Passi filosofici da leggere e meditare

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Messaggio Da Justine il Dom 30 Ott - 6:10

Proverò a occuparmi di questo thread con continuità (incrocerei le dita, se non sapessi che è perfettamente inutile), postando alcune riflessioni tratte da quelli che più o meno unanimemente vengono considerati intellettuali di buona caratura, quando non eccelsa.

Giacomo Leopardi sulla perfezione matematica

“ E dovunque ha luogo la perfezione matematica, ha luogo una vera imperfezione (quando anche questa rimedii ad altri più gravi inconvenienti e corruzioni), cioè discordanza dalla natura, e dall’ordine primitivo delle cose, il quale era combinato in altro modo, e fuor del quale non v’è perfezione, benché questa non sia mai assoluta, ma relativa. La stretta precisione entra nella ragione e deriva da lei, non entrava nel piano della natura, e non si trovava nell’effetto.”

GIACOMO LEOPARDI (1798 – 1837), “Zibaldone di pensieri"

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Re: Passi filosofici da leggere e meditare

Messaggio Da Justine il Dom 30 Ott - 6:16

George Bertram: arte come rappresentazione o espressione?

“ L’arte ha per noi il valore di una forma specifica di conoscenza, che può essere contraddistinta
dal fatto che nel dialogo con le opere d’arte prendiamo coscienza del mondo e di noi stessi. Non vengono però in tal modo accomunati, in maniera infondata, due possibili orientamenti della presa di coscienza estetica? Se nell’arte ne va del mondo o ci occupiamo invece di noi stessi fa certo una bella differenza. È necessario precisare in che senso dev’essere intesa la presa di coscienza estetica: se essa abbia a che fare primariamente con il mondo o con il sé. Le opere d’arte rispondono anzitutto al modo in cui è strutturato il mondo intorno a noi? oppure ci interpellano in primo luogo circa le specifiche cognizioni che abbiamo di noi stessi? Potrebbe darsi naturalmente ancora una terza possibilità: che nell’arte il mondo e il sé siano interdipendenti.
Nel dibattito concernente la questione se l’arte sia rappresentazione o espressione, uno dei dibattiti paradigmatici intorno all’arte, vengono a confronto le due diverse direzioni che possono essere prese dal realizzarsi della presa di coscienza estetica. La diatriba sulla spiegazione dell’arte come rappresentazione o espressione verte sul modo in cui l’arte funziona come processo di presa di coscienza, e cioè se essa sia anzitutto orientata alla nostra realtà esteriore o alla nostra realtà interiore. Chi concepisce l’arte come rappresentazione ne associa le prestazioni cognitive al mondo esterno. Se invece l’arte è concepita come espressione, la presa di coscienza estetica è connessa con il mondo cognitivo interiore di coloro che fanno esperienze estetiche.
Sulla base del dibattito sull’arte come rappresentazione o espressione, alla fine dei conti è più opportuno tirare in ballo un’altra distinzione, quella tra segno ed esperienza, che rende meglio comprensibile in che misura l’arte possa riferirsi al mondo o al sé. Quindi le opere d’arte devono essere comprese come segni – come segni che dànno da comprendere determinati contenuti -, oppure ci rappresentano in un modo particolare le forme della nostra esperienza."

G. W. BERTRAM, "Arte. Un'introduzione filosofica"

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Re: Passi filosofici da leggere e meditare

Messaggio Da Justine il Dom 30 Ott - 9:35

Plotino: L’essere particolare e l’irraggiungibile perfezione della virtù

"Nel mondo intelligibile, ogni essere è tutti gli esseri, quaggiù ogni cosa non è tutte le cose. Anche l’uomo singolo in quanto è una parte del mondo non è tutto. Ma se in alcune parti c’è un essere che non sia una parte, anche quelle parti sono delle totalità. Non si deve richiedere all’essere particolare in quanto tale di raggiungere in perfezione la vetta della virtù; altrimenti non sarebbe una parte.”

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Re: Passi filosofici da leggere e meditare

Messaggio Da Justine il Dom 30 Ott - 18:10

Jacques Lacan

- Immagini e stato di anarchia caratteristico dell’umano -

"Ricordiamo che le immagini si presentano nell’economia umana in uno stato di sconnessione, con un’apparente libertà reciproca la quale permette tutte le coalescenze, gli scambi, le condensazioni, gli spostamenti, i movimenti da giocoliere che troviamo al principio di tante manifestazioni che fanno la ricchezza e l’eterogeneità del mondo umano rispetto al reale biologico. Nella prospettiva analitica iscriviamo molto spesso questa libertà delle immagini in un sistema di riferimento che ci conduce a considerarla come condizionata da una certa lesione primaria dell’interrelazione dell’uomo con ciò che lo circonda, lesione che abbiamo tentato di individuare nella prematurazione della nascita, che fa sì che è attraverso l’immagine dell’altro che l’uomo trova l’unificazione dei suoi movimenti, anche di quelli piú elementari. Che la faccenda prenda avvio da qui o da altro, quello che è certo è che le immagini, nel loro stato di anarchia caratteristico dell’ordine umano, della specie umana, sono agite, prese e utilizzate dalla manipolazione significante."

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Re: Passi filosofici da leggere e meditare

Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 5:32

John Stuart Mill

La consuetudine si erge a ostacolo del progresso umano

"Ovunque il dispotismo della consuetudine si erge a ostacolo del progresso umano, ed è in costante antagonismo con quella disposizione a tendere verso qualcosa che sia migliore dell’abitudine, chiamata a seconda delle circostanze, mente di libertà o di progresso o di innovazione. La libertà è l’unico fattore infallibile e permanente di progresso, poiché fa sí che i potenziali centri indipendenti di irradiamento del progresso siano tanti quanti gli individui. Tuttavia, il principio progressivo, sia sotto forma di amore per la libertà sia di amore del nuovo, è antagonistico alla consuetudine, poiché implica inevitabilmente l’emancipazione dal suo giogo; e il conflitto tra i due è il motivo conduttore della storia umana.”

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Re: Passi filosofici da leggere e meditare

Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 8:51

Nietzsche

Al di là del bene e del male


Occorre dare a se stessi le prove che si è destinati all’ indipendenza e al comando: e ciò a tempo opportuno. Non bisogna sfuggire a queste prove, sebbene esse siano forse il gioco più pericoloso che si possa giocare, e siano infine soltanto prove che vengono fornite dinanzi a no stessi,quali testimoni, e a nessun altro giudice. Non si deve restare attaccati a una persona: fosse anche la più amata - ogni persona è un carcere e anche un cantuccio. Non si deve restar attaccati a una patria: anche se fosse la più sofferente e la più bisognosa di aiuto - è già meno difficile distaccare il proprio cuore da una patria vittoriosa. Non si deve restar attaccati a un senso di compassione: anche se fosse rivolta a uomini superiori, nel cui eventuale martirio e abbandono sia stato il caso a farci gettare uno sguardo. Non si deve restar attaccati a una scienza: dovesse pur allettare qualcuno con le più preziose scoperte, riservate, in apparenza, proprio a noi. Non si deve restar attaccati alla propria liberazione, a quella voluttuosa lontananza ed estraneità dell'uccello, che vola sempre più in alto per vedere sempre più disotto di sé – il pericolo di chi vola. Non si deve restar attaccati alle nostre proprie virtù e sacrificare noi stessi come totalità a una qualche singola parte, per esempio, al nostro spirito di ospitalità: la qual cosa rappresenta il pericolo dei pericoli nelle anime ricche e di alto lignaggio, che trattano se stesse con prodigalità, quasi con indifferenza e spingono così avanti la virtù della liberalità da farla diventare un vizio. Occorre saper conservarsi: è la più forte prova d’ indipendenza.

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 8:54

Husserl

La conoscenza non è un sacco vuoto


[...]In tutte le sue figure fondamentali, solo in essa questa essenza è data ed è possibile guardarla con evidenza. Questo ‘guardare evidente‘ è anzi esso stesso la ‘conoscenza nel senso più pregnante’; e l’oggettualità non è una cosa che s e ne sta dentro la conoscenza come in un sacco, quasi che la conoscenza sia una vuota forma ovunque uguale, un sacco vuoto sempre identico, in cui si caccia una volta questo, una volta quello. Invece noi vediamo nella datità ‘ che l’oggetto si costituisce nella conoscenza ‘, che tante sono le figure fondamentali dell’oggettualità che occorre distinguere, tante le figure fondamentali degli atti di conoscenza e dei gruppi, dei contesti di atti di conoscenza donatori. E gli atti di conoscenza e, in una concezione più larga, gli atti di pensiero in generale, non sono individualità sconnesse, che sconnesse vengano e vadano nel flusso della coscienza.


Ultima modifica di Justine il Lun 31 Ott - 8:56, modificato 1 volta

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 8:56

Alan Turing

La logica formale


"Quando si lavora con una logica formale, l’idea dell’inventiva prende una forma più definita. In generale una logica formale sarà organizzata in modo da ammettere una considerevole varietà di passi possibili a ogni stadio di una dimostrazione. L’inventiva allora servirà a determinare quali passi siano più vantaggiosi rispetto all’obiettivo di dimostrare una particolare proposizione. Prima di Gödel si pensava da parte di alcuni che sarebbe stato probabilmente possibile perfezionare tale programma al punto che tutti i giudizi intuitivi della matematica sarebbero potuti essere sostituiti da un numero finito di regole. La necessità del ricorso all’intuizione sarebbe stata allora completamente eliminata.”

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 8:59

Max Stirner

Anarchia e stato


Che lo Stato mi ritenga responsabile dei miei princìpi, e me ne imponga più di uno, mi costringe a domandare che cosa gliene importi allo Stato dei miei princìpi. Allo stato gliene importa assai perché esso è il principio ‘dominante ‘. Si ritiene che nelle questioni di divorzio e, più in generale, in tutte quelle che hanno attinenza al matrimonio, si abbia uno scontro tra diritto della Chiesa e diritto dello Stato. Si tratta invece di quest’altra questione: se la religione, sia pur essa fede o morale, debba imperare sull’uomo. Lo Stato si comporta da dominatore come la Chiesa. E la morale è per esso ciò che per la Chiesa è la fede. “

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 9:01

M. Foucault

La necessità della follia


Non è importante sapere quando si sia insinuata nell’orgoglio di Nietzsche e nell’umiltà di Van Gogh la prima voce della follia. Non c’è follia se non come istante supremo dell’opera, e quest’ultima la respinge indefinitamente
nei suoi confini; ‘ dove c’è opera non c’è follia ‘; e tuttavia la follia è contemporanea dell’opera, poiché inaugura il tempo della verità. L’istante in cui nascono e si compiono insieme l’opera e la follia è l’inizio del tempo in cui il mondo si trova citato in giudizio da quest’opera e responsabile di ciò che è davanti a essa.
Astuzia e nuovo trionfo della follia: questo mondo che crede di misurarla e di giustificarla con la psicologia deve giustificarsi davanti a essa, poiché, nel suo sforzo e nei suoi conflitti, si misura alla smisuratezza di opere come quella di Nietzsche, di Van Gogh, di Artaud. E niente in esso, e meno che mai ciò che può conoscere della follia, lo rende sicuro che queste opere di follia lo giustifichino.

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 9:04

Teofrasto

La scortesia


La scortesia è una ruvidezza di modi nel discorrere e lo scortese è uno che, a chi gli chiede: « Dov'è il tale?», risponde: «Non mi seccare»; e che, salutato, non rende il saluto. E se vende, non dice ai compratori a quanto è disposto a cedere la sua merce, ma chiede loro « Quanto ci guadagno?». E a quelli che per dimostrargli stima gli mandano regali per le feste, dice che non ci saranno doni in contraccambio. E non accetta scuse da chi, senza volerlo, lo spinge giù dal marciapiede o gli dà un urto o da chi gli pesta un piede. E se un amico lo invita a contribuire ad una colletta, prima dice che non intende dar niente, e poi viene con il denaro in mano dicendo: « Anche questi sono quattrini buttati via ». E se inciampa per la strada, è capace di imprecare contro il sasso. E non tollererebbe di aspettare a lungo nessuno. E non acconsentirebbe mai né a cantare né a declamare un pezzo di tragedia né a danzare. Ed è perfino capace di non pregare gli dèi.

E fa bene

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 9:26

J. Huizinga

L'importanza del gioco

All’origine di ogni competizione c’è il gioco, che è una convenzione: quella cioè di compiere entro un limite di tempo e spazio, secondo date regole, in una data forma, qualche cosa che sciolga una tensione e che esorbiti dal corso normale della vita. Che cosa si debba compiere e che cosa si ottenga con ciò è una questione che si collega solo in secondo luogo alla funzione del gioco. Una straordinaria omogeneità distingue in tutte le civiltà le costumanze competitive e il significato ascrittovi. Quell’uniformità quasi perfetta dimostra da sola come tutta l’attività ludica sia ancorata profondamente nella mente e nel vivere sociale degli esseri umani.

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 9:42

Pietro Chiodi

L'esistenzialismo

 Il problema dell’esistenza è in primo luogo il problema della possibilità dell’esistenza;
ma allora il problema della possibilità dell’esistenza diviene il problema della possibilità della possibilità. L’orizzonte categoriale del problema dell’esistenza è il problema della possibilità della possibilità. Una filosofia non mistificatrice è prima di tutto una filosofia che fa i conti con le condizioni della propria possibilità, restando fedele fino in fondo a queste condizioni. Solo così la possibilità esce dalla mistificazione, in cui essa appare come una situazione iniziale provvisoria ed eliminabile. Solo un’indagine che fondi la possibilità della possibilità è in grado di mantenere la filosofia nel rispetto delle condizioni della propria possibilità quale è richiesto dall’istanza antimistificatrice.

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 9:45

Martin Heidegger

Cos'è interessante?

Inter- esse significa: essere tra e per entro le cose, stare in mezzo a una cosa e perseverarvi. Invece, per l’interesse odierno ciò che conta è solo l’interessante.
Tale è ciò che ci permette, un momento dopo, di essere già indifferenti e di pensare a qualcos’altro, che ci importa altrettanto poco del precedente. Si pensa spesso, oggi, di conferire un pregio particolare a qualcosa quando lo si trova interessante. In realtà con questo giudizio si è già abbassata la cosa interessante al livello di qualcosa di indifferente e ben presto noioso.

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Re: Passi filosofici da leggere e meditare

Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 10:00

Un killer tra i filosofi

Sola nel suo appartamento, Jake si preparò uan tazza di caffè e si accoccolo sulla sua poltrona prediletta per leggere. Di regola, sceglieva un giallo, ma dalla settimana precedente stava dedicandosi alle ‘Osservazioni filosofiche ‘ di Ludwig Wittgenstein, in cui il grande filosofo aveva inteso correggere gli errori della sua prima opera, il ‘ Tractatus ‘.
Nel libro, Wittgenstein sviscerava i concetti di significato, di comprensione, di postulato, di logica de degli stati di coscienza. Era una lettura più ardua, che la costringeva a prendere appunti per mantenere la concentrazione;
però, trovava che nel testo vi fossero molti spunti per un investigatore che non nel ‘Tractatus ‘. Aveva una mezza idea di far stampare alcune note per trasformarle in slogan da appendere nel proprio ufficio a New Scotland Yard.
‘ Il significato è fisiognomico ‘. Sì, le piaceva. Si riferiva al come una parola abbia un significato; ma pareva tuttavia riferirsi anche a qualcosa di medico-legale. Jake apprezzava altresì l’implicito monito rivolto a coloro che investigassero su un caso solo su basi puramente circostanziali. Monito che era contenuto nel pensiero secondo cui ‘ la più esplicita evidenza d’intenzione è di per sé insufficiente evidenza d’intenzione’. E di certo v’era un messaggio, per qualsiasi detective, nella risposta alla domanda: ‘ Qual è lo scopo della filosofia? Insegnare alla mosca a uscire dalla bottiglia che la intrappola ‘. Quante volte si era sentita esattamente come quella mosca?
Il professor Jameson Lang aveva detto il vero: c’erano molte cose in comune tra l’investigatore e il filosofo. Più di quanto lei si fosse immaginata.
Questo crescente interesse per la filosofia, quale suo più importante corollario, l’insorgere di un senso di fascino verso l’uomo il quale – almeno indirettamente – lo ispirava: il pluriomicida del Lombroso [L.O.M.B.R.O.S.O. (Localisation of Modullar Brain Resonations Obliging Social Orthopraxy)]. Jake sapeva che non era insolito per i pluriassassini, i pistoleros invasati o i cecchini solitari tentare di costruirsi una fama uccidendo un personaggio pubblico, e di sbandierare una sorta di bagaglio culturale per dimostrare di esser superiori a un comune criminale. Il che, altrettanto spesso, permetteva ai loro avvocati difensori di riuscire a spostare la responsabilità morale del misfatto su qualche malcapitato scrittore, accusandolo perfino di istigazione a delinquere, se lo scrittore stesso aveva la disgrazia di essere ancora vivente. I libri arricchiscono una stanza, aveva scritto Antony Powell. Jake pensò che in quei giorni post-millennio, i libri arricchivano anche la formazione e la cultura di parecchi pluriomicidi.
Jerry Sheriff, l’uomo che aveva assassinato il presidente della Comunità Europea, Pierre Delafons, aveva letto alla vittima tutta ‘ La terra desolata ‘ di eliot, prima di fargli saltare le cervella. Il killer invasato Greg Harrison stava ascoltando un disco di poesie di John Berjeman, quando, armato di parecchie bombe a mano, aveva percorso in preda alla follia le vie di Slough, uccidendo quarantuno persone. Il pluriomicida americano Lyndon Topham si vantava di aver fatto fuori ventisette persone in varie parti del Texas, perché esse erano i Cavalieri Neri del ‘Signore degli Anelli ‘ di Tolkien. E Jake aveva persino perso il conto di quanti serial killer asserissero di essere stati influenzati da Nietzsche.”

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 10:24

M. Heidegger

La chiacchiera

"La totale infondatezza della chiacchiera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica ma un fattore determinante. La chiacchiera è la possibilità di comprendere tutto senza alcuna appropriazione preliminare della cosa da comprendere. La chiacchiera garantisce già in partenza dal pericolo di fallire in questa appropriazione.
La chiacchiera, che è alla portata di tutti, non solo esime da una comprensione autentica, ma diffonde una comprensione indifferente, per la quale non esiste più nulla di incerto.
Il discorso, che rientra nella costituzione essenziale dell’essere dell’Esserci e di cui con-costituisce l’apertura, ha in sé la possibilità di mutarsi in chiacchiera e, come tale, di non tener più aperto l’essere-nel-mondo in una comprensione articolata, anzi di chiuderlo e di coprire così l’ente intramondano. La chiacchiera non è il risultato di un inganno voluto. Essa non ha il modo di essere della ‘presentazione consapevole’ di qualcosa per qualcos’altro. Basta dire e ridire perché si determini il capovolgimento dell’apertura in chiusura. Infatti ciò che è detto viene senz’altro assunto come , cioè scoprente. La chiacchiera, ‘rifiutandosi’ di risalire al fondamento di ciò che è detto, è sempre e recisamente un procedimento di chiusura.
Questa chiusura è ulteriormente aggravata dal fatto che la chiacchiera, con la sua persuasione di possedere sin dall’inizio la comprensione di ciò di cui parla, impedisce ogni riesame e ogni nuova discussione, svalutandoli o ritardandoli in modo caratteristico.”

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Messaggio Da Justine il Lun 31 Ott - 11:12

Schopenhauer

La Menzogna


“Nel mondo esiste un ‘unico’ essere menzognero: ‘l’uomo’. Ogni altro essere è genuino e sincero, perché si fa vedere schiettamente qual è, manifestandosi così come si sente. Un’espressione emblematica, allegorica, di questa differenza fondamentale è il fatto che tutti gli animali vanno attorno nel loro aspetto naturale, e ciò contribuisce assai all'impressione piacevole della loro vista che ogni volta, specie se si tratta di animali liberi, mi riempie il cuore di gioia; - mentre l’essere umano, a causa del suo abbigliamento, è diventato una caricatura, un mostro, la cui vista è ripugnante già per questo fatto, che è poi perfino sottolineato dal colore bianco e per lui innaturale della pelle e dalle sue disgustose conseguenze del suo nutrimento a base di carne, che è contro natura, nonché delle bevande alcoliche, del tabacco, degli stravizi e delle malattie. L’essere umano appare come una macchia ignominiosa nella natura! – I greci limitavano il loro abbigliamento il più possibile, perché ne erano consapevoli “

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Messaggio Da Justine il Dom 18 Dic - 7:24

Platone.
- Il sapere non può sbagliare, se no non sarebbe sapere -


“ È proprio il sapere, dissi [Socrate], la buona fortuna: lo sa anche un bambino. Egli restò meravigliato, tanto è giovane e semplice, sì che io, resomi conto della sua meraviglia, dissi: – Non sai, Clinia, che i flautisti sono i più fortunati relativamente a saper suonare bene il flauto? Acconsentì. – E non è anche così, seguitai, dei grammatici nello scrivere e nel leggere le lettere? – Certo! – Ma come? Relativamente ai pericoli del mare credi che altri vi siano, in genere, più fortunati dei nocchieri che fanno il loro mestiere? – Evidentemente no! – Non solo, ma durante una campagna militare con chi preferiresti affrontare pericoli e casi di guerra, con uno stratega che sa o con uno ignorante? – Con uno che sa. – E se tu fossi in cattiva salute con chi passeresti il pericolo con serenità, con un medico che sa o con un ignorante? – Con un medico che sa. – E allora, dissi, ritieni che avresti maggior fortuna se tu avessi a che fare con uno che sa piuttosto che con un ignorante? Fu d’accordo. – Il sapere, dunque, in ogni campo, fa la buona fortuna degli uomini, ché il sapere, mai, in nulla, può sbagliare, ma necessariamente opera e riesce rettamente: se no, non sarebbe sapere.”

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