Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da ermetesilente il Lun 18 Ago - 21:36

Loki ha scritto:Certo, ma non mettevo in dubbio questo. Il mio pensiero era rivolto al fatto che se Giove o altri giganti del Sistema Solare non ci porgono una mano nel rendere tecnicamente dei debris o piccoli relitti di asteroidi corpi ben più grandi assorbendo su di loro l'impatto... La Terra se la caverebbe come una Punto lanciata al massimo contro un pilone grande quanto una città intera, se non peggio.

Ciò che oltrepassa le sue naturalmente limitate capacità resistenziali, insomma. Pensa se per qualche motivo un giorno, l'uomo creasse una fonte energetica del calibro di VY Canis Majoris, e per qualche motivo si riversasse il suo impatto sul pianeta... Non ne rimane una briciola, del nostro bel pianeta; questo perché anche per la materia non senziente sembra valere una curiosa legge di selezione naturale

Quando leggo queste cose mi vengono sempre in mente due cose:
1) Serse che frusta il mare per punirlo di non averlo lasciato passare.
2) Montgomery Burns che costituisce un ordigno per oscurare il sole.

Questi due atti di hibris non sono che due exempla degli infiniti al cui termine si troverà quello di cui hai parlato... per questa ragione io ho sempre visto nella scienza, caratterizata da procedure dimostrabili e declinabili pubblicamente, il seme nero dell'irrazionalità, cioè la possibilità stessa (o la ricerca) della volontà di annichilimento finale.

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 4:01

Non sono di questo avviso. Essere epimeteici ed attendere la fine delle cose come se nulla fosse, rimanendo metaforicamente seduti sul greto di un fiume a guardare, che so, le margherite fino a quando non si chiudono gli occhi per sempre è deleterio perché ci priva della gioia della scoperta, dello spingerci oltre e placare la sete di conoscenza.

L'amore, prendi ad esempio, viene reputato cosa positiva, ma quabti ne escono con cuori spezzati, problemi di salute, omicidi, suicidi e delitti passionali? Non esiste attività umana al riparo dell'irrqzionalità, comunque non promossa dalla Scienza, che rimane anzi la nostra più fedele alleata per capire, catalogare e sviluppare criticamente il pensieri.

L'hybris è spesso benigna. Lo so per esperienza perché letteralmente se in certe situazioni non avessi agito con certa arroganza non vivrei più, ora. Di certo annichilimento acritico e desiderio hubristico di creare oltre i confini dell'attualmente possibile sono però due cose separate. Profondamente diverse...

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 4:31

Credo perciò debba vigere rigorosa separazione ruolistica tra il vettore scientifico (che definitivamente è uno scardinatore asintotico di quanto è più vicino al vero) e criterio complessivo con cui le scoperte ed i loro frutti vanno applicati.
Del resto, come spesso faccio notare, tutti possediamo uno strumento di distruzione tanto semplice quanto mortifero, una semplice forchetta. Potremmo trafiggere le orbite oculari di chiunque e compromettere i loro cervelli in un quid, eppure non sono le forchette la principale causa di morte al mondo.
Questo ruolo non è occupato dalle armi, alla luce di tale ragionamento, ma dalla incoscienza umana, che è sintomatica di debolezza e non di volontà di autodeterminazione o potenza.

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Hara2 il Mar 19 Ago - 7:56

Di nuovo ma che c'entra con l'inquinamento tutto ciò? Sia chiaro che non è che parlo di IT OT che non me ne po frega de meno, ma proprio del nesso tra razionalità, distruzione e quant'altro e il Topic
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 8:00

Il topic mi sembra relativo ai problemi scientifici ed in certa parte sociali riguardanti l'inquinamento (che ci pare sufficiente causa di parecchi scompensi e dissesti...), poi magari Ermete ci darà una delucidazione, se le risposte sono state soddisfacenti in qualche modo

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Minsky il Mar 19 Ago - 8:30

FIORELLO CORTIANA ha scritto:19 AGOSTO 2014

Pianeta terra, il budget ecologico è già finito

Domani l'Earth overshoot day: per reggere i nostri consumi ci vorrebbero quattro Italie

Anche nel 2014 intorno al 20 agosto avremo esaurito le risorse naturali annuali a disposizione della specie umana. È l’Earth overshoot day e l’impronta ecologica è l’indicatore utilizzato per valutare il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della terra di rigenerarle.

Viene misurata l’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate da una popolazione umana e ad assorbire i rifiuti prodotti. È così possibile stimare quanti territori nazionali servirebbero per sostenere il ritmo del consumo di risorse naturali del modello prevalente di sviluppo sul pianeta Terra.

Le diverse superfici vengono uniformate, secondo un peso proporzionale alla sua produttività media mondiale, definendo l’”area equivalente” necessaria per produrre la quantità di biomassa usata da una determinata popolazione (globale o locale che sia), misurata in “ettari globali” (gha).

Il calcolo dell’impronta ecologica è dato dalla relazione tra la quantità dei beni consumati, come cereali, carni, ortaggi ecc. e una costante di rendimento espressa in chilogrammi per ettaro. Il risultato è la superficie necessaria espressa in ettari. La superficie necessaria può anche essere messa in relazione al consumo di energia, considerando l’emissione in tonnellate di CO2 e la relativa estensione di terra forestata necessaria ad assorbirle.

L’impronta mondiale è maggiore della capacità bioproduttiva mondiale. Mathis Wackernagel, uno dei creatori del metodo di misurazione, ha calcolato che nel 1961 l’umanità usava il 70 per cento della capacità globale della biosfera e già nel 1999 era arrivata al 120 per cento.

Sono evidenti i limiti di questo modello di misurazione, fondato essenzialmente sui consumi energetici e l’emissione di CO2 in atmosfera in relazione alla superficie terrestre, con la sostanziale sottovalutazione o non considerazione del consumo/compromissione di risorse non rinnovabili dovuto, ad esempio, alla moltiplicazione di scorie ed emissioni radioattive o all’inquinamento delle acque. Non è però trascurabile la coincidenza di queste indicazioni con quelle definite con il modello messo a punto dall’Mit, su richiesta del club di Roma e aggiornato nei decenni, per misurare i «limiti dello sviluppo».

L’evoluzione dell’analisi con il calcolo di azioni e retroazioni, la considerazione dei parametri più ampi e complessi, l’utilizzo del software più avanzato, hanno confermato le conclusioni del primo rapporto: viviamo al di sopra dei mezzi che la Terra ci mette a disposizione.

L’attuale modello di sviluppo fondato sulla crescita quantitativa illimitata farà i conti con i limiti di risorse disponibili e rinnovabili entro i prossimi cento anni.
I limiti delle risorse della Terra sono assoluti ma il modello di sviluppo energivoro e consumista che adottiamo non è un limite ineluttabile, tale da giustificare fatalismi edonistici e non prestare ascolto ad antipatiche Cassandre. Questo modello dissipativo e irresponsabile è un vincolo, come tale aggirabile e superabile.

È una questione culturale ed esistenziale, che riguarda i costumi e i consumi, la ricerca e l’innovazione tecnologica e organizzativa, per questo la politica è chiamata direttamente in causa. Qualità e sobrietà non significano pauperismo, non si tratta tanto di ridurre i tassi dello sviluppo, quanto la sua direzione e la sua natura costitutiva affinché gli attuali e futuri abitanti della Terra abbiano uguali opportunità per la realizzazione del loro piano di vita.

Il calcolo dell’impronta ecologica dice che ci vorrebbero due Cine e mezza per reggere l’impronta di quella attuale, quasi due Usa per gli States e così per l’India, mentre ci vogliono quattro Italie per reggere i consumi odierni del Bel Paese.

Sarebbe sciocco e inutile polemizzare intorno a questi modelli analitici e alla loro capacità di rappresentare e misurare problemi complessi e multidimensionali. È invece necessario confrontarsi sull’efficacia di politiche pubbliche capaci di fare i conti con la recessione strutturale, che periodicamente è inesorabilmente ci viene confermata da tutti gli indicatori classici ed ufficiali. Una recessione intrinsecamente legata al nostro definito e vincolante modello di sviluppo, che misura tutto in termini finanziari, attribuendo valori nominali che spesso si rivelano bolle devastanti.

Edgar Morin propone l’accezione di «Terra Matria», una patria comune generativa che ricompone in un abbraccio fecondo la sfera biologica, con i suoi tempi evolutivi e rigenerativi, e la sfera antropologica, con tutti i possibili sviluppi scientifici e tecnologici tra i quali scegliere con responsabilità e precauzione cosa applicare. Noi italiani potremmo iniziare a definire una politica industriale a partire dalle filiere delle energie rinnovabili, dai crediti di imposta per la ricerca agli incentivi per l’installazione, dalla riduzione dei consumi al riuso dell’esistente, dalla manutenzione e rinaturalizzazione del territorio e dalla salvaguardia della sua bellezza.

Potremmo iniziare a declinare il concetto di responsabilità condivisa come pratica di cittadinanza attiva e come partecipazione informata al processo deliberativo. Come è possibile non pensare ora ad un piano industriale fondato sulla green economy? Come è possibile non pensare alle costituende città metropolitane e alla loro funzione/organizzazione come a smart cities con reti sociali responsabilizzate?

Abbiamo un appuntamento importante con l’Expo 2015, stiamo mettendo in luce la rappresentazione del luogo comune che vuole l’Italia arruffona e imbrogliona, ma sappiamo che c’è tanto altro di qualitativo ed esemplare, dentro questo appuntamento, da mettere in relazione con il mondo.

Dare corpo alla definizione di una autorità mondiale per l’acqua, condivisa con i Paesi partecipanti, sarebbe un contributo significativo, non solo per un evento finalizzato a «Nutrire il pianeta, energia per la vita» ma per contribuire a ridurre il peso dell’impronta ecologica salvaguardando un bene comune.

http://www.europaquotidiano.it/2014/08/19/pianeta-terra-il-budget-ecologico-e-gia-finito/

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da ermetesilente il Mar 19 Ago - 8:30

Loki ha scritto:Non sono di questo avviso. Essere epimeteici ed attendere la fine delle cose come se nulla fosse, rimanendo metaforicamente seduti sul greto di un fiume a guardare, che so, le margherite fino a quando non si chiudono gli occhi per sempre è deleterio perché ci priva della gioia della scoperta, dello spingerci oltre e placare la sete di conoscenza.

L'amore, prendi ad esempio, viene reputato cosa positiva, ma quabti ne escono con cuori spezzati, problemi di salute, omicidi, suicidi e delitti passionali? Non esiste attività umana al riparo dell'irrqzionalità, comunque non promossa dalla Scienza, che rimane anzi la nostra più fedele alleata per capire, catalogare e sviluppare criticamente il pensieri.

L'hybris è spesso benigna. Lo so per esperienza perché letteralmente se in certe situazioni non avessi agito con certa arroganza non vivrei più, ora. Di certo annichilimento acritico e desiderio hubristico di creare oltre i confini dell'attualmente possibile sono però due cose separate. Profondamente diverse...

Strapparci sia dalla debolezza che dal tedio e dai timori esistenziali è il suo scopo.

Concordo che l'hybris possa essere benigna, però è il concetto stesso che a mio avviso implica l'irrazionalità, il che non è affatto una svalutazione... intendo dire che qualunque volontà di conoscere, sia essa filosofica che scientifica deve necessariamente avere alla sua base l'hybris e necessariamente questo impulso non è esclusivamente razionale, ma a mio avviso attinge ad altre risorse del singolo e del genere, cioè a quelle irrazionali, corporee, poetiche, immaginative.

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da ermetesilente il Mar 19 Ago - 8:33

Hara2 ha scritto:Di nuovo ma che c'entra con l'inquinamento  tutto ciò?  Sia chiaro che non è che parlo di IT OT che non me ne po frega de meno,  ma proprio del nesso tra  razionalità,  distruzione e quant'altro e il Topic

E' palese, il discorso si è evoluto da quello originario sull'inquinamento, le cui risposte mi avevano lasciato totalmente soddisfatto sull'argomento specifico, che può però essere ripreso in qualunque momento.

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 8:34

Avevo proprio ieri sera una discussione aperta secondo cui tutte le emozioni non vengono ingenerate senza un presupposto logico e dunque razionalmente conoscibile. Il motivo per cui ci innamoriamo di "quella" persona, il motivo per cui troviamo quell'altra "odiosa" sono tutti elementi costituiti, per quanto emotivamente palesati, da componenti prettamente personalistico-valutative e dunque razionali.

Più che di hybris parlerei di una superfetazione del necessario "struggle for survival", del resto un organismo fa quanto le condizioni attuali (e quelle immaginate nel futuro) gli richiedono per sopravvivere; e nell'era della conoscenza e dell'infotainment non si può prescindere dallo spendere queste risorse, fosse anche non per acquisire un vantaggio di tipo competitivo sugli altri, come personalmente auspico.

Ma qui rischiamo veramente di finire OT, non so se continuare...

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da ermetesilente il Mar 19 Ago - 8:48

Loki ha scritto:Avevo proprio ieri sera una discussione aperta secondo cui tutte le emozioni non vengono ingenerate senza un presupposto logico e dunque razionalmente conoscibile. Il motivo per cui ci innamoriamo di "quella" persona, il motivo per cui troviamo quell'altra "odiosa" sono tutti elementi costituiti, per quanto emotivamente palesati, da componenti prettamente personalistico-valutative e dunque razionali.

Più che di hybris parlerei di una superfetazione del necessario "struggle for survival", del resto un organismo fa quanto le condizioni attuali (e quelle immaginate nel futuro) gli richiedono per sopravvivere; e nell'era della conoscenza e dell'infotainment non si può prescindere dallo spendere queste risorse, fosse anche non per acquisire un vantaggio di tipo competitivo sugli altri, come personalmente auspico.

Ma qui rischiamo veramente di finire OT, non so se continuare...

In questo senso però anche la poesia avrebbe presupposti logici e razionalmente conoscibili in quanto deriva comunque da componenti personalistiche - valutative, anche quelle maggiormente surreali o simboliche...

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 8:50

Certamente, è così.

A. Conan Doyle si esprimeva così:

non c'è codice concepito dalla mente umana che mente umana non possa decifrare.

Si può fare una sorta di "reverse-engineering" sui pensieri e capire, anche negli ambiti più astratti, perché un soggetto prediliga certi immaginari piuttosto che altri.

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da ermetesilente il Mar 19 Ago - 9:02

Loki ha scritto:Certamente, è così.

A. Conan Doyle si esprimeva così:

non c'è codice concepito dalla mente umana che mente umana non possa decifrare.

Si può fare una sorta di "reverse-engineering" sui pensieri e capire, anche negli ambiti più astratti, perché un soggetto prediliga certi immaginari piuttosto che altri.

Ne "gli omini danzanti" lo afferma, quando si trova dinnanzi a un codice di omini che ballano, così ricordo.

Non sono d'accordo con te, ma sul momento non so motivare perchè la poesia e la scienza stessa nascano da una sorgente irrazionale, primigenia e fondativa rispetto alla razionalità stessa quindi bisogna che io mi fermi, temo che non ti accontenteresti di un "è palese che...".  mgreen

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 9:05

Ma è consequenziale che ogni cosa debba avere una causa...  wink.. Anche l'evoluzione stessa, che è un processo ricorsivo, seppur non teleologico, ne ha.

C'è un motivo per cui una persona risulta più sensibile, che so, ai colori tiepidi ed un altra ai colori freddi; o al dipingere animali piuttosto che i cieli, e così via...

In parte, ciò è dovuto alle esperienze acquisite.

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Hara2 il Mar 19 Ago - 11:05

Sarà come tu dici, io che ho una certa età e una cultura non poi così scarsa capisco, miei limiti, sì e no la metà di quel che andate dicendo.
Ma anche chi se ne frega  fuma 
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 11:40

Pazienteremo

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Hara2 il Mar 19 Ago - 11:58

Occorre voi  facciate il tentativo di fuoriuscire dai confini di ricerca dell'ultimo decennio, la cosiddetta stolta  ecologia autopoietica, attraverso la messa  a fuoco della nozione teoretica fondamentale di coazione alla ecologia, implicando,  cioè, un ripensamento della distinzione tra i vari pian tradizionali,(tecnica e scienza,  ontologia, spiritualità e antropologia  ) attraverso l’elaborazione di un originale “principio di ecofufficità”, alternativo al frantumarsi  di quel vuoto lasciato  dalla cosiddetta "morte della Fuffa"
Al fine inoltre di dischiudere nuovi orizzonti alla doverosa considerazione critica  della Fuffa non si possono ignorare inoltre i contributi e le contaminazioni dovute, ad esempio, alla psicologia, alle neuroscienze, alla linguistica, alla psicolinguistica, alla glottologia, all’ermeneutica, alla fonologia, alla semiotica, alla sociolinguistica, e alla lessicografia. Stando alle moderne correnti di ecologia postculturale, che in realtà si differenzia dall'ecologia costruttivista in due punti:
1. la contestualizzazione dell'Immediato come partecipazione ecodeontica
2. l'identificazione dello Stoma vegetale con la cogenza del divenire antropologico (sebbene non di classe in senso dialettico).

E volendo, anche in
3. la classificazione strutturale della massa antropica come sineddoche.


( Hara appunti alle lezioni della Accademia della fuffa)
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 12:07

Forse se tu leggessi con la dovuta cura, noteresti che in quello che viene scritto c'è un senso che ha consentito ad Ermete e a me di prolungare il nostro pacifico scambio.

Comportiamoci da persone decenti e smettiamola con queste sciocchezze, per favore, che non portano da nessuna parte


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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Hara2 il Mar 19 Ago - 12:12

Loki ha scritto:Avevo proprio ieri sera una discussione aperta secondo cui tutte le emozioni non vengono ingenerate senza un presupposto logico e dunque razionalmente conoscibile. Il motivo per cui ci innamoriamo di "quella" persona, il motivo per cui troviamo quell'altra "odiosa" sono tutti elementi costituiti, per quanto emotivamente palesati, da componenti prettamente personalistico-valutative e dunque razionali.

Più che di hybris parlerei di una superfetazione del necessario "struggle for survival", del resto un organismo fa quanto le condizioni attuali (e quelle immaginate nel futuro) gli richiedono per sopravvivere; e nell'era della conoscenza e dell'infotainment non si può prescindere dallo spendere queste risorse, fosse anche non per acquisire un vantaggio di tipo competitivo sugli altri, come personalmente auspico.

Ma qui rischiamo veramente di finire OT, non so se continuare...

Loki ha scritto:Certamente, è così.

A. Conan Doyle si esprimeva così:

non c'è codice concepito dalla mente umana che mente umana non possa decifrare.

Si può fare una sorta di "reverse-engineering" sui pensieri e capire, anche negli ambiti più astratti, perché un soggetto prediliga certi immaginari piuttosto che altri.

Loki ha scritto:Ma è consequenziale che ogni cosa debba avere una causa...  wink.. Anche l'evoluzione stessa, che è un processo ricorsivo, seppur non teleologico, ne ha.

C'è un motivo per cui una persona risulta più sensibile, che so, ai colori tiepidi ed un altra ai colori freddi; o al dipingere animali piuttosto che i cieli, e così via...

In parte, ciò è dovuto alle esperienze acquisite.

Loki ha scritto:Forse se tu leggessi con la dovuta cura, noteresti che in quello che viene scritto c'è un senso che ha consentito ad Ermete e a me di prolungare il nostro pacifico scambio.

Comportiamoci da persone decenti e smettiamola con queste sciocchezze, per favore, che non portano da nessuna parte


E secondo te il quotato blablabla su tutto e su niente porta da qualche parte?  ahahahahahah 

Ma non ti prendere troppo sul serio che è ridicolo, signorina "lei non sa chi sono io" ahahahahahah
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da primaverino il Mar 19 Ago - 12:22

Hara2 ha scritto:Occorre voi  facciate il tentativo di fuoriuscire dai confini di ricerca dell'ultimo decennio, la cosiddetta stolta  ecologia autopoietica, attraverso la messa  a fuoco della nozione teoretica fondamentale di coazione alla ecologia, implicando,  cioè, un ripensamento della distinzione tra i vari pian tradizionali,(tecnica e scienza,  ontologia, spiritualità e antropologia  ) attraverso l’elaborazione di un originale “principio di ecofufficità”, alternativo al frantumarsi  di quel vuoto lasciato  dalla cosiddetta "morte della Fuffa"
Al fine inoltre di dischiudere nuovi orizzonti alla doverosa considerazione critica  della Fuffa non si possono ignorare inoltre i contributi e le contaminazioni dovute, ad esempio, alla psicologia, alle neuroscienze, alla linguistica, alla psicolinguistica, alla glottologia, all’ermeneutica, alla fonologia, alla semiotica, alla sociolinguistica, e alla lessicografia. Stando alle moderne correnti di ecologia postculturale, che in realtà si differenzia dall'ecologia costruttivista in due punti:
1. la contestualizzazione dell'Immediato come partecipazione ecodeontica
2. l'identificazione dello Stoma vegetale con la cogenza del divenire antropologico (sebbene non di classe in senso dialettico).

E volendo, anche in
3. la classificazione strutturale della massa antropica come sineddoche.


( Hara appunti  alle lezioni della Accademia della fuffa)

E qui ti sbagli, gentile amico, poiché non consideri l'epistemica e l'eidetica del "reverse-engeneering" che sottostà al fulcro del nuovo scientismo che potenzialmente esprimesi tramite l'ermetismo iniziante e soffuso nel mentre del costrutto filosofico auto-superante di maniera.
Talché ti parrà chiaro che l'evolversi in senso compiuto dell'epistemilogia di riferimento, qualora ti escluda per mancata filogenesi, difficilmente appropinqua al "per dire" di siffatta guisa.
Consiglio una auto-documentazione del tutto propedeutica al poter interloquire con siffatti genii dato che i tuoi limiti (sarà il comprendonio carente?) ti impediscono di comprenderne l'intima essenza che solo agli "iniziati" è concessa.
Sei vecchio, caro mio... O ti modernizzi o rimani fuori dal main streaming di riferimento.
Non è cosa per pigri (ipse dixit... Che è tutto quel che conta)
Il mondo è cambiato e non è un paese per vecchi.

p.s.: Ogni generazione ritiene di essere più furba di quella precedente e più saggia di quella successiva (cit.)
Il problema nasce quando dei saccentelli che per ragioni anagrafiche sono successivi a tutti, ma non sono ancora precedenti a chicchessia e pur con le labbra che ancor olezzano di latte materno, montano in cattedra parlando molto e assai (condendo il proprio blatericcio di forbito inutile) ma senza dire alcunché.
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Justine il Mar 19 Ago - 12:25

Siete stati entrambi segnalati alla moderazione per reiterati ad personam

Ora ne parlerete con loro

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Smettetela di bistrattare e misinterpretare la Scienza per fingere di dare plausibilità alle vostre troiate
Grazie
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Hara2 il Mar 19 Ago - 12:34

E, non sapendo neanche cosa sia l'ironia e l'autoironia segnalano

Brutta roba la spocchia,  almeno (di la) la hip  saluto...  se la cava da sola senza andare a frugare da mammà
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da primaverino il Mar 19 Ago - 12:38

Loki ha scritto:Siete stati entrambi segnalati alla moderazione per reiterati ad personam

Ora ne parlerete con loro

Certamente!
Mica siano figatelli che corrono a pianger dalla mamma.
Non capisco perché ti lamenti degli ad personam se continui a propugnare personalissime puttanate senza dar spiegazione alcuna se non tramite "ipse dixit" a vario titolo.
Ti ricordo che l'ad auctoritatem non è argomento valido, in quanto fallacia logica.
E' chiaro?
Argomenti ne hai o no?
Idee tue ne hai o no?
O ti limiti ad esprimere il tuo conclamato disadattamento sociale impestando il forum di inutili serque di minchiate mal scritte e per lo più incomprensibili e prese da testi che hai letto e forse nemmeno hai compreso?
Ma chi ti credi di essere?
Ma pensi davvero che basti sproloquiare forbitamente ovvero parlando molto senza dire nulla, per risultare in qualche modo "credibile"?
Torna all'asilo, bimba, che questo è un forum per adulti.
E impara a comunicare invece di dare del "tardo di comprendonio" a chi non s'adegua alla tua spocchia auto-referenziale infarcita di inutili ermetismi.
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Mandalay il Mar 19 Ago - 13:00

Spoiler:

Hara2 ha scritto:Occorre voi  facciate il tentativo di fuoriuscire dai confini di ricerca dell'ultimo decennio, la cosiddetta stolta  ecologia autopoietica, attraverso la messa  a fuoco della nozione teoretica fondamentale di coazione alla ecologia, implicando,  cioè, un ripensamento della distinzione tra i vari pian tradizionali,(tecnica e scienza,  ontologia, spiritualità e antropologia  ) attraverso l’elaborazione di un originale “principio di ecofufficità”, alternativo al frantumarsi  di quel vuoto lasciato  dalla cosiddetta "morte della Fuffa"
Al fine inoltre di dischiudere nuovi orizzonti alla doverosa considerazione critica  della Fuffa non si possono ignorare inoltre i contributi e le contaminazioni dovute, ad esempio, alla psicologia, alle neuroscienze, alla linguistica, alla psicolinguistica, alla glottologia, all’ermeneutica, alla fonologia, alla semiotica, alla sociolinguistica, e alla lessicografia. Stando alle moderne correnti di ecologia postculturale, che in realtà si differenzia dall'ecologia costruttivista in due punti:
1. la contestualizzazione dell'Immediato come partecipazione ecodeontica
2. l'identificazione dello Stoma vegetale con la cogenza del divenire antropologico (sebbene non di classe in senso dialettico).

E volendo, anche in
3. la classificazione strutturale della massa antropica come sineddoche.


( Hara appunti  alle lezioni della Accademia della fuffa)

Hara2 ha scritto:
Loki ha scritto:Avevo proprio ieri sera una discussione aperta secondo cui tutte le emozioni non vengono ingenerate senza un presupposto logico e dunque razionalmente conoscibile. Il motivo per cui ci innamoriamo di "quella" persona, il motivo per cui troviamo quell'altra "odiosa" sono tutti elementi costituiti, per quanto emotivamente palesati, da componenti prettamente personalistico-valutative e dunque razionali.

Più che di hybris parlerei di una superfetazione del necessario "struggle for survival", del resto un organismo fa quanto le condizioni attuali (e quelle immaginate nel futuro) gli richiedono per sopravvivere; e nell'era della conoscenza e dell'infotainment non si può prescindere dallo spendere queste risorse, fosse anche non per acquisire un vantaggio di tipo competitivo sugli altri, come personalmente auspico.

Ma qui rischiamo veramente di finire OT, non so se continuare...

Loki ha scritto:Certamente, è così.

A. Conan Doyle si esprimeva così:

non c'è codice concepito dalla mente umana che mente umana non possa decifrare.

Si può fare una sorta di "reverse-engineering" sui pensieri e capire, anche negli ambiti più astratti, perché un soggetto prediliga certi immaginari piuttosto che altri.

Loki ha scritto:Ma è consequenziale che ogni cosa debba avere una causa...  wink.. Anche l'evoluzione stessa, che è un processo ricorsivo, seppur non teleologico, ne ha.

C'è un motivo per cui una persona risulta più sensibile, che so, ai colori tiepidi ed un altra ai colori freddi; o al dipingere animali piuttosto che i cieli, e così via...

In parte, ciò è dovuto alle esperienze acquisite.

Loki ha scritto:Forse se tu leggessi con la dovuta cura, noteresti che in quello che viene scritto c'è un senso che ha consentito ad Ermete e a me di prolungare il nostro pacifico scambio.

Comportiamoci da persone decenti e smettiamola con queste sciocchezze, per favore, che non portano da nessuna parte


E secondo te il quotato blablabla su tutto e su niente porta da qualche parte?  ahahahahahah 

Ma non ti prendere troppo sul serio che è ridicolo, signorina "lei non sa chi sono io" ahahahahahah

primaverino ha scritto:
Hara2 ha scritto:Occorre voi  facciate il tentativo di fuoriuscire dai confini di ricerca dell'ultimo decennio, la cosiddetta stolta  ecologia autopoietica, attraverso la messa  a fuoco della nozione teoretica fondamentale di coazione alla ecologia, implicando,  cioè, un ripensamento della distinzione tra i vari pian tradizionali,(tecnica e scienza,  ontologia, spiritualità e antropologia  ) attraverso l’elaborazione di un originale “principio di ecofufficità”, alternativo al frantumarsi  di quel vuoto lasciato  dalla cosiddetta "morte della Fuffa"
Al fine inoltre di dischiudere nuovi orizzonti alla doverosa considerazione critica  della Fuffa non si possono ignorare inoltre i contributi e le contaminazioni dovute, ad esempio, alla psicologia, alle neuroscienze, alla linguistica, alla psicolinguistica, alla glottologia, all’ermeneutica, alla fonologia, alla semiotica, alla sociolinguistica, e alla lessicografia. Stando alle moderne correnti di ecologia postculturale, che in realtà si differenzia dall'ecologia costruttivista in due punti:
1. la contestualizzazione dell'Immediato come partecipazione ecodeontica
2. l'identificazione dello Stoma vegetale con la cogenza del divenire antropologico (sebbene non di classe in senso dialettico).

E volendo, anche in
3. la classificazione strutturale della massa antropica come sineddoche.


( Hara appunti  alle lezioni della Accademia della fuffa)

E qui ti sbagli, gentile amico, poiché non consideri l'epistemica e l'eidetica del "reverse-engeneering" che sottostà al fulcro del nuovo scientismo che potenzialmente esprimesi tramite l'ermetismo iniziante e soffuso nel mentre del costrutto filosofico auto-superante di maniera.
Talché ti parrà chiaro che l'evolversi in senso compiuto dell'epistemilogia di riferimento, qualora ti escluda per mancata filogenesi, difficilmente appropinqua al "per dire" di siffatta guisa.
Consiglio una auto-documentazione del tutto propedeutica al poter interloquire con siffatti genii dato che i tuoi limiti (sarà il comprendonio carente?) ti impediscono di comprenderne l'intima essenza che solo agli "iniziati" è concessa.
Sei vecchio, caro mio... O ti modernizzi o rimani fuori dal main streaming di riferimento.
Non è cosa per pigri (ipse dixit... Che è tutto quel che conta)
Il mondo è cambiato e non è un paese per vecchi.

p.s.: Ogni generazione ritiene di essere più furba di quella precedente e più saggia di quella successiva (cit.)
Il problema nasce quando dei saccentelli che per ragioni anagrafiche sono successivi a tutti, ma non sono ancora precedenti a chicchessia e pur con le labbra che ancor olezzano di latte materno, montano in cattedra parlando molto e assai (condendo il proprio blatericcio di forbito inutile) ma senza dire alcunché.

 good post Non ho mai dato tanti verdi nello stesso thread  alle stesse due persone nella stessa giornata

Aggiungo solo era ora !!!!!!!!!!!!!!
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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da ermetesilente il Mar 19 Ago - 13:02

Hara2 ha scritto:Occorre voi  facciate il tentativo di fuoriuscire dai confini di ricerca dell'ultimo decennio, la cosiddetta stolta  ecologia autopoietica, attraverso la messa  a fuoco della nozione teoretica fondamentale di coazione alla ecologia, implicando,  cioè, un ripensamento della distinzione tra i vari pian tradizionali,(tecnica e scienza,  ontologia, spiritualità e antropologia  ) attraverso l’elaborazione di un originale “principio di ecofufficità”, alternativo al frantumarsi  di quel vuoto lasciato  dalla cosiddetta "morte della Fuffa"
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1. la contestualizzazione dell'Immediato come partecipazione ecodeontica
2. l'identificazione dello Stoma vegetale con la cogenza del divenire antropologico (sebbene non di classe in senso dialettico).

E volendo, anche in
3. la classificazione strutturale della massa antropica come sineddoche.


( Hara appunti  alle lezioni della Accademia della fuffa)

Ma se non avesse avuto alcun senso come avremmo potuto fare a comprenderci e anche a dissentire?

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Re: Ma che problema c'è se c'è l'inquinamento?

Messaggio Da Hara2 il Mar 19 Ago - 13:06

FUFFA: \"Siete circondati, arrendetevi e uscite con le mani in alto ha scritto:

Crescere le piante su terreni extraterrestri rappresenta un primo tentativo di sviluppare, e spostare, dei microorganismi nel spazio; un fenomeno denominato astroecologia, una nuova disciplina che punta, tra l’altro sembrerebbe con successo, ad estendere ad altri pianeti le nostre attività.

Il professor Michael Mautner dell’Università della Virginia, sta crescendo degli asparagi su un terreno ricavato da un meteorite, essendo fermamente convinto che i microbi e le piante possano svilupparsi in ambienti extraterrestri. Secondo Mautner gli asteroidi contengono tracce di fosfato, nitrato e acqua in grado di far crescere le piante anche su altri pianeti.

L’intento del professore è quello di dimostrare, attraverso l’astroecologia, che con le risorse presenti nello spazio la vita possa durare migliaia di miliardi di anni ed espandersi nella galassia. È il primo passo, fondamentale, per iniziare a concepire una forma di colonizzazione al di fuori dei confini terrestri, all’interno del sistema solare; portare la vita al di fuori della terra risolverebbe notevoli problemi, primo fra tutti quello relativo alla sovrappopolazione, seguito dalla necessità di nuove risorse.

La tecnologia non è poi così lontana dal realizzare una simile idea, soprattutto in luce della possibilità di far crescere esseri viventi su terreni non terrestri. Secondo Mautner, “le condizioni al di fuori del nostro pianeta sono presumibilmente anerobiche, e questo è il grosso problema, ma se riusciamo a trovare forme di vita che possono evolversi su materiali extraterresti (sotto condizioni terrestri), allora possiamo iniziare a parlare di qualche tipo di soluzione. Forse possiamo iniziare ad usare questi materiali in ambienti artificiali che contengono ossigeno”.

E a fare il raccolto ci mandiamo gli extracomunitari  mgreen

@Mandalay
Grazie dei fiori

@ermetesilente

Non so, forse a casaccio?  moon
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