Eccellenze italiane

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Messaggio Da Minsky il Mer 26 Nov - 14:29

ANSA ha scritto:Da Napoli 90% euro falsi nel mondo

Falsari campani davano lezioni di contraffazione nel mondo

26 novembre 2014 12:29

NAPOLI, 26 NOV - Il gruppo di falsari sgominato oggi dai carabinieri era noto in tutta Europa e faceva parte del cosiddetto "Napoli Group", sigla che include varie organizzazioni campane ed a cui, secondo gli inquirenti, è riconducibile il 90% degli euro falsi nel mondo. Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo.
I componenti della banda erano in contatto con esponenti della criminalità organizzata di vari Paesi europei, cui davano lezioni di contraffazione.

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Justine il Mer 26 Nov - 14:49

Credo comunque che il record per "italiani made in China", piú falsi del princisbecco, sia ancora più alto...

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[...] l'aeroporto c'è, no non c'è, pregasi indagare sulle differenze tra orari di percorrenza e orari sulle tabelle, la fermata si chiama aeroporto ma non è un aeroporto, differenze tra curare e guarire, cantanti lirici londinesi comunisti, 180% dei cinesi [...] (Jess)

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Rasputin il Mer 26 Nov - 17:52

Minsky ha scritto:
ANSA ha scritto:Da Napoli 90% euro falsi nel mondo

Falsari campani davano lezioni di contraffazione nel mondo

26 novembre 2014 12:29

NAPOLI, 26 NOV - Il gruppo di falsari sgominato oggi dai carabinieri era noto in tutta Europa e faceva parte del cosiddetto "Napoli Group", sigla che include varie organizzazioni campane ed a cui, secondo gli inquirenti, è riconducibile il 90% degli euro falsi nel mondo. Lo ha detto in conferenza stampa il procuratore di Napoli, Giovanni Colangelo.
I componenti della banda erano in contatto con esponenti della criminalità organizzata di vari Paesi europei, cui davano lezioni di contraffazione.

Geni, medaglia d'oro grazieeee

Ho letto proprio oggi, non ricordo dove, che un napoletano (Sarà dello stesso gruppo? Io lo spero) è riuscito, in un qualche Paese del Nordeuropa, a spacciare una banconota da 300 euro ahahahahahah

E nemmeno pare essere una bufala

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Qualunque somiglianza con la realtà è puramente casuale ed involontaria.
La pena di morte andrebbe applicata immediatamente e senza processo a chiunque, anche in tenera età, esprimesse il mero desiderio di diventare giudice o funzionario di qualsiasi categoria.

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Mer 26 Nov - 17:59

Rasputin ha scritto:

Geni, medaglia d'oro grazieeee

Sì, un buon risultato, senza dubbio.

Ma c'è ancora quel 10% della torta che è appannaggio altrui. Devono darsi da fare un po' di più. wink..

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Rasputin il Mer 26 Nov - 18:06

Minsky ha scritto:
Rasputin ha scritto:

Geni, medaglia d'oro grazieeee

Sì, un buon risultato, senza dubbio.

Ma c'è ancora quel 10% della torta che è appannaggio altrui. Devono darsi da fare un po' di più. wink..

Purtroppo pare che l'imperfetto usato nello stralcio che hai postato abbia una sua ragione:

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/campania/da-napoli-90-euro-falsi-nel-mondo_2081431201402a.shtml

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Napoli-sgominata-banda-di-falsari-in-germania-spacciata-una-banconota-da-300-euro-c4161035-7b1b-47fa-be34-b37e579f05b0.html

Sad

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Mer 26 Nov - 18:17

Rasputin ha scritto:

Purtroppo pare che l'imperfetto usato nello stralcio che hai postato abbia una sua ragione:

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/campania/da-napoli-90-euro-falsi-nel-mondo_2081431201402a.shtml

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Napoli-sgominata-banda-di-falsari-in-germania-spacciata-una-banconota-da-300-euro-c4161035-7b1b-47fa-be34-b37e579f05b0.html

Sad
Sì, ok, questa particolare organizzazione è stata individuata e (forse) smantellata, ma sicuramente sarà rimpiazzata al più presto. E quelli nuovi, carichi di entusiasmo e di energie fresche, sapranno superare i loro predecessori. ok


Ultima modifica di Minsky il Mer 26 Nov - 19:22, modificato 1 volta

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Rasputin il Mer 26 Nov - 18:31

Minsky ha scritto:
Rasputin ha scritto:

Purtroppo pare che l'imperfetto usato nello stralcio che hai postato abbia una sua ragione:

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/campania/da-napoli-90-euro-falsi-nel-mondo_2081431201402a.shtml

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Napoli-sgominata-banda-di-falsari-in-germania-spacciata-una-banconota-da-300-euro-c4161035-7b1b-47fa-be34-b37e579f05b0.html

Sad
Sì, ok, questa particolare organizzazione è stata individuata e (forse) smantellata, ma sicuramente sarà rimpiazzati al più presto. E quelli nuovi, carichi di entusiasmo e di energie fresche, sapranno superare i loro predecessori. ok

Speriamo...e possiamo solo sperare, peché se fanno le cose come vanno fatte non dovremmo mai venirne a sapere wink..

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Gio 4 Dic - 15:05

Il Fatto Quotidiano ha scritto:Transparency 2014: Italia prima in Europa per corruzione sorpassa Bulgaria e Grecia

Il rapporto annuale dell'organizzazione internazionale segna una condizione stabile per il nostro Paese, ma i diretti "concorrenti" migliorano. Il nostro paese tra Sudafrica e Kuwait. Colpa anche dei ritardi e delle timidezze nella lotta alle tangenti

di Elena Ciccarello | 3 dicembre 2014

L’Italia è prima per corruzione tra i paesi dell’Ue. Lo scrive nero su bianco l’ultima classifica della corruzione percepita, il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 paesi del mondo. L’indice 2014 colloca il nostro paese al 69esimo posto della classifica generale, come nel 2013, fanalino di coda dei paesi del G7 e ultimo tra i membri dell’Unione Europea. Rispetto al passato l’Italia ferma la sua rovinosa discesa verso il basso della classifica (i valori sono uguali al 2011 e 2013), ma resta maglia nera tra gli Stati occidentali. Anzi peggiora la sua situazione complessiva in Europa, dato che Bulgaria e Grecia la raggiungono al 69esimo posto, migliorando la loro posizione in classifica. Adesso dietro all’Italia, in Ue, non c’è più nessuno.

Nel panorama globale, in una scala da zero (gravemente corrotto) a 100 (assolutamente pulito), il nostro paese con i suoi 43 punti si colloca tra le nazioni al mondo che non raggiungono neppure la sufficienza in trasparenza. Nel CPI 2014 l’Italia è sorpassata dalle migliori performance di Sud Africa e Kuwait (in 67esima posizione) e seguita da Montenegro e dall’isola africana di Sao Tomé (in 76esima posizione). Nel G20 si colloca in una posizione inferiore a tutte le nazioni europee, sorpassata come è prevedibile da Usa e Canada, ma anche da Arabia Saudita e Turchia.

Come ogni anno la classifica mondiale stilata da Transparency è guidata da Danimarca e Nuova Zelanda, mentre al fondo si collocano Nord Corea e Somalia. La media delle 175 nazioni comunque continua a non raggiungere la sufficienza, dimostrando che la corruzione continua ad essere un problema capillarmente diffuso nel mondo: il 69% dei 175 paesi ha punteggi inferiori a 50.

Hanno performance mediamente migliori i paesi del G20, trainati in su nella classifica da quelli del G7. Tranne che per l’Italia, che invece contribuisce ad abbassare la media. Buona la situazione complessiva anche dei paesi dell’Unione Europea, il cui punteggio medio è di 64/100, anche grazie a nazioni come la Danimarca, la Finlandia e la Svezia che da sempre hanno i migliori posti in classifica (rispettivamente con 92, 89 e 87 punti). Solo il 18% delle nazioni europee non raggiunge la sufficienza. E tra queste, di nuovo, l’Italia.

Ma quale significato può avere la pessima performance dell’Italia? Difficile dirlo. Il CPI 2014 è calcolato utilizzando 12 differenti fonti di dati da ben 11 diverse istituzioni internazionali che registrano la percezione della corruzione nel settore pubblico negli ultimi due anni. Ma esistono alcuni dati di fatto: l’arresto della caduta dell’Italia in classifica coincide ai mesi in cui è stata varata la legge Severino sulla corruzione e a quelli più recenti in cui il Governo Renzi ha attribuito nuovi poteri all’Autorità anticorruzione, nominandone come presidente Raffaele Cantone. Fattori che potrebbero aver contribuito a non peggiorare ulteriormente la nostra situazione agli occhi degli organismi internazionali, ma che non sono bastati comunque a migliorarla.

Ogni eventuale segno positivo è ancora affossato dal rumore dei recenti scandali dell’Expo e del Mose, con la loro inevitabile eco internazionale. Ma anche, e soprattutto, dal ritardo con cui il nostro Paese sta rispondendo alle sollecitazioni europee in tema di autoriciclaggio, prescrizione, falso in bilancio, sensibilizzazione dell’opinione pubblica e whistleblowing. E più in generale dal senso di diffusa impunità per corrotti e corruttori che ancora circola il paese e su cui ha puntato il dito il Greco, il gruppo di Stati contro la corruzione, nel suo rapporto 2011.

Se la pagella di Transparency è legata solo alla percezione è pur vero che proprio tale percezione orienta gli investimenti nel nostro paese. È una sorta di termometro dell’opinone che imprenditori ed esperti hanno. E se questa è la situazione, per l’Italia è ancora febbre alta.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/03/transparency-2014-italia-prima-in-europa-per-corruzione-sorpassate-bulgaria-grecia/1246545/

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Ven 5 Dic - 20:12

Il Fatto Quotidiano ha scritto:Standard&Poor’s taglia rating Italia: ‘Forte aumento debito e crescita debole’

L'agenzia ritocca al ribasso il giudizio sul debito sovrano italiano, che ora è un gradino sopra il livello "spazzatura". Bene il Jobs Act ma "nel breve periodo non creerà occupazione". In mattinata il ministro Padoan aveva rivendicato: "E' sostenibile, se l'inflazione fosse in equilibrio scenderebbe"

di F. Q. | 5 dicembre 201

L’agenzia di rating Standard&Poor’s ha declassato l’Italia. Il rating della Penisola scende da BBB a BBB-, un gradino sopra il livello “junk”, cioè spazzatura. “Il forte aumento del debito, accompagnato da una crescita perennemente debole e bassa competitività, non è compatibile con un rating BBB secondo i nostri criteri”, spiegano gli analisti. La decisione riflette la revisione al rialzo della stima sul debito pubblico, che a fine 2017 è visto in salita a 2.256 miliardi di euro, 80 in più rispetto al livello attuale e, escludendo il contributo al Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), raggiungerà un picco del 133% del Pil nel 2016 per poi stabilizzarsi al 127%. Al tempo stesso l’agenzia ha limato la previsione sull’andamento del prodotto interno lordo e ritiene che l’inflazione continuerà a mantenersi troppo bassa.

L’outlook resta però stabile, perché S&P si aspetta che il governo Renzi attui le riforme necessarie a ridare competitività all’economia mantenendo livelli di spesa sufficienti a contrastare l’eccesso di debito. Una mano arriva anche da Mario Draghi: dopo le sue dichiarazioni di giovedì, gli analisti di S&P sono convinti che la Bce “lavorerà per riportare a livelli normali” l’inflazione italiana e quella dei Paesi europei che ne sono i principali partner commerciali.

Nella nota in cui abbassa il nostro rating, S&P spiega anche come si aspetti un’uscita dalla recessione dell’Italia nella prima parte del 2015. Ma la crescita del Pil sarà modesta, solo +0,2%, rispetto al +1,1% finora previsto. L’agenzia di rating ricorda come l’esecutivo di Roma si aspetti invece una crescita dello 0,7% nel 2015, per arrivare a un +1,9% nel 2017. Numeri viziati, secondo l’agenzia, da un eccessivo ottimismo sui consumi, che invece resteranno deboli, e dalla situazione del mercato del lavoro complessa, con la disoccupazione ai massimi storici. Smentite anche le stime del Tesoro sul rapporto deficit/Pil: nel periodo 2014-2017 secondo Standard&Poor’s si manterrà al 2,7%, ben più alto del 2,1 per cento previsto da via XX Settembre ma anche sopra il 2,5% prefigurato in precedenza dalla stessa S&P. Il ritocco è legato al calo della previsione del Pil medio tra 2014 e 2017, passato da +1% a +0,5 per cento, all’aumento delle spese primarie compresi gli interessi sul debito fino al 2015 e alla riduzione delle entrate fiscali.

S&P contesta anche i notoriamente insufficienti risultati della spending review, che negli auspici del governo avrebbe dovuto garantire entro il 2016 32 miliardi di euro di tagli, pari al 2% del Pil. L’agenzia non è convinta di queste cifre, perché “nel medio termine mancano i dettagli del piano” e il rischio che i risparmi restino sulla carta è reale, soprattutto a causa dell’inflazione bassa.

Giudizio parzialmente positivo sul Jobs Act, “che si propone di affrontare il dualismo del mercato del lavoro italiano”. Secondo S&P è “un segno della volontà del governo di perseguire politiche adeguate per un Paese membro di un’unione monetaria che comprende alcuni dei Paesi esportatori più competitivi”. Servirebbe però anche più contrattazione decentrata, perché oggi il meccanismo di fissazione dei salari ostacola il recupero della competitività. Una maggiore flessibilità del mercato del lavoro potrebbe, per S&P accelerare un adeguamento salariale. Ma l’agenzia segnala anche come la riforma nel breve periodo non creerà occupazione, e “di conseguenza, la già elevata disoccupazione potrebbe peggiorare fino a quando non ci sarà una ripresa economica sostenibile”. Nel medio termine, tuttavia, le misure potrebbero essere efficaci, se applicate anche al secondo livello di contrattazione. Continuano poi a pesare i soliti fattori che scoraggiano gli investitori stranieri a puntare sull’Italia: servizi non riformati, sistema giudiziario lento e costoso, alte spese legali e amministrative, elevati costi di licenziamento per i dipendenti a tempo indeterminato. Inoltre il costo all’ingrosso dell’energia rimane sostanzialmente superiore, anche a causa dei monopoli presenti nel settore.

Solo venerdì mattina il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in visita a Francoforte per incontri con imprenditori e un convegno organizzato dal quotidiano Die Welt, ha difeso la politica economica del governo dicendo tra l’altro che “il debito italiano è sostenibile” e lo si vede “dal surplus primario che solo Germania e Italia (salvo che nel 2009) hanno mantenuto positivo”. In linea con la campagna di “marketing” sui conti pubblici italiani lanciata su Twitter con l’hashtag #prideandprejudice, il titolare del Tesoro ha aggiunto che “il debito italiano non continua a salire e se sale non è colpa dell’Italia. Se ci fosse un’inflazione in equilibrio all’1,8%, una crescita reale dell’1% e una crescita nominale di circa il 3%, il debito pubblico sarebbe in un sentiero di discesa rapidissimo”. Peccato che oggi il livello di inflazione sia in calo e in novembre si sia fermato allo 0,2%. Ma per il governo basta vedere il bicchiere mezzo pieno. Non per niente fonti di Palazzo Chigi hanno fatto sapere di vedere nel declassamento un “lato positivo”, perché l’agenzia vede “elementi buoni nelle riforme strutturali”, anche se “non tali da compensare l’aumento del debito e risvegliare l’economia nel breve”. Secondo le stesse fonti, “non si tratta di una bocciatura del Jobs act, anzi S&P dice che le riforme vanno bene ma bisogna andare più veloce”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/05/standardpoors-taglia-rating-italia-forte-aumento-debito-crescita-debole/1253100/
«Un gradino sopra il livello "spazzatura"»? Avrei detto sotto. Comunque sono tutte cazzate. La crescita è finita perché sono in esaurimento le risorse mondiali, c'è troppa gente, troppa produzione a bassissimo costo ed è impossibile che tutti trovino un'occupazione. L'unico modo sarebbe quello di ridurre drasticamente l'orario di lavoro, così tutti potrebbero lavorare, e tutti avrebbero più tempo libero.

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Rasputin il Ven 5 Dic - 20:20

Minsky ha scritto:
«Un gradino sopra il livello "spazzatura"»? Avrei detto sotto. Comunque sono tutte cazzate. La crescita è finita perché sono in esaurimento le risorse mondiali, c'è troppa gente, troppa produzione a bassissimo costo ed è impossibile che tutti trovino un'occupazione. L'unico modo sarebbe quello di ridurre drasticamente l'orario di lavoro, così tutti potrebbero lavorare, e tutti avrebbero più tempo libero.

quoto..

È un pezzo che lo ripeto...settimana lavorativa tra 20 e 30 ore, ed età pensionabile a 55. Poi vedi come sparisce la disoccupazione. Ma la povertà per alcuni è fondamentale.

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da primaverino il Sab 6 Dic - 12:23

Rasputin ha scritto:
Minsky ha scritto:
«Un gradino sopra il livello "spazzatura"»? Avrei detto sotto. Comunque sono tutte cazzate. La crescita è finita perché sono in esaurimento le risorse mondiali, c'è troppa gente, troppa produzione a bassissimo costo ed è impossibile che tutti trovino un'occupazione. L'unico modo sarebbe quello di ridurre drasticamente l'orario di lavoro, così tutti potrebbero lavorare, e tutti avrebbero più tempo libero.

quoto..

È un pezzo che lo ripeto...settimana lavorativa tra 20 e 30 ore, ed età pensionabile a 55. Poi vedi come sparisce la disoccupazione. Ma la povertà per alcuni è fondamentale.

Non ho capito la correlazione tra l'esaurimento delle risorse mondiali (quali?) e lo sfacelo italiota (peraltro piuttosto singolare tra le c.d. Grandi Economie).
Relativamente alla riduzione dell'orario di lavoro (presumo all'attuale livello retributivo, ovvero 20 ore pagate 40) il concetto mi pare interessante, ma non comprendo come possa essere fattivamente applicato.
Idem per un abbassamento dell'età pensionabile.
Volete magari dettagliare?

primaverino
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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Sab 6 Dic - 15:40


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Messaggio Da Rasputin il Dom 7 Dic - 10:59

primaverino ha scritto:
Non ho capito la correlazione tra l'esaurimento delle risorse mondiali (quali?) e lo sfacelo italiota (peraltro piuttosto singolare tra le c.d. Grandi Economie).
Relativamente alla riduzione dell'orario di lavoro (presumo all'attuale livello retributivo, ovvero 20 ore pagate 40) il concetto mi pare interessante, ma non comprendo come possa essere fattivamente applicato.
Idem per un abbassamento dell'età pensionabile.
Volete magari dettagliare?

Secondo me il problema (Uno dei) di voi moon italiani è che vi limitate a considerare la situazione nel vostro paese, mentre io la vedo - seppure a diversi livelli - dal punto di vista globale, almeno per quello che (Ancora) non è terzo mondo.

Il concetto della riduzione dell'orario di lavoro - esattamente come lo hai capito tu - è ovviamente, allo stato attuale delle cose, utopico, ma non per un problema sociale/politico bensí - a mio modesto parere - per via dell'enormemente iniqua distribuzione delle ricchezze; risolto quello, anche un abbassamento dell'età pensionabile non sarebbe più un problema.

Quantomeno di dovrebbe cominciare a fare delle distinzioni: nemmeno qui ci sono, l'età pensionabile è di 67 anni per tutti, tanto muratori che mezzemaniche.

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Messaggio Da Minsky il Dom 7 Dic - 14:11


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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Dom 7 Dic - 14:33

Il Sole 24 ore ha scritto:La disfatta del ceto medio nell'Italia dell'incertezza

di Valerio Castronuovo 6 dicembre 2014

Quella del ceto medio che ancora ieri ha fotografato il Censis è una retromarcia da lunga data, e rischia di diventare ormai una vera e propria rotta. Già da tre lustri erano infatti evidenti i sintomi di una sua regressione dalle posizioni man mano acquisite fra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta, durante i quali si erano anche infoltite le sue file.

Al punto che si parlava allora di “cetomedializzazione” della società italiana: sia per la comparsa (accanto alle tradizionali categorie degli impiegati, degli esercenti, degli insegnanti e dei liberi professionisti) di un robusto stuolo di piccoli e piccolissimi imprenditori, provenienti in gran parte dai ceti popolari e da diverse zone di provincia; sia per la consistenza economica di quanti figuravano a vario titolo nella galassia della “middle class” (perché giunti a possedere, in maggioranza, la casa d'abitazione, quando non una seconda casa, a tenere nel cassetto qualche pacco di buoni del tesoro, e a mandare i figli all'Università).
Oggi il rischio - come ha sottolineato il Censis - è quello di una vera e propria corrosione di quella classe sociale un tempo sinonimo di modernizzazione, conseguenza anche di un ampliamento delle diseguaglianze e delle differenze tra le stesse città del Nord e del Sud. Tanto che si può temere, anche per l'Italia, ciò che appariva impossibile: il rischio di una deriva simile a quella delle banlieu francesi o dei quartieri degradati della cosiddetta “inner London”.
Sono derive pericolose per la tenuta sociale (e non solo) del Paese.
Non a caso, negli ultimi anni della Prima Repubblica, anche il partito comunista, e non solo la Democrazia cristiana, prese a trattare con un occhio di riguardo questo universo magmatico e flessibile di cui aveva vaticinato, in precedenza, la proletarizzazione.
Questo processo di mobilità sociale verso l'alto, dopo essersi rallentato lungo i tornanti della stagflazione, si bloccò a metà degli anni 90 quando, in vista dell'ingresso dell'Italia nell'Unione economica e monetaria europea, vennero al pettine, con le relative ipoteche sul futuro, certi cronici punti deboli strutturali del nostro sistema-paese.
Punti deboli che andavano da un crescente disavanzo dei conti pubblici a un massiccio indebitamento; dalla perpetuazione di varie rendite di posizione (a scapito di un maggior grado di competitività del settore produttivo) alle vischiosità di un apparato burocratico ipertrofico; da una congerie di norme farraginose alla persistenza di larghe sacche di evasione e di elusione fiscale.
Non è, beninteso, che alcuni strati del ceto medio non avessero tratto vantaggio, in un modo o nell'altro, dal “sommerso” o che non avessero esercitato una buona dose di pressioni su vari governi in carica, per lo più deboli e quindi in cerca perenne di consensi clientelari, per ottenere riscontro a richieste di provvedimenti di tipo corporativo o assistenziale. Per di più, il grosso della piccola-media borghesia aveva continuato a sottovalutare le sfide cruciali imposte nel frattempo dalla globalizzazione economica e dai mutamenti negli equilibri politici in corso in un mondo multipolare. Perciò, allorché la tempesta finanziaria propagatasi dal 2008 da Wall Street investì anche l'Italia, era inevitabile che lo shock fosse tanto più dirompente. Di qui la brusca inversione di tendenza verso il basso che la vasta platea del nostro ceto medio ha subìto da allora in poi.

Oggi la sua marcia a ritroso e il nuovo rischio della convenienza al sommerso, alle nuove forme di protezione, alla scelta di nascondersi - di cui parla sempre il Censis - è divenuta talmente estesa e marcata, rispetto a quella di analoghe componenti sociali dei paesi europei più avanzati, che viene da chiedersi se non siamo ormai in presenza di una vera e propria eclissi della nostra “middle class”.
Negli ultimi tempi si sono susseguiti, nel suo ambito, un calo vistoso dei risparmi delle famiglie e una forte contrazione dei redditi, un crescente carico fiscale sui proventi anche di modesta entità (destinato, oltretutto, ad aggravarsi con la rivalutazione dei valori catastali degli alloggi in proprietà), un assottigliamento delle opportunità di lavoro per le leve più giovani con un evidente spreco di capitale umano; mentre si è moltiplicato incessantemente il numero di aziende e negozi costretti a chiudere per mancanza di lavoro, eccessivi costi di gestione o troppe tasse.
Di fatto, a causa del corto circuito che sta profilandosi fra una crisi persistente del lavoro dipendente e quella del lavoro autonomo, c'è più di un motivo per preoccuparsi seriamente dei pericoli che sovrastano la stessa stabilità delle istituzioni e il normale funzionamento di una democrazia rappresentativa. Ha ragione il Censis quando parla di un Paese spaventato e contratto che rischia di perdere per sempre il valore aggiunto competitivo della coesione sociale, finora un vero italiano.
Dal secondo dopoguerra il ceto medio ha costituito infatti, pur con le sue diverse opzioni, il cardine del nostro sistema politico e della tenuta sociale. Ma adesso è divenuta sempre più intensa l'ondata di sfiducia, fra sussulti di antipolitica tout court e un irruente populismo, che lo sta pervadendo e sfilacciando.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-12-06/la-disfatta-ceto-medio-italia-incertezza-100922.shtml

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da primaverino il Dom 7 Dic - 16:18

Rasputin ha scritto:

Secondo me il problema (Uno dei) di voi moon  italiani è che vi limitate a considerare la situazione nel vostro paese, mentre io la vedo - seppure a diversi livelli - dal punto di vista globale, almeno per quello che (Ancora) non è terzo mondo.

Non ho capito, chiedo venia...

primaverino
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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da primaverino il Dom 7 Dic - 16:20

Rasputin ha scritto:

Il concetto della riduzione dell'orario di lavoro - esattamente come lo hai capito tu - è ovviamente, allo stato attuale delle cose, utopico, ma non per un problema sociale/politico bensí - a mio modesto parere - per via dell'enormemente iniqua distribuzione delle ricchezze; risolto quello, anche un abbassamento dell'età pensionabile non sarebbe più un problema.

No, scusa, allo stato attuale è semplicemente demenziale.
Semmai è lo stato ipotetico che stai teorizzando che andrebbe (perdonami l'insistenza) un po' meglio articolato, a mio avviso.

primaverino
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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da primaverino il Dom 7 Dic - 16:22

Rasputin ha scritto:

Quantomeno di dovrebbe cominciare a fare delle distinzioni: nemmeno qui ci sono, l'età pensionabile è di 67 anni per tutti, tanto muratori che mezzemaniche.

Per la verità in Italia le distinzioni c'erano da mo'...
Le baby pensioni e gli operai in pensione a 51 anni erano proprio una tipicità italiota.

primaverino
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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Rasputin il Dom 7 Dic - 17:05

primaverino ha scritto:
Rasputin ha scritto:

Secondo me il problema (Uno dei) di voi moon  italiani è che vi limitate a considerare la situazione nel vostro paese, mentre io la vedo - seppure a diversi livelli - dal punto di vista globale, almeno per quello che (Ancora) non è terzo mondo.

Non ho capito, chiedo venia...

Beh mai sentito parlare di globalizzazione? Ecco secondo me quello è l'eufemismo dietro il quale sta la centralizzazione dei capitali, di più ai ricchi e meno ai poveri (Vedi post di Minsky sulla progressiva scomparsa del ceto medio).

primaverino ha scritto:
Rasputin ha scritto:

Il concetto della riduzione dell'orario di lavoro - esattamente come lo hai capito tu - è ovviamente, allo stato attuale delle cose, utopico, ma non per un problema sociale/politico bensí - a mio modesto parere - per via dell'enormemente iniqua distribuzione delle ricchezze; risolto quello, anche un abbassamento dell'età pensionabile non sarebbe più un problema.

No, scusa, allo stato attuale è semplicemente demenziale.
Semmai è lo stato ipotetico che stai teorizzando che andrebbe (perdonami l'insistenza) un po' meglio articolato, a mio avviso.

Ti continui a riferire alla cialtronia secondo me...invece il problema, ad esempio, della disoccupazione, è un problema abbastanza generalizzato nei paesi industrializzati.

Sia mandare a casa a 55 anni la gente sia ridurre la settimena lavorativa produrrebbe un sacco di posti di lavoro. Ma prova a dirlo alle grosse multinazionali.

primaverino ha scritto:
Rasputin ha scritto:

Quantomeno di dovrebbe cominciare a fare delle distinzioni: nemmeno qui ci sono, l'età pensionabile è di 67 anni per tutti, tanto muratori che mezzemaniche.

Per la verità in Italia le distinzioni c'erano da mo'...
Le baby pensioni e gli operai in pensione a 51 anni erano proprio una tipicità italiota.

Non so cosa siano le baby pensioni, immagino che siano state una cosa simile a quella che ancora (Ma si sta estinguendo) c'è qua, ossia la possibilità di andare in pensione in anticipo con un 60-80 % della pensione stessa e la possibilità di lavorare ancora entro limiti stabiliti per legge, per arrotondare ma senza arrecare troppo danno al mercato del lavoro.

Invece non vedo cosa si possa avere in contrario a differenziare le età pensionabili a seconda del tipo di lavoro + o - usurante.
Scusa ma io un sessantenne medio non ce lo vedo a spalare malta e spingere carriole; vedo benissimo, invece, un settantenne - premesso che ne sia in grado - a timbrare scartoffie e battere tasti.

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da holubice il Lun 8 Dic - 18:24

Minsky ha scritto:«Un gradino sopra il livello "spazzatura"»? Avrei detto sotto. Comunque sono tutte cazzate. La crescita è finita perché sono in esaurimento le risorse mondiali, c'è troppa gente, troppa produzione a bassissimo costo ed è impossibile che tutti trovino un'occupazione. L'unico modo sarebbe quello di ridurre drasticamente l'orario di lavoro, così tutti potrebbero lavorare, e tutti avrebbero più tempo libero.



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... detta anche Bacarozzo. L'unico modo è provare ad incominciare a farlo saltato in padella sabato prossimo ...

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Lun 8 Dic - 20:56

holubice ha scritto:...

... detta anche Bacarozzo. L'unico modo è provare ad incominciare a farlo saltato in padella sabato prossimo ...
Sì? Provali tu, poi mi passi la ricetta.

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Mer 10 Dic - 10:01


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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Ven 12 Dic - 20:07

Il Sole 24 ore ha scritto:Standard & Poor’s conferma la tripla A della Gran Bretagna

12 dicembre 2014

S&P ha confermato il rating di tripla A sul debito a lungo termine della Gran Bretagna e il rating di A-1+ sul debito a breve. L'outlook è stabile. L'agenzia americana ha anche confermato il rating di tripla A della Banca di Inghilterra e quello della Network Rail Infrastructure Finance Plc. S&P ha motivato la sua decisione con l'alta flessibilità del mercato del lavoro inglese e la natura altamente diversificata e ricca dell'economia britannica.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-12/standard-poor-s-conferma-tripla-della-gran-bretagna-184939.shtml
A differenza di "noi" italiani (ma nessuno in realtà ce l'ha chiesto e ha fatto tutto il Mortadella), gli inglesi non ne hanno voluto sapere di entrare nell'euro. Coincidenza?

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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Ven 12 Dic - 21:11


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Re: Eccellenze italiane

Messaggio Da Minsky il Ven 12 Dic - 22:44

Il Sole 24 ore ha scritto:Il New York Times e Mafia Capitale: «In Italia non c’è angolo immune dalla penetrazione della criminalità»

12 dicembre 2014

Un lungo articolo sul New York Times ricostruisce l’inchiesta su intreccio politica, affari, criminalità che scuote Roma. «L'inchiesta [Mafia Capitale] evidenzia che virtualmente non c'è un angolo d'Italia immune dalla penetrazione della criminalità». Il quotidiano di New York ricorda che «persino in un Paese in cui la corruzione è data per scontata nella vita quotidiana le rivelazioni hanno scioccato i cittadini».
La vicenda - continua il NYT - «solleva una serie di domande sull'abilità dell'Italia di fare riforme e di soddisfare le richieste di responsabilità di bilancio avanzate dai suoi partner dell'eurozona». La giornalista del NYT ricostruisce tutti i punti dell'inchiesta: dall'uso dell'emergenza immigrati per fare soldi, all'infiltrazione all'interno del comune.
La corruzione così capillare di funzionari pubblici è un esempio - si legge nella prima pagina dell’edizione internazionale del quotidiano - di come il debito pubblico italiano sia fra i più alti in Europa.

Il New York Times ricorda anche come la criminalità organizzata «pur essendo generalmente associata alle regioni del sud dell'Italia, abbia da anni migrato al Nord (follow the money, direbbero gli americani), come diverse inchieste hanno mostrato». «La parte incredibile di questa storia è che hanno trasformato una emergenza nazionale in un business», scrive il New York Times citando Claudio Gatti, giornalista de Il Sole 24 Ore. «È il sistema che sorregge questo Paese, il clientelismo», conclude Gatti.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-12/il-new-york-times-e-mafia-capitale-in-italia-non-c-e-angolo-immune-corruzione--172307.shtml
Aggiusta tutto lui.
Il Presidente del Coniglio.

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