." bisognerà pure che la una "società religiosa" preesistesse ad essi...
Come può una società "atea" aver sviluppato una famiglia, un ambiente culturale, una scuola... tutti infarciti di religione?
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Mar 14 Gen - 18:17

paolo1951 ha scritto:
Rasputin ha scritto:...
Quello che dico io, e che sostengo da sempre però, è che - abbastanza indipendentemente da una più o meno presente "Predisposizione" - se un soggetto non viene sottoposto ad alcun influsso diretto od indiretto (Leggi familiare, ambientale, culturale, scolastico e quant'altro) difficilmente svilupperà alcun tipo di sentimento religioso/fede.

Quindi: influssi esterni>fede sí/no

niente influssi esterni>fede>no

Data la scarsità di dati empirici al riguardo, anche questa rimane al momento un'ipotesi.
E allora come spieghi l'origine della/e religione/i?
Perché ci siano questi condizionamenti di tipo "familiare, ambientale, culturale, scolastico..." bisognerà pure che la una "società religiosa" preesistesse ad essi...
Come può una società "atea" aver sviluppato una famiglia, un ambiente culturale, una scuola... tutti infarciti di religione?

No affatto. Dimentichi che in origine c'era molta più ignoranza, che a tutt'oggi rimane uno dei pilastri delle religioni.

I condizionamenti sono i figli, non i genitori delle religioni, ed il mezzo più potente per mantenerle.

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 18:32

Paolo ha scritto:E' per tutta questa serie di considerazioni che io sono dell'idea che il sentimento, o comunque il bisogno religioso, non abbia le sue basi [che] nella paura della morte, in quanto quella accomuna tutti gli uomini. La religione è solo uno strumento utilizzato a tal fine.
Se ho ben inteso quanto scrivi (se cioè ci mettiamo quale "che" che mi sono permesso di aggiungere.
Allora Ok, è questo senz'altro un fattore molto importante, e senz'altro le prime forme di religione furono essenzialmente "culto dei morti", senz'altro il tema della morte è fondamentale in ogni religione.
Ma io credo che non basti, come spiegazione, questa paura.
Perché infatti rivolgersi ad un ipotetico essere superiore, anziché ad un'altra soluzione?
La paura della morte potrebbe portarmi (secondo logica) per esempio all'apatia, o ad uno sfrenato edonismo...
Voglio dire che la paura della morte può essere all'origine della religione, è ciò che mi induce a "muovermi", ma la spiegazione del fatto che io imbocchi poi la strada della fede in dio, piuttosto che un'altra strada, sta in qualcos'altro.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 18:38

Rasputin ha scritto:...
I condizionamenti sono i figli, non i genitori delle religioni, ed il mezzo più potente per mantenerle.
Ras qui ti contraddici!
Se i condizionamenti sono "i figli, non i genitori", allora vieni nel mio carruggio... o comunque mi devi indicare chi sono "padre e madre"!
Certo l'uomo primitivo era ignorante e anzi stupido... ma chi ha sfruttato allora questa ignoranza per renderlo religioso?
Gli alieni?
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Mar 14 Gen - 19:20

paolo1951 ha scritto:
Rasputin ha scritto:...
I condizionamenti sono i figli, non i genitori delle religioni, ed il mezzo più potente per mantenerle.
Ras qui ti contraddici!
Se i condizionamenti sono  "i figli, non i genitori", allora vieni nel mio carruggio... o comunque mi devi indicare chi sono "padre e madre"!
Certo l'uomo primitivo era ignorante e anzi stupido... ma chi ha sfruttato allora questa ignoranza per renderlo religioso?
Gli alieni?

Qualche sciamano furbone?

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Mar 14 Gen - 20:09

[quote="Rasputin"]
paolo1951 ha scritto:
Rasputin ha scritto:...
...
Gli alieni?

Qualche sciamano furbone?
Immaginavo che saremmo giunti a questa ipotesi... la religione che nasce dall'inganno, dalla furbizia di pochi ai danni della massa ignorante.
Ci può essere qualcosa di vero, ma non la trovo una ipotesi pienamente convincente.
Voglio dire che i furboni hanno sfruttato a loro vantaggio un qualcosa che pur già esisteva e quel qualcosa non era solo la paura della morte.
Inoltre non sono convinto che i vari Mosé, Yeshua, Muhammad... fossero del tutto in mala fede.
Furbi sì, ma anche "credenti"... anzi fanaticamente credenti.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Mer 15 Gen - 9:18

paolo1951 ha scritto:
Immaginavo che saremmo giunti a questa ipotesi... la religione che nasce dall'inganno, dalla furbizia di pochi ai danni della massa ignorante.
Ci può essere qualcosa di vero, ma non la trovo una ipotesi pienamente convincente.
Voglio dire che i furboni hanno sfruttato a loro vantaggio un qualcosa che pur già esisteva e quel qualcosa non era solo la paura della morte.
Inoltre non sono convinto che i vari Mosé, Yeshua, Muhammad... fossero del tutto in mala fede.
Furbi sì, ma anche "credenti"... anzi fanaticamente credenti.


Beh, il grassettato potrebbe essere uno dei fattori che hanno concorso all'origine delle religioni - argomento sul quale peraltro sono stati scritti libri - ma molto probabilmente non l'unico.

E quale sarebbe quel "Qulcosa" se non la paura delle morte, colonna portante di praticamente tutte le religioni?

Poi non mi pare di aver detto che i "Vari" citati fossero in malafede, ma almeno un paio di loro certamente non avevano tutte le rotelle a posto...

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Mer 15 Gen - 14:53

Rasputin ha scritto:...
E quale sarebbe quel "Qulcosa" se non la paura delle morte, colonna portante di praticamente tutte le religioni?

Poi non mi pare di aver detto che i "Vari" citati fossero in malafede, ma almeno un paio di loro certamente non avevano tutte le rotelle a posto...
Quel "qualcosa" è, secondo me, l'istinto religioso, che ha sua volta ha molto in comune con l'istinto sociale-politico. Non credo all'affermazione che "tutti gli uomini nascono liberi", semmai nascono schiavi e la libertà, se e quando arriva, è una difficile conquista.
L'uomo per sua natura è portato a cercarsi, come il cane, un padrone-protettore, cioè un capo-tribù, un monarca sulla terra e un Dio "in cielo".
Che poi vi siano individui pronti e capaci di sfruttare a proprio vantaggio questo istinto naturale, è senz'altro vero, ma non sono loro ad averlo "inventato", creato dal nulla.
E anche questi individui, liberi e autonomi sulla terra, si consegnano, si sottomettono a quello che loro considerano il loro Dio.

Non "un paio" ma tutti e tre quei personaggi "citati" non avevano di certo "tutte le rotelle a posto...", ma questo cosa significa?
Io dicevo solo che non credo alla tesi secondo cui la religione nasca dall'artificio, dall'inganno consapevole... è un fenomeno naturale come la sessualità, e che come la sessualità si presta ad esser sfruttata in forma "prostitutiva".
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Steerpike il Mer 15 Gen - 15:36

Rasputin ha scritto:Pike mi interesserebbe sapere la tua opinione su questo articolo

http://atei.forumitalian.com/t2160-ricerca-sull-origine-del-sentimento-religioso
Ho dato una lettura veloce al paper originale. In sintesi, la rappresentazione cerebrale di "Dio" risulta molto simile a quella di una mente altrui, e questo se non altro mostra che non c'è nessuna area cerebrale deputata specificamente alla religiosità (in caso contrario, sarebbe stata avvalorata l'idea di una tendenza innata a credere in divinità).
Paolo ha scritto:
Steerpike ha scritto:
Paolo ha scritto:Complemento oggetto!
Impossibile: è introdotto da una proposizione.
Ho trovato questo su internet. Vedi tu!

La domanda in chi/che cosa? non ci è utile per identificare un complemento.
[...]
Serianni riporta proprio l’esempio dell’espressione credere in Dio, senza però attribuirgli alcuna categoria meglio specificata (non ci dicono di più le altre grammatiche contemporanee di riferimento: Dardano / Trifone e Renzi / Salvi / Cardinaletti)
[...]
possa sfuggire l’inquadramento di alcune costruzioni, per esempio particolari reggenze verbali (come credere + in).
[...]
Grazie, ma non è molto d'aiuto.
Paolo ha scritto:
E poi quello dei conigli non l'ho scritto io!
Di certo l'hai scritto almeno tu.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Mer 15 Gen - 19:07

paolo1951 ha scritto:
Rasputin ha scritto:...
E quale sarebbe quel "Qulcosa" se non la paura delle morte, colonna portante di praticamente tutte le religioni?

Poi non mi pare di aver detto che i "Vari" citati fossero in malafede, ma almeno un paio di loro certamente non avevano tutte le rotelle a posto...
Quel "qualcosa" è, secondo me, l'istinto religioso, che ha sua volta ha molto in comune con l'istinto sociale-politico. Non credo all'affermazione che "tutti gli uomini nascono liberi", semmai nascono schiavi e la libertà, se e quando arriva, è una difficile conquista.
L'uomo per sua natura è portato a cercarsi, come il cane, un padrone-protettore, cioè un capo-tribù, un monarca sulla terra e un Dio "in cielo".
Che poi vi siano individui pronti e capaci di sfruttare a proprio vantaggio questo istinto naturale, è senz'altro vero, ma non sono loro ad averlo "inventato", creato dal nulla.
E anche questi individui, liberi e autonomi sulla terra, si consegnano, si sottomettono a quello che loro considerano il loro Dio.

Non "un paio" ma tutti e tre quei personaggi "citati" non avevano di certo "tutte le rotelle a posto...", ma questo cosa significa?
Io dicevo solo che non credo alla tesi secondo cui la religione nasca dall'artificio, dall'inganno consapevole... è un fenomeno naturale come la sessualità, e che come  la sessualità si presta ad esser sfruttata in forma "prostitutiva".

Ok, mi potresti dare qualche riferimento su quanto affermi specie i grassettati?

Sul penultimo sono d'accordo, sull'ultimo molto meno.

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Messaggio Da paolo1951 il Mer 15 Gen - 19:19

Rasputin ha scritto:
paolo1951 ha scritto:
Rasputin ha scritto:...
E quale sarebbe quel "Qulcosa" se non la paura delle morte, colonna portante di praticamente tutte le religioni?

Poi non mi pare di aver detto che i "Vari" citati fossero in malafede, ma almeno un paio di loro certamente non avevano tutte le rotelle a posto...
Quel "qualcosa" è, secondo me, l'istinto religioso, che ha sua volta ha molto in comune con l'istinto sociale-politico. Non credo all'affermazione che "tutti gli uomini nascono liberi", semmai nascono schiavi e la libertà, se e quando arriva, è una difficile conquista.
L'uomo per sua natura è portato a cercarsi, come il cane, un padrone-protettore, cioè un capo-tribù, un monarca sulla terra e un Dio "in cielo".
Che poi vi siano individui pronti e capaci di sfruttare a proprio vantaggio questo istinto naturale, è senz'altro vero, ma non sono loro ad averlo "inventato", creato dal nulla.
E anche questi individui, liberi e autonomi sulla terra, si consegnano, si sottomettono a quello che loro considerano il loro Dio.

Non "un paio" ma tutti e tre quei personaggi "citati" non avevano di certo "tutte le rotelle a posto...", ma questo cosa significa?
Io dicevo solo che non credo alla tesi secondo cui la religione nasca dall'artificio, dall'inganno consapevole... è un fenomeno naturale come la sessualità, e che come  la sessualità si presta ad esser sfruttata in forma "prostitutiva".

Ok, mi potresti dare qualche riferimento su quanto affermi specie i grassettati?

Sul penultimo sono d'accordo, sull'ultimo molto meno.
Mi spiace ho solo espresso delle mie opinioni... sensazioni, quindi non posso citarti nessun studio o almeno non mi ricordo dove posso aver letto qualcosa al riguardo.
Posso solo dire che la convinzione che la religiosità sia un istinto naturale e non il frutto di un artificio, di un inganno consapevole, nasce dal fatto che ho incontrato molti credenti che di certo non erano né stupidi, né disonesti.
Una di questi credenti l'ho persino sposata (civilmente) !!!  carneval
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Messaggio Da Rasputin il Mer 15 Gen - 19:29

paolo1951 ha scritto:
Mi spiace ho solo espresso delle mie opinioni... sensazioni, quindi non posso citarti nessun studio o almeno non mi ricordo dove posso aver letto qualcosa al riguardo.
Posso solo dire che la convinzione che la religiosità sia un istinto naturale e non il frutto di un artificio, di un inganno consapevole, nasce dal fatto che ho incontrato molti credenti che di certo non erano né stupidi, né disonesti.
Una di questi credenti l'ho persino sposata (civilmente) !!!  carneval

Ok, mi dici cosa c'entra il grassettato con quanto poco sopra???

Anch'io ho incontrato molti credenti che di certo non erano né stupidi, né disonesti, solo più schizofrenici.

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Messaggio Da paolo1951 il Gio 16 Gen - 16:16

Rasputin ha scritto:
paolo1951 ha scritto:
Mi spiace ho solo espresso delle mie opinioni... sensazioni, quindi non posso citarti nessun studio o almeno non mi ricordo dove posso aver letto qualcosa al riguardo.
Posso solo dire che la convinzione che la religiosità sia un istinto naturale e non il frutto di un artificio, di un inganno consapevole, nasce dal fatto che ho incontrato molti credenti che di certo non erano né stupidi, né disonesti.
Una di questi credenti l'ho persino sposata (civilmente) !!!  carneval

Ok, mi dici cosa c'entra il grassettato con quanto poco sopra???

Anch'io ho incontrato molti credenti che di certo non erano né stupidi, né disonesti, solo più schizofrenici.
Non so, ho parlato appunto di semplici mie sensazioni... comunque trovo che tra i credenti ci siano anche persone abbastanza intelligenti da non farsi bidonare, e al tempo stesso abbastanza "oneste" da non cercare di bidonare il prossimo.

E poi penso che per poter coltivare con tanto successo il seme della religione bisogna pur che il terreno sia già predisposto alla cultura di tale pianta... l'abilità dell'agricoltore da sola non basta.
Sarebbe come voler convincere le persone ad usare una droga che provoca solo malessere, senso di depressione, nausea...
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Messaggio Da Rasputin il Gio 16 Gen - 19:02

paolo1951 ha scritto:
Non so, ho parlato appunto di semplici mie sensazioni... comunque trovo che tra i credenti ci siano anche persone abbastanza intelligenti da non farsi bidonare, e al tempo stesso abbastanza "oneste" da non cercare di bidonare il prossimo.

E poi penso che per poter coltivare con tanto successo il seme della religione bisogna pur che il terreno sia già predisposto alla cultura di tale pianta... l'abilità dell'agricoltore da sola non basta.
Sarebbe come voler convincere le persone ad usare una droga che provoca solo malessere, senso di depressione, nausea...

Concordo col primo capoverso. Sul secondo invece, ti comunico che la maggioranza delle droghe hanno effetti immediati piacevolissimi...ma quasi tutte sono dannose, ed alcune anche tossiche. Trai tu le conclusioni  wink.. 

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Gio 16 Gen - 19:42

Rasputin ha scritto:
paolo1951 ha scritto:
Non so, ho parlato appunto di semplici mie sensazioni... comunque trovo che tra i credenti ci siano anche persone abbastanza intelligenti da non farsi bidonare, e al tempo stesso abbastanza "oneste" da non cercare di bidonare il prossimo.

E poi penso che per poter coltivare con tanto successo il seme della religione bisogna pur che il terreno sia già predisposto alla cultura di tale pianta... l'abilità dell'agricoltore da sola non basta.
Sarebbe come voler convincere le persone ad usare una droga che provoca solo malessere, senso di depressione, nausea...

Concordo col primo capoverso. Sul secondo invece, ti comunico che la maggioranza delle droghe hanno effetti immediati piacevolissimi...ma quasi tutte sono dannose, ed alcune anche tossiche. Trai tu le conclusioni  wink.. 
Forse non ho scelto il paragone più appropriato, comunque fuor di metafora volevo dire che se non preesistesse innata una religiosità "naturale", coloro che intendono sfruttare la religione a scopi di potere, di dominio, ... o comunque per i propri interessi (si tratti pure dello sciamano che ti "cura" il malocchio), non avrebbero avuto i risultati che invece la storia mostra che quasi sempre hanno ottenuto.

Gli Arabi, per esempio, avrebbero continuato a scannarsi e depredarsi tra "vicini" anziché partire alla conquista del mondo.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Gio 16 Gen - 19:56

paolo1951 ha scritto:
Forse non ho scelto il paragone più appropriato, comunque fuor di metafora volevo dire che se non preesistesse innata una religiosità "naturale", coloro che intendono sfruttare la religione a scopi di potere, di dominio, ... o comunque per i propri interessi (si tratti pure dello sciamano che ti "cura" il malocchio), non avrebbero avuto i risultati che invece la storia mostra che quasi sempre hanno ottenuto.

Gli Arabi, per esempio, avrebbero continuato a scannarsi e depredarsi tra "vicini" anziché partire alla conquista del mondo.

Quindi esiste anche una predisposizione naturale anche all'assuefazione da droghe?

Non lo escludo, ma il tuo mi pare un non sequitur. Non mi pare occorra una predisposizione naturale a venire truffati...eppure...

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Ven 17 Gen - 7:53

Certo che esiste una predisposizione naturale alle droghe!
... anche se non uguale in tutte le persone.
Circa invece quella che tu chiami una "predisposizione naturale a venire truffati"... ne avevo già parlato anche se non la chiamerei proprio così.
La definivo predisposizione naturale a seguire capo, a darsi un padrone, e se ben ricordo tu avevi detto di essere d'accordo.

Naturalmente non vi è solo questo, bensì è un fenomeno molto complesso dove entrano in gioco molti altri fattori:
desiderio di certezze, spirito di branco... o più spesso "spirito di gregge", tendenza ad essere affascinati dalle fiabe, da tutto ciò che sa di magico, di esagerato.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Ven 17 Gen - 10:38

paolo1951 ha scritto:Certo che esiste una predisposizione naturale alle droghe!
... anche se non uguale in tutte le persone.
Circa invece quella che tu chiami una "predisposizione naturale a venire truffati"... ne avevo già parlato anche se non la chiamerei proprio così.
La definivo predisposizione naturale a seguire capo, a darsi un padrone, e se ben ricordo tu avevi detto di essere d'accordo.

Naturalmente non vi è solo questo, bensì è un fenomeno molto complesso dove entrano in gioco molti altri fattori:
desiderio di certezze, spirito di branco... o più spesso "spirito di gregge", tendenza ad essere affascinati dalle fiabe, da tutto ciò che sa di magico, di esagerato.

Ok, ma da qui a chiamare tutto questo "Predisposizione innata al sentimento religioso" mi pare che ce ne corra eh

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Ven 17 Gen - 15:18

Rasputin ha scritto:
paolo1951 ha scritto:Certo che esiste una predisposizione naturale alle droghe!
... anche se non uguale in tutte le persone.
Circa invece quella che tu chiami una "predisposizione naturale a venire truffati"... ne avevo già parlato anche se non la chiamerei proprio così.
La definivo predisposizione naturale a seguire capo, a darsi un padrone, e se ben ricordo tu avevi detto di essere d'accordo.

Naturalmente non vi è solo questo, bensì è un fenomeno molto complesso dove entrano in gioco molti altri fattori:
desiderio di certezze, spirito di branco... o più spesso "spirito di gregge", tendenza ad essere affascinati dalle fiabe, da tutto ciò che sa di magico, di esagerato.

Ok, ma da qui a chiamare tutto questo "Predisposizione innata al sentimento religioso" mi pare che ce ne corra eh
E perché?
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Ven 17 Gen - 19:39

paolo1951 ha scritto:
Rasputin ha scritto:
paolo1951 ha scritto:Certo che esiste una predisposizione naturale alle droghe!
... anche se non uguale in tutte le persone.
Circa invece quella che tu chiami una "predisposizione naturale a venire truffati"... ne avevo già parlato anche se non la chiamerei proprio così.
La definivo predisposizione naturale a seguire capo, a darsi un padrone, e se ben ricordo tu avevi detto di essere d'accordo.

Naturalmente non vi è solo questo, bensì è un fenomeno molto complesso dove entrano in gioco molti altri fattori:
desiderio di certezze, spirito di branco... o più spesso "spirito di gregge", tendenza ad essere affascinati dalle fiabe, da tutto ciò che sa di magico, di esagerato.

Ok, ma da qui a chiamare tutto questo "Predisposizione innata al sentimento religioso" mi pare che ce ne corra eh
E perché?

Beh perché si tratta solo di fattori che concorrono e nemmeno tutti

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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da paolo1951 il Sab 18 Gen - 7:57

Ogni fenomeno sia esso fisico, biologico o psicologico è come cause un insieme di fattori che concorrono in misura diversa.
Non tutti i fattori sono poi essenziali e spesso neanche insostituibili, nel senso che lo stesso effetto o un effetto molto simile può essere generato da fattori molto diversi.
E ancora attribuire ad uno di questi fattori particolare importanza può essere frutto di giudizio soggettivo.
Tuttavia ogni seme può crescere e fruttificare solo sul terreno adatto.
Politici e preti hanno successo solo quando predicano, dicono alle persone non la "verità", ma quello che la maggioranza delle persone desidera sentire, il vangelo che sono "predisposte" a ricevere.
E nell'uomo c'è secondo me una predisposizione ben maggiore a ricevere un messaggio religioso piuttosto che uno di tipo scettico-relativista.
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Re: Gli atei si dividono in due?

Messaggio Da Rasputin il Sab 18 Gen - 9:22

paolo1951 ha scritto:Ogni fenomeno sia esso fisico, biologico o psicologico è come cause un insieme di fattori che concorrono in misura diversa.
Non tutti i fattori sono poi essenziali e spesso neanche insostituibili, nel senso che lo stesso effetto o un effetto molto simile può essere generato da fattori molto diversi.
E ancora attribuire ad uno di questi fattori particolare importanza può essere frutto di giudizio soggettivo.
Tuttavia ogni seme può crescere e fruttificare solo sul terreno adatto.
Politici e preti hanno successo solo quando predicano, dicono alle persone non la "verità", ma quello che la maggioranza delle persone desidera sentire, il vangelo che sono "predisposte" a ricevere.
E nell'uomo c'è secondo me una predisposizione ben maggiore a ricevere un messaggio religioso piuttosto che uno di tipo scettico-relativista.

Vero che crediamo volentieri a quel che più ci piace. Ma la religione si impara da bambini, e non occorre inviare messaggi scettico-relativisti: basta non inviarne affatto, ed il resto viene da sé

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