La fede del 21esimo secolo

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La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Ospite il Mer 25 Giu - 11:45

Non so voi, ma io mi sono accorta che praticamente tutti gli adolescenti che si professano "credenti" di fatto sono agnostici. E non mi riferisco ai soli cristiani, ma anche a chi dice di essere induista, evangelico o altro.
A nessuno di loro importa qualcosa della religione, né tantomeno si pongono domande sull'esistenza o meno di Dio: anzi, la maggioranza non si fa troppi problemi a bestemmiare di continuo, per poi trascinarsi la domenica a messa (sotto l'obbligo dei genitori).
Talvolta trovo i credenti convinti, ma su 30 persone sono solo 2: gli altri 28 si dimostrano indifferenti al loro presunto credo; ma se non fosse per le loro famiglie anche quei 2 se ne importerebbero poco e niente.
Oppure, se si pongono domande, arrivano alla conclusione che Dio non è altro che fantasia, pertanto diventano atei -e non senza l'opposizione delle famiglie, intendiamoci.
Voi che ne pensate? Sapete ancora dell'esistenza di adolescenti credenti, ma credenti davvero?

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Cosworth117 il Mer 25 Giu - 12:05

Preferisco i credenti agli agnostici. Questi sono di una presunzione assurda... Va be'. Comunque non ho la stessa esperienza. Anche a costo di dir minchiate, buona parte della gente che ho incontrato, ha difeso le proprie fantasie. Agnostici pochi per fortuna.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Ospite il Mer 25 Giu - 12:17

Cosworth117 ha scritto:Preferisco i credenti agli agnostici. Questi sono di una presunzione assurda... Va be'. Comunque non ho la stessa esperienza. Anche a costo di dir minchiate, buona parte della gente che ho incontrato, ha difeso le proprie fantasie. Agnostici pochi per fortuna.

La mia esperienza è piuttosto recente, si tratta di considerazioni fatte proprio quest'anno, non so la tua. Fatto sta che quasi tutti i miei amici attualmente se ne fregano della religione o sono direttamente atei, con pochissimi credenti veri e propri.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Rasputin il Mer 25 Giu - 12:20

FuoriDagliSchemi ha scritto:
La mia esperienza è piuttosto recente, si tratta di considerazioni fatte proprio quest'anno, non so la tua. Fatto sta che quasi tutti i miei amici attualmente se ne fregano della religione o sono direttamente atei, con pochissimi credenti veri e propri.

Certo che per essere a Catania hai un bel culo...comunque ti dico come la penso io: i sedicenti agnostici non sono che credenti che si vergognano di esserlo.

A suo tempo ne abbiamo avuta una piccola invasione qui, e ad un certo punto non potendone più sono sbottato un pochino  mgreen  :

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Ospite il Mer 25 Giu - 12:37

Rasputin ha scritto:
FuoriDagliSchemi ha scritto:
La mia esperienza è piuttosto recente, si tratta di considerazioni fatte proprio quest'anno, non so la tua. Fatto sta che quasi tutti i miei amici attualmente se ne fregano della religione o sono direttamente atei, con pochissimi credenti veri e propri.

Certo che per essere a Catania hai un bel culo...comunque ti dico come la penso io: i sedicenti agnostici non sono che credenti che si vergognano di esserlo.

A suo tempo ne abbiamo avuta una piccola invasione qui, e ad un certo punto non potendone più sono sbottato un pochino  mgreen  :

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Lo so, fino a poco tempo fa avrei pensato fosse impossibile trovare qualche ateo nella mia città, ma adesso spuntano fuori come funghi (praticamente erano solo "nascosti").
Eh eh, ho appena letto il tuo sfogo, si vede che rompevano non poco.
Ad ogni modo, non so, vedo che i miei amici fanno il contrario: si dicono credenti, e poi non gliene importa nulla di essere coerenti con la loro presunta "fede". Se lo fanno poiché si vergognano di essere credenti, questo non sembra avere molto senso... ma può anche darsi che sia così.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Minsky il Mer 25 Giu - 12:50

FuoriDagliSchemi ha scritto:Non so voi, ma io mi sono accorta che praticamente tutti gli adolescenti che si professano "credenti" di fatto sono agnostici. E non mi riferisco ai soli cristiani, ma anche a chi dice di essere induista, evangelico o altro.
A nessuno di loro importa qualcosa della religione, né tantomeno si pongono domande sull'esistenza o meno di Dio: anzi, la maggioranza non si fa troppi problemi a bestemmiare di continuo, per poi trascinarsi la domenica a messa (sotto l'obbligo dei genitori).
Talvolta trovo i credenti convinti, ma su 30 persone sono solo 2: gli altri 28 si dimostrano indifferenti al loro presunto credo; ma se non fosse per le loro famiglie anche quei 2 se ne importerebbero poco e niente.
Oppure, se si pongono domande, arrivano alla conclusione che Dio non è altro che fantasia, pertanto diventano atei -e non senza l'opposizione delle famiglie, intendiamoci.
Voi che ne pensate? Sapete ancora dell'esistenza di adolescenti credenti, ma credenti davvero?
Secondo me i ragazzi di questi tempi sono sostanzialmente sani. Mia figlia ha la tua età, ha appena terminato la II liceo e quest'anno nella sua classe c'erano circa metà degli alunni che non hanno frequentato l'ora di religione. È una percentuale importante, perché molti scelgono di frequentarla solo per opportunismo, in quanto il voto fa media nei crediti scolastici (in teoria, anche l'eventuale insegnamento alternativo avrebbe lo stesso peso, ma di fatto questo insegnamento alternativo non esiste).
Non ti so dire peraltro quanto siano effettivamente credenti alcuni ragazzi che hanno famiglie fanaticamente religiose, che conosco. Sono costretti a seguire catechismi a nastro, novene e messe tutte le domeniche (anche con grave detrimento delle possibilità di socializzazione attraverso attività sportive di gruppo), ed è impossibile intervistarli in merito.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Justine il Mer 25 Giu - 12:57

La storia ci insegna che indottrinati (ma non per questo meno illusi di credere genuinamente e con tutto il cuore) lo si può essere ad 8 come a 12-18 anni, per l'appunto da adolescenti. C'è il trascorso particolare, ad esempio, di un ragazzino italiano che è balzato agli occhi delle cronache per il suo desiderio di sacrificare, a suo dire, il dolore causatogli da una profonda metastasi ossea, che gli ha aggredito potentemente i linfonodi e l'ha privato di vista e movimenti.
Da un punto di vista, quella narrata è la vicenda di un ragazzino di certo coraggioso e forte. Dall'altro, la svilente crudeltà dell'etica del dolore ingiustificato spinta dei sistemi del credo, come se non si potessero fare sacrifici o imparare lezioni in maniera più costruttiva e positiva. L'apprendimento per osmosi si vede che non va, sopra e sotto l'altare.

Inutile dire che a me dispiace vedere ragazzi di così giovane età rassegnarsi a malattie e morte credendo di accreditarsi chissà cosa.

Questa possiamo dire che è la fede tipica delle famiglie ordinarie, che preferiscono credere piuttosto che impegnarsi in uno studio profondo delle cose.

Ci sono però, dal lato opposto dello specchio, gli adolescenti "atei perniciosi": quelli che credono di essere atei perché hanno avuto una sorte sfavorevole. Non funziona così, si è atei indipendentemente dal fatto che la vita sia un bagno di fortuna o una doccia sotto barili di lerciume.

Essere atei da ragazzini spesso si accompagna semplicemente al desiderio di anarchia e rottura di regole, ed è pessimo che sia così, perché non essere credenti è una situazione bilanciata e naturalmente spontanea, non una costruzione in cui intombare i propri rancori (a questo punto altrimenti si idealizza la sorte, facendola diventare... un vero e proprio dio).

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Ospite il Mer 25 Giu - 12:59

Minsky,se si considera pure che nell'ora di religione ti becchi 10 per il solo sforzo di portare il libro e il quaderno con nome e cognome (perlomeno, la mia "prof" fa così, e il bello è che viene pure pagata!), ci si alza la media senza fare nulla...
Anche io conosco miei coetanei (quei famosi 2 unici credenti) che provengono da famiglie del genere "messa tutte le domeniche e festivi", e se esprimo loro il mio parere da atea in merito alle incongruenze della loro religione -il cristianesimo- ecco che mi rispondono, e cito testualmente: "O, va be', ma non è che perché tu sei atea ci devi fare diventare anche me!" --> disponibilità al dialogo = 0

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da jessica il Mer 25 Giu - 13:05

Rasputin ha scritto:certo che per essere a Catania hai un bel culo...comunque ti dico come la penso io: i sedicenti agnostici non sono che credenti che si vergognano di esserlo.

A suo tempo ne abbiamo avuta una piccola invasione qui, e ad un certo punto non potendone più sono sbottato un pochino  mgreen  :

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non c'è che dire, uno dei tuoi 3d meglio riusciti...
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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Ospite il Mer 25 Giu - 13:10

Loki ha scritto:La storia ci insegna che indottrinati (ma non per questo meno illusi di credere genuinamente e con tutto il cuore) lo si può essere ad 8 come a 12-18 anni, per l'appunto da adolescenti. C'è il trascorso particolare, ad esempio, di un ragazzino italiano che è balzato agli occhi delle cronache per il suo desiderio di sacrificare, a suo dire, il dolore causatogli da una profonda metastasi ossea, che gli ha aggredito potentemente i linfonodi e l'ha privato di vista e movimenti.
Da un punto di vista, quella narrata è la vicenda di un ragazzino di certo coraggioso e forte. Dall'altro, la svilente crudeltà dell'etica del dolore ingiustificato spinta dei sistemi del credo, come se non si potessero fare sacrifici o imparare lezioni in maniera più costruttiva e positiva. L'apprendimento per osmosi si vede che non va, sopra e sotto l'altare.

Inutile dire che a me dispiace vedere ragazzi di così giovane età rassegnarsi a malattie e morte credendo di accreditarsi chissà cosa.

Questa possiamo dire che è la fede tipica delle famiglie ordinarie, che preferiscono credere piuttosto che impegnarsi in uno studio profondo delle cose.

Ci sono però, dal lato opposto dello specchio, gli adolescenti "atei perniciosi": quelli che credono di essere atei perché hanno avuto una sorte sfavorevole. Non funziona così, si è atei indipendentemente dal fatto che la vita sia un bagno di fortuna o una doccia sotto barili di lerciume.

Essere atei da ragazzini spesso si accompagna semplicemente al desiderio di anarchia e rottura di regole, ed è pessimo che sia così, perché non essere credenti è una situazione bilanciata e naturalmente spontanea, non una costruzione in cui intombare i propri rancori (a questo punto altrimenti si idealizza la sorte, facendola diventare... un vero e proprio dio).

Francamente, il mio ateismo è stato influenzato solo in parte dalla dose di sberle che la vita mi ha riservato: quelle sono state solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso, per intenderci. Io sono sempre stata scettica, e la mia curiosità verso il mondo, unita alla ricerca di un senso per qualsiasi cosa, mi hanno portato a consolidare il mio ateismo, e non le esperienze negative e basta. Quelle ci stanno, è vero, ma non sono alla base.
Però è anche vero che molti diventano atei senza essere realmente consapevoli di quello che fanno: lo diventano senza motivi validi, solo per rabbia in pratica. E nemmeno io sono favorevole a questo ateismo di convenienza.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Justine il Mer 25 Giu - 13:18

Il guaio è che la tradizione impositiva cattolica/talebana/universalista secondo cui dio deve -necessariamente- essere buono parte da presupposti molto intorbidati dalle richieste specifiche della natura umana, ovvero il bisogno di qualcuno che arrivi a fare giustizia laddove non si può e sentirsi protetti ed invulnerabili.
La religione, adolescenziale o meno, è una coperta di Linus. Ti protegge mentalmente, se ha effetto placebo ti sembra venga fatta giustizia, ma alla fine?

Quell'incognita di senso benevolo che si attribuisce di default alla religione non spiega comunque perché lo si debba accettare ab aeternum, o che significato abbia in termini esistenziali eterni.tutto questo profluvio di bene. Sempre che bene sia, come dicevamo.

Se i credenti scoprissero che dio è in realtà malvagio, ed in grado di infliggere sofferenze per il gusto di?

Un bel capovolgimento valoriale.

Per questo vedi tanto agnosticismo, in fondo anche gli apateisti di oggi hanno capito, come gli atei, che il "grande disegno" fa acqua come il RMS Titanic.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Rasputin il Mer 25 Giu - 17:36


Ad ogni modo, non so, vedo che i miei amici fanno il contrario: si dicono credenti, e poi non gliene importa nulla di essere coerenti con la loro presunta "fede". Se lo fanno poiché si vergognano di essere credenti, questo non sembra avere molto senso... ma può anche darsi che sia così.

È di quelli che vivono i bastardi parassiti lestofanti, ottopermille docet
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Messaggio Da Justine il Mer 25 Giu - 20:15

Rasputin ha scritto:
Ad ogni modo, non so, vedo che i miei amici fanno il contrario: si dicono credenti, e poi non gliene importa nulla di essere coerenti con la loro presunta "fede". Se lo fanno poiché si vergognano di essere credenti, questo non sembra avere molto senso... ma può anche darsi che sia così.

È di quelli che vivono i bastardi parassiti lestofanti, ottopermille docet
Scusa il quote di merda ma sono sul cell
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In altre parole, come fingere l'appartenenza ad un gruppo sociale ottenendone i benefici (schermatura dagli attacchi dei teisti) senza però metterci dello sforzo (giustificare le proprie scelte)

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Trixoi il Gio 26 Giu - 13:33

FuoriDagliSchemi ha scritto:Non so voi, ma io mi sono accorta che praticamente tutti gli adolescenti che si professano "credenti" di fatto sono agnostici. E non mi riferisco ai soli cristiani, ma anche a chi dice di essere induista, evangelico o altro.
A nessuno di loro importa qualcosa della religione, né tantomeno si pongono domande sull'esistenza o meno di Dio: anzi, la maggioranza non si fa troppi problemi a bestemmiare di continuo, per poi trascinarsi la domenica a messa (sotto l'obbligo dei genitori).

Penso che tutti (o quasi tutti) gli adolescenti che si professano credenti in realtà si professano tali perché non hanno mai pensato a Dio, alla religione e ai problemi intellettuali che portano, semplicemente perché non gli interessa. Non sono agnostici (perché dovrebbero ammettere di lasciare in sospeso il giudizio), ma come hai già detto, non gli importa nulla della religione e non si pongono nessuna domanda. 
Ma non è una caratteristica del XXI secolo. Da sempre le persone si conformano alle religione del loro popolo e non si fanno nessuna domanda. Anzi credo che la nostra società, in questi termini, sia quella che si pone più domande, visto che fino a qualche secolo fa l'ateismo in occidente era paragonabile ad un crimine (e in certe culture si poteva essere puniti con la morte, vedi Socrate), e che oggi è forse il periodo storico in cui l'ateismo è più diffuso. 
Ma prima di arrivare ad un mondo dove tutti si pongono delle domande e nessuno lascia che gli altri pensino per lui, bisogna percorrere molta strada.
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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da ermetesilente il Gio 26 Giu - 14:06

Negli anni degli studi universitari la frequenza di ambienti culturali atei mi aveva prospettato il seguente futuro: avrei affinato progressivamente le armi del mio scetticismo radicale e poi avrei utilizzato la mia vita in battaglie dialettiche con i credenti di tutte le religioni. Qual è stata la mia delusione quando invece mi sono scontrato con una massa di cattolici di comodo, che nulla sanno della loro religione, di nulla si curano e che pensano solo, una volta al mese, di andare a fare il tifo per il papa di turno, esibendo ridicoli cappellini colorati!
E' per tale ragione che non riesco a condannare le sette di estremisti come i TDG, proprio perchè almeno peccano per eccesso di ingenuità e non per totale disinteresse.
Insomma, gli adolescenti che vedo io (per tornare all'argomento del topic) sono cattolici della domenica oppure atei della domenica, in entrambi i casi sono pochissimo preparati e quindi suscettibili di passare dalla parte avversa con ogni agio e tranquillità...

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Justine il Gio 26 Giu - 14:57

Una delle più grandi sfide che i credenti si possano porre è giustificare a che serva, concretamente, la fede, oltre al rappresentare una copertura d'avorio sui dubbi che non sanno colmarsi con la prassi e lo studio, per insipienza e negligenza.

Finora nessuno credo abbia saputo rispondere adeguatamente.

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Messaggio Da Justine il Gio 26 Giu - 15:01

ermetesilente ha scritto:Negli anni degli studi universitari la frequenza di ambienti culturali atei mi aveva prospettato il seguente futuro: avrei affinato progressivamente le armi del mio scetticismo radicale e poi avrei utilizzato la mia vita in battaglie dialettiche con i credenti di tutte le religioni. Qual è stata la mia delusione quando invece mi sono scontrato con una massa di cattolici di comodo, che nulla sanno della loro religione, di nulla si curano e che pensano solo, una volta al mese, di andare a fare il tifo per il papa di turno, esibendo ridicoli cappellini colorati!
E' per tale ragione che non riesco a condannare le sette di estremisti come i TDG, proprio perchè almeno peccano per eccesso di ingenuità e non per totale disinteresse.
Insomma, gli adolescenti che vedo io (per tornare all'argomento del topic) sono cattolici della domenica oppure atei della domenica, in entrambi i casi sono pochissimo preparati e quindi suscettibili di passare dalla parte avversa con ogni agio e tranquillità...

Credo pecchino per eccesso di paura, più che altro. Se dai una occhiata alle loro pubblicazioni, sono costellate di "Geova dice di te/pensa di te/è arrabbiato con te"

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da ermetesilente il Gio 26 Giu - 15:08

Indubbiamente, la loro è una religione opprimente, tuttavia almeno la conoscono mentre una buona percentuale cattolica non sa a cosa crede e va in piazza a fare cori assurdi con cappellini colorati...

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Justine il Gio 26 Giu - 15:16

ermetesilente ha scritto:Indubbiamente, la loro è una religione opprimente, tuttavia almeno la conoscono mentre una buona percentuale cattolica non sa a cosa crede e va in piazza a fare cori assurdi con cappellini colorati...

Vero. Ai tempi in cui mi catechizzavo, era già tanto se gli altri bambini non mi chiedevano se Gesú fosse un compagno di bevute (riferimento all'Eucarestia)

Io fingevo di non saperlo (ero già atea all'età e andavo in quel posto per fregare i videogames agli altri figlioli)

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Messaggio Da primaverino il Gio 26 Giu - 15:21

Loki ha scritto:Una delle più grandi sfide che i credenti si possano porre è giustificare a che serva, concretamente, la fede, oltre al rappresentare una copertura d'avorio sui dubbi che non sanno colmarsi con la prassi e lo studio, per insipienza e negligenza.

Finora nessuno credo abbia saputo rispondere adeguatamente.

Spiacente, ma non penso che il tuo sentore possa assurgere a livello d'oggettività.
A me per esempio non importa un bel niente di "giustificare" (cosa mai dovrò giustificare, di grazia?... E di fronte a chi?) la concretezza della fede.
Essa è fatto intimo e personale e non vedo quale sia il bisogno di doverla giustificare purchessia.
Commetti un errore tipico di molti, nel confondere il tuo parere con una sorta di "dato oggettivo" che non sussiste affatto (a meno che non si stia parlando di wishful thinking, caratteristica comune a credenti e no).
Ciò premesso, non penso che né insipienza, né negligenza c'entrino affatto col proprio percorso d'identificazione personale (a meno, come dicevo, di non ragionare per schemi pre-concetti).

Da ultimo: il fatto che nessuno abbia ancora fornito (secondo te) risposte adeguate, dipende dalla tua mentalità che rimane tale e pertanto nulla ha a che spartire con un'oggettività insussistente.
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Messaggio Da Ospite il Gio 26 Giu - 16:58

primaverino ha scritto:
Loki ha scritto:Una delle più grandi sfide che i credenti si possano porre è giustificare a che serva, concretamente, la fede, oltre al rappresentare una copertura d'avorio sui dubbi che non sanno colmarsi con la prassi e lo studio, per insipienza e negligenza.

Finora nessuno credo abbia saputo rispondere adeguatamente.

Spiacente, ma non penso che il tuo sentore possa assurgere a livello d'oggettività.
A me per esempio non importa un bel niente di "giustificare" (cosa mai dovrò giustificare, di grazia?... E di fronte a chi?) la concretezza della fede.
Essa è fatto intimo e personale e non vedo quale sia il bisogno di doverla giustificare purchessia.
Commetti un errore tipico di molti, nel confondere il tuo parere con una sorta di "dato oggettivo" che non sussiste affatto (a meno che non si stia parlando di wishful thinking, caratteristica comune a credenti e no).
Ciò premesso, non penso che né insipienza, né negligenza c'entrino affatto col proprio percorso d'identificazione personale (a meno, come dicevo, di non ragionare per schemi pre-concetti).

Da ultimo: il fatto che nessuno abbia ancora fornito (secondo te) risposte adeguate, dipende dalla tua mentalità che rimane tale e pertanto nulla ha a che spartire con un'oggettività insussistente.

Non vorrei fare una discreta figuraccia, come mia consuetudine, ma da qualche parte avevo letto che un credente dovrebbe sapere in cosa crede, e pertanto dovrebbe dare una spiegazione alla sua fede. Altrimenti sarebbe come dire che Tizio crede nei folletti, ma non ha idea del perché, lo fa solo perché lo hanno indottrinato da piccolo. 
Ora -non fare caso all'esempio demenziale- ma se il credente non fornisce una spiegazione, non sarebbe più corretto definirlo come uno di quegli adolescenti pseudo-credenti di cui parla il topic? Uno che non si pone domande e, pertanto, non si cura di fornirsi una valida motivazione per la propria fede? Insomma, il credente non dovrebbe addossarsi il famoso "onere della prova"?
Comunque, non so quale sia il tuo concetto di fede, anche perché non abbiamo avuto modo di "conoscerci" granché sul forum, non ho ancora idea di quale sia il tuo modo di pensare e potrei anche aver frainteso  :si si:

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Messaggio Da Justine il Gio 26 Giu - 17:10

primaverino ha scritto:
Loki ha scritto:Una delle più grandi sfide che i credenti si possano porre è giustificare a che serva, concretamente, la fede, oltre al rappresentare una copertura d'avorio sui dubbi che non sanno colmarsi con la prassi e lo studio, per insipienza e negligenza.

Finora nessuno credo abbia saputo rispondere adeguatamente.

Spiacente, ma non penso che il tuo sentore possa assurgere a livello d'oggettività.
A me per esempio non importa un bel niente di "giustificare" (cosa mai dovrò giustificare, di grazia?... E di fronte a chi?) la concretezza della fede.
Essa è fatto intimo e personale e non vedo quale sia il bisogno di doverla giustificare purchessia.
Commetti un errore tipico di molti, nel confondere il tuo parere con una sorta di "dato oggettivo" che non sussiste affatto (a meno che non si stia parlando ...e.

Non credo tu abbia capito, lo dimostra il fatto che ti appelli alla storia del fatto intimo e personale, coefficiente di presunta insondabilità che gira dagli albori, sostanzialmente nato per celare il fatto che non si sa spiegare alcunché come nei c.d. "misteri".

Io ho chiesto perché si dovrebbe credere. Perché X crede? Che guadagno ci trova (è sempre per qualcosa che si fa qualcosa di altro, che se ne voglia dire diversamente o meno).

La scelta di credere origina sempre e comunque da un quid essenziale che difetta delle potenziali perdite in cui si suppone si vada incontro non credendo.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da Rasputin il Gio 26 Giu - 18:26

FuoriDagliSchemi ha scritto:
Non vorrei fare una discreta figuraccia, come mia consuetudine, ma da qualche parte avevo letto che un credente dovrebbe sapere in cosa crede, e pertanto dovrebbe dare una spiegazione alla sua fede. Altrimenti sarebbe come dire che Tizio crede nei folletti, ma non ha idea del perché, lo fa solo perché lo hanno indottrinato da piccolo. 
[...]

Invece hai toccato proprio il punto, o meglio dire il nervo scoperto: va bene credere in qualcosa/qualcuno/salcazzo senza la minima traccia che possa nemmeno farne vagamente supporre l'esistenza, ma i bambini, ad esempio, sanno in genere dare una descrizione (E perfino un nome!) al loro amico immaginario.

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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da primaverino il Gio 26 Giu - 18:56

FuoriDagliSchemi ha scritto:

Non vorrei fare una discreta figuraccia, come mia consuetudine, ma da qualche parte avevo letto che un credente dovrebbe sapere in cosa crede, e pertanto dovrebbe dare una spiegazione alla sua fede. Altrimenti sarebbe come dire che Tizio crede nei folletti, ma non ha idea del perché, lo fa solo perché lo hanno indottrinato da piccolo. 
Ora -non fare caso all'esempio demenziale- ma se il credente non fornisce una spiegazione, non sarebbe più corretto definirlo come uno di quegli adolescenti pseudo-credenti di cui parla il topic? Uno che non si pone domande e, pertanto, non si cura di fornirsi una valida motivazione per la propria fede? Insomma, il credente non dovrebbe addossarsi il famoso "onere della prova"?
Comunque, non so quale sia il tuo concetto di fede, anche perché non abbiamo avuto modo di "conoscerci" granché sul forum, non ho ancora idea di quale sia il tuo modo di pensare e potrei anche aver frainteso  :si si:

No. No è questione di onere della prova, se non nel mentre che io intenda DIMOSTRARTI l'esistenza di dio.
Siccome non mi interessa coinvolgerti nel mio percorso filosofico (che, come avevo detto, praticamente da quando sono iscritto qui) è fatto mio personale, ecco che viene meno qualsiasi obbligo in tal senso.
Libero chiunque di contestare il mio dire.
Altrettanto libero io di non curarmi del sentore altrui, tanto quanto prospetto per me medesimo.
E' più chiaro cosi?
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Re: La fede del 21esimo secolo

Messaggio Da primaverino il Gio 26 Giu - 18:58

Loki ha scritto:

Io ho chiesto perché si dovrebbe credere. Perché X crede? Che guadagno ci trova (è sempre per qualcosa che si fa qualcosa di altro, che se ne voglia dire diversamente o meno).

La scelta di credere origina sempre e comunque da un quid essenziale che difetta delle potenziali perdite in cui si suppone si vada incontro non credendo.

Non si DEVE credere.
E non è questione di scelte.
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